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giovedì 30 luglio 2009

E pesto sia!

Che si sappia. Io AMO il pesto. Non da sempre, diciamo che è un amore nato in età matura (eh? Quale età matura?).
Da piccina mangiavo solo e rigorosamente pasta e riso in bianco, neanche il formaggio volevo. Solo con un filo di olio o una nocettina di burro. Guai a farmi vedere il pomodoro ("il sugo con le bucce") o peggio un minestrone ("la minestra con le bucce"). Ero schizzinosissima. Eppure sono cresciuta, e pian pianino ho imparato ad assaggiare e, ammettiamolo, ci ho preso pure gusto.
Da quando ho scoperto che quella salsina verde è così buona e profumata, nessuno mi ferma più. Ho provato il pesto quasi dappertutto (tranne che in torte, muffins & co.): pasta, pizza, torte salate, verdure. Confesso che quando lo preparo lo assaggio pure con il cucchiaino (devo controllare se è tutto a posto, no?).

Quando Sandra mi ha annunciato il contest (con deliziosi premi offerti da Palatifini) quasi saltellavo dalla gioia. E poi mi sono bloccata. Perché in questo periodo di astensione da formaggi non mi è concesso un pesto "vero". Con tutto il suo bel corredo di parmigiano e pecorino.


Oggi scade il termine e per celebrare l'iniziativa di Sandra le dedico questo post, anche se confesso che per cause di forza maggiore (ahimé) io ho utilizzato un fintopestovegan (che può essere sostituito naturlamente un pesto a tutti gli effetti!). Troverete la versione con e senza formaggi!

CROSTATA AI PEPERONI&PESTO

per la base:
200 gr di farina 0
100 gr di acqua calda
40 gr di olio extravergine di oliva
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di cremor tartaro

per la farcitura:
2 peperoni rossi belli carnosi
sale&pepe
olio extravergine di oliva
un barattolino di pesto*

*potete utilizzare quello già pronto


Arrostite i peperoni sulla piastra/griglia o, come facco io (grazie alla dritta di Marta), nel microonde funzione crisp: lavate e asciugate bene i peperoni, sistemateli sul piatto crisp e girateli ogni 5 minuti in modo che si arrostiscano in modo uniforme. Una volta cotti, chiudeteli in un sacchetto di carta (quello del pane va benissimo) e lasciateli 10/15 minuti chiusi per bene.
La buccia si staccherà facilmente. Pulite bene i peperoni privandoli dei semi e dei filamenti bianchi, e tagliateli a cubetti. Regolate di sale&pepe, conditeli con un filo di olio extravergine.

Portate la temperatura del forno a 175°, nel frattempo preparate l'impasto (è simile a questo, ma preparato con farina 0) mescolando rapidamente gli ingredienti, stendete l'impasto in una teglia da forno (diametro 22 cm circa), versate i peperoni sulla superficie della pasta lasciando un cm di bordo che si gonfierà leggermente in cottura. Cuocete in forno per circa 30 minuti.

Una volta sfornata la crostata lasciatela intiepidire, quindi guarnitela con il pesto e servitela.
Buona anche fredda, consiglio di lasciare a disposizione dei commensali una ciotolina a parte con un po' di pesto per chi gradisce arricchirla ulteriormente.


RISERVATO AI VEGANI, INTOLLERANTI O ALLERGICI AI LATTICINI/FORMAGGI:

Finché la vostra bella crostata è nel forno, potete prepare il pesto vegan.
Ingredienti:
50g di foglie di basilico fresco
25g di noci
25g di pinoli
1/2 spicchio di aglio
4 cucchiai circa di olio extravergine di oliva
1 cucchiaio di lievito alimentare in fiocchi

Ovviamente potete prepararlo anche con anticipo. Per prima cosa pulite delicatamente le foglie di basilico con una pezzuola umida. Evitate di lavarle se possibile! Sapete cosa faccio io? Quando la piantina è abbastanza rigogliosa per essere sacrificata, bagno la sera prima il pesto con lo spiànsin (ahahah, concedetemi un veronesismo. Lo spiànsin sarebbe lo spruzzino! ) in modo che sia il più possibile pulito. Poi il mattino taglio le cimette che di solito sono ben pulite (ocìo agli insetti, vanno comunque ispezionate con cura, vero?).
Ok, ora prepariamo il pesto (vegan). Io utilizzo un banalissimo minipimer (nel passato mi sono cimentata anche nell'utilizzo del mortaio, ora lo lascio ai puristi. Tanto si è capito che sono un' impostora: fintopesto vegan fatto col minipimer!)
Trito gli ingredienti nell'apposito bicchiere, azionando il minipimer poco per volta in modo che le lame non lo scaldino troppo e rimanga di un bel colore verde brillante. Se necessario aggiungo altro olio, a filo, finché non ottengo la cremosità che voglio.

Buon appetito!

domenica 19 luglio 2009

Sapore di sale... sapore di mare... sapore di sfida!

"Attenzione, attenzione... Signore e Signori, Ladies and Gentlemen, Mesdames et Messieurs, Damas y Caballeros... laGolosastra partecipa ad una sfida!"


