mercoledì 31 dicembre 2008

Ci siamo!

Finalmente è arrivato il 31 dicembre.
No, no... non ho la smania di festeggiare il capodanno (diciamo che le feste comandate mi provocano un po' di orticaria), non sono impaziente di fare il conto alla rovescia e stappare una bottiglia di orrendo spumante.
Ho solo tanta voglia di lasciar andare questo 2008. Ho voglia di vedere un anno nuovo sereno, gioioso, ricco (e non parlo di euroni, anche se onestamente qualcuno in più non mi darebbe affatto fastidio). E soprattutto davvero NUOVO.
Voglio scartarlo come un regalo ben confezionato, con un fiocco di raso colorato che mi scivola tra le dita mentre ne sciolgo i nodi, con una bella carta croccante, di quelle che quando inizi a squarciarla tutto il mondo lo sa che stai aprendo il tuo regalo.
Voglio sbarrare gli occhi per la sorpresa, e poi impazzire dalla gioia e piangere dall'emozione.
E poi conservare questo dono in un posto speciale, caldo, morbido; voglio proteggerlo e coccolarlo e curarlo affinché duri nel tempo e accompagni a lungo le mie giornate.
E soprattutto vorrei fosse un dono da condividere con le persone a cui voglio bene, che sia fonte di felicità anche per gli altri.

Non ho mai amato particolarmente i "festoni" di San Silvestro: già da ottobre gli amici iniziano a chiederti "cosa si fa all'ultimo dell'anno?", che noia!
Ho amato di più le serate in poche persone, anche solo in due (Cinziettina, ricordi il capodanno pizza-party io e te nella casetta di Via Arsenale?) o in tre (Cri, Biba e Vero, ai tempi inseparabili). L'unico che ricordo con gioia in cui eravamo in un centinaio è stato in mezzo alle montagne innevate, in una "malga autogestita". Per raggiungerla abbiamo camminato con le torce in mezzo alla neve, si è cucinato, ballato, chiacchierato tutta la notte. E all'alba (eravamo rimasti solo in 6, gli altri di sopra a dormire) a giocare come gli scemi con gli slittini!
Stasera festeggeremo in tranquillità, con un non-conventional cenone, un mix di cucina mexicana, italiana, e un tocco di tradizione capodannesca che si dice porti fortuna.
E con i soliti miei esperimenti.
La sorte stavolta ha deciso per la "parmesan crust" una base per torta salata addocchiata da Serena e che mi ha ingolosita un bel po'. L'ho preparata con una farcia di porri e radicchio (gentilmente forniti dall'orto dei nonni).
Vi farò sapere al mio rientro (me ne vado qualche giorno in terra piemontese), anche se sarà tempo di pensare a quella cosa che si fa di solito dopo le feste (o prima dell'estate). Quella parola che qui non si può pronunciare, ricordate?

Non mi rimane che lasciare qui una scorta enormissima di abbracci e baci sotto il vischio, che chiunque passa di qui si può prendere.
AUGURI A TUTTI PER UNO STREPITOSO 2009!


ah... la ricetta.

TORTA SALATA CON PARMESAN CRUST
AI PORRI E RADICCHIO ROSSO DI CHIOGGIA

parmesan crust (base):
100 gr farina 00
90 gr di burro freddo a piccoli pezzetti
90 gr di parmigiano reggiano grattuggiato
3 cucchiai di acqua fredda
sale&pepe

ripieno:
1 cuoricino di radicchio rosso di Chioggia
1 piccolo porro
1 uovo
1 o 2 cucchiaiate di latte (facoltative)
olio e.v.o.
sale&pepe

Preparate la base "parmesan crust" amalgamando rapidamente gli ingredienti con le dita, come per la pasta frolla o brisé. Formate una pallotta, avvolgetela nella pellicola e lasciatela in frigo almeno una mezzoretta.
Nel frattempo mondate e lavate il porro e il radicchio, affettateli sottili e spadellateli rapidamente con un filo di olio extravergine, un pizzico di sale e una cucchiaiata di acqua affinché rimangano morbidi.

Portate il forno a 180°.
Stendete la pasta in una tortiera diametro 22 cm, disponete sulla base le verdure e l'uovo ben sbattuto con una o due cucchiaiate di latte e un pizzico di sale. Spolverizzate di pepe e infornate una ventina di minuti, finché i bordi saranno ben dorati e il ripieno ben sodo.

Il profumo è davvero stuzzichevole... mmmh... meno male che ce la papperemo come antipasto!

sabato 27 dicembre 2008

Come broccolare il broccolo.

Dopo gli eccessi eno-gastronomici di questi giorni, tutti i pasticci, gli intingoli, le creme&cremine... uuuff che pesantezza. Che ne dite di un bel pranzetto verduroso, ma senza rinunciare ad un piatto saporito e sfizioso?
Oggi ho fatto una minispesa bio di frutta&verdura in un negozietto vicino a casa, scoperto da poco. E nel cestino ho infilato anche due bei ciuffoni di broccoli.
Ammetto che cavoli, broccoli & compagnia bella non mi stanno particolarmente simpatici. Non sopporto proprio sentirne la puzza in giro per casa. Trucchi e trucchetti vari per il mio naso troppo sensibile non sono sufficienti.
Ma ho scoperto la gioia della cottura in microonde, 6 minuti e passa la paura.
C'è anche un condimento sfizioso (e velocissimo da preparare) che compie il piccolo miracolo di rendere appetibile il broccolo anche agli schizzinosi. Provate, provate. Broccolate anche voi!

BROCCOLI AL PATE' DI OLIVE & CAPPERI
mezzo kg circa di broccoli puliti
una tazzina di capperi di Pantelleria
un paio di cucchiai di paté di Olive Nere
olio extravergine di oliva
timo
aglio

Lessate o cuocete al vapore i broccoli (io li cucino nel microonde con un paio di cucchiai d'acqua, a 750w per 6 minuti + 2 minuti di riposo).
Lasciate per qualche minuto i capperi in ammollo per dissalarli, sciacquateli e asciugateli bene.
Passateli al mixer con il paté di olive, mezzo spicchio d'aglio (se gradito, io ne faccio volentieri a meno), timo o altre erbe aromatiche di vostro gradimento. Aggiungete a filo poco olio extravergine per arrivare alla cremosità desiderata.
Condite i broccoli con il paté, se necessario regolate di sale (io non ne ho mezzo neppure un granino) e buon appetito!

ECCHECCAVOLO visto che ci sono, partecipo lastminute, anzi lastsecond, alla raccolta di Antonella...

venerdì 26 dicembre 2008

Parlami di te.


Lo, mia dolce, deliziosa gallinella.
Il tuo invito è qui acccanto a me: la mia immaginazione lo vede su carta a mano scritto con una bel tratto di stilografica, con il sigillo di ceralacca delicatamente violato per poterlo leggere.
Giace sulla mia scrivania (che in realtà è poco più di una mensolina), accanto al notebook, con tutte le mie preziosissime cartaccie, i post-it con i numeri di telefono, gli appunti su fogliettini volanti, i disegnini della mia Pepi e le matitine dell'Ikea.
L'ho lasciato decantare come si fa con il buon vino, quello che deve invecchiare bene per essere gustato nel pieno del suo sapore. Senza fretta. Non l'ho dimenticato.
Solo che, come ti sarai accorta da quanto frequenti questa mia seconda casa, non brava come te a raccontare me stessa e il mio mondo nel mio blog.
Mantengo ancora una certa timidezza, forse un po' di pudore, nello scrivere di cose molto intime e molto personali.
Solo qualche rapida pennellata, qualche accenno di vita quotidiana.
Nella vita "vera" chi mi frequenta e mi conosce sa che sono una valanga di parole ambulante, ma bastano poche frasi per aprire il mio cuore e le riservo a poche persone.
Sono una logorroica, anche con la penna in mano (beh, in questo momento con la tastiera).
Tempo fa il diario, quello delle confessioni serali alla fioca luce del faretto vicino al mio lettino, era per me una sorta di cisterna (dal greco kistê, contenitore) in cui raccogliere il fluire dei miei pensieri, il mio vissuto, le mie emozioni.
E proprio come avviene nei periodi di siccità, talvolta sentivo la necessità di abbeverarmi del prezioso contenuto della cisterna. Nei periodi in cui il paesaggio intorno a me sembrava arido, le parole conservate nel diario abbeveravano il mio giardino. Poi arrivavano periodi pieni e floridi e misteriosamente il diario veniva abbandonato. Non mi semrbrava di avere più tempo per raccogliere l'acqua. Troppo impegnata a vivere intensamente ogni istante della mia giornata.
Da tempo non scrivevo più, fatta eccezione per un periodo della mia vita in cui partecipavo ad un laboratorio esperienziale psicopedagogico, condotto dalla splendida Barbara Cei (che spero possa leggere queste parole, perché non ne ho mai abbastanza per esprimerle la mia gratitudine per il cammino speciale fatto insieme).
Il blog (che di fatto viene considerato un diario-in-rete) è nato per caso: il mio adorato Presidente aveva da qualche mese aperto il suo blog, e mi stuzzicava inviandomi link di deliziosi foodblog con foto spettacolari, ricette meravigliose, racconti particolarissimi e parole seducenti.
In effetti ci avevo già messo il naso in qualche blog. Non sapevo neppure che esistessero, fino a quando, cercando la ricetta di un dolce greco, ho googlato "Baklava" e sono entrata nel dolcissimo mondo dell' Apemaia. E da lì un link tira l'altro e ho visto blog di ogni sorta.
Internet mi piace, mi attira, mi diverte e mi sorprende. Una finestra (infinita?) sul mondo, che apri a tuo piacimento per vedere cosa c'è di bello (e di brutto, ahimé) là fuori.
Navigo in internet da... ohmammamia, chi se lo ricorda? Credo più o meno da 10 anni.
Nel periodo in cui sono stata fuori Italia è stata la mia voce (tramite messenger) con i miei amici a casa. Vabbé, solo con quelli tecnologicamente più evoluti...
Ho imparato tutto da sola, smacchinando (e smadonnando) finché non riuscivo a fare quel che mi serviva.
Ebbene, un po' per noia e un po' per gioco in un freddo sabato pomeriggio di febbraio ho azzardato il passo e sono entrata in blogger.com.
Che paura. E se poi non sono capace di fare un post? E se poi mi incasino tutta come al solito? E se poi abbandono la baracca, visto che sono così brava ad iniziare grandi opere che poi mi annoio a portare a termine?
Vabbé ci ho provato. E sono ancora qui.
Il mio blog non voglio considerarlo come il diario di un tempo: è una sorta di quaderno degli appunti golosi, un quadernino di ricette da condividere, da consultare (vi giuro che mi autoconsulto spesso e volentieri). Una casa dove c'è un divano comodo e un grande tavolo di legno, un tappeto con i cuscinoni, dove bere un caffé insieme e scambiarci opinioni, consigli, dritte (senza di voi come avrei fatto a risolvere il mio annoso conflitto con la zucca?).
Il blog è un percorso, un cammino che non so dove mi porterà.
So per certo, però, che strada facendo ho avuto la fortuna di conoscere "virtualmente" persone speciali. Poi, diciamocela tutta, queste persone speciali non sono solo un link, un post, un commento.
Sono PERSONE VERE in carne ed ossa, con una voce, un profumo, una risata che ti apre il cuore.
Ed io ho avuto l'immensa fortuna di conoscerne alcune, abbracciarle, condividere piacevoli momenti, immense chiacchiere, far parte per qualche ora della loro vita.
Capire che alla fine questo mondo non è poi tanto virtuale è semplicemente meraviglioso.

