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lunedì 17 gennaio 2011

MUFFINS AL CIOCCOLATO BIANCO E PISTACCHI DI BRONTE

Muffins al Pistacchio di Bronte


Mi è semblato di vedele un post della Golosastla... 
Sì, è un post della Golosastra.
No, non avete un'allucinazione.

Ci sono, silente ma ci sono. Vi leggo, vi gusto, lascio rari commenti (non me ne vogliate, vi prego), ma soprattutto apprezzo davvero molto i vostri messaggi, le vostre mail: sono carezze per l'anima.
E mi dimostrano che non è necessario un post al giorno per "innaffiare" il vostro affetto.
Grazie, sempre e sempre di cuore.

Il tempo è tiranno, le cose da fare tante, la vita gira gira gira.
Stasera mi concedo il lusso di dedicare un po' di tempo al blog, che se ne sta buono e tranquillo e non si lamenta mai, ma pure lui necessità di attenzioni.

Questa ricetta era lì appiccicata alla copertina di un libro che aspettava da un bel po' di tempo: è ora di 'spolverare' il post-it (datato 6 novembre  2010) e pubblicarla qui,  perchè è buonabuona, davvero.

E poi perché l'abbinamento Pistacchi di Bronte e Cioccolato Bianco è imperdibile.

E poi perché in questi muffins c'è il tanto ambito cioccolato bianco vegan, a base di latte di riso, regalino golosissimo della mia superguru (eccola, già la sento brontolare...).
E poi perché ci sono i Pistacchi di Bronte, preziose gemme che la mia sorellina mi ha portato in dono dalla Sicilia.
E poi perché i muffins sono i muffins, e non c'è altro da aggiungere.
Sono da condividere con persone speciali.

PISTACCHIO DI BRONTE

MUFFINS AL CIOCCOLATO BIANCO E PISTACCHI DI BRONTE
250 g di farina 0
100 g di zucchero di canna integrale
100 g di pistacchi di Bronte sgusciati
300 ml circa di latte di soia
80 gr di olio di riso
una bacca di vaniglia
100 gr di cioccolato bianco al latte di riso
una bustina di cremor tartaro
un pizzico di sale

Accendete il forno a 175° (ventilato) e tritate grossolanamente il cioccolato bianco.
Preparate una capiente ciotola dove mescolerete con cura gli ingredienti secchi (farina, zucchero, vaniglia, cremor tartaro e il pizzico di sale).
In un'altra ciotola mescolate perfettamente la parte umida, latte e olio, che verserete poi sugli ingredienti secchi, mescolando rapidamente solo fino a quando saranno amalgamati tra loro gli ingredienti umidi e quelli secchi. Quindi aggiungete i pistacchi e il cioccolato bianco e mescolate velocemente senza lavorare troppo l'impasto.
Disponete l'impasto in 12 stampi da muffins (ho sperimentato questi in carta monouso grease-proof  che hanno il vantaggio di poter essere utilizzati senza l'apposito stampo) riempendoli per 2/3 circa e infornate nella parte bassa del forno ben caldo.
Dopo una ventina di minuti i muffins saranno pronti: non appena saranno belli gonfi e dorati sfornateli.
Si conservano qualche giorno, conservateli in una scatola di latta per preservarne la fragranza...
Sempre che ne avanzino!

mercoledì 3 novembre 2010

CROSTATA ALLA CREMA DI MANDORLE

crostata alla crema di mandorle

Buongiorno! Io sono un post programmato per essere pubblicato al mattino presto presto. 

Tu, lettore che ti sei appena svegliato, prepara un  bel caffé e (se l'esperimento di programmazione post ha funzionato) ti faccio compagnia mentre lo sorseggi. La vuoi una fetta di crostata?

Ok, porta pazienza: la crostata purtroppo era solo virtuale.
La crostata era anche una scusa per inaugurare il mio nuovo stampo rettangolare con fondo amovibile, che è diventato mio (finalmente, lo desideravo da un sacco di tempo) dopo la scorribanda, comprensiva di picnic/merenda golosa, con le tre grazie a Brescia da Artebianca! Mi è sempre piaciuto un sacco e ora è entrato a far parte della grande famiglia degli attrezzini che come un tetris tridimensionale si incastrano alla (quasi) perfezione in ogni antina e vano disponibile.
Complice un pomeriggio di incessante pioggia, mi sono messa all'opera per fare la mia prima crostata rettangolare. 
Come al solito la Golosastra pasticciona ha scelto trequattromila ricette, ne ha scartate millecinquecento, ne ha valutate un altro paio, ha ripescato in quelle scartate la ricetta della base, ha mixato tra quelle papabili e ha elaborato la variante per la farcitura, con un occhio alla dispensa per verificare se c'era tutto quel che serviva. Il tutto per arrivare a questo risultato finale che mi è piaciuto un bel po'.  
Se vi arrivasse voce che mi sono pappata praticamente mezza crostata da sola, non ci credete.
Nego, nego tutto.


CROSTATA ALLA CREMA DI MANDORLE

per la base:
250 gr di farina 00
110 gr di burro di soya
70 gr di zucchero di canna
40 gr di latte di soya (circa)
1/2 baccello di vaniglia
1 pizzico di sale

per la farcitura:
400 gr di latte di soya
40 gr di zucchero di canna
20 gr di farina 00
20 gr di amido di mais
30 gr di burro di soya
1/2 baccello di vaniglia
1/2 cucchiaino di curcuma
una manciata di scaglie di mandorla

Preparate con anticipo la base di pseudofrolla: tagliate il burro di soya a tocchetti, setacciate la farina e disponetela a fontana, unite la margarina al centro, lo zucchero,  un pizzichino di sale e la vaniglia (aprite con un coltellino la bacca e raschiate i semini). lavorate velocemente con le mani e aggiungete quindi il latte poco per volta fino ad otterere un impasto liscio. (a seconda del tipo di farina potrebbe servirne poco più o poco meno). Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e lasciatela a riposare nel frigo (minimo mezz'ora).
Per la farcitura: preparate una cremasimilpasticcera, amalgamando in una ciotola la farina setacciata con l'amido e la curcuma, aggiungendo a filo circa 50 gr di latte di soya mescolando energicamente con una frusta per evitare il formarsi di grumi.
In un pentolino portate ad ebollizione il rimanente latte, lo zucchero e i semini della vaniglia, aggiungete quindi il composto precedentemente preparato senza smettere di mescolare, unite quindi la crema di mandrorla. Lasciate bollire, sempre mescolando, per cinque minuti circa. Togliete dal fuoco e lasciate intiepidire.

Accendete il forno a 180°, togliete dal frigo la fintafrolla, stendetela con il mattarello ad uno spessore di circa 2 mm e foderate lo stampo (il mio è rettangolare da 35x11cm, ma la base della ricetta era per uno stampo rotondo di diametro 24 cm). Foderatela con un foglio di carta forno, riempitela di fagioli secchi e cuocete per circa 20'.
Estraete dal forno la base, liberatela dal foglio con i fagioli.
Lavorate velocemente la crema ormai intiepidita, versatela con cura nella concavità della base, livellatela con una spatola e distribuite sulla superficie una manciata di mandorle in scaglie.
Infornate di nuovo per una decina di minuti finché la superficie della crema sarà dorata e le mandorle tostate.
Sfornate, lasciate raffreddare perfettamente (se resistete all'assaggio, lasciate compattare per bene la crema per tutta la notte in frigo).

crostata alla crema di mandorle

note: e se provassi a fare una  crema pasticcera con il latte di mandorle? Sono graditi i suggerimenti! 
La scelta di utilizzare la crema di mandorle,  è dovuta ad un virtuoso momento 'svuotadispensa'. So che si tratta di un ingrediente che  non tutti hanno a disposizione ma vi assicuro che, se vi piacciono le mandorle, almeno una volta la dovete assaggiare. Io l'avevo comprata a causa di un colpo di fulmine per la ricetta di Alice!

giovedì 23 settembre 2010

CROSTATA MORBIDA DI MELE SOLO PER BRAVIBIMBI!