C'era una volta (anzi, c'è ancora) laGolosastra, che un bel giorno riceve una mail da Deborah di Giallozafferano che la invita a partecipare ad una sfida.
LaGolosastra non ama molto le sfide, perché sogna di vincere e invece perde sempre. LaGolosastra in verità non ama molto le sfide perché sottosotto è pigra e a forza di pensare alla sfida va a finire che si dimentica di partecipare.
LaGolosastra non ama molto le sfide, perché
è convinta che le sue ricette non siano niente di speciale, sono cosine semplici che ama condividere con i golosastri e le golosastre suoi simili.

Ma questa volta la sfida ha un gusto diverso perché sa di salsedine, di cartocci golosamente divorati sotto l'ombrellone, con le spalle spelacchiate, bruciate dal sole e i capelli ancora gocciolanti di acqua di mare.

Per me questa sfida ha il suono ruspante della mazurka di periferia, di balere affollate di zanzare la sera mentre la mamma volteggia in pista con l'orchestra che suona musiche allegre e le bambine guardano con gli occhioni spalancati la cantante di lustrini vestita, di gettoni della sala giochi sprecati nella speranza che la maledetta ruspa finalmente mi restituisse una cascata di monetine tintinnanti (ovviamente non è mai successo e il titolare della sala giochi probabilmente ora viaggia su una fiammante Ferrari).

Quante estati di lunghe camminate sulla spiaggia al mattino quando c'è la secca, di piedi scottati dalla sabbia rovente di mezzogiorno per raggiungere l'ombrellone, di partitone di calcetto al baretto della spiaggia, di gelati mangiati dopo il bagno delle 4 del pomeriggio (vietatissimo entrare in acqua per tre ore dopo il pranzo neanche avessi mangiato cotechino e puré), di quintali di conchiglie raccolte dopo le giornate di maroso, di gite al largo con il pedalò, e sveglie prima dell'alba per andare in spiaggia con la felpa a vedere il sole sorgere sul mare, di amici con mille accenti diversi, di chiacchierate infinite sotto le stelle distesa sui lettini della spiaggia umidi, di litri di lacrime versate al rientro a casa, dell'emozione nell'attesa di sviluppare i rullini una volta tornata in città e poi le letterine scritte sulla carta da lettere di Snoopy, affrancate e spedite e le telefonate interurbane con i gettoni che scendono inesorabilmente.

E poi tornare l'anno dopo, stessa spiaggia stesso mare, e rivedere gli stessi amici, un po' cresciuti, un po' cambiati.


Sì, a questa sfida devo proprio partecipare. Questa sfida per me ha il sapore del crescione.

Il crescione è una specialità romagnola (in alcuni luoghi della Romagna è conosciuto come cassone) e non è altro che l'impasto della piadina che prima di essere cotto sul testo viene farcito a piacere e ripiegato a mò di calzone.
La similitudine con il nome dell'erba non è casuale. Pare infatti che in origine venisse farcito proprio con il crescione.

La Riviera Romagnola ha ospitato le mie vacanze fino alla maggiore età e il crescione è stato per anni IL pranzo sotto l'ombrellone (sostituito talvolta da un ruspante "panéto co la bòndola").

Anche ora che sono grandicella, sento la nostalgia delle spiagge romagnole e ogni anno cerco di concedermi un weekend di autentico amarcord.

A m’aracmand: non perdete mai occasione per parlare (e se possibile anche cucinare) con le donne romagnole. Ci sono sempre piccoli ma preziosi segreti da apprendere! Per esempio: è possibile anche gustarsi un'ottima piadina senza strutto (non me ne vogliano le azdore più attaccate alla tradizione).
Già da diversi anni a casa mia si prepara la piada all'olio, e quest'estate ho pure rinunciato al crescione pomodoro e mozzarella (il mio preferito) adeguando il ripieno alle mie nuove esigenze alimentari.
Il risultato è altrettanto goloso, ma più leggero!

PIADINA VEGAN

500 gr di farina
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva
1 pizzico di sale
1 pizzico di bicarbonato
1/2 cucchiaio di scorza di limone grattuggiata
acqua tiepida q. b.


Formate sul piano di lavoro una fontana con la farina setacciata con il bicarbonato e il sale, aggiungete l'olio e la scorza di limone grattuggiata. Mescolate insieme tutti gli ingredienti aggiungendo pian pianino l'acqua e lavorate con le mani rapidamente, fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico.
Lasciatelo riposare per un oretta in una ciotola coperta da un canovaccio umido.
Dividete l'impasto in otto palline.
Utilizzate per la cottura un'ottima padella di ghisa (meglio ancora un testo) mettendola a scaldare per benino sul fuoco. Tenete a portata di mano una forchetta e una paletta per girare la piada in cottura.
Stendete con il mattarello una pallina per volta formando un disco sottile, ponetela a cuocere sul testo rovente forando le bolle che si formeranno con i rebbi della forchetta. Dopo un minutino scarso (tenete d'occhio la superficie inferiore alzandola con la paletta, almeno finché non "prendete la mano") giratela e completate la cottura sull'altro lato.
La piadina si può farcire a piacere (basta usare la fantasia).
Tra le più diffuse golosità: squacquerone e rucola (oddio che buono!) o il classico prosciutto crudo.