Non so se è una mia stranezza o capita anche ad altri.
Inizialmente ho detto a pochissimissime persone (che si potevano tranquillamente contare sulle dita di una sola mano!) che esisteva il blog. Era ed è uno spazio "mio".
Aperto a tutti, ma non pubblicizzato agli amici.
Non ho mai cercato la pubblicità per avere più visite, più commenti, più "fans".
Ancora oggi sono titubante nel "confessare" la mia seconda vita da Golosastra. Forse anche arrossisco un po' quando qualcuno annuncia a gran voce, indicandomi: "Sai, lei ha un blog di ricette, vai a vederlo, cerca La Golosastra su google!".


Ah, non ho mai spiegato perché si chiama LaGolosastra.
Vi ricordate la pubblicità delle Girelle? Il Golosastro se le voleva mangiare tutte!



mercoledì 24 dicembre 2008

Mele Kalikimaka

Eh, sì ho un debole per questa canzone nella versione cantata da Bing Crosby!

E mentre nella stanza risuonano le note allegre di questa atipica canzone natalizia, il profumo di cannella si spande nell'aria, e ti accorgi che è proprio arrivato il Natale.
Nella frenesia di pacchetti e pacchettini (come mi diverto a confezionare!) dovevo trovare assolutamente il tempo per farvi gli auguri, ed eccomi qui.
Mi presento con un po' di biscottini natalizi, da condividere con chi passa di qui ad assaggiare un boccone, a lasciare un messaggio, con chi legge silente senza lasciare traccia di passaggio.
Anche con tutti quelli che non hanno l'abitudine di curiosare tra i blog, ma che gogglando strane stringhe di ricerca capitano qui per caso... siete i benvenuti!

BISCOTTINI NATALIZI ALLA CANNELLA E MIELE D'ARANCIA
(liberamente ispirata a questa ricettina)

125 gr di burro freddo a tocchetti
1/2 tazza di zucchero a velo
1 tuorlo d'uovo
1/4 di tazza di miele all'arancia
2 tazze di farina
1 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaio di cannella in polvere
1 pizzico di sale

Fate una fontana con la farina setacciata insieme a cannella e zucchero, bicarbonato e il pizzichino di sale, mettete al centro il burro freddo a tocchetti piccolissimi e amalgamate "sbriciolando" come si fa per la frolla.
Aggiungete il tuorlo ed il miele e lavorate velocemente (io la trovavo troppo appiccicosa e ho aggiunto a poco a poco altra farina, alla fine era circa un'altra tazza).
Avvolgere nella pellicola e lasciare riposare tutta la notte in frigo.
Accendere il forno a 170°, stendere la pasta all'altezza di 3/4 mm e ritagliarla con le formine per biscotti. Disponete i biscotti piuttosto distanziati sulla placca rivestita di carta forno (tendono ad allargarsi, la prima sfornata infatti non l'ho usata per i regali, ce la siamo pappata noi!).
Infornare per 7/8 minuti circa (controllate che i bordi siano appena dorati e sfornate).
Lasciate raffreddare su una griglia prima di consumare o confezionare.

Io ho fatto dei sacchettini con la cartaforno, confezionati con la rafia e una minidecorazione con fettina di arancia esiccata e un pezzettino stecca di cannella.
Questi che vedete nella foto verranno abbinati ad una bottiglia di liquore al cioccolato fondente (liberamente ispirato alle ricette di Brii, ma preparato con cioccolato fondente e non con il cacao).
Tra gli altri spignattamenti natalizi, oltre al sale d'erbe e il dado vegetale
(che ho fotografato solo per inaugurare il meraviglioso set di cucchiaini - 6 pz a 1 €!!! - acquistati in una scorribanda in centro con Astrofiammante), ho iniziato a spignattare cosine sfiziose per il corpo... sali da bagno e scrub, acque profumate e deodoranti cremini. Perfino un tonico dopobarba per i maschietti!
Ma di questo racconterò con più calma...
Lascio (su richiesta, anche se in giro ce ne sono più di mille) la ricetta del mio dado vegetale: è facilissimo, prendete un misto di verdure che vi piacciono, e calcolate una quantità di sale pari ad 1/3 del peso totale della verdura (un kg di verdura con circa 330 gr di sale marino integrale).
Tritate finemente tutte le verdure (io per la fretta uso il robot!) aggiungete erbe aromatiche a vostro gusto, e mettete tutto in una pentola a fondo spesso con il sale. Non aggiungete acqua, lasciate bollire a fuoco leeeeeeeeeeentissimo fino a che si sarà asciugata tutta l'acqua.
Quindi se lo desiderate passate le verdure al mixer (io lo faccio perché mi piace così!) e se necessario riposizionate sul fuoco per lasciar asciugare ulteriormente.
Invasate in barattoli sterilizzati, conservate in frigorifero.


PER IL MOMENTO... AUGURI DI CUORE <3, PASSATE UN NATALE SERENO E RILASSANTE!


domenica 14 dicembre 2008

Come ti rigiro la frittata...

...anche se di frittata non si tratta.
In vista dei vari regalini e regalucci natalizi home-made, avevo addocchiato una (credevo) sfiziosissima crema da spalmare alle mandorle e cioccolato bianco, che tanto mi ricordava la fantasmagorica Mennulusa (che con la Frastucusa è una di quelle delizie che non dimentichi facilmente dopo averle assaggiate).
La ricetta l'avevo trovata in rete e segnata su un post-it (e mi perdoni ogni eventuale autore se non mi sono segnata chi l'ha pubblicata) e ieri ho provato a farla: 300 gr di cioccolato bianco, 150 gr di latte condensato, 2 cucchiai di olio di semi, 50 gr di mandorle tritate finissime. Il tutto da mescolare con cura dopo aver sciolto a bagnomaria il cioccolato bianco.
Risultato? Una cremina buona buona ma di consistenza impresentabile.
Siccome buttar via 300 gr di fantastico cioccolato bianco mi innervosisce non poco, stamattina mi sono svegliata con lo sghiribizzo di riciclare questa pseudo-mennulusa in qualche ricetta.
Eh, che cosa??? Un dolce, per forza. Googlando qua e là alla fine ho trovato una possibile soluzione. Tentar non nuoce.

CAPRESE BIANCA

la cremina pseudo-Mennulusa sopra descritta (1 barattolone preparato con gli ingredienti indicati)
100 gr di zucchero
100 gr di burro
150 gr di mandorle
5 uova

Portare il forno a 170°. In una capiente ciotola versare 1 uovo e lo zucchero ed iniziare a montare finché non diventa bianco e spumoso. Aggiungere un secondo uovo e montare a lungo, aggiungere il 3° uovo e così via, uno dopo l'altro, montandoli con la frusta (elettrica!) fino a farli diventare spumosissimi. Aggiungere a filo il burro sciolto (non caldo) e la cremina pseudo-Mennulusa e 150 gr di mandorle tritate finissimissime.
Versate il composto in una pirofila imburrata (ho usato la tanto amata siliconata diametro 24, ma per sicurezza l'ho comunque imburrata poco poco) e infornate per 40/45' circa (la classica prova stecchino in questo caso non vale, perché uscirà comunque umido: infatti la torta avrà comunque il cuore morbido).