CROSTATA DI MELE



Doveva proprio arrivare il Sig. Claudio Autunno, pittore di foglie (che è molto amico della Pimpa) per preparare finalmente una tortina per i Bravibimbi?

Quanto mi ha contattato il Barbapapà per chiedermi se avevo piacere di dedicare ai Bravibimbi una ricetta, io ho risposto subito con entusiasmo. Volevo una ricetta che potesse coinvolgere genitori e figli, una ricetta facilefacile da preparare a quattro, sei, otto, mani.

Ma soprattutto volevo dedicare un pensiero speciale ai Bravibimbi che soffrono di qualche intolleranza e ai loro Bravigenitori che non sanno cosa preparare che sia contemporaneamente sfizioso e privo di latte cini e uova.

Siete pronti? Via!

CROSTATA DI MELE


CROSTATA MORBIDA ALLE MELE
in esclusiva per Bravibimbi

200 gr di farina 00*
1 bustina di lievito per dolci non vanigliato
50 gr di zucchero di canna
250 gr di yogurt di soia
70 gr di olio di riso (più un filo di olio per ungere lo stampo)
1/2 limone
1 pizzico di sale
1 grossa mela
1/2 cucchiaino di cannella macinata


Preparate uno stampo a cerniera da 22 cm di diametro, foderate il fondo con carta forno e oliate per bene il bordo, quindi accendete il forno a 175°.

Sbucciate la mela, tagliatela a fettine di 3 mm circa di spessore, quindi irroratela con il succo di mezzo limone.

Spolverate il fondo della tortiera con 10 gr di zucchero di canna, quindi disponete con cura le fettine di mela.

In una capiente ciotola versate il restante zucchero e tutti gli ingredienti, comprese le zeste del mezzo limone, mescolando con un cucchiaio di legno finché saranno tutti ben amalgamati.

Versate il composto nella tortiera, prestando attenzione a coprire con delicatezza tutte le fettine di mela. Infornate nella parte bassa del forno per circa 40 minuti: fate la prova stecchino, se esce asciutto è il momento di sfornare la torta!

Lasciatela intiepidire, quindi toglietela dallo stampo e rovesciatela su un piatto da portata.

CROSTATA DI MELE


Buon appetito!

NOTE - chi non soffre di allergie/intolleranze al lattosio e/o preferisce usare latticini, può sostituire lo yogurt di soia con quello di latte vaccino.

domenica 25 luglio 2010

GELATO AL CIOCCOLATO E CROCCANTE DI MANDORLE

GELATO AL CIOCCOLATO

Da quando seguo un'alimentazione prettamente vegan, il piacere del gelato è davvero difficile da assecondare. Nella mia gelateria di fiducia i gusti a base di frutta sono quasi tutti senza latte e senza uova (e pure senza zucchero), ma chevvelodicoaffà, sono una Golosastra e la mia golosità contempla solo ed esclusivamente le creme! Sì, ogni tanto mi accontento di una coppettina di pompelmo rosa e zenzero o di marasca (yumyum) ma non mi danno la soddisfazione di un sacrosanto, cremoso, goloso gelato al cioccolato, alla gianduia, alla nocciola. 

La scorsa estate mi ripromettevo in continuazione di sperimentare, stimolata dagli esperimenti di Manuela, una ricetta golosa e nello stesso tempo priva di latticini e uova. 
Quest'estate, grazie ai 'consigli per gli acquisti' di Ciboulette sono diventata la felice proprietaria di una gelatiera! Dopo qualche esperimento buono sì, ma non soddisfacente al centoxcento, voilà oggi il primo risultato che vale la pena di essere postato.
Mi piacerebbe condividerlo virtualmente con l'allegra combriccola che ieri si aggirava per le vie del centro di Verona, con un meraviglioso cielo turchese a fare da cicerone: grazie a Azabel , Konstantina, Valentina e Valentina!

GELATO AL CIOCCOLATO E CROCCANTE DI MANDORLE
150 ml di latte di riso
200 ml panna di riso
70 gr di zucchero di canna
125 gr di cioccolato fondente 60%
60 gr di croccante di mandorle
1 cucchiaino di lecitina di soia
1 cucchiaino raso di agar agar in polvere
1 pizzichino di sale dolce di Cervia


In un pentolino sciogliete perfettamente l'agar agar in mezzo bicchiere di latte di riso, lasciatelo sobbollire per cinque minuti quindi spegnete la fiamma. Fondete il cioccolato a pezzettini, a bagnomaria, con il restante latte di riso.
Unire i due composti, aggiungere la lecitina, il pizzico di sale amalgamando benissimo con la frusta elettrica in modo che non ci siano grumi. Aggiungere quindi la panna di riso continuando mescolare con la frusta.
Lasciate raffreddare il composto ottenuto nel frigo, quindi mettetelo nella gelatiera fino ad ottenere la cremosità desiderata (seguite le indicazioni fornite dal produttore del vostro elettrodomestico).
Tritate il croccante in modo grossolano (io l'ho massacrato a suon di mattarellate!) e unirlo al gelato  direttamente nella vaschetta refrigerata mescolando con la spatola.

note - essendo notoriamente un'improvvisatrice pasticciona, ho messo un cucchiaino di agar agar non conoscendone il peso preciso (urge acquisto di bilancino di precisione!). La consistenza del gelato ottenuta è di mio gradimento, ben cremosa ma soda, come vedete dalle immagini iniziava a sciogliersi leggermente nell'attesa di scattare le foto, ma il cucchiaino rimaneva 'in piedi' perché la consistenza non era troppo cedevole.



mercoledì 9 giugno 2010

COPPETTE DI CAROTE ALLA VANIGLIA E CIOCCOLATO


Va bene, va bene, ufficialmente è arrivata l'estate. Ora possiamo mettere da parte davvero gli stivali e sfoggiare infradito e sandalini. 
Alla 'prova bikini' avremmo dovuto pensare qualche mese fa, (sob!) ma non è mai troppo tardi per iniziare a seguire un'alimentazione sana ed equilibrata (no alle diete lampo, non sono mai equilibrate e spesso i pochi kg persi rapidamente si recuperano con pari velocità).
(ahahah come sono brava a predicare... ma razzolo malissimo)
Soprattutto non è mai mai mai il caso di rinunciare al gusto, ad una coccola, anche ad un dolcetto, purché sia leggero, possibilmente vitaminico e pure pro-abbronzatura.
Queste coppette, a mio avviso, sono più adatte ad una robusta merenda piuttosto che a fine pasto come dessert, infatti sono ben sostanziose (spero di non dire un'eresia dichiarando che potrebbero sostituire un pasto. Domani provo e se sopravvivo vi informo!).
Sono rapidissime da preparare, il tempo al fornello è più che sopportabile, non richiedono una gran maestria ma solo buoni ingredienti.
Da un annetto le avevo addocchiate su un numero di CucinaNaturale, oggi ho rinunciato alle carote nella mia insalatona multicolor e le ho sacrificate per un dolcetto (che all'inizio doveva essere questo, ma poi chissà perché questa rivista è apparsa alla mia vista).
A me sono piaciute un sacco!