Se invece volete provare l'emozione di papparvi un fantastico crescione, procedete in questo modo: una volta steso l'impasto, farcitelo a piacere. Piegate a metà, sigillate i bordi con una rotella o i rebbi della forchetta, quindi ponetelo a cuocere sulla piastra ben calda.
Girate dopo un minutino (anche per la cottura del crescione controllate, sollevandolo delicatamente con la paletta) e cuocete per benino anche l'altro lato. Infine mettetelo "in piedi", ovvero con il lato dritto appoggiato alla piastra (immaginate il sole che sorge all'orizzonte, visto dalle spiagge romagnole) e terminate la cottura.
Potete farcirlo con pomodoro e mozzarella (preparate il pomodoro scottato e pelato con anticipo, mescolatelo con la mozzarella a pezzetti, conditelo con sale, pepe e basilico e lasciatelo sgocciolare per benino, anche per tutto il pomeriggio. Prima di farcire il crescione aggiungete un filino ino ino di olio extravergine), con melanzane e funghi, ricotta e spianci, con la salsiccia... insomma usate la fantasia e assecondate il vostro istinto goloso.
Il mio ripieno vegan: un pugnetto di erbette miste (spinaci & bietole, in questo caso, lessate e ripassate in padella con un filo di olio extravergine di oliva e mezzo spicchietto d'aglio), un cucchiaio di mandorle tritate, un cucchiaio di lievito alimentare in fiocchi.

NOTE - Attenzione! Potrebbero aprirsi in cottura: ci vuole un po' di allenamento per farcirli con il giusto quantitativo di ripieno, che non sia troppo umido, serve un po' di attenzione nel momento della chiusura (cacciate fuori tutta l'aria in modo che non si creino bolle all'interno) e cautela nel girarli durante la cottura. E non preoccupatevi, anche qui vale la buona regola: sbagliando si impara!


piesse - credo sia il post più lungo della storia del blog! Spero nessuno si sia abbioccato...


domenica 1 marzo 2009

Two gust is megl che uan!


Diceva il saggio Accorsi ai suoi esordi. Non aveva tutti i torti e io ve lo dimostrerò.
Ieri ho accompagnato la mia mamota ad un corso di cucina per non vedenti, una splendida iniziativa promossa dall'Unione Italiana Ciechi di Verona in collaborazione con l'istituto professionale Alberghiero di Verona, "Angelo Berti".

La mia presenza è in veste di accompagnatrice però siccome sono terribilmente rompiscatole, ogni tanto ci metto il naso! Durante l'incontro di ieri abbiamo preparato la pasta brisée (e quindi delle mini-quiche) e la trota (aiuto, che impressione...).
E ho pensato che per colpa della mia passione sfrenata per la base di Stella di Sale, era da molto tempo che non utilizzavo la brisée.
Più brisée per tutti! La brisée è facile da fare, sfiziosa e soprattutto versatile (si presta a mille abbinamenti, salati e dolci).
Sono la solita esagerata e, presa dall'entusiasmo, ho impastato troppa brisée. Doveva solo trasformarsi in un tortina salata per pranzo, e poi che è successo?
Ora ve lo racconto.

QUICHE SPINACI E BRIE
per la base - pasta brisée:
100 gr di farina 00
50 gr di burro
30 gr di acqua freddissima
1 pizzico di sale

per la farcitura:
100 ml di panna fresca
2 uova
300 gr di spinaci surgelati
1 pezzettino di cipolla
1 filo di olio extravergine di oliva
100 gr di brie
sale&pepe
erba cipollina

Preparate la pasta brisé impastando velocemente con le mani la farina con un pizzichino di sale, il burro freddissimo a pezzettini, aggiungendo poco per volta l'acqua freddissima.
Lavoratela in fretta fino a formare un impastico sodo ed elastico. Avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare nel frigo per un'oretta (potete prepararla, meglio ancora, il giorno prima).
Nel frattempo preparate il ripieno: lessate gli spinaci (io li cucino nel microonde in un contenitore fattaposta), scolateli per benino e passateli in padella con la cipolla e un filo di olio extravergine finché si saranno asciugati. Regolate di sale.
In una ciotola montare con la frusta le uova, aggiungere la panna continuando a mescolare energicamente. Regolate di sale e pepe (con cautela, ricordatevi che poi ci va il brie che è ben saporito!).
Aggiungete alla crema gli spinaci tritati.
Accendete il forno a 175°.
Stendete la pasta brisé con il mattarello e foderate uno stampo diametro 22 cm, compresi i bordi.
Versate il composto sulla base, aggiungete il brie a tocchetti (tenetelo distante qualche cm dal bordo) affondandolo leggermente nella farcitura.
Infornate per una mezzoretta circa.
Lasciate intiepidire e servite!


C'è da dire, però, che avevo preparato il doppio dell'impasto (con 200 gr di farina). La pallotta avanzata l'ho parcheggiata nel frigo.
Poi, dopo pranzo, visto il tempo insulso che non invitava di certo ad uscire, visto che mi serviva un alibi per non affrontare la biancheria da stirare, mi sono inventata di preparare un dolce per merenda. Così potevo far fuori anche la brisé avanzata! Ne è uscito un mix tra il flan provenzale e la torta alsaziana. Ma con un profumino di agrumi...
E siccome non c'è due senza tre (e siccome la Golosastra è una pasticciona), c'è anche un bonus extra. Possiamo dire senza incertezza alcuna che "Tree gust is megl che uan!"