Giudizio: buona, davvero sfiziosa, soprattutto considerando che è il risultato di un "recupero".
Tuttavia io preferisco di graaaan lunga la vera caprese, preparata con il cioccolato fondente (e qui il mio pensiero va a Gigi, detto anche Ciccio Pasticcio, che da napoletano DOC la preparava in modo divino...).

Ah, notizie dalla gabbia di matti: è arrivata Santa Lucia, e ha lasciato un Cicciobello Pipì che non abbiamo ancora capito come caspita si fa a fargli bagnare il pannolino (non so se ringraziare il cielo perché non mi combina macelli in giro per casa o se lamentarmi con S.Lucia per il prodotto difettoso) e altre amenità di cui non mi prolungherò con la descrizione. Ah, ovviamente un sacco di dolcetti sfiziosi.
Inoltre, oggi è caduto il secondo dentino. O meglio, è sparito con il pranzo (mmmhhh, a proposito ho preparato i tomini con il vestitino di StelladiSale... che delizia, provateli!).

Santa Apollonia dovrà lasciare un soldino così, sulla fiducia!

giovedì 11 dicembre 2008

Santa Lussia la vien de note...

Shhhh... silenzio... sta per arrivare...
“Santa Lussia, mama mia
porta conse in scarpa mia,
se la mama no gh’in mete
reste ude le scarpete
s’el bupà no’ghe ne porta
resta ‘uda anca la sporta”
(B.Barbarani)

A Verona è tradizione festeggiare Santa Lucia. Ogni bambina e bambino veronese aspetta con grande emozione la notte tra il 12 e il 13 dicembre perché mentre dormono nel loro lettino, sicuramente (se sono stati bravi!) passerà Santa Lucia, con il suo asinello e il suo aiutante Gastaldo, e lascerà dei meravigliosi doni che troveranno al loro risveglio la mattina del 13 dicembre.
I doni sono on-demand: appena nell'aria si inizia a sentire l'aria natalizia, ogni bambino e bambina scrive la sua brava letterina chiedendo a Santa Lucia quello che desiderano (es. Cicciobello Pipì, il DVD di Barbie Mariposa e un libro a scelta... vabbé, lasciamo perdere...) garantendo possibilmente per iscritto che sono stati davvero bravi ed obbedienti e lo saranno ancora di più (???).
Questa simpatica e magica combriccola, naturalmente, ha un faticoso lavoro da portare a termine in una sola notte. Quindi è doveroso, prima di andare a nanna, lasciare sulla tavola un piatto con generi di ristoro: qualche biscotto, un bicchiere di vino per il Gastaldo, le carotine per l'asinello.
Sicuramente loro gradiranno, spazzoleranno via tutto ma non lasceranno il piatto vuoto: lo riempiranno con un sacco di dolcetti per la gioia delle bambine e dei bambini (e delle mamme golosastre!).
La tradizione vuole che Santa Lucia lasci nel piatto anche le conse, ovvero le pastafrolle che in questo periodo ogni pasticceria, forno, etc. del territorio veronese fornisce belle e pronte.
Siccome ci piace tanto pasticciare, non potevamo mancare a questo appuntamento, io e la Pepi invitiamo tutte le mamme a prepararle insieme alle vostre bambine e bambini.

PASTAFROLLINE DI SANTA LUCIA
350 gr di farina 00
150 gr di zucchero a velo
170 gr di burro
3 tuorli d'uovo
1 cucchiaino di cremor tartaro
1 pizzico di sale
1 stecca di vaniglia

In un ampia ciotola setacciate insieme la farina, il cremor tartaro (eventualmente va bene anche 1 cucchiaino di lievito per dolci), lo zucchero a velo e il pizzico di sale, tagliate a metà per il lungo la stecca di vaniglia e raschiate i semini in essa contenuti e aggiungeteli nella ciotola.
Se non avete la vaniglia sono ottime anche con la scorza di un limone grattuggiata.
Tagliate a tocchetti piccoli il burro freddo da frigo e amalgamatelo velocemente con le dita alla farina&co. quindi aggiungete uno ad uno i tuorli ed impastate rapidamente fino a formare una pallotta liscia e compatta.
Avvolgetela con la pellicola trasparente e lasciatela in frigo per una notte (se proprio avete fretta, almeno un paio d'ore).
Prima di riesumare dal frigo la pallotta, preparate il forno a 160° (possibilmente ventilato, ma vi assicuro che vengono bene lo stesso... il forno ventilato lo uso solo da qualche mese!).
Infarinate leggermente il piano di lavoro e stendete la pastafrolla in uno strato sottile (poco meno di 1/2 cm), tagliate le formine con gli appositi stampini per biscotti, disponete le frolline sulla placca ed infornate per una decina di minuti. Non devono dorarsi troppo, e non vi preoccupate se vi sembrano ancora troppo teneri, raffreddandosi raggiungeranno la giusta consistenza.
A piacere spolverizzate di zucchero a velo (sono buone anche senza, ma la Pepi ha un'autentica passione per lo zucchero a velo).
Se non vanno a ruba in pochi minuti (ah, con queste dosi ne escono circa 600 gr, considerate che in pasticceria le vendono ad un prezzo che va dai 20 ai 25 euro al Kg!), conservatele in un contenitore di latta.
Che ne dite di una bella cioccolata calda da gustare insieme alle pastafrolline?

martedì 9 dicembre 2008

Finché la barca va...

La lascio andare. In questo periodo ho trascurato parecchio il blog, un po' per pigrizia, un po' per mancanza di tempo, un po' perché odio fotografare con la luce artificiale (mi vengono certi orrori... anche peggio del solito!) e anche se continuo a cucinare lo faccio soprattutto per la cena e ergo non fotografo, ergo non posto le ricette. E poi sono tutta presa dalla preparazione di regalini di Natale home-made, che portano via un bel po' di tempo.

Ma in questo caso ho fatto un'eccezione, tutta dedicata alla raccolta di Viviana.

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(nota dell'ultim'ora - mi sono accorta adesso, dopo aver preparato il piatto, fotografato, scritto il post e pubblicato, che Viviana aveva nel suo archivio una ricetta praticamente identica. Uffi!)

Devo ammettere che normalmente sono un tantino pigra anche con le raccolte. Benché ce ne siano parecchie di interessanti e stimolanti, mi riprometto sempre di preparare una cosina ad hoc, e finisce che mi perdo nelle mie giornate e lascio passare la scadenza (con pentimento a profusione quando me ne rendo conto).
Ma questa volta mi sono impegnata. Anche perché, diciamo la verità, le patate mi piacciono un sacchissimo in tutte le salse. Sono versatilissime, comodissime e non mancano mai mai mai nella mia dispensa.
Questa è una delle mie ricette preferite, versatile come il suo ingrediente principale, perché si adattano a miriadi di varianti a seconda della stagione e dei gusti personali.
Le adoro con ripieno di melanzane, zucchine e peperoni, ma visto che siamo in autunno (eh, sì, nonostante il gelo lasci pensare che l'inverno sia già arrivato...) per l'occasione vi propongo la versione un po' autunnale.
Vi confesserò che di queste barchette ne potrei divorare una barca (scusate il gioco di parole, ma quando ce vò, ce vò!) anzi, un transatlantico. La ricetta è della mamota, che quando le prepara piazza la pirofila davanti al mio posto e io da autentico despota, divento padrona del malloppo. Guai a chi le tocca!
Vi confesserò anche che stamattina, quando le impiattavo per la fotografia, ne ho mangiate due tre... alle 10.30 di mattina! Non resisto, giuro!

BARCHETTE DI PATATE
una decina di patate
una decina di champignons
100 gr circa di Monte Veronese
olio extravergine di oliva
sale&pepe
erba cipollina

Innanzitutto è fondamentale scegliere patate che siano il più possibile di simile dimensione e forma. Pelatele con cura, tagliatele a metà per il lungo e scavatele con un coltellino per ottenere una sorta di "vaschetta" concava. La barchetta, appunto.
Pulite con cura i funghi, privateli della prima parte del gambo e tritateli a mezzaluna insieme alla parte interna delle patate che avete asportato per creare la base, aggiungete poco sale&pepe, l'erba cipollina sminuzzata e il formaggio grattuggiato (con la grattuggia a fori larghi) e amalgamate con cura la farcitura.
Accendete il forno a 150° circa, ungete una pirofila di dimensioni adeguate. Riempite ogni barchetta con un po' di farcitura, disponetele nella pirofila, coprite con la stagnola ed infornate per una mezzora. Toglietele dal forno, eliminate la stagnola, aggiungete sulla superficie un filino di olio extravergine, infornate di nuovo per un'altra mezzora (controllate la cottura con uno stecchino, alla fine potete dare un colpettino di grill prima di sfornare).

note - la ricetta sopra descritta, le cui dosi possono variare secondo le vostre esigenze, è quella che utilizzo di solito. Oggi ho provato la versione superfast, e pure monoporzione, con il microonde. La medesima procedura ma con tempi di cottura notevolmente ridotti: ho sistemato le barchette (8 in totale, ovvero 4 patate) già farcite in una pirofila adatta al microonde, le ho coperte con l'apposita campana e le ho cucinate per 10' alla massima potenza, e per altri 5' con microonde 650w+grill.
Non avevo mai provato ed il risultato è stato soddisfacente!