COPPETTE DI CAROTE
ALLA VANIGLIA E CIOCCOLATO

(ispirato da una ricetta di CucinaNaturale - aprile 2009)
per 2/3 persone
250 gr di carote (peso delle carote già pulite)
250 ml di latte di riso
1 cucchiaio di olio di riso

25 gr di mandorle tostate
1/2 baccello di vaniglia
2 cucchiai di malto di mais
4 albicocche secche
scaglie di cioccolato fondente e qualche mandorla intera tostata per decorare le coppette

Frullate le carote con le albicocche e il latte di riso, mettetele in una pentola con il baccello di vaniglia diviso in 2-3 pezzi, portate a bollore e abbassate la fiamma e lasciate andare finché si riassorbe tutto il liquido. Aggiungete l'olio di riso e cuocete per altri 15 minuti, lasciando caramellare leggermente il composto.
Lasciate intiepidire, eliminate la vaniglia e unite le mandorle tritate.
Disponete il composto in 2 coppette (o 3 più piccine), lasciate raffreddare in frigo.
Servite decorando con cioccolato fondente in scaglie sottili e qualche mandorla tostata intera (si suggerisce l'abbinamento con ruhm morbido... mmmmh...).

note - le dosi nell'articolo di CucinaNaturale erano doppie, indicate per 4 persone/4 coppette. A mio avviso anche queste dosi sono sufficienti per 4 coppette piccine, dato che il dessert è molto sostanzioso.
Io ho velocizzato un pochino il procedimento, frullando insieme carote e albiococche secche e utilizzando mandorle già tostate (di solito ne tosto in quantità e le conservo in un barattolo ermetico, pronte all'uso) e ho diminuito la dose di olio.

venerdì 2 aprile 2010

COLOMBA PASQUALE VEGAN


Caspita, ma quanto mi sono impigrita?
Ora sento il tepore sulle spalle illuminate dal sole che entra dalla mia finestra, fuori tira un pò di vento e il mio windchime cinguetta allegro e balla al ritmo della primavera.
Dai, Golosastra, è ora di svegliarsi. Stiracchiati per benino e inzia ad uscire dal letargo.
Fra tre giorni è Pasqua, ho persino compiuto 39 (trentanove!) anni e quasi manco me ne accorgevo, se non fosse stato per gli auguri affettuosi e i meravigliosi regali ricevuti (grazie ancora, di cuore).

Avrei un paio di ricettine in serbo per voi, ma siccome il tempo stringe pubblico per prima questa 'colomba sperimentale' così sarete ancora in tempo se vorrete farmi compagnia e provare questa alternativa 'sana' per la vostra Pasqua.


COLOMBA VEGAN


ricetta (leggermente rivisitata) 
di Pasquale Boscarello
Terra Nuova Edizioni

500 g di farina Manitoba
150 g di lievito madre
300 g d’acqua
150 g di malto di mais
100 g di olio di mais spremuto a freddo
100 g di mandorle  tostate e tritate

2 arance (la buccia grattugiata e il succo)
1 cucchiaio di crema di mandorle
5 g di sale
5 g di cannella

per decorare la superficie:
malto di mais
mandorle intere
una cucchiaiata di granella di zucchero (facoltativa)

Sciogliete 150 g di lievito madre a temperatura ambiente (il mio è bello arzillo, rinfrescato quotidianamente per 2 giorni di fila per allenarlo) in 300 g d’acqua anche questa a temperatura ambiente e aggiungete 500 g di farina. Impastate e lasciate riposare in una ciotola coperta in ambiente riparato da sbalzi di temperatura (io l'ho messa nel forno spento come faccio di solito con il pane) per 4 ore, o comunque finché nell'impasto non si sono formate delle bollicine,  segno che la fermentazione è in piena attività. Io l'ho impastata a pausa pranzo e sono andata al lavoro, e ho ripreso l'impasto ad ora di cena.
A questo punto potete aggiungere il sale, la cannella, 1 cucchiaio di  crema di mandorle (la ricetta originala prevedeva la pasta di nocciole , indicandola come "facoltativa"), il succo e la buccia (solo la parte arancione) delle 2 arance, le mandorle tostate e tritate, l’olio di mais e il malto di mais. Si amalgama bene l’impasto fino ad arrivare a una consistenza morbida appiccicosa.
Se siete così fortunate/i da possedere un'impastatrice, non esitate ad utilizzarla. Altimenti consiglio di sporcarsi allegramente le mani, perché con un cucchiaio di legno ho trovato un po' di difficoltà ad amalgamare la pasta già lievitata al liquido.
La ricetta suggerisce, se dovesse essere troppo duro o troppo morbido di aggiungere, a seconda dei casi, un po’ d’acqua o di farina, senza esagerare nelle quantità per non alterare le proporzioni iniziali.
A questo punto si cola l’impasto nella forma della colomba (io ho utilizzato una queste) e si lascia riposare per due ore circa, sino a quando l’impasto non raddoppia il suo volume.
(Prima di infornare io ho cosparso la superficie con le mandorle, appoggiandole con una leggera pressione).
Infornate quindi a 190° C per circa un’ora (io ho utilizzato forno elettrico ventilato abbassando la temperatura a 175°).
Durante la cottura, sbirciate per verificare se la superficie superiore della colomba ha preso già troppo colore,  in caso proteggetela con un foglio di carta stagnola.
Poco prima della fine della cottura, ho spalmato la superficie (utilizzando un pennellino di silicone)  con una miscela di malto e acqua (3 a 1) e cosparso con una cucchiaiata di zucchero in granella (da evitare se si desidera mantenere la ricetta 'macrobiotica' (giusto Cobrizo e Valentina?).
Prima di servire, fare raffreddare.

Il profumo è ottimo, l'aspetto un po' meno... il sapore come sarà? La consistenza? Pubblico per la prima volta una ricetta 'a scatola chiusa', speriamo bene...

Ah, già... quasi dimenticavo: BUONA PASQUA!

PIESSE - Andate ad 'assaggiare' questa versione micro-macro di Cobrizo!

martedì 16 febbraio 2010

I Galani (crostoli, chiacchiere, frappe, cenci, etc.) eretici!



Anche quest'anno siamo giunti al termine del carnevale (ah, ma non a Parona, domani c'è ancora la Festa de la Renga!) e porcamiseriaccia dopo aver sofferto vedendo gli altri preparare (e papparsi) frittelle e galani (o che dir si voglia: posto che vai nome che trovi) mi sono decisa a sfidare la tradizione.
La mia golosità non ha voluto neppure questa volta lasciarsi sconfiggere dalle millemila limitazioni a cui mi devo sottoporre (no uova, no latticini e, pure, no fritto)  e quindi, voilà, ecco la mia versione vegan e pure al forno. Saranno eretici ma si lasciano mangiare volentieri anche dagli onnivori!
Oggi la mamma mi prepara pure un piattazzo di gnocchi (vabbé, ammettiamolo, li prepara per la Pepi e io mi autoinvito) e forse forse anche le sue mitiche fritole (che ovviamente non mangerò).

Qui una delle (tante) ricette per i galani, di seguito la mia. Eretica.