FLAN AL PROFUMO DI AGRUMI
per la base:
pasta brisé (vedi sopra ricetta della quiche)

per la farcitura:
200 ml di panna fresca
100 gr di zucchero
2 uova
1/2 stecca di vaniglia
la scorza di un limone
polvere d'arancia
zucchero a velo

Preparate la brisée come indicato per la quiche. Potete anche utilizzare questa ricetta, un po' più dolce (eventualmente riducete lo zucchero della farcitura). Quando ha terminato il suo meritato riposo nel frigo, stendetela con il mattarello e foderate uno stampo (io ho utilizzato sempre lo stampo piccino da 22 cm), se avanza un pezzettino di pasta consevatelo per ricavare le strisce con cui decorare la crostata.
Ricoprite la base di brisée con un disco di carta forno tagliato "su misura", riempite di fagioli secchi e infornate a 175° per una ventina di minuti.
Nel frattempo preparate la crema per la farcitura: montate le uova con lo zucchero (ricordate, le uova a temperatura ambiente!) aggiungete la panna, anch'essa a temperatura ambiente, i semini di mezza stecca di vaniglia, la scorza di un limone grattuggiata e la scorza di un'arancia (agrumi bio, comuque non trattati!).
Io ho aggiunto la polvere d'arancia preparata secondo le istruzioni di Cavoletto.
Il composto andrà versato sulla base che nel frattempo avrete pre-cotto nel forno, decorato con le strisce ritagliate (appoggiatele con delicatezza a formare delle losanghe), spolverizzato con poco zucchero a velo e nuovamente infornato per almeno un'altra mezzora, finché il ripieno sarà completamente rappreso.
Una volta sfornata, lasciar raffreddare (una volta che si è intiepidita meglio sformarla e raffreddare su apposita griglia).

Bonus extra, ovvero come la Golosastra ti rigira la frittata: combina un pasticcio e si inventa un dolcetto!
Allora, confesso, ho sbagliato (ahahah, tanto per cambiare) e ho fatto delle considerazioni proprio del tutto sconsiderate. Dalla ricetta della torta Alsaziana ho visto che ci andava la crema preparata con 200 ml di panna. La testolina mia ha pensato "visto che non ci metto le mele, raddoppio la dose di crema, così viene una crostata goloserrima". Peccato che ho steso la brisée nello stampo piccolo, quindi tutta quella crema non ci stava neanche con un miracolo.
Cosa potevo inventarmi per sfruttare tutta questa cremina agrumosa?


MINIBUDINI AL PROFUMO DI LIMONE E ARANCIA
200 ml di panna fresca
100 gr di zucchero
2 uova
2 cucchiai di amido di mais
1/2 stecca di vaniglia
la scorza di un limone
polvere d'arancia
mandorle a scaglie

Ovviamente la cremina va preparata come quella sopra, ho semplicemente aggiunto un paio di cucchiaiate abbondanti di amido di mais, con calma e sempre mescolando con le fruste elettriche per evitare eventuali grumi.
Ho suddiviso il composto negli stampini in silicone per 6 muffins, riempiti nemmeno a metà dell'altezza totale, ho distribuito poche scaglie di mandorle in superficie ed infornato a bagnomaria per una mezzoretta, finché si sono completamente addensati.
Niente male, davvero.
Non so se in effetti si possano definire budini, ma non saprei come altro chiamarli!

domenica 18 gennaio 2009

Farina del mio sacco!

"Farina del mio sacco" è una qualità di farina che ho addocchiato al mio (e di Marta) primo incontro del corso di Pasticceria e che mi ha fatto morire dal ridere. Non è uno scherzo, hanno dato davvero un nome del genere ad una farina!
Eh, sì, avete capito bene: Corso di Pasticceria! Io e Marta ci siamo lanciate in questa miniavventura (sono solo due incontri) nella speranza di carpire i segreti e i trucchetti di mille golosità. Ai post(eri) che verranno l'ardua sentenza.
Intanto posso dire di essermi divertita, nonostante il mio pancino sia stato in tumulto per tutta la settimana (maledette influenze!) e di conseguenza la prospettiva di assaggini di cremine&co. non mi entusiasmasse particolarmente. Pasticciare in compagnia, devo ammettere, mi è piaciuto molto. Ho usato anche il Kitchen Aid: sì sììì sììììììììì, era bellissimo, biancobianco come gli albumi montati a neve!
PSSST... Qualora vi fosse un benefattore in ascolto (vabbé, in lettura) : OK, mi piace anche bianco. Di più verde, ma anche arancione. Non è male anche alluminio e il rosso è molto ciliegioso.
Dopo le doverose presentazioni, una premessa sulle tipologie di farina e la descrizione di ciò che avremmo preparato durante il primo incontro, poi ci siamo lanciate in cucina a pastrocciare, con i nostri bei grembiulini bordeaux e la cuffietta bianca (!!!).
Prima di andare a casa, brindisi con un bicchierino di Durello e poi pizza e focaccia per tutti con un bicchiere di birra (ovviamente io non ho mangiato e ho bevuto acqua... sgrunt!).
Mercoledì prossimo il secondo e ultimo incontro, che spero di affrontare nel pieno delle mie energie perchè voglio preparare la pasta sfoglia, e soprattutto voglio godermelo un po' di più!