Altri suggerimenti di stagione per la farcitura: radicchio+funghi+porri, garantisco che sono deliziosissime.
Potete prepararle senza formaggio (in caso di intolleranze o se le servite per accompagnare carne o pesce) anche se sono davvero più sfiziose con il formaggio che si fonde e fa la crosticina!
Io ho utilizzato il Monte Veronese, sono ottime con il parmigiano e le adoro (nella versione più estiva con melanzane+zucchine+peperoni) con la scamorza affumicata.
Provatele nella versione de luxe, utilizzando porcini o finferli e se vogliamo esagerare, con una grattatina di tartufo nero.

sabato 15 novembre 2008

Send a salami to your friend in USA!

Il titolo è liberamente ispirato da una tovaglietta del ristorante Katz's Delicatessen di New York, che è incorniciata ed appesa nella mia cucina (souvenir di cui ringrazio il Dome), a ricordo di uno dei miei film preferiti (in questo ristorante è stata girata una delle scene storiche del film).
Veniamo al sodo: una persona deliziosa che vive oltreoceano (con il suo bel maritino e due splendide creature), mi ha chiesto una ricetta per il salame di cioccolata. Siccome io le voglio tanto tanto bene (anche se per ovvi motivi logistici non ci vediamo mai) e mi fa tantissimo piacere poter fare qualcosa per lei, ieri ho preso due piccioni con una fava e ho fatto preparare alla mia Pepi, che me lo chiedeva da almeno un mese, il mitico salame di cioccolata.
Uno dei miei dolci preferiti da sempre, forse perché per me è una sorta di "madeleine," un sapore che mi fa ritornare bambina.
Facilissimo da fare (infatti si è felicemente cimentata a pasticciare la Pepi, con grande orgoglio), negli anni credo di aver provato dozzine di ricette (la base è sempre più o meno la stessa, cambiano soprattutto le dosi) e questa è quella che mi soddisfa maggiormente, anche se ogni tanto aggiusto il tiro aggiungendo o togliendo qualcosa.
Dedicata alla mia Bibi!

SALAME DI CIOCCOLATA

100 gr di burro a temperatura ambiente
250 gr di biscotti secchi
2 uova
100 gr di zucchero
55 gr di cacao amaro in polere
zucchero a velo

Spezzettare i biscotti in una ciotola. Aggiungere lo zucchero, il cacao, le uova, il burro morbidissimo e amalgamare con cura tutti gli ingredienti.
Quando saranno perfettamente amalgamati, distendete un foglio di pellicola da cucina e versate il composto, richiudendo la pellicola per dare la forma di un salame. Avvolgete la forma nella carta stagnola e lasciate in frigorifero per una notte intera.
Prima di tagliare, cospargete l'esterno del salame di cioccolata con lo zucchero a velo.

(Una delle mie debolezze? Un paio di fette di cioccolato servite con crema inglese... oppure sostituire parte dei biscotti con delle nocciole tostate!).


In tema di dolcezze, come promesso farò un (breve) report del mio pomeriggio goloso dello scorso martedì.
Era da un po' che tenevo d'occhio questo evento, ma ad essere sincera visto il periodo un po' movimentato mi era totalmente sfuggito di mente. Ma dal cielo è arrivato l'invito per andare a festeggiare (con l'occasione) anche il 40° compleanno della mia pasticceria preferita, Tomasi.
Il destino vuole che, visto che di solito il martedì pomeriggio avrei dovuto essere operativa al lavoro, la mia collega mi chieda un cambio di turno. E vai, martedì pomeriggio libero!
Sistemati un altro paio di intoppi logistici, ero moralmente pronta a portare alle stelle il mio tasso glicemico! Per magia è arrivato un altro invito, e la mia Pepi ha (ehem, volontariamente) acconsentito ad accompagnarmi.
La cornice di Palazzo della Ragione (nello splendore del recente restauro) ha ospitato il XV° simposio dell'Accademia Maestri Pasticceri Italiani, un tripudio di dolci opere d'arte, un'occasione unica per deliziare gli occhi e il palato con le creazioni di 50 pasticceri provenienti da tutta Italia.
Unica nota negativa: l'educazione (scarsa) del pubblico. Affamati come se provenissero da un secolo di carestia, afferravano qualsiasi oggetto commestibile a portata di mano. Anche ciò che era dedicato solo all'esposizione (e vi assicuro che si degustava abbondantemente senza necessità di affannarsi e di devastare le composizioni e le decorazioni). Si narra di eleganti signore con il filo di perle che con la propria forchetta massacravano splendide pieces, di egregi signori in giacca e cravatta, dall'aria distinta, che uscivano dalle sale con sottobraccio un mandorlato gigante, sottratto all'esposizione.
Sorvoliamo.
Io ho avuto l'onore di stringere la mano ad uno dei miei miti, Luca Mannori. Purtroppo non ho potuto degustare l'opera d'arte della pasticceria italiana, la sua Setteveli (darei l'anima per un bocconcino di Setteveli!). Ma mi sono consolata con qualche assaggino. Non molti per la verità, dopo un po' iniziavo a non apprezzare bene i sapori.
Ricordo con piacere una deliziosa torta alla Malvasia di Antonino Accardi, e un mignon, una sorta di "sfogliatella scomposta" di Salvatore de Riso. Avrei voluto assaggiare di tutto e di più, ma davvero non ce l'ho fatta!
Devo dire una cosa: i Pasticceri sono una categoria eccezionale, di una cortesia sorprendente (anche di fronte ai già citati cafoni) e di una proverbiale dolcezza!
Stefania (facendo gli occhi dolci a tutti) ha ricevuto deliziosi omaggi da portare a casa: un cofanettino con 8 tavolette di cioccolata Valrhona assortite, cioccolatini al pistacchio, una confezione di mandorle "Primitive Collection" di Pasquale Marigliano... etc.
E per tutti i partecipanti un mini Nadalin di Tomasi, che credo sparirà domani a merenda con una bella cioccolata calda...


martedì 11 novembre 2008

è arrivato il freddo?

Bene, è arrivato il momento di concedersi quei piatti sostanziosi (e, vabbé, anche un po' più calorici!) che ci scaldano l'anima.
Per la serie "Amarcord", dedicata in gran parte alla trattoria "La Busa", da tempo ho in mente di provare a riprodurre una cosina che tanto mi piaceva. Un pasticcio fatto con la sfoglia di farina di castagne e ripieno di taleggio e noci. Lo adoravo!
Tante volte mi sono ripromessa di provare a fare la sfoglia per la pasta con la farina di castagne, ma non ho mai trovato il momento adatto. Forse per questo motivo la mia sorellina mi ha omaggiata di una confezione di tagliatelle alle castagne prodotte da Sala Cereali.
Et voilà, pronta l'idea per il condimento. Il taleggio c'è, i frutti che lo splendido noce della Val de l'Oco ci regala sono lì che mi guardano dalla cesta... basta giusto il tempo di lessare la pasta ed è tutto pronto per servirla!
In questo periodo un tantino complicato, ho cercato di coccolare la mia mamota invitandola a pranzo o a cena il più spesso possibile, a patto di riuscire a combinare (tra le mille corse) un pasto grazie a ricettine superveloci ma comunque sfiziose.
Raccolgo il carinissimo invito di Chocolat (dolcissima di nome e di fatto... deve esserlo per forza per essersi inventata un premio così buono!) di Cookinginrome che in occasione del suo 100° post lancia la sfida "Il premio della buona azione".
(Però, ad essere sincera, la mia mamota me la sarei coccolata lo stesso. Quindi chiedo a Chocolat di partecipare non per il premio, ma per il gusto di partecipare ad un'iniziativa così carina!)

TAGLIATELLE ALLE CASTAGNE
CON FONDUTA DI TALEGGIO E NOCI DELLA VAL DE L'OCO

250 gr di tagliatelle alle castagne
200 gr di taleggio
qualche cucchiaio di latte
una noce di burro
una manciata di noci
sale&pepe

Finché aspettate che l'acqua dove cuocerete le tagliatelle inizi a bollire, tagliate a tocchetti il taleggio (a temperatura ambiente), mettetelo in un tegamino con qualche cucchiaiata di latte e fondetelo a fiamma bassissima, continuando a mescolare fino ad ottenere una cremina.
Lessate le tagliatelle in abbondante acqua poco salata (attenzione, il taleggio è molto saporito!), scolatela lasciando giusto un paio di cucchiaiate di acqua di cottura, condite il tutto con una noce di burro, la fondutina e cospargete con le noci tritate grossolanamente e una bella grattuggiata di pepe, se lo gradite.


Attenzione, bonus extra. Sempre in onore della mia mamota (e anche per voi che, visti i commenti alla ricettina della crema di radicchio, sembrate gradire le "golosità spalmabili") una salsina sfiziosa e veloce che tanto piace a casa mia. La salsa di funghi champignons! Spalmatela senza ritegno sul pane tostato, non ve ne pentirete!


SALSA AI FUNGHI CHAMPIGNONS
250 gr di champignons bianchi
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
3 cucchiai di parmigiano reggiano grattuggiato
1 cucchiaio di maionese
1 cucchiaio di erba cipollina fresca tritata
sale&pepe

Scegliete dei funghi freschissimi, sodi e ben chiusi. Puliteli accuratamente con una pezzuola umida e asciugateli bene con un panno asciutto. Tritateli finissimi con la mezzaluna, metteteli in una ciotola e aggiungete l'olio, la maionese (se non gradita si può evitare), il parmigiano, l'erba cipollina e (per ultimo, appena prima di servire) regolate di sale e pepe.