GALANI VEGAN AL FORNO

350 gr di farina 00
80 gr di zucchero
60 gr di olio extravergine di oliva
4 cucchiai di rhum (non avevo la grappa, ahem...)
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di sale
1 bicchiere scarso di latte di soya
la scorza di 1/2 limone 
la scorza di 1/2 arancia
zucchero a velo per spolverizzare

Mescolare la farina con zucchero, sale, lievito, scorzettine grattuggiate, aggiugere olio, rhum  (o grappa) e legare il tutto aggiungendo poco per volta il latte di soya, (io ho usato un bicchiere  piccolo, circa) fino ad ottenere un composto sodo. Avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare in frigo per un'oretta.
Accendete il forno a 180°, 
Stendete la pasta sottilissima con il mattarello e ritagliatela a triangoli, per comodità potete utilizzare la vecchia cara Imperia per tirare la sfoglia sottilissima. Tagliatela con la rotella a rettangoli, disponeteli sulla placca rivestita da cartaforno e infornate per pochissimi minuti, fino a doratura. 
Lasciateli raffreddare per benino così diventeranno ben croccanti, spolverizzateli di zucchero a velo e divorateli senza sentirvi troppo in colpa!
note - se avete a disposizione più placche da forno, predisponetele tutte con la carta e preparatele per infornare il tutto più rapidamente.

domenica 31 gennaio 2010

Muffins cioccolato e cocco


Muffins cioccolato e cocco, inserito originariamente da LaGolosastra.


Sì sì sì una coccola dolce con questo freddino è un toccasana. Una bella tazza di caffé o di thé caldo, un muffins e la mattinata cambia colore!
Questi muffins (detti anche MAFI) sono vegan, ovvero non contengono alcun ingrediente di origine animale. In parole povere né latte né uova. E come fanno a stare in piedi? Semplice, mentre li preparate dovrete recitare qualche parolina magica a vostra discrezione: abracadabra, salacadulamagicabulabidibodibibu, simsalabim, supercalifragilistichespiralidoso... scegliete quella che vi piace di più.
Io ho scelto PARIPANPU ed eccoli quà... i muffins sono usciti benissimo! Funziona!
Ne ho preparati 6, li ho impacchettati in qualche modo, ho preparato un thermos di thé nero alla vaniglia mi sono imbacuccata e via, alla volta di Trento per un'allegra gita fuoriporta in compagnia di Alice (la mia guru dei dolci vegan, finalmente ci siamo conosciute!), Alda, Brii, Marta e Manu (che da brava trentina ci ha fatto da guida)! 
Come sempre ci facciamo riconoscere, sul treno abbiamo fatto in 5 un casino che manco una scolaresca del liceo in gita... abbiamo tirato fuori i viveri e abbiamo fatto colazione mentre il paziente controllore emetteva il biglietto per le due lacustri che si sono salite sul treno alla Dolcé International Railway Station che non è manco dotata di biglietteria né umana né elettronica (pare che i biglietti si possano acquistare nel negozio di alimentari in centro alla metropoli di Dolcé).
Del viaggio di ritorno sono certa che vi parlerà Brii, io sto ancora ghignando.
Allora, la ricetta a cui si sono ispirati questi muffins l'avevo pescata in rete, credo da VeganBlog ma non ne sono certa, e me l'ero scritta sul solito foglietto volante. Era una dose per 6 muffins, e siccome di solito ne inforno ben di più era rimasta inutilizzata. Invece è tornata utilissima venerdì pomeriggio, il forno era già acceso per la preparazione della torta della Pepi (e prima ancora della mia focaccia da picnic, stavolta in versione vegan) quindi non mi sono fatta riguardo ad infornare solo sei muffins.
L'abbinamento cocco-cioccolato mi piace tanto tanto, vabbé, è cosa nota.
Ci avevo provato pure con la carruba, ricordate? Ah, anche con le banane!
La ricetta è per Brii, che ne farà sicuramente buon uso. A buona intenditrice...


MUFFINS VEGAN CIOCCOLATO E COCCO
100 gr di farina 00
15 gr di cocco rapé + un paio di cucchiaini da spolverizzare sul cocuzzolo
25 gr di olio di riso
125 gr di latte di cocco
70 gr di zucchero di canna
50 gr di cioccolato fondente
1 cucchiaino di cremor tartaro
1 pizzico di sale

Tritate grossolanamente il cioccolato fondente. Mescolate come d'abitudine gli ingredienti secchi in una ciotola e quelli umidi in un'altra Unite gli ingredienti umidi a quelli secchi e amalgamateli rapidamente con un cucchiaio evitando di mescolare troppo a lungo, giusto il tempo per fare 'assorbire' la farina (da qualche parte ho letto un perentorio 'massimo 7 mescolate'!). Aggiungete il cioccolato fondente, riempite uno stampo da 6 muffins, spolverizzateli con un pizzico di cocco rapé e infornate a 180° (ventilato) per una ventina di minuti.
Una coccola leggera, consentita anche a chi è perennemente a dieta (un muffin in cambio di una camminata pro-shopping con le amiche blogger: perfetto no?)

venerdì 29 gennaio 2010

La torta al cioccolato della Pepi!


La ricetta originale si chiama 'UN CUORE MARRONE'.  Ed è una ricetta completamente inventata dalla Pepi, galeotto fu il libro che ha ricevuto in regalo da Viviana. Indovinate un po'? Un libro di ricette per bambini che prevede anche delle pagine 'vuote' da riempire con le proprie ricette. Manco a dirlo, la Pepi ha gradito moltissimo e ha preso molto molto molto seriamente il suo nuovo incarico di inventrice di ricette.

 
Ovviamente la ricetta doveva essere realizzata. Oggi stesso. 
Ovviamente ho giusto giusto 2 uova nel frigo. Il resto non manca mai, quindi si può procedere. Mi resta solo da persuadere la cheffina che la sua torta non si regge in piedi e, last but not least, che non dispongo di uno stampo a forma di cuore. Ok, questa è una minibugia (in effetti c'è un vecchio stampo a forma di cuore da qualche parte incastrato nei pensili della cucina, ma la mamma non ha proprio voglia di rovistare) ma la cheffina non ha esitato un istante: allora la facciamo a forma di stella (perfect! Stampo al silicone pronto a portata di zampine!).
Cerchiamo di ritoccare la ricetta et, voilà, abbiamo sfornato questa stellina (con un cuore marrone, per rispettare le intenzioni originali) che a detta dell'autrice è buonizzimizzima. 
Sarà vero? Provate, è una ricetta a prova di bambino!



UN CUORE MARRONE
(che invece è una stella)
200 gr di farina 00
200 gr di zucchero di canna
2 uova
160 gr di latte intero
40 gr di cacao amaro
1 puntina di vaniglia in polvere
1 pizzico di sale
1 nocina ina ina di burro
1/2 bustina di lievito
zucchero a velo

Mescolare in una ciotola la farina, lo zucchero, il pizzico di sale, il cacao, la vaniglia e la mezza bustina di lievito, aggiungere quindi  le due uova e il latte continuando a mescolare. Mescolate mescolate mescolate e fate sparire per benino tutti i grumi!
Imburrate bene uno stampo a forma di stella (o di cuore, se fortunatamente ce l'avete a portata di mano!) e versate il composto.
Cuocete in forno ventilato a 175° per 40' circa, controllando la cottura infilando la torta con uno stuzzicadenti al centro: deve uscire asciutto!
Attendete qualche minuto prima di sformare delicatamente la torta su una griglia per farla ben raffreddare.
Decorate a piacere con zucchero a velo!


piesse - giuro che in passato non mi era mai capitato di sformare senza alcuna difficoltà le punte della stella... mi sa che devo prendere nota di questa ricetta per sfruttare questo grazioso stampo...

domenica 8 novembre 2009

LA CROSTATA DI MELE E MANDORLE È DI ADRIANO CONTINISIO! Ovvero pane al pane...

...e crostate alle crostate, torte alle torte, a Cesare quel che è di Cesare.
E, naturalmente ad Adriano e Lydia quel che a loro appartiene.
Molte delle persone che in questo momento leggono questo post conoscono le recenti vicende che hanno visto protagonisti Adriano e Lydia.
Per questo oggi, 8 novembre 2009 molti foodblog pubblicheranno in contemporanea un post a loro dedicato. Per questo anche LaGolosastra aderisce (in modo un po' anomalo, mi si perdoni) a questa iniziativa.