Dopo una settimana di patate al vapore & riso bollito, innaffiati da un aromatico finocchietto DOCG, oggi mi sono un po' più lasciata andare e a pranzo... pizza per tutti!
Oltre alla "solita" pizza al piatto che non è farina del mio sacco (ricetta di Adriano, as usual) ma ormai è diventata un must con obbligatoria cadenza settimanale, sta entrando nelle abitudini anche la focaccia croccante di Adriano, che dopo un primo incerto tentativo e un seguito più incoraggiante, è entrata a far parte delle abitudini di casa ed è sempre molto molto apprezzata anche nella variante alle patate che vi illustrerò di seguito. La sperimentazione con le patate (so che la patatara per antonomasia apprezzerà) è nata dal tentativo di imitare la schiaccia di Marina di Grosseto, che golosamente divoravo quasi ogni giorno durante le mie vacanze al mare!

FOCACCIA CROCCANTE ALLE PATATE

per l'impasto (una placca da forno):
175 gr farina Manitoba
175 gr farina di semola rimacinata
280 gr acqua
13 gr olio extravergine di oliva
8 gr sale
4 gr lievito fresco

per il condimento:
3 patate medie
sale di Cervia (o fiordisale)
olio extravergine di oliva
erba cipollina (o rosmarino)

Se disponete di un'impastatrice, seguite le indicazioni di Adriano
Io (visto che Babbo Natale non ha ricevuto la mia letteria, maledetti servizi postali!) ho provato a sfruttare le potenzialità della funzione "solo impasto" della macchina del pane. Vi spiego di seguito come procedo.
Primo step: sciolgo il lievito in 125 gr di acqua tiepida, aggiungo 125 gr di farina manitoba, mescolo e lascio riposare per un'oretta e mezza (deve raddoppiare di volume).
Quindi metto il primo impasto nella ciotola della macchina del pane, aggiungo l’acqua rimanente e poco più della metà delle farine, miscelate, che restano e avvio il programma "solo impasto".
Dopo un paio di minuti apro il coperchio (nella mia si può fare, non so se tutte le mdp sia assomigliano) aggiungo il sale, poi di seguito il resto delle farine e quando si è tutto amalgamato aggiungo l'olio a filo. Quando la macchina ha finito di impastare (e si prepara per far lievitare l'impasto) io la spengo, mi piglio il mio impasto e lo metto in una pirofila leggermente infarinata con la semola e copro con una ciotolona di vetro.
Dopo un'oretta, prendo l'impasto e dò la piegatura a 3 (spiegata qui da Adriano), copro di nuovo con il ciotolone per un altro quarto d'ora (a volte anche di più perchè me la dimentico...) .
Nel frattempo preparo la placca del forno ben oliata e quando è il momento stendo la pasta tirandola con delicatezza per non schiacciare le bollicine (no mattarello, no schiacciare con le dita... sperimentate e troverete la vostra strada! Io subito non avevo capito come fare, ora è una passeggiata!).
Oggi ho saltato a pié pari il passaggio in frigo, ho solo coperto la teglia con uno strofinaccio un po' umido e l'ho lasciata sopra al piano cottura mentre portavo il forno sottostante alla massima temperatura.
Ho pulito, pelato, lavato e asciugato tre patate di medie dimensioni, le ho affettate sottilissimissime con la mandolina e le ho messe in ammollo in acqua calda salata.
Al momento di infornare, ho steso le patate (senza asciugarle così rimangono più umide e non si seccano troppo nel forno) in modo uniforme sulla superficie della focaccia.
Un filo di olio e poco sale (io non ho fior di sale, uso il sale di Cervia), un pizzico di erba cipollina (di solito metto il rosmarino, ma oggi pioveva e non mi andava di andare fuori al freddo a tagliarlo...) e via nel forno, una decina di minuti nella parte bassissima, poi in nella parte alta così si dorano per benino le patate.

Attenzione, è pericolosissima. Io soffro di una preoccupante dipendenza da focaccia alle patate.

venerdì 12 settembre 2008

I crackerini della gallinella

Ebbene sì, ho (finalmente?) ceduto alla tentazione di affrontare l'inesplorato mondo della Pasta Madre. Da tempo immemore guardo qua e là sui vari blogs e/o siti papparecci, e mi incuriosisco, e mi spavento anche (perché temo di dimenticarmela e lasciarla morire... che tragedia!) e quindi rimando all'infinito la grande prova.
Mercoledì ho avuto un raptus di follia e zacchete, ci ho provato. Questo misterioso blob che vive nella mia ciotolona di vetro pare davvero un essere vivente (confesso che questa mattina sono stata sul punto di dargli il buongiorno, ma mi sono trattenuta. A proposito, ci sono prove che parlando con la pasta madre questa dia migliori risultati, tipo con le piante?).
Ho iniziato pigliando una ricetta a caso (caspita, ce ne sono milleottocentonovantadue differenti), letta qui. E oggi, come da regolamento, ho fatto il primo rinfresco.
Ho letto da qualche parte (e qui mi cogliete impreparata, perché proprio non so citare la fonte) che con il pezzetto di pasta madre avanzato dal primo rinfresco è meglio non fare il pane, meglio preparare grissini o crackers. Crackers! Yessssssssssssss!
Sono andata a ripescare la ricettina della mia gallinella preferita, e ho preparato questi crackerini con i semini di Ajwain (che mi ha fatto ri-scoprire Elena/ComidaDeMama)...
Non chiedetemi di assaggiarne uno. Sono spariti (qualcuno, assaggiandoli, ha detto: ma che strano origano hai usato?) nonostante la diffidenza verso questi strani semini.