Tutto molto facile&veloce, vero?
Ora scappo via altrettanto velocemente e me ne vado a nanna.
Se riesco nei prossimi giorni vi racconto del mio goloso intermezzo pomeridiano...

lunedì 27 ottobre 2008

Uno sfizio superveloce

Così come superveloci saranno le mie puntatine nel blog.
Vi lascio una ricettina facilissimissima per la quale vi bastano davvero un minuto e un minipimer.
Io adoro salse, salsine & co, da spalmare allegramente sul pane. E ieri ho improvvisato un aperitivo grazie ad ciuffetto di radicchio rosso (che non sarebbe bastato per un'insalata) dal quale è nata questa salsina sfiziosa preparata tutta a crudo.
Non vi indicherò le quantità, vi basterà lavare e asciugare per bene il vostro radicchio, tagliarlo a listerelle e passarlo al mixer aggiungedo un pizzico di sale, mezzo spicchiettino di aglio (se vi piace), grana padano grattuggiato ed un ottimo olio extravergine a filo finché il composto non raggiunge la consistenza cremosa adatta ad essere spalmata.
Me la sono gustata spalmata su pane caldo alle noci (preparato con la macchina del pane: 300 gr di acqua, un cucchiaio di olio evo, un cucchiaino di sale, un cucchiaino di zucchero, 250 gr di farina 0, 250 gr di semola, 10 gr di lievito di birra, 80 gr circa di noci aggiunte quando la macchina "chiama" con il beeep! Seguite le indicazioni del produttore della Vs. macchina del pane, perché non so se le modalità sono le stesse).
Non escludo che ci si possa condire anche un bel piatto di pasta.
Ciaaao e buona settimana!

domenica 26 ottobre 2008

Tu vuò fa l' americano...

Ebbene sì, qualche volta capita tutti di cedere alle tentazioni d'oltreoceano. E ogni tanto capita che in casa qualcuno acquisti una confezione di sciroppo d'acero, a mò di tacito invito a preparare un adeguato supporto mangereccio per "stappare" la bottiglietta.
Ad essere sincera io non impazzisco per i pancakes anche se, come molti della mia generazione cresciuta a pane, Nutella e tivù, mi hanno sempre tanto tanto incuriosito quando vedevo Arnold affrontare quella montagna di frittatine a colazione (infatti a casa mia i pancakes si chiamano "le frittatine di Arnold"!).
Stamattina, complice il ritorno all'ora solare che mi confonde sempre un po' le idee, ci siamo abbuffati all'ammmeregana.
Voilà la ricetta (anche qui ci sono millemila interpretazioni, provate, collaudate e scegliete quella che vi convince di più). Questa ricetta l'avevo trovata (pensate un po') in un vecchio catalogo di cucine country-style, l'ho riadattata nel tempo alle mie esigenze (meno zucchero, meno burro. E metà dosi, perché con mezzo chilo di farina si prepara la colazione per tutta la famiglia Bradford).



PANCAKES

250 ml di latte
2 uova
250 g farina
2 cucchiaini di baking powder (o lievito per dolci non vanigliato)
1 pizzico di bicarbonato
1 pizzico di sale
2 cucchiai di zucchero di canna
1 pizzico di cannella
50 g di burro fuso

Sbattete con il mixer il latte e le uova, aggiungete la farina (setacciata insieme al lievito e al bicarbonato), lo zucchero, la cannella e il pizzico di sale e il burro fuso (per fonderlo potete usare la padella dove poi cuocerete il pancake). Amalgamate con cura fino ad ottenere una pastella ben densa (le uova che ho usato erano grandine e ho aggiunto un paio di cucchiai di farina).
Scaldate bene una padella antiaderente, versate un mestolo di composto. Sarà pronto da girare quando sulla superficie si formeranno della bollicine. Girate quindi con l'aiuto di una paletta e portate a termine la cottura.

Servite con abbondante sciroppo d'acero, oppure con marmellata o miele. C'è chi mette anche la panna montata, chi le noci, chi la frutta secca o fresca. Insomma, mangiateli come più vi garba. Beh, confesso che io li ho provati con la nutella e pure con il dulce de leche. E continuo a preferire le brioche!

giovedì 23 ottobre 2008

Dolcetterie...

Scusate la latitanza, sarà così per un po' di tempo. Leggo i vostri commenti e perdonatemi se non rispondo prontamente. Mi aspetta un periodo di delirio, e per tirarmi su il morale mi sono preparata dei biscottini consolatori, per l'occasione ribattezzati dalla mia Pepi "Pan di Pallini" perchè in effetti fare le stelline su 3 teglie di biscottini (visto che ogni teglia contiene più o meno 28 biscotti... no, non ce la posso fare. Dei simpatici pallini andranno più che bene. In fondo quando guardiamo un cielo stellato che forma hanno le stelle?).
Per la ricetta ho pescato a piene mani dal sito del noto produttore (la trovate anche qui), ma siccome detesto la margarina, li ho preparati solo con il burro aumentando un po' la dose (circa 200 gr in tutto), utilizzando zucchero di canna e... vi dirò di più, la prossima volta il miele non lo metto perché secondo me si sente un po' troppo.
Sono buoni, sono già andati a ruba ma NON sono pandistelle. Manca qualcosa (o c'è qualcosa in più, tipo il miele, il cui sapore in questi biscottinim mi disturba un pochino) ma ci ripoveremo e aggiusteremo il tiro.

Domenica invece mi sono dilettata nella preparazione del tormentone "Dulce de Leche", scopiazzando in giro una delle varie ricette. Beh, posso dirlo che non mi fa impazzire? Troppo dolce (del resto io non amo le marmellate in genere).
Appena ho tempo provo a fare un cheesecake che ho visto in un altro blog (porcalamiseriaccia non mi ricordo dove, devo andare a cercare) con topping di dulce de leche e noci pecan.
Giusto per provare l'abbinamento che mi sembrava interessante.
Ok, ora con il tasso glicemico siamo a posto.
A prestooooo (spero!)

lunedì 13 ottobre 2008

Evviva la sucabaruca...


Annuncio specialissimo: da stasera è risolto il mio rapporto conflittuale con la zucca.
Qualche giorno fa (uh, quasi due settimane a dire il vero) vi avevo parlato del mio amore/odio per questo magnifico dono dell'orto. Ecco, da stasera dichiaro ufficialmente conclusa la guerra.
L'armistizio, grazie a Saretta, è stato firmato alle ore 19.00 circa in presenza del fidato microonde.
Infatti, dopo il suggerimento di Saretta nei commenti, questa sera ho giocato il jolly: ho infilato la zucca, tagliata a pezzi grossi, nel microonde (in apposito contenitore coperto) e ho lasciato andare per una decina di minuti.
Risultato? La polpa (cotta alla perfezione) che si stacca automagicamente e senza fatica alcuna dal'antipaticissima e durissima scorza!
Gridando al miracolo, mi sono dilettata nella preparazione di questi gnocchetti supersupersuperveloci e moltomoltomolto sfiziosi.
GNOCCHETTI DI ZUCCA CON SCAGLIE DI MANDORLA
per gli gnocchetti (per due persone)
1/2 zucca (circa 700 gr, con la famigerata scorza e i semi tutti)
sale
farina q.b.
per condire
burro fuso
salvia
mandorle a scaglie
Pulire la zucca privandola dei semi e cuocerla con il metodo superveloce al microonde (vedi sopra) o nel forno (i metodi utilizzati sono diversi, io la metto in una pirofila coperta nel forno a 180° per una mezzora, controllando di tanto in tanto con la forchetta il grado di cottura).
Una volta cotta la zucca, privarla della buccia (ihihihi) e schiacciarla con lo schiacciapatate (che in questo caso è anche uno schiacciazucca) riducendola in poltiglia (io non la frullo perché secondo me diventa troppo liquida).
Lasciatela intiepidire, quindi aggingete un pizzico di sale e iniziate ad amalgamare con la farina, mettetene poca per volta, "finché ne prende" (questa era la regola della nonna Bruna per preparare gli gnocchi di patate, rigorosamente senza uova. Io l'ho applicata anche agli gnocchi di zucca).
Quando l'impasto ha ricevuto abbastanza farina da non appiccicarsi troppo alle dita, formate dei "biscioni" che taglierete con il coltello a tocchetti (o ne farete tante palline a seconda delle vostre preferenze).
Ponete una pentola di acqua a bollire, quindi aggiungete il sale e tuffate gli gnocchi poco per volta.
Sono pronti quando salgono a galla. Scolate con una schiumarola e condite con burro (che avrete fuso con una foglia di salvia) e scaglie di mandorle.
Note - Per rendere ancora più sfizioso il piatto, servite gli gnocchi in una cialda di Grana Padano preparata in questo modo: preparato nel modo seguente: oliate leggermente una padellina antiaderente, scaldatela per bene e versatevi uno strato di grana grattugiato (deve coprire completamente il fondo) lasciandolo fondere. Con l'aiuto di una paletta antiaderente o di legno sollevate la sfoglia che si sta formando e versatela con rapidità su di un piatto fondo o in una ciotola, modellandola con le mani per farle prendere la forma di un cestino. Così ci mangiamo tutto, anche il piatto!

domenica 12 ottobre 2008

Un pranzo quasi estivo...