Per chi invece non conosce le vicende, può trovare un 'riassunto' in questo post di sfogo di Adriano.


Vogliamo ricordare che la Crostata di Mele e Mandorle è di Adriano.
E la Caprese bianca è di Lydia.
Ma, se vogliamo, sono di tutti e di tutte, sarebbe sufficiente un po' di umiltà nel riconoscere il merito a chi quotidianamente mette a disposizione del resto del mondo il frutto del proprio lavoro, della propria passione, del proprio tempo. Sarebbe sufficiente condividere e non copiare di sana pianta, senza prendersi la briga di cambiare nemmeno una virgola.
Soprattutto quando il frutto del lavoro di qualcun'altro viene utilizzato a scopo di lucro.

Io utilizzo quotidianamente ricette 'rubate' in giro per la rete. E pure le pubblico, riconoscendo con immenso piacere e davvero infinita gratitudine il merito a chi l'ha pubblicata o a chi mi ha anche solo ispirata.
Ed oggi quindi, tripla dedica per questo post, in virtù del fatto che, a causa delle restrizioni a cui sono sottoposta in questi ultimi mesi, non posso plagiare a modino la ricetta di Adriano o quella di Lydia.
Ma posso scopiazzare di gusto (e fidatevi, DAVVERO di gusto) la ricetta di Alex visto che finalmente ho trovato il latticello!

Il latticello (o buttermilch o buttermilk... insomma il 'latte del burro') non è altro ciò che rimane in seguiro alla burrificazione della panna. In pratica è un siero un po' più acido del latte, ricco di sali minerali basici (potassio e calcio, ad esempio), pochi grassi e lattosio, ma soprattutto ha la caratteristica di rendere torte e focacce meravigliosamente soffici!

Provare per credere!


IL PANE PER LA COLAZIONE 
 

450 gr di farina
2 cucchiai di zucchero di canna
3 cucchiaini di lievito per dolci
1 cucchiaio di scorza d'arancia grattugiata (o 1-2 cucchiaini di polvere d'arancia)
2 cucchiai di semi di papavero
2 cucchiai di semi di sesamo o di lino
2 cucchiai di semi di girasole o di zucca
1 cucchiaino di sale
500 ml di latticello
burro per lo stampo

Preparazione: riscaldare il forno a 200°C. 
Setacciare la farina in una terrina capiente, aggiungere gli altri ingredienti secchi e mescolare il tutto. Versare pian piano il latticello mescolando fino ad ottenere un impasto morbido. Imburrare uno stampo da cake, mettere l'impasto nello stampo. Infornare per 30 minuti, abbassare poi la temperatura del forno a 150°C e cuocere ancora per 30 minuti. Fare la prova dello stecchino prima di estrarre il pane dal forno. Togliere il pane dallo stampo e lasciarlo raffredare su una griglia.

la mia variante: ho utilizzato 2 cucchiai di semi di papavero, 1 cucchiaio di semi di sesamo, 2 cucchiai di semi di lino, 1 cucchiaio di mandorle tritate. E ho pure cosparso la superficie di scaglie di mandorle prima di infornare. Ho utilizzato olio di oliva extravergine per ungere la teglia.

piesse - sì lo so, sono latitante. Ma vi giuro che ci sono. Sono davvero impigrita dall'arrivo del freddo. Non ho smesso di cucinare (e nemmeno di  plagiare!) ma per lo più la sera, per lo più ricette già straviste (zuppe&co. sono il mio hobby preferito) e in mancanza di luce naturale la mia macchinetta a pedali non ce la fa a fotografare. Stamani per scattare ste due misere fotine al 'mio' pane per la colazione ho rischiato la broncopolmonite (sono rabbreddatizziba e fuori c'è un tempaccio)! 
Ma ci sono!

domenica 11 ottobre 2009

Evviva lo strudel!


Al solito. Arriva la Golosastra a stravolgere le tradizioni. Non contenta di proporre una versione vegan (e pure light, se vogliamo), mò vi stravolgo anche il ripieno.
Io amo lo strudel. Con le mele, l'uvetta, la cannella. Accetto anche i pinoli, pur non amandoli particolarmente (infatti spesso a casa li sostituisco con le noci). Ma questo ripieno, lasciatemelo dire, è una bomba!
Che l'abbinata pere+cioccolato sia favolosa si era già detto (tra l'altro andando a ripescare questo vecchio post mi sono accorta che a) non riesco a visualizzare la foto della zuppa... ahahahh chi se l'è mangiata? b) anche l'abbinamento zucca, ricotta del Cansiglio e semi di papavero mi piace un bel po'!) e ogni volta che vedo in giro per i blog ricettine con questi due ingredienti la mia acquolina aumenta in maniera esponenziale. Così come avvenne il giorno in cui scoprii l'esistenza di questo strudel (in una versione squisitamente altoatesina). Fu durante un weekend in questo posticino qui dove un tempo andavo anche piuttosto spesso e in qualsiasi stagione.
Arrivai e subito una locandina colpì la mia (golosa) attenzione: "La settimana del buongustaio" (o qualcosa che suonava altrettanto appetitoso). Una settimana durante la quale il già succulento menu del ristorante veniva arricchito da proposte ad hoc.
Che dire? Me lo ricordo ancora questo strudel!
Volete provarlo?
Poi, non vorrei insistere, ma con una giornatina uggiosa come quella che l'autunno ci ha regalato ieri, cosa c'è di meglio di un buon the caldo con una fetta di strudel?

piesse - per i golosissimi, per i tolleranti, per quelli che non stanno mai a dieta: provatelo anche con la sfoglia classica. Per i pigri: vi concedo pure la pasta sfoglia già pronta, non vi pentirete del risultato!


Per la pasta:
200 gr di farina 00
4 cucchiai di olio di semi di mais


un pizzico di sale
un pizzico di cremor tartaro
latte di riso q.b.

Per il ripieno:
3 pere
50 gr di cioccolato fondente
1 manciata di noci tritate
2 biscotti secchi sbriciolati

1 cucchiaino di malto
zucchero a velo per la decorazione


Mettete la farina sulla spianatoia o in una ciotola abbastanza capiente, aggiungete il cremor tartaro, un pizzico di sale e l'olio. Iniziate ad impastare e aggiungete latte di riso quanto basta per ottenere una pallotta liscia ed elastica. Avvolgetela nella pellicola e lasciatela riposare una mezzoretta.
Nel frattempo preparate il ripieno: sbucciate le pere e tagliatele a piccoli pezzi, mettetele in una ciotola e mescolatele con delicatezza con la cioccolata tritata molto grossolanamente e le noci.
Stendete la pasta sottile su uno strofinaccio pulitissimo e infarinato, prima con il mattarello poi aiutandovi con le mani. Ritagliate con la rotella la pasta in eccesso fino a formare un  rettangolo e  disponete prima i biscotti sbriciolati su circa 2/3 della superficie e quindi il ripieno.
Con  l'aiuto di uno strofinaccio (questo video può aiutarvi a capire come) arrotolate la pasta fino a formare un cilindro e disponetelo sulla placca rivestita con carta forno.
Spennellate con poco latte di riso la superficie e infornate a 180° (io uso il forno non ventilato perché mi sembra che altrimenti si secchi troppo, essendo una versione a ridottissimo utilizzo di grassi) per 15 minuti circa (se vedete che tende a scurire troppo, coprite con carta stagnola) .
Tirate fuori dal forno, spennellate la superficie con un cucchiaino di malto (io ho barbaramente intinto il pennello in silicone e passato sulla superficie calda dello strudel!) e infornate nuovamente per una decina di minuti.