CRACKERS ALL'AJWAIN (minivariante della ricettina di Lo)
da 150 gr a 300 gr di pasta madre (io ne ho utilizzata 200 gr)
5 cucchiai di olio extravergine di oliva
250 gr di farina 0
120 gr di acqua
2 cucchiaini di sale (di Cervia)
una manciata di Ajwain

Aggiungete un cucchiaino di sale alla farina, mescolate e disponete a fontana.
Mettete al centro la pasta madre a pezzettini, aggiungete l'olioextravergine e l'ajwain, aggiungete quindi l'acqua poco per volta e impastate a lungo: l'impasto dovrà risultare morbido e un po' appiccicoso.
Formate una palla e lasciatela lievitare in un luogo tiepido e lasciamolo lì per almeno 3 o 4 ore. Portate la temperatura del forno a 190°, stendete la pasta in uno strato sottile e tagliatela a quadratini con la rotella.
Disponete i crackers sulla placca del forno, pennellate di olio extravergine e spolverizzate con un cucchiaino di sale di Cervia.
Cuocete per circa 15' finché risulteranno ben dorati.

venerdì 1 agosto 2008

La focaccia croccante di Adriano

Confesso di essermi lasciata ingannare dalle apparenze. Visto che al mio risveglio, ieri, un bel temporalone aveva rinfrescato l'aria, ho pensato che finalmente fosse arrivato il momento di sperimentare una delle mille golosità proposte dal Guru Adriano: la Focaccia Croccante!
Ho impastato la prima parte ieri mattina con il finto freschino che entrava dalla finestra della cucina, ho lasciato il composto parcheggiato finché sono stata al lavoro e...
non vi dico ieri pomeriggio ad impastare a manina (benedetta Kitchen Aid, mannaggialamiseriaccia come la vorrei in questi momenti) senza capire bene alcuni passaggi. Per esempio cosa vuol dire "incordatura"??? Io ho aggiunto l'olio poco per volta, ma non sapevo come caspita fare per non perderla!
Insomma, ho impastato per dieci minuti buoni e poi, credendo di aver raggiunto il risultato di un impasto dalla trama liscia e setosa, l'ho coperto e ho abbandonato la mia fascetta di spugna Panatta-style per concedermi una meritatissima doccia!
Altro dubbio: come si fa a stendere l'impasto sul piano infarinato "facendo attenzione a non schiacciare la pasta"? Come faccio a stenderlo senza schiacciarlo? Ho provato con parole magiche, ho provato con simil-tecniche di telecinesi, ma non funzionava.
Quindi alla fine temo di averla schiaccicchiata un tantino, infatti l'alveolatura NON è come quella di Adriano (agevolo dettaglio).

Nonostante tutto due teglie di focaccia sono svanite nei nostri pancini affamati, da sola la Pepi ne ha mangiato 3 bei quadratoni (ehem... uno farcito di scamorza bianca, prosciutto cotto, guacamole e tortilla chips. Un'autentica gourmande) e la mia mamma è (casualmente) passata a fare un salutino dopo cena, giusto per sentire com'era venuta la focaccia se ne è fatta fuori un pezzettino (e poi due, e poi tre), si è pappata una fetta di torta yogurt-pesche e per finire ha portato via un sacchettino con tre quadratoni di focaccia "così ti dico come rimane il giorno dopo!".

Tentativo da ripetere. Nel frattempo magari arriva dal cielo una Kitchen Aid (verde mela, grazie!). Ah, a proposito... l'altro pomeriggio alla Metro per la prima volta ne ho toccata una VERA (ok, era bianca ma mi accontento). Ero emozionatissima, come una bambina che vede nel negozio il suo giocattolo più ambito. Mi hanno presa per pazza.

domenica 15 giugno 2008

Evviva la pizza!

Chi mi conosce sa quanto io adori alla follia la pizza, me la mangerei anche a colazione.
Non scherzo! In passato l'ho già fatto. Ricordo per esempio le colazioni all'Abetone, al Lupo Bianco, prima di iniziare la giornata sulla neve: gli altri pocciavano la brioche nel cappuccino, io mi mangiavo un paio di strepitose pizzette con una spremuta d'arancia. Pronti, via!
Per dirla tutta, io sono golosissima non solo di pizza ma pure di pane, focaccia e affini. Ma la pizza "vera", quella tonda della pizzeria, cotta nel forno a legna... è per me la numero uno.
Forse anche perché non è (generalmente) una di quelle pietanze che puoi imitare a casa. Faccio spesso la pizza a casa, ma non mi soddisfa come la tonda.
Da un po' di tempo leggevo "quaellà" nei vari blog la tecnica di impasto con il poolish. Che diavoleria mai sarà? Le prime volte che leggevo questo termine la mia mente viaggiava tra immagini di paste lucidanti per la carrozzeria dell'auto, smalto per le unghie, lucido per scarpe e altre amenità affatto appetitose.
Ma quella O in più fa la differenza.
La mia mamota ieri mi aveva chiesto la pizza per il pranzo di oggi. E ho fatto l'esperimento.

Non ho MAI MAI MAI fatto una pizza così buona. Leggera, fragrante, sottile sottile ma con un bel bordino ciccettino (fuori scrocchiarello, dentro morbidino).

Ringrazio, tra i tanti che postano ricette con il poolish, in particolare Adriano (io ho seguito le sue indicazioni, dimezzando le dosi). Ora VOGLIO un forno a legna. No, dai mi basta una pietra refrattaria. O una piastrella del bagno? Su questo attendo lumi da Adriano in merito all'utilizzo della mattonella in gres.