Un piccolo miracolo meteorologico ha voluto trasformare la "festa degli ottobrini" (momento enogastronomico/mondano che ogni anno celebriamo per festeggiare ben tre compleanni) in un piacevole pranzo all'aria aperta, che date le fresche temperature dell'ultimo periodo, avevamo già programmato di consumare tra le mura della casetta nella Val de l'Oco.
Invece abbiamo apparecchiato una bella tavola all'aperto, tutti dotati di cappellino di paglia o copricapo improvvisato per ripararci dal sole.
Come di consueto ogni partecipante ha dato il suo apporto mangereccio. Ottimi antipasti, dei primi deliziosi, i secondi non-vegetariani pare siano stati parecchio apprezzati (io e la sorellina ci siamo pappate la torta salata riservata alle vegetariane... non tutta, ovviamente), contorni vari e ben due dolci (il tiramisu al melograno della mamota e una sacher sperimentale mia). Il tutto innaffiato da deliziosi vinelli (per lo più della zona, la Cantina di Soave ancora una volta ringrazia per la scelta) e in ottima compagnia (compresi Gerry, Chica e Groucho e il pollaio tutto).
Oggi voglio condividere con voi un modo alternativo per preparare la base per le torte salate (per evitare di pigliare dal banco frigo del supermercato rotoli di pasta sfoglia, brisé, etc. preconfezionate). La torta salata che ho portato al pranzo di ieri (ah, non fotografata... spiace) l'ho preparata con un mix tra la ricetta di StelladiSale e quella di Lo), ovvero le dosi della sfoglia di StelladiSale, ma utilizzando la semola. Il ripieno era a base di biete/erbette miste (dal cesto BioMio di questa settimana) e un'ottima ricotta.
Oltre alla sopra citata sfoglia che è prepotentemente entrata a far parte della mia top-ten (?) di risorse culinarie, questa è un'altra ricettina di base che sfrutto tantissimo, in particolare con questo abbinamento di ricotta e spinaci (o erbette, biete, etc.). La trovai tempo fa sul giornaletto di NaturaSì. Vista, provata, piaciuta.
TORTA SALATA RICOTTA E SPINACI
per la base
75 gr di farina di mais
50 gr di farina 00
6 cucchiai di latte
1 cucchiaino di cremor tartaro
1 uovo
25 gr di burro
per il ripieno
250 gr di spinaci (o erbette miste)
250 gr di ricotta
1 uovo
30 gr di scamorza bianca
1 cucchiaio di parmigiano
erba cipollina
sale&pepe
Preparate la base, miscelando le due farine al lievito con il setaccio, formate una fontanella e impastate gli ingredienti aggiungendoli nel seguente ordine: uovo, burro morbido, latte.
Stendete la pasta con le dita in una pirofila adatta ad essere servita in tavola, dopo averla imburrata ed infarinata (bordi compresi). Riponete in frigo per una mezzoretta.
Preparate il ripieno, mescolando gli spinaci (lessati in acqua salata e ben strizzati) con la ricotta schiacciata con la forchetta, l'uovo, una cucchiaiata di parmigiano, la scamorza a cubettini e una manciata di erba cipollina. Regolate di sale e pepe.
Riempite con questo composto la base già preparata, infornate a 175° per 40 minuti circa.
Servite tiepida.

giovedì 9 ottobre 2008

Meme e zebre

7 cose anzi 14: è il meme che mi ha passato Stella.
E io provvedo a portare a termine la mia missione, con piacere.

Quello che salverei di mio per me:
1 - La mia curiosità. Per me è vitale, è fonte di conoscenza. Sì, è vero, a volte è anche causa di guai. Ma è la mia adrenalina!
2 - I miei ricordi. Belli, brutti, ridicoli, commoventi, piacevoli, dolci. Sono racchiusi in un piccolo ma capiente bagaglio che tengo stretto stretto e non lo voglio lasciar scappare. Sono tesserine del puzzle della mia vita.
3 - La mia memoria. Anche se a volte fa cilecca. Di solito è (quasi) infallibile. Mi serve moltissimo mentre lavoro (ricordare nomi, volti, situazioni... password!). E solitamente viene anche volentieri sfruttata da amici e parenti e colleghi. E poi fa piacere anche alle persone a cui voglio bene, perché difficilmente dimentico un compleanno, una ricorrenza. La cosa ridicola è che quasi sempre non ricordo che giorno è. E quindi dimentico di fare gli auguri.
4 - La mia testardaggine. Eh, sì, sono una testa dura, e non è facile sopportarmi quando mi impunto. Ma qualche volta serve, è una testardaggine che si trasforma in tenacia, che spesso mi ha portato esattamente dove volevo arrivare. Non salverei di me la mia mancanza di costanza (aaahi!).
5 - La spontaneità. Sono fatta così, a qualcuno può dare fastidio, può sembrare che mi prenda troppa confidenza. Ma non manco di rispetto a nessuno. Non intenzionalmente, almeno.
6 - Il mio caos. Che a volte si trasforma per miracolo in un ordine preciso ed impeccabile. Come ho già detto, la costanza non è annoverata tra le mie poche virtù.
7 - La mia sensibilità. La lascio per ultima, perché non so se voglio davvero salvarla. In fondo spesso non torna a mio vantaggio, perché mi fa "sentire troppo" e qualche volta preferirei... come dire? ...attutire il colpo.
Quello che salverei nel mondo per tutti:
1 - Le bambine ed i bambini. Sono il nostro futuro, anche se non sono i nostri figli. Guardateli negli occhi e ascoltateli.
2 - La terra. La natura, il mare, i prati, le colline, i fiori e le piante, gli animali, le nostre città, l'aria che respiriamo. Dovremmo amarle un po' di più e prenderci cura del mondo che ci ospita.
3 - La vita degli altri. Non solo la nostra, tutte le vite hanno un valore immenso.
4 - La saggezza, che ormai è una virtù rara.
5 - La parola. Scritta o parlata, è il filo conduttore di mille esistenze, e il veicolo del nostro sapere, dei nostri affetti, della nostra storia, delle nostre memorie. E perché no, anche del nostro amore per gli altri.
6 - La musica, in senso lato. Anche il sibilo del vento, il fruscio delle foglie, lo sciacquio delle onde, il miagolio di un gatto.
7 - Gli amici. Quelli veri, che basta uno sguardo a riconoscerli come tali. E che non dimentichiamo mai, anche se ci separano millemila chilometri o anche solo un isolato (ma non riusciamo neppure a dedicarci un caffé, presi come siamo dalla frenesia quotidiana).
Ecco, ho scritto di getto e non rileggo neppure (così se ho scritto qualche fesseria ve la ridete di gusto!)
Finché leggete le mie divagazioni, vi lascio un paio di fettine di questa (secondo me) buffissima torta, che alla mia Pepi è piaciuta un sacchissimo (non so se per il gusto o per il simpatico aspetto "animalier").
La ricetta la vidi tempo fa da Monique, che a sua volta l'ha vista da Staximo.
Esistono millemila versioni in giro per la rete (ho letto una ricetta in cui tra gli ingredienti figurava un improbabile "Sprite").
Io ho solo sostituito l'olio con il burro (alla faccia del colesterolo, questa torta per me chiamava a voce alta il burrosissimo burro!).
'notte, il piumone mi aspetta!

domenica 5 ottobre 2008

Benvenuta Anna!


Signore e signori, sono immensamente felice di comunicare al mondo intero, isole comprese, l'arrivo della mia pseudo-nipotina Anna! Un meraviglioso esserino di 3920 kg, sorellina di un orgogliosissimo fratello maggiore (che, per inciso, è anche il fidanzato della Pepi).
Oggi Anna è arrivata finalmente a casa, e per agevolare tutto l'iter di dimissioni e trasporto a casa, il suddetto orgoglioso fratello maggiore/fidanzato della Pepi è stato nostro graditissimo ospite.
Ed io che ho un testone duroduro, mi sono ostinata anche questa volta a preparargli qualcosa di ultravegetariano a lui che non ama particolarmente (come tante bambine e bambini) le verdure. E anche questa volta, le polpette si sono rivelate uno stratagemma vincente!
Per la cronaca, con questo pranzo domenicale ho praticamente terminato la scorta di verdurine arrivate mercoledì scorso (mi avanza giusto qualche carotina...)! Tutto buonissimo!
POLPETTINE DI MIGLIO E SPINACI
1 ciotola di miglio
2 ciotole di acqua
1 carota
1/2 cipolla
2 etti circa di spinacini freschi
farina di ceci
pangrattato
olio extravergine di oliva
sale
Pulite con cura gli spinaci e lessateli in acqua bollente leggermente salata per 5 minuti circa.
Lavate il miglio sotto l'acqua corrente, in una padella antiaderente (wok) scaldate un paio di cucchiai di olio extravergine di oliva, soffriggete brevemente la cipolla tritata, aggiungete la carota (precedentemente pulita e pelata) a rondelle sottili.
Lasciate soffriggere a fuoco moderato, aggiungete il miglio e successivamente le due ciotole di acqua bollente.
Lasciate andare a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto, finché il liquido non sarà completamente assorbito. Se necessario aggiungete altra acqua bollente per portare a termine la cottura.
Una volta pronto il miglio, togliete dal fuoco e mettetelo in una ciotola con gli spinaci e il tomino sbriciolato. Passate il tutto con il minipimer (specialmente se dovete, ehem, ingannare un piccolo nemico delle verdure).
Aggiungete al composto ottenuto un cucchiaio per volta di farina di ceci (anche farina 00 va benissimo se non disponete di farina di ceci), finché non avrete ottenuto la consistenza giusta che vi consenta di formare delle polpettine. Assaggiate ed eventualmente regolate di sale.
Preparate in un piatto il pangrattato, e contemporaneamente una pirofila antiaderente ben oliata.
Preriscaldate il forno a 180°.
Inumidite i palmi delle mani e prendete un'abbondante cucchiaiata di composto, formate le polpette (io di solito preparo delle polpette rotondine palline, questa volta le ho appiattite, tanto per variare), passatele per bene nel pangrattato e depositatele nella pirofila.
Una volta pronte, infornate finché non sono ben dorate, girandole di tanto in tanto.
note - come al solito, sono ottime anche fritte, sono perfette per un aperitivo perché buone anche fredde! Oggi le ho servite come entrée, così i miei piccoli commensali avrebbero avuto più appetito. Quando è arrivata la pasta, le hanno pure spezzettate con le mani per arricchire il sugo di pomodoro!!!