Una volta sfornato, lasciate raffreddare e spolverizzate di zucchero a velo prima di servire.

martedì 29 settembre 2009

L'apparenza inganna...


Per esempio potrebbe sembrare che io sia sparita. Invece no. Ci sono, anche se, vinta dalla pigrizia, non sto volentieri davanti al pc se non per motivi lavorativi o per dei rapidi passaggi.
Le giornate sono ancora soleggiate e si sta volentieri in giro (anche per una bella passeggiata per conoscere carinissime e giovanissime blogger) e, complice il caldo, le maledette zanzatigre sono ancora iperattive ed affamate e non appena mi accomodo alla mia postazione con il buon proposito di postare qualcosa... eccole, arrivano all'attacco. Proprio mentre scrivo uno di questi simpatici quanto utili insettini ha ben pensato di banchettare sul mio zigomo sinistro.
Penso che per andare a lavorare oggi dovrò indossare recuperare un sacco di carta con i buchi per gli occhi (avete presente Charlie Brown?).
Niente scuse, sono qui per lasciare una ricettina (molto easy, come di abitudine) per dei dolcetti vegan, che sono dei muffins ma senza uova, senza latte. E senza cioccolato.
Sono stati infatti preparati con la farina di carruba al posto del cacao.
La farina di carruba ha un alto contenuto di proteine, vitamine, minerali come calcio, magnesio, potassio: è un alimento nutriente a tutti gli effetti, povera di grassi e di sodio e soprattutto di sostanze eccitanti come il cacao.
Ora, a me il cioccolato piace in un modo indescrivibile. Ma in teoria dovrei evitarlo (eh, bravo chi ce la fa!). Ho acquistato questa confezione di polvere di carruba Rapunzel (approfittando di un'offerta) e ho timidamente fatto il primo esperimento semplicemente sostituendo il cacao con la carruba.
Siccome ho letto pure che questa polvere magica è pure un ottimo addensante, stabilizzante ed emulsionante, non potevo che pensare a Manuela e ai suoi esperimenti. E prima o poi ci provo anch'io. Anzi, chi passa di qui e ha qualche suggerimento per l'utilizzo della farina di carruba è naturalmente il benvenuto!

Intanto godetevi questa ricettina "a basso rischio"!

MUFFINS COCCO E CARRUBA (12 muffins)
3 tazze di farina 00
1 tazza di cocco rapé
1 tazza di zucchero di canna
2 cucchiai di farina di carruba
2 tazze di latte di riso
1/2 tazza di olio di semi
1 bustina di cremor tartaro

Accendete il forno a 180° (ventilato anche qualche grado meno) e predisponete già le apposite pirrottine di carta nello stampo per muffins.
Quindi seguite la procedura tradizionale per i muffins (è facile, detta e ri-detta ma la ripeto per i dummies).
Preparate due ciotole, una con gli ingredienti "secchi" ben miscelati e l'altra con gli ingredienti "umidi" anche questi bene amalgamati.
Unite il contenuto della due ciotole mescolando rapidamente, non lavorate troppo.
Disponete un'abbondante cucchiaiata di preparato per ogni stampino, quindi infornate per 15-20'.
Lasciate intiepidire e quindi estraete dallo stampo e lasciate raffreddare su una griglia.
Questi muffins vegan, contenendo meno grassi, sono un po' più asciutti: si conservano qualche giorno, avendo l'accortezza di chiuderli in un contenitore ermetico.







mercoledì 26 agosto 2009

Honest scrap

La cuochetta più carina che c'è mi ha dato un "compitino per le vacanze" e io da brava bambina eseguo.
Ci sono poche semplici regole da seguire:

1. dire 10 cose di se, che i lettori possono sapere o meno, ma che siano verissime
2. passare il premio a 10 meritevoli blog (ahem...)
3. segnalare il blogger che ha donato il premio

Pare facile? Vabbé, io ci provo.

1- adoro i gatti. Li amo tanto tanto, fin da piccolissima, e vorrei tanto avere un quattrozampefelinopelosomiagolante che si aggira per casa. Lo metto al primo posto non per importanza, ma semplicemente perché oggi Nerina, la micia della mia vicina, è entrata in casa a farmi visita e in questo momento è accoccolata vicino a me sul divano a farmi una ronfosa compagnia.
2- sono una casinista e vorrei essere più ordinata. O meglio,vorrei essere capace di eliminare il superfluo.*
3- sono terribilmente legata ai ricordi (e questo si riallaccia al punto 2) e conservo oggetti apparentemente stupidi ma che per me sono legati al ricordo anche solo di un istante. Per esempio ho un mattoncino di porfido rubato in una sera di primavera con un'amica che ora non vedo più ma ogni volta che poso gli occhi su questa pietra ricordo le emozioni di quella serata. Sono tuttavia consapevole che i ricordi sono dentro il nostro cuore, pertanto potrei anche evitare di conservare un biglietto del cinema di quasi 2o anni fà... mi sento un po' come Jonathan Safran Foer.
4- adoro scrivere, mi piace giocare con le parole, sono formule magiche che tirano fuori dal cilindro un assortimento variegato di emozioni. Mi piace anche gustarmi ciò che scrivono altre persone (e non parlo solo di libri, voi blogger che leggete in questo momento sappiate che sono golosa dei vostri post! Possedete un talento che spesso nemmeno vi immaginate!).
5- sono una chiacchierona. Sì! Mi piace chiacchierare, per ore e ore, fino ad avere la gola secca. Di qualsiasi cosa. Vabbé, se parliamo della moda del momento non sono tanto ferrata e preferisco ascoltare. Se si parla di calcio invece, posso anche abbandonare la stanza.
Ci sono persone con cui ho passato intere nottate a parlareparlareparlare. Ovunque. In auto, in spiaggia, in montagna, sul divano, a letto, sul tappeto. Anche camminando per ore sul bagnasciuga, percorrendo chilometri, mentre in spiaggia ci aspettavano preoccupati che fosse successo qualcosa!
6- mi piace anche stare zitta, incredibile ma vero. Ci sono momenti in cui mi godo anche il silenzio della casa, non accendo nemmeno la musica.
7- sono poco femminile. Sì, mi si rimprovera spesso per questo. Niente trucco, niente tacchi, niente gonne (se non qualche sporadica gonna di jeans con gli stivali e le calzettone a righe, per sdrammatizzare o qualche fresco vestitino d'estate). Ho promesso alla mia Pepi che mi prenderò un paio di scarpe con il tacco (che lei ovviamente adooooooora). A patto che non siano né fucsia né con i brillantini.
8- sono un'autodidatta in svariatissimi ambiti. Non ho mai studiato inglese ma ci provo a ciacolare con il mio linguaggio maccheronico, non ho mai fatto un corso di taglio&cucito e mi cimento con forbici e macchina da cucire, pure in cucina ho un approccio empirico, risolvo rogne di vario genere senza saper spiegare come sono arrivata alla soluzione. Insomma, sono una fedelissima seguace dell'arte di arrangiarsi.
9- sono una sapientona. Ahahhaha, non è vero. Questo lo dicono gli altri. Diciamo che sono una curiosona, e quindi a forza di curiosare assimilo una serie di informazioni che rendo disponibili su richiesta. Del tipo: "Cri, tu che sai tutto, dove posso trovare la tal cosa?". Spesso lo so. Non sempre. Quando non ho la risposta la cerco (internet, grazie di esistere!).
10- ho una fortissima tendenza a sottovalutarmi. Me lo dicono in parecchissimi, ma a quanto pare è una mia tara incancellabile. E sono altrettanto negata nell'accettare i complimenti, a rischio di sembrare cafona. Mi imbarazzano a tal punto che spesso non riesco nemmeno a ringraziare.