Con le dosi dimezzate ho ottenuto 4 bei panetti, da cui ho preparato 2 semplici pizze margherita, una pizza pomodoro, mozzarella e melanzane grigliate e una pizza "vegetariana" con pomodoro e mozzarella e verdure grigliate (melanzane, zucchine e peperoni gialli).

Doverosamente confesso di aver saltato il passaggio dei panetti in frigo (credevo fosse solo un modo per conservarli fino al momento dell'utilizzo), poi ho letto tra i commenti al post di Adriano che si tratta invece di un passaggio fondamentale perché consente la maturazione dell'impasto. Anche se non so bene che significa, la prossima volta sarò rigorosissima.

Inoltre confesso che rifarei la pizza anche per domani... ma la d***a prosegue, non si può sgarrare ancora!

piesse - devo trovare un vangelo che mi spieghi tutte le menate sulla forza dei vari tipi di farina. Quando leggo alcuni blog e/o siti di esperti panificatori il mio unico neurone va in panne!

sabato 3 maggio 2008

Buongiorno!

Ma, per voi, qual'è il modo ideale di iniziare la giornata?
E se fosse il profumino di briochine appena sfornate che aleggia per le stanze della vostra casa?
La ricettina la trovate da Nightyfairy (per chi come me impasta a mano) oppure da Moscerino (se disponete della comodità di mezzo meccanico che impasta per voi).
Io ho impastato ieri sera verso le 19.30 mentre aspettavo gli ospiti per cena, le ho lasciate lievitare fino alle 21.30 circa (ho sfruttato il tepore del forno spento ancora tiepidino, il volume è raddoppiato in un baleno). Quindi ho steso la pasta, formato i croissant disponendoli sulla placca del forno, li ho coperti con un canovaccio umido e li ho lasciati a fare le nanne fino a questa mattina.
Dopo una notte di sogni terribili con brioche tristissime che non lievitavano, con mostruose brioche che si gonfiavano a dismisura uscendo dal forno, di brioche misteriosamente scomparse dalla teglia... alle 6.30 mi sono alzata (le brioche c'erano ancora, evviva, ed erano ben lievitate!), ho acceso il forno, ho spennellato le brioche con il tuorlo e lo zucchero di canna e mi sono fatta un paio di cruciverba. Poi, una volta sfornate me ne sono tornata a nanna.
Forse è più salutare dormire sonni tranquilli e andare da Tomasi a fare colazione? Tra l'altro ho addocchiato una nuova treccina alle noci pecan e sciroppo d'acero che mi fa moooolta gola!

Ma tornando a ieri sera: ho preparato per cena un assortimento di focaccia pugliese, che io adoro.

Vi passo la ricetta, poi per farcirla affidatevi alla vostra fantasia.
Una l'ho preparata con pomodorini e olive nere (credo sia la Barese classica), una con cipolla, una con pomodorini, zucchine e carciofini e l'ultima semplicemente con olio, sale e rosmarino.I suoceri sono arrivati con scorte di alimenti vari, tra cui una mozzarellona di Bufala che se ne è andata insieme alla focaccia.

FOCACCIA PUGLIESE - impasto base

1 kg di farina manitoba
500 gr di patate
1 cubetto e 1/2 di lievito di birra
acqua tiepida
olio extravergine d'oliva
sale

Lessate le patate (io preferisco cucinarle al vapore) e schiacciarle per bene.
Lasciatele raffreddare e impastatele con la farina, il lievito sbriciolato, cinque cucchiai di olio evo, l'acqua (io conservo quella di cottura delle patate) e un cucchiaio di sale: l'impasto vi risulterà più morbido e appiccicoso di quello per la pizza.
Preparate le teglie (di solito con 1 kg di farina faccio 4 teglie di focaccia, potete ovviamente dimezzare le dosi).
Ungete la teglia e stendere l'impasto con le mani. Vietato economizzare con l'olio, se siete a dieta scegliete un'altra ricetta!
Coprite bene con un canovaccio e lasciate lievitare a lungo in luogo tiepido.
Farcite a piacere e infornate in forno già caldo (io lo porto a 250°, inforno e abbasso la temperatura a 225° circa, per una mezzoretta. Su un ripiano del forno metto una bacinella in acciaio con acqua per mantenere l'umidità).

Suggerimenti per la farcitura:
Io preparo gli ingredienti (pomodorini, la cipolla affettata, le zucchine) in ciotoline già puliti e tagliati e conditi con olio extravergine, sale pepe e origano. Li lascio marinare così per un'oretta e poi condisco la focaccia anche con il loro liquido.
Dal mio pusher di focaccia pugliese ci sono mille farciture differenti, oltre alla classica barese:
-verdure grigliate miste
-melanzane fritte, pomodoro e scamorza bianca
-patate, stracchino e crema di basilico
-barese classica tagliata e imbottita con burrata e prosciutto crudo
etc. etc. (ogni tanto si inventa qualcosa di nuovo!)

martedì 15 aprile 2008

la merendona del martedì

A pranzo, GIURO, ho mangiato solo frutta (una vaschetta di fragole e una banana).
Ma a merenda...