Passiamo alle note dolci...
in verità questa l'ho preparata ieri per consolarmi da una mancata giornata di vendemmia (sgrunt!). Era da un po' che avevo questa ricetta nella mia cartellina (ina???) piena zeppa di articoli, appunti, ritagli, fotocopie, e varie amenità ad argomento enogastronomico.
Ieri, data l'abbondanza di mele bio fornite dal già menzionato BioMio, mi sono decisa a provarla!
Unico neo: la ricetta in originale si chiama "Dolce in cocotte alle mele". La cocotte, dice la ricetta, è un classico recipiente della cucina francese, ovale o rotondo, a pareti spesse e dotato di coperchio, adatto anche alla cottura in forno. Ebbene, tra l'infinità di carabattole che riempiono i pensili della mia cucina, proprio non esiste una cocotte o nulla di assimilabile.
Per cui mi sono accontentata di una banalissima tortiera a cerniera che ho coperto con un ancor più banale coperchio da pentola.
Chissà... noi intanto ce la stiamo pian piano pappando tutta!
DOLCE MORBIDO ALLE MELE
4 mele (renette)
1 limone
4 uova
2 bicchieri di zucchero
3 bicchieri di farina
1 bicchiere di panna
1 bustina di lievito per dolci
burro per la tortiera
zucchero a velo
cannella
Sbucciate le mele, eliminate il torsolo con l'apposito attrezzo e affettatele allo spessore di 1/2 cm.
Irrorate le mele con il succo del limone.
In una ciotola montate con la frusta le uova con lo zucchero finché il composto diventa chiaro (io la prossima volta ridurrò la quantità di zucchero, a me è sembrata un tantino dolce). Incorporate la farina a pioggia, la panna ed infine il lievito (io ho aggiunto anche la scorza del limone grattuggiata e un pizzico di cannella, che nella ricetta originale non erano previsti).
Imburrate bene la tortiera, disponete le mele con cura e copritele con l'impasto.
Incoperchiate la tortiera e fate cuocere per 1 ora in forno già caldo a 190°, lasciatelo raffreddare senza togliere il coperchio e sevitelo dopo averlo cosparso di zucchero a velo!
Il risultato è un dolce (molto dolce) e morbidissimo.
note - come già detto secondo me andrebbe ridotto lo zucchero. Se, come me, non avete una cocotte, coprite con un coperchio o con la stagnola. Forse sarebbe meglio anteporre un foglio di carta forno, o imburrare per bene anche coperchio e/o stagnola (anche se in verità non si è attaccata, ritengo che il risultato potrebbe migliorare esteticamente).
Buon appetito!

giovedì 2 ottobre 2008

Continua la saga...

...delle creme&cremine "scalda-anima" per le cene dell'autunno.
Ad onor del vero è da un po' di tempo che vedo le zucche farmi l'occhiolino dal banco della frutta&verdura. Io ho un rapporto di amore/odio verso la zucca. La adoro, giuro, ma detesto tagliarla. Quando una zucca passa dalle mie grinfie, nella mia cucina sembra sia stato massacrato un povero diavolo.
Come un provetto serial killer di zucche diventa poi un'operazione assai impegnativa ripulire la cucina da questo efferato omicidio.
Ma ieri mi è arrivata la mia prima cassettina di frutta&verdura di BioMio. Avevo sentito parlare di un'iniziativa simile da Astrofiammante, ma per vari motivi non avevo ancora provato ad effettuare un ordine. Un po' perché d'estate c'è una ricca fornitura dell'orto dei nonni, ed inoltre perché comunque, per arrivare a Verona, la cassettina di BioExpress qualche kilometrino se lo doveva fare.
Ma quando ho scoperto, grazie ad un'amica, che a Pescantina c'è BioMio, ho subito provato a fare il mio primo ordine... e ieri è arrivata la mia prima cassettina!
Oltre 7 kg tra: mele, pere, uva, patate, carote, coste, cipolle, insalata gentile, spinacini e... una splendida zucca! Ah, c'erano pure 4 ovetti bio in omaggio e un simpatico ospite.
Oggi non ho resistito: crema di zucca! La "mia" crema di zucca mi piace arricchirla (oltre ad un filino di ottimo olio extravergine) talvolta con scaglie di mandorle: non pervenute in dispensa.
Ma la adoro anche in abbinamento all'Amarone (nel risotto) e ai formaggi affumicati.
E quindi? L'ho fatta così...
Ah... questa ricetta la dedico ad Annamaria (che è Unika di nome e di fatto), che mi ha segnalato questa iniziativa a cui vorrei partecipare.
CREMA DI ZUCCA
CON SEMI DI PAPAVERO E RICOTTA DEL CANSIGLIO

1 zucca da circa 1,5 kg
1 patata
1/2 cipolla
1/2 lt di brodo vegetale
semi di papavero
olio extravergine di oliva
sale&pepe

Affrontate con calma e sangue freddo la zucca, privatela della buccia, dei semi, e (se avete fretta come me) affettatela a scaglie sottili con la mandolina.
Pelate la patata e affettate anche questa con la mandolina.
In una pentola fate rosolare la cipolla sminuzzata in un filo d'olio e un cucchiaio d'acqua (io lo metto così rimane morbidina). Aggiungete la zucca e le patate, lasciate rosolare qualche istante, aggiungete il brodo vegetale e coprite con il coperchio.
Lasciate andare a fuoco basso finché la zucca e la patata non sono ben morbide (con le verdure affettate così sottili è sufficiente una mezzoretta).
Togliete dal fuoco, regolate di sale&pepe e passate con il minipimer.
Impiattate e condite con una cucchiaiata di ricotta del Cansiglio grattuggiata, una cucchiaiata di
semi di papavero ed un filo di olio di oliva.

Note - le dosi sono per 4 persone circa, io vado un po' ad occhio... se volete una crema un po' più liquida, aumentate la quantità di brodo vegetale)





Ah, non è finita.


Per le coccole spesso non basta una morbida e vellutata cremina. Ci vuole anche qualcosa di dolce.
Un altro abbinamento di sapori che mi delizia è quel meraviglioso connubio pere&cioccolato.
Tempo fa Sigrid aveva proposto delle crostatine invitantissime, che mi ripromettevo sempre di provare. Siccome le pere non erano di dimensioni omogenee, io ho provato a riprodurla con qualche variante.


CROSTATA PERE&CIOCCOLATO


BASE
200 gr farina 00
125 gr burro
75 gr zucchero a velo
25 gr nocciole tostate tritate
1 uovo
1 cucchiaio di cacao amaro
1 pizzico di sale


FARCITURA
4 piccole pere
1/2 stecca di vaniglia
1/2 bicchiere di rum
3 cucchiai di zucchero di canna


COPERTURA
150 gr di cioccolato fondente a 70%
75 gr di burro fuso
30 gr di zucchero di canna
2 uova intere
qualche nocciola per decorare


Preparate la base (sablé al cacao e nocciole): amalgamate il burro morbido con lo zucchero, aggiungete il sale, l’uovo e le nocciole tritate. Setacciate insieme farina e cacao e incorporate, omogeneo che sarà molto morbido (io pensavo fosse troppo morbido, ma va bene così!). Avvolgete con della pellicola e riponente in frigo (possibilmente per una notte).


Prima di cuocere la base, preparate il forno a 180°, tirate fuori dal frigo l’impasto e lasciatelo a temperatura ambiente per 10 minuti prima di stenderlo (Sigrid consiglia di stenderlo sulla carta da forno leggermente infarinata, infarinando anche il mattarello: seguite ciecamente le sue indicazioni) a 2-3 mm di spessore e rivestite uno stampo da crostata. Prima di infornate a vuoto, coprite la base con un disco di carta forno e con i fagioli secchi, lasciate in freezere 5' e poi cuocete le basi nel forno caldo per una decina di minuti.