E siccome un pochino mi piace trasgredire, non me ne vogliano gli inventori e i promotori dell'inziativa se tralascio di indicare dieci blog da coinvolgere: preferisco lasciare libera scelta a chi passa di qui di impossessarsi del testimone e preparare un post con i propri personalissimi dieci punti!
Ringrazio Valentina di avermi coinvolta!

*AGGIORNAMENTO - in merito al punto 2 dedico a chi condivide con me questo punto una frase letta oggi: "Solo chi non sa più che diavolo fare della propria vita si preoccupa di riorganizzare da cima a fondo l'armadio, non potendo mettersi a riassettare il mondo" - Fred Vargas (Io sono il tenebroso)"


Ecco, ho terminato di tediarvi con le dieci-cose-su-di-me-che-forse-sapete-o-anche-no... è altamente probabile che prima di questa illuminante lettura la vostra giornata fosse più radiosa. Ebbene, per consolarvi vi lascio una sfiziosa ricettina tiramisù. Perfetta per intolleranti/allergici ai latticini ma anche per offrire una golosa e sana alternativa alla arcinota crema da spalmare, senza la quale tanti golosastri come me non avrebbero potuto sopravvivere e giungere alla maggiore età.


VEGAN NUTELLA - variante golosastra con granella di nocciola

50 gr di nocciole sgusciate
100 gr di zucchero di canna
80 gr di cioccolato fondente
1 cucchiaio di olio di semi
50 gr di latte di riso

Tostate le nocciole in forno a 170° per 10/15 minuti. Una volta tolte dal forno avvolgetele in uno strofinaccio pulito e sfregatele così asporterete le pellicine. Frullate finemente le nocciole con lo zucchero e il cioccolato.
Mettete quindi il composto in una pentolina a bagnomaria (io ho usato un marchingegno per fondere il cioccolato) aggiungere l'olio e il latte e lasciar fondere il tutto insieme continuando a mescolare dolcemente, finché avrete ottenuto una crema senza grumi.
Travasare in un vasetto già sterilizzato e lasciare a testa in giù per una mezzoretta.
Per i non intolleranti: potete prepararla anche con latte di mucca. In merito invece alla durata della crema non ho trovato notizie certe in rete. L'unica certezza è che verrà spazzolata prima di una possibile scadenza
Io ho mixato un po' di ricettine che ho raccattato in giro per la rete (la maggior parte prevedevano l'uso del Bimby che a quanto pare produce una crema goduriosissima) .
Da provare anche la ricetta di Azabel!

note - in questo caso io ho tentato di emulare La Granella, una goduriosissima cremina spalmabile bio che ha una marcia in più: come si evince dal nome è arricchita anche da granella di nocciola.
Nel tentativo di copiarla, ho frullato finemente solo 40 gr di nocciole e 10 gr le ho tritate più grossolanamente. Sluuuurp!

venerdì 31 luglio 2009

I Risallegri della Pepi!


C'era una volta una Pepi che è andata in gita alla Riseria Ferron, dove hanno preparato i biscottini con la farina di riso.

Però il biscotto che ha portato a casa per souvenir si è ahimé disintegrato in mille briciole, spiaccicato nello zainetto in mezzo alla bottiglietta d'acqua, l'ex succo di frutta, i fazzoletti di carta, i quadernini e le matite.

Che disperazione!

Per consolarla la sua mamma le ha detto: "ma dai, non ti preoccupare. Li prepariamo anche noi!".

Detto, fatto! Anzi, sfornato.

E alla fine vissero tutti felici e sorridenti (e con i baffi di marmellata di more!).



I RISALLEGRI DELLA PEPI


  • 350 gr d farina di riso
  • 200 gr di burro morbido
  • 100 gr di zucchero
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale


per guarnire: marmellata di more homemade della nonna Gagia 8o una marmellata di vostro gradimento).

Disponete la farina a fontana, mettete tutti gli altri ingredienti al centro e lavorate velocemente finché otterrete un composto omogeneo.

Avvolgete nella pellicola e lasciate riposare in frigorifero per almeno 30 minuti (io l'ho lasciato un'oretta).

Portate la temperatura del forno a 180°, tirate fuori dal frigo l'impasto e lavoratelo brevemente.

Formate delle palline grandi più o meno come una noce, disponetele distanziate sulla placca del forno.

Pendete un cucchiaio di legno da cucina e con il fondo del manico pigiate il cocuzzolo della pallina in modo da formare una conchetta al centro, dove sistemerete una puntina di marmellata (al corso di pasticceria abbiamo dato questa forma alla pasta di mandorle).

Infornate per 15/20 minuti.

Lasciate raffreddare bene prima di divorare!



note - naturalmente ignoriamo che forma avessero in origine questi "Risallegri", dato che sono arrivate a casa solo briciole.

giovedì 18 giugno 2009

La torta (sbagliata) alle ciliegie.

Da un po' di tempo meditavo di preparare questa torta di Elisabetta, perché ero certa che la mia mamota l'avrebbe adorata ma, a causa di qualche misterioso disegno del fato, ogni progetto sfumava: una volta non avevo abbastanza ciliegie (eh, secondo voi perche si dice che "una tira l'altra"?), un'altra volta sono troppo in ritardo, poi non ci sono le uova... ma insomma, ce la farò?
La scorsa domenica mattina, nonostante il caldo atroce, avevo a disposizione tutti (ma proprio tutti) gli ingredienti. E torta sia!
Preparo tutti gli ingredienti sul tavolo con largo anticipo, fuori il burro e le uova dal frigo, trito le mandorle finissime, peso la farina e snocciolo pazientemente la trentina di ciliegie con il malefico marchingegno schiacciadita.

Ok, il burro è morbidoso...via, si parte.

Monto le uova con lo zucchero, aggiungo il burro, aggiungo la farina con il lievito, mescolo e... nooooooooooooooooooooooo... asp...azz...noooooo...NOOOOO! Non erano 250 di farina, ma 150! Perché mi sono fidata della mia (labile) memoria? Porcalamiseriaccia e ora? Che faccio?
Vabbé qualcosa mi invento. Niente sprechi.

Ecco a voi, signore e signori, la torta sbagliata che si è trasformata in una crostata alle ciliegie!


CROSTATA ALLE CILIEGIE

impasto:
250 gr di farina tipo 00
80 gr di zucchero di canna
80 gr di burro morbido
2 uova
1/2 bustina di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
1 pizzico di sale

farcitura:
una trentina di ciliegie, snocciolate
80 gr di mandorle tritate finemente
1 cucchiaio di zucchero di canna

decorazione:
una cucchiaiata di mandorle a scaglie
un cucchiaio di zucchero di canna

Accendere il forno a 175° (ventilato) .
Montare le uova con lo zucchero, aggiungere il burro morbido (con questo caldo è sufficiente tirarlo fuori dal frigo un'oretta prima,tagliarlo a tocchetti e sarà perfetto), quindi la farina miscelata con lievito, cannella e un pizzico di sale.
Amalgamate bene gli ingredienti, quindi dividere in due l'impasto, stenderne una parte in una pirofila imburrata (io, da bambina obbediente, avevo già preparato una tortiera in ceramica diametro 24 cm, tuttavia in un'eventuale futura occasione utilizzerei una tortiera poco più grande). Sistemare al centro (lasciando un cm di bordo) le mandorle tritate, le ciliegie spezzettate grossolanamene, e distribuite una cucchiaiata di zucchero di canna. Stendete (eventualmente con l'aiuto di un mattarello) l'altra metà di pasta, quindi sistematela delicatamente sopra la farcia pressando con le dita i bordi per sigillare.
Decorate con le mandorle a scaglie e lo zucchero di canna, infornate per 40/45 minuti circa.