Giustificata dal fatto che di solito il martedì alle 20.00 inizio IL corso, consumo una cenetta frugale un'oretta prima, altrimenti per colpa di Mirco che tiene le lucine tenui tenui (e ci fa esercitare con gli sbadigli!) mi viene un abbiocco micidiale.
Oggi ho rubacchiato un po' di pasta di pane e mi sono fatta questa supermerendona che è anche la mia cena: calzoni farciti con i pomodorini freschi, la mozzarella e le olive verdi (essendo l'azione un pochino premeditata, avevo già lavato i pomodorini, tagliati e conditi con la mozzarella e le olive, un paio di foglie di basilico, sale. Ho lasciato sgocciolare il tutto prima di farcire i calzoncini...)

Vado a prepararmi e scaaaaaaaaaaaaaaappooooooooooooooooo!

venerdì 28 marzo 2008

La cena per la mia Principessa

Oggi Stefania ha espressamente richiesto le zucchine gratinate, et voilà... ogni suo desiderio è un ordine. No, dai, non proprio tutti. Ma se si tratta di zucchine, vale la pena di soddisfare la sua richiesta visto che ne vado pazza anch'io.
Ahimé, anche questa è una pietanza che preparo "a ocio" (e infatti ogni volta sono diverse).

Prendete un numero imprecisato di zucchine, possibilmente di dimensioni pressoché uguali.
Lavatele e asciugatele con cura, spuntatele e tagliatele esattamente (?) a metà per il lungo.
Quindi scavatele con un piccolo coltello, lasciandone uno strato di qualche millimetro.
Tritate finissimissimamente la polpa (potete usare il minipimer per velocizzare il tutto) e aggiungete la scamorza bianca, la scamorza affumicata, una presa di sale, una manciata di pangrattato, maggiorana (o erba cipollina, o altra erba aromatica di vostro gradimento) e un filino di olio evo.
Distribuite equamente il composto ottenuto all'interno delle cavità delle zucchine.
Infornate a 150° per 40/45 minuti, se necessario usate il grill per formare un'interessantissima crosticina (slurp!).

Work in progress:
in forno - una teglia di farinata che sta cuocendo... se riesco posto foto e ricetta, più probabile la ricetta senza foto perchè va mangiata bella calda e poi non ne avanza neppure una briciola
nella macchina del pane - una pagnottona alle noci, fra un quarto d'ora si sforna.

Buona cena a tutti!
note del giorno dopo (sabato 29.03.08) - la farinata alla fine è avanzata eccome, le zucchine idem. Stefania non aveva voglia di cenare (e dopo quasi 5 anni ho imparato a rispettare queste richieste). Infatti, ha la febbre.

martedì 4 marzo 2008

Hanno organizzato un picnic...

...e io A-D-O-R-O i picnic.

E, per una combinazione di eventi, avevo già impastato un mezzochiletto di farina per preparare una focaccia per stasera.
Poi in mattinata ho curiosato sul blog di ComidaDeMama e... cosa ho visto??? Un picnic virtuale, una deliziosa iniziativa di Cannelle! E una sua frittata di asparagi selvatici che è semplicemente una meraviglia!

Ma... posso venire anch'io?

Beh, oggi non sarebbe (almeno qui a Verona) la giornata ideale per stendere la tovaglia a quadretti sul prato, ma mi piace un sacco l'idea di partecipare ad un picnic virtuale, dove (proprio come in quelli veri) ognuno porta qualcosa.

Io ho la mia personale Focaccia da picnic che spesso e volentieri propongo in occasione di piacevoli scampagnate... e non solo, nel senso che quando ne ho voglia la cucino anche senza la scusa del pic-nic.
L'ho appena sfornata, c'è un profumino per la casa... (ok, sono sincera... mentre la tagliavo per fare le foto, orrende come sempre, ne ho mangiato un pezzettino, non ho resistito).
Le dosi sono puramente indicative, nel senso che di solito la farcisco "a ocio"...


LA FOCACCIA DELLA CRI

500 gr di farina (oggi ho usato questa che contiene già lievito di pasta madre)
300 cc circa di acqua
olio extravergine di oliva
2 "palle" di spinaci (o erbette) già lessati
200 gr circa di Monte Veronese
sale

Questa mattina alle ore 7.30, prima di andare al lavoro, ho impastato la farina con l'acqua, un cucchiaino di sale e un paio di cucchiai di olio.
Ho lasciato la pasta in un ciotolone, ben coperta con un canovaccio leggermente umido e al calduccio sotto una coperta, a lievitare fino alle 14.30 circa.
Ho ripreso la pasta lievitata e poi l'ho stesa piuttosto sottile con l'aiuto del mattarello, ampia circa il doppio della misura della placca del mio forno.
Ho saltato in padella gli spinaci con un filino di olio e uno spicchio d'aglio (poi rimosso) e ho tagliato a tocchetti il Monte Veronese.
Ho farcito la focaccia distribuendo su metà della pasta gli spinaci e il Monte, ho aggiunto un filo d'olio e ho chiuso la focaccia, sigillando bene i bordi. L'ho rimessa al calduccio coperta con il canovaccio per lasciarla lievitare un'altra oretta.
Ho acceso il forno a 250°.
Prima di infornare ho spennellato la superficie con poco olio extravergine, e una volta infornata ho portato la temperatura a 220° gradi circa, lasciandola cuocere per circa 20/25'.
Una volta sfornata, l'ho lasciata raffreddare sulla griglia, coperta con il fedele canovaccio.

note: credo che andrò a mangiarne un altro pezzettino...