Nel frattempo avrete già preparato le pere.
Sbucciatele, privatele del torsolo e affettatele sottili (circa 2/3 mm di spessore). In una padella antiaderente ponete le pere con lo zucchero, il rum e la 1/2 stecca di vaniglia aperta. Lasciate andare a fuoco vivace mescolando spessissimissimo, finché le pere non saranno morbide e il liquido completamente assente. Lasciate intiepidire.


Preparate la crema di cioccolato, fondendo a bagnomaria il cioccolato spezzettato.
Montate a parte le uova con lo zucchero, ed incorporatele al cioccolato fuso, aggiungete il burro fuso e mescolate fino ad ottenere una crema perfettamente omogenea


note - io avevo solo cioccolato al 70% in dispensa e devo dire che sono stata soddisfatta della consistenza della crema, anche usando due uova intere invece dell'uovo+3 tuorli proposti da Sigrid. Inoltre ho ridotto anche le dosi visto che la base era abbondante rispetto alla tortiera che ho usato: mi è avanzata infatti un po' di base che si è trasformata in stuzzichevoli biscottini.
Rush finale: adagiare con cura le pere sulla base della crostata, livellarle il più possibile. Versare sopra con cura la crema al cioccolato (facendo attenzione che non esca dal bordo), livellate con cura anche la superficie e (a piacere) decoratela con qualche nocciola.
Infornate a 180° per una ventina di minuti, lasciate raffreddare prima di servire.

Agevolo un dettaglio "interno". Purtroppo con la mia macchinetta/macinino non riesco a fare della foto decenti se non ho sufficiente luce naturale e, si sa, l'estate è ormai finita.


Dai, per stasera ho finito e me ne vado a nanna. Mi tengo stretto il meme inviato da Stella, perché vorrei farlo con calma. Intanto la ringrazio per il pensiero carinissssssimo!
'notte a tutti!


martedì 30 settembre 2008

Attenzione, annunciazione!

Mi preme segnalarvi questa iniziativa di Gì-Fiordisale... forza, datevi da fare e partecipate!
(datevi da fare? Oh, da che pulpito... io ho fornito solo una ricetta già pubblicata, che pigrona!)

Concorso Pesto 2008

Ciaooo... a presto!

martedì 23 settembre 2008

Una cenetta... Fastidiosa!


Complice la richiesta di Fastidiosa e ispirata dall'avvistamento di una Vichyssoise da Ciboulette, ma soprattutto grazie ai nonni che mi hanno lasciato in omaggio un paio di porri raccolti oggi nell'orto, stasera dopo una giornata piuttosto impegnativa e movimentata avevo bisogno sì di mangiare (solo un panino, benché ottimo, a pranzo... e niente merenda, neppure un caffé a metà pomeriggio!) ma in particolare necessitavo di qualcosa di caldo e avvolgente.
Perché, diciamolo pure, ero stufa del caldo afoso, ma sto freddino così improvviso che mi entra nelle vecchie ossa (neanche troppo di soppiatto) non me lo aspettavo proprio.
Una piatto caldo è quello che ci vuole anche per scaldare l'anima.
CREMA DI PORRI E PATATE SUPERFAST
(per chi torna dal lavoro e ha poco tempo per preparare la cena e tanto bisogno di una coccola calda)
2 piccoli porri
2 piccole patate
1 bicchiere di latte
Olio extravergine d’oliva
Grana Padano
Sale&Pepe
Erba cipollina

Pulite i porri, togliete la sfoglia più esterna e la parte verde. Con la mandolina tagliateli a rondelle sottilissime. Pelate le patate e grattuggiatele con la grattuggia a fori larghi,
Ponete porri e patate in un tegame con un cucchiaio di olio, passateli brevemente sul fuoco vivace (senza che prendano colore) regolate di sale (io uso questo che mi piace un bel po'), insaporite con l'erba cipollina tritata e aggiungete una tazzina di acqua calda. Coprite con il coperchio e lasciate andare a fuoco basso, girando spesso.
Quando le patate sono abbastanza morbide, aggiungere il latte, portate ad ebollizione e togliete dal fuoco. Passate il tutto al mixer, aggiungete il formaggio grattuggiato e servite caldo con un giro di buon olio extravergine e un pizzico di erba cipollina.
Anche una po' di pepe se vi piace!
Io, ad essere sincera, me lo sono proprio dimenticato... ho fatto una frettolosa foto, poi avevo una famona che al pepe non ci ho più pensato!
A piacere (e che piacere!): una bella dose di golosi crostini di pane spadellati con una noce di burro.
piesse - con queste dosi ho preparato la MIA cena, un po' abbondantina (un piattone e mezzo) ma con i crostini e il grana lo posso considerare un piatto unico!

lunedì 22 settembre 2008

IT'S TIME TO CELEBRATE!

Questo è un post speciale speciale, per celebrare un po' di cosine... prima di tutto la creatura che vedete ritratta qui sopra: la prima pagnotta con la pasta madre!
Diciamo pure che è stata un successone, sabato sera avevo ospiti a cena per una "serata crêpes" (sorry, niente foto... nemmeno il tempo di metterle in posa), e ho chiesto se volevano fare da cavie e assaggiare il pane.
Assaggiare? Mah, a dire il vero è proprio sparito del tutto.
Ringrazio per la ricetta (e l'appoggio morale) la mia guru della pasta madre, la gallinella Lo.
La splendida Lo, oltre ad incoraggiarmi a provare la mistica esperienza della pasta madre, mi ha fatto scoprire questo metodo di cottura "a forno freddo" che ha dato un risultato davvero strepitoso: sarà anche merito della tripla lievitazione, sarà grazie alla pasta madre, tant'è che questo pane ci è piaciuto un bel po'. Ma un bel po' tanto! Basti pensare che abbiamo tagliato un paio di fette per antipasto, con qualche stuzzichino e un vassoio di polpettine... e "ciacolando" ci siamo fatti fuori una pagnotta enorme... burp!
E ora è arrivato il momento di ringraziare cento, mille volte tutte le persone che in questi giorni mi hanno dedicato un premio. Come ho già detto a qualcuna, non so se davvero mi merito tutto questo! So che in questo periodo vi dedico poco tempo, ma la sera crollo dalla stanchezza (oh, mammamia... sarà il letargo?) e durante il giorno il tempo è tiranno!


Inizio in ordine sparso, e vi prego di segnalare eventuali inesattezze perchè anche i miei neuroni sono propensi all'imminente letargo!




FASTIDIOSA


ROBERTA e VERONICA

Ora spero mi vorranno perdonare tutti coloro che mi hanno consegnato questi premi ma... vi dico solo che ho iniziato a scrivere questo post alle 15.00 e ora sono quasi le 19.00.
Giuro, davvero non ho il tempo materiale per andare a copiare ed incollare tutti i regolamenti e spero davvero di non fare torto a nessuno (come già detto eventuali segnalazioni saranno il più prontamente possibile pubblicate).
Vi ringrazio davvero e di cuore, e vorrei lasciare un pezzettino di ciascuno di questi premi proprio a te che stai leggendo ora (sì, proprio tu... non strabuzzare gli occhi!), perché se merito la tua presenza e attenzione significa che in qualche modo fai parte di questa "combriccola" virtuale e voglio solo dirti che te ne sono grata!
Concludo con una ricettina che ogni tanto tiro fuori dal cilindro (spesso con varianti improvvisate come questa con aggiunta di anacardi che ho proposto sabato sera come stuzzichino pre-cena). Con queste polpettine magiche siamo riusciti (ok, ammettiamolo, con un pizzico di inganno) a far mangiare le zucchine ad un bambino che proprio non ne voleva sapere!
POLPETTE ZUCCHINE E ANACARDI
4 zucchine di medie dimensioni
1 uovo intero
100 gr circa di formaggi misti (parmigiano, scamorza, provola, pecorino...)
una manciata di anacardi
erba cipollina
pangrattato
olio extravergine
1/2 scalogno
sale&pepe
Lavate ed asciugate le zucchine, grattuggiatele con la grattuggia a fori medi (eh, spero di essermi spiegata: ho una grattuggia made in Ikea che ha i fori non troppo sottili, diciamo che il foro ha un diametro di circa 2 mm), ponetele nel wok con un cucchiaio di olio extravergine, una tazzina di acqua e 1/2 scalogno. Regolate di sale e lasciate andare a fuoco vivace, finché non rimarrà liquido.
Lasciate intiepidire.
In una ciotola mescolate l'uovo con le zucchine, il formaggio grattuggiato, gli anacardi pestati al mortaio, erba cipollina e aggiungete pian piano il pangrattato fino a raggiungere la consistenza giusta che vi consenta di formare agevolmente delle palline con le mani (senza appiccicare troppo).
Formate quindi delle palline di dimensioni omogenee, rotolatele allegramente nel pangrattato e cuocetele nel forno a 180° rigirandole spesso (io le metto in una pirofila a bordi alti, che agguanto con le presine e shackero ogni 5/10 minuti così le palline girano e si dorano per benino).
Ovviamente potete anche friggerle. Ovviamente sono mooooooolto più sfiziose!
Ottime come finger-food, si mangiano calde, tiepide, fredde... come più vi garba.
La mia sorellina, passata a salutare sabato pomeriggio appena rientrata da Pantelleria, mentre io preparavo la cena ne ha agguantate un po' al volo, ha rubacchiato anche una fetta di pane appena sfornato, ci ha salutati ed è andata a casa sua!
(oggi però ha ricambiato donandoci un po' di goloserie pantesche, tra cui la mia fornitura di capperi!)