La mamota ha moooolto apprezzato!

mercoledì 3 giugno 2009

Resta di stucco, è un barbatrucco!

Fino a qualche mese fa ero convinta che per preparare i muffins ci fosse almeno un ingrediente irrinunciabile: le uova.
Ora, siccome si fa di necessità virtù, e in questo momento la Golosastra ha la necessità di privarsi delle uova e dei latticini in genere, deve inventarsi qualche virtù perchè è pur sempre una Golosastra nell'anima. Come dire... se il lupo perde il pelo ma non il vizio, la Golosastra rinuncia a uova e latticini, ma MAI e poi MAI alle golosità!
Così, spulciando nei vari blog e siti a tema "vegan", ha scoperto che si possono preparare i muffins senza uova e senza latte! Ho tentato già qualche esperimento, prima con la farina di cocco, poi quelli con le noci pecan... buoni!
Ieri due banane maculate mi guardavano in un modo inquietante... EUREKA! Da qualche parte avevo letto che anche le banane potevano diventare un eccellente sostituto dell'uovo nella preparazione di vegandolci.
Et voilà, se consideriamo che ho tonnellate (!) di cioccolato pasquale avanzato... les jeux sont faits!

Peccato non aver avuto una bella candelina... perché ci sarebbe da festeggiare Comida!
Buon blogcompleanno, di cuore <3 perché te lo meriti, perché sei speciale!


MUFFINS VEGAN AL CIOCCOLATO
2 banane mature
1 tazza di farina 00
1 tazza di farina integrale
1/2 di tazza di latte di mandorle
3/4 tazza di zucchero di canna
2 cucchiai di malto di mais
1/2 tazza di amido di mais
1/2 tazza di olio di semi di mais
1/2 bustina di cremor tartaro
1 punta di cucchiaino di bicarbonato
1 pizzico di sale (che io mi sono dimenticata...)
80 gr di cioccolato fondente

Nella suddivisione "classica" degli ingredienti da muffins (secco-umido) sono andata in crisi per un istante, poi ho considerato che due banane maculate che vanno spiaccicate con la forchetta sono decisamente da annoverare tra gli ingredienti umidi!
Nella ciotola delle banane spiaccicate ho aggiunto l'olio, il latte di mandorle e il malto emulsionando bene bene con la forchetta.
In un'altra ciotola ho mixato le due farine e l'amido, aggiunto il cremor tartaro e il bicarbonato (mi sono clamorosamente scordata del sale, pazienza) e ho grattuggiato il cioccolato fondente (tenendone da parte un quadratino).
Ho mescolato il contenuto delle due ciotole rapidamente.
In uno stampo da 12 muffins ho posizionato le pirottine, suddiviso l'impasto e infornato a 175° circa (forno ventilato) per una ventina di minuti.
Una volta sfornati, ho grattuggiato il cioccolato sul cocuzzolo di ogni muffin ancora caldo!



piesse - secondo voi ho fatto bene ad "etichettare" questa ricetta come "Light"?
piessebis - andate a vedere i cherrymuffins di Paoletta, e fate tesoro dei suoi consigli!

domenica 24 maggio 2009

La chimica

Can true love be explained?
Not really.
It's a chemistry thing.


Non servono molte parole. Neppure molti ingredienti, per fare questa piccola, deliziosa magia.
Qui ne parla anche Elena/Comida.


piesse - Stasera vi aspetto qui.

venerdì 1 maggio 2009

Dolce vegan?

Perché privarsi del piacere di un dolcettino? Nonostante l'astinenza forzata da uova e latticini (e cioccolato, sgrunt!) dovevo per forza trovare un modo per soddisfare la voglia di dolce. E naturalmente ho spulciato qua e là nel web per trovare preziosi suggerimenti. E ho scoperto che non è indispensabile l'ovetto per "tenere insieme" gli altri ingredienti.
Avevo già provato dei muffins con la farina di cocco, ma me li sono pappati senza fotografarli quindi niente post.
Stavolta mi sono impegnata, e ce l'ho fatta a scattare una fotina (anzi due) prima di sacrificarli alla mia golosità (Lo, te li dedico, visto che ti avevo parlato di quelli al cocco!).
La ricetta è pura sperimentazione, ma di quelle semplici semplici che non serve neppure la bilancia per dosare gli ingredienti (non a caso è ispirata ad una ricetta made in USA tutta scritta in cups e compagnia bella). Volete provare?

VEGANPECANMUFFINS
i muffins vegani alle noci pecan
(sì lo so che ci sono anche quelli non vegan... )


1 tazza di farina integrale
1 tazza di farina 00
2 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di malto di mais
1/2 tazza di olio di semi di mais
1 tazza di latte di soia
1/2 bustina di cremor tartaro
1/2 stecca di vaniglia
1/2 tazza di noci pecan
sciroppo d'acero (facoltativo)

Preparate il forno acceso a 160° (elettrico ventilato).
Predisponete due ciotole, una per mescolare gli ingredienti secchi (le due farine, lo zucchero di canna, il cremor tartaro e i semini estratti dalla mezza bacca di vaniglia) e una per gli umidi (latte di soia tiepido, malto e olio). Unite i due preparati mescolando rapidamente per amalgamarli, aggiungete le noci pecan spezzettate grossolanamente.
Posizionate in uno stampo da muffins le apposite pirottine e versate il composto fino a poco meno di metà altezza.
Infornate per 20 minuti circa (fino a che sarà dorata la superficie). Attendete che si siano un po' raffreddati prima di toglierli dallo stampo. Versate un filo di sciroppo d'acero sul "cocuzzolo" dei muffins.

note - con queste dosi mi sono usciti 6 muffins ma mi avanzava un sacco di impasto e ho preparato un minicake. Voilà...



piesse - un pensierino speciale speciale per la Gnoma. La prima rosa fiorita nel nostro giardino!
Con tanto affetto, ma tanto tanto!
E buon Primo Maggio a tutt*!

mercoledì 15 aprile 2009

Ricetta on demand!


Ho dovuto ribaltare tutta la cucina per trovare il post-it giallo quadrato dove avevo disordinatamente appuntato questa ricetta. Evviva, l'ho trovato e pubblico subito, in onore dell'allegra associazione a delinquere delle vacanze di Pasqua!
Ora devo postare la ricetta molto rapidamente perché devo lasciare libero il pc, ma vi prometto di tornare presto presto con le mie vegansperimentazioni!
Questo dolce non è vegan, ma è senza latte in onore della Gallinella e di tutti coloro che non tollerano i latticini.
Provatelo, è buonissimo e facilissimo da preparare!
E soprattutto, molto molto utile per iniziare a smaltire le scorte di uova di Pasqua...

CAKE CIOCCOLATO & COCCO
2 uova
100 gr di cioccolato fondente
100 gr di cocco disidratato grattuggiato
100 gr di farina 00
100 gr di zuccher
80 gr di olio di semi
1 bicchiere di latte di soia o di riso
2 cucchiaini di cremor tartaro

Montate con lo sbattitore elettrico (detto anche frustino per attirare un sacco di visitatori nel blog!) le uova intere a temperatura ambiente con lo zucchero, aggiungete il cioccolato sciolto a bagnomaria (o nel microonde) nel latte vegetale, di seguito l'olio (io ho usato olio di semi di mais bio). Aggiungete poco per volta la farina, setacciata con il cremor tartaro, senza smettere di mescolare, e per ultimo il cocco.
Versare il composto in uno stampo da plumcake, infornare a 160° per circa 40' (fate la prova stecchino!).


Un pensiero speciale a Mikamarlez e alla sua splendida terra.