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martedì 2 febbraio 2010

HUMMUS DI CECI


ORIGANO FRESCO, inserito originariamente da LaGolosastra.

Una persona sana di mente per il compleanno pensa ad una bella torta, con i bigné, la panna, le meringhette, le candeline... laGolosastra che ha una mente un po' contorta cosa può postare il giorno del suo 2°blogcompleanno?  Hummus di ceci? OhMyGod!
Scorrendo le ricette finora postate mi sono accorta che non ho mai pubblicato un hummus, una spalmevolezza cremosa che adoro! Se in dispensa avete una latta di ceci lessati lo preparate in un nanosecondo!
Ho letto tante versioni simili ma con piccole varianti (qualcuno aggiunge pure la cipolla, chi mette il cumino, altri il coriandolo).
Io lo preparo in maniera molto molto semplice:

250 gr di ceci lessati
succo di un limone
2 cucchiai di tahin chiaro
2 cucchiai di olio
1 spicchio d'aglio
paprika (se piace anche cumino in polvere)
sale&pepe
(prezzemolo fresco) origano fresco



Nella mia dispensa non mancano mai  un paio di latte di legumi, in particolare i ceci lessati. Posso tranquillamente dire che sono i miei 'QuattroSaltiInPadella' ovvero i salvacena (o pranzo) last minute. 
Se non ho il tempo di lessare i ceci, non mi perdo d'animo e mi impegno ad aprire la superlatta!
Per preparare uno sfizioso hummus a partire dalla comoda lattina (da 400 gr, peso sgocciolato 250 gr), sgocciolo i ceci in un colino e li risciacquo brevemente sotto l'acqua corrente (il risciacquo è un mio vizio... voi lo fate?), li metto nel bicchierozzo del minipimer, aggiungo il succo di un limone (provate, se vi piacciono, a mettere anche le zeste, io le trovo ottime nell'hummus), due generose cucchiaiate di tahin chiaro, due cucchiai scarsi di olio, lo spicchio d'aglio* spellato (grazie Lo!), un pizzico di paprika, un pizzico di sale e pepe a vostro gusto. Frullo fino ad ottenere una bella crema e servo con (prezzemolo, ma non ne avevo stavolta) fresco o, variante del giorno, origano fresco (in onore della mia pianticella che sta sopravvivendo fieramente a questo gelido inverno).
Questa volta l'ho goduriosamente spalmata su fettine di pane al farro con timo&maggiorana (fatto da Ceres, da copiare quanto prima).


*a volte aggiungo anche un pezzettino di cipolla,

Che dire?
Sono passati due anni dal primo timido post e non mi sembra vero.
Abbiamo festeggiato insieme il primo compleanno e siamo qui per spegnere la seconda candelina (su una ciotolina di hummus!). 
Nel frattempo ho avuto la fortuna di incontrare belle persone. Davvero.
Nel futuro ho voglia di conoscere presto altre persone che mi piacciono tanto e sono certa che anche stavolta non rimarrò delusa.
Vi voglio bene, davvero, di cuore.
Ogni giorno mi insegnate qualcosa di nuovo e ve ne sono grata!

giovedì 30 luglio 2009

E pesto sia!

Che si sappia. Io AMO il pesto. Non da sempre, diciamo che è un amore nato in età matura (eh? Quale età matura?).
Da piccina mangiavo solo e rigorosamente pasta e riso in bianco, neanche il formaggio volevo. Solo con un filo di olio o una nocettina di burro. Guai a farmi vedere il pomodoro ("il sugo con le bucce") o peggio un minestrone ("la minestra con le bucce"). Ero schizzinosissima. Eppure sono cresciuta, e pian pianino ho imparato ad assaggiare e, ammettiamolo, ci ho preso pure gusto.
Da quando ho scoperto che quella salsina verde è così buona e profumata, nessuno mi ferma più. Ho provato il pesto quasi dappertutto (tranne che in torte, muffins & co.): pasta, pizza, torte salate, verdure. Confesso che quando lo preparo lo assaggio pure con il cucchiaino (devo controllare se è tutto a posto, no?).

Quando Sandra mi ha annunciato il contest (con deliziosi premi offerti da Palatifini) quasi saltellavo dalla gioia. E poi mi sono bloccata. Perché in questo periodo di astensione da formaggi non mi è concesso un pesto "vero". Con tutto il suo bel corredo di parmigiano e pecorino.


Oggi scade il termine e per celebrare l'iniziativa di Sandra le dedico questo post, anche se confesso che per cause di forza maggiore (ahimé) io ho utilizzato un fintopestovegan (che può essere sostituito naturlamente un pesto a tutti gli effetti!). Troverete la versione con e senza formaggi!

CROSTATA AI PEPERONI&PESTO

per la base:
200 gr di farina 0
100 gr di acqua calda
40 gr di olio extravergine di oliva
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di cremor tartaro

per la farcitura:
2 peperoni rossi belli carnosi
sale&pepe
olio extravergine di oliva
un barattolino di pesto*

*potete utilizzare quello già pronto


Arrostite i peperoni sulla piastra/griglia o, come facco io (grazie alla dritta di Marta), nel microonde funzione crisp: lavate e asciugate bene i peperoni, sistemateli sul piatto crisp e girateli ogni 5 minuti in modo che si arrostiscano in modo uniforme. Una volta cotti, chiudeteli in un sacchetto di carta (quello del pane va benissimo) e lasciateli 10/15 minuti chiusi per bene.
La buccia si staccherà facilmente. Pulite bene i peperoni privandoli dei semi e dei filamenti bianchi, e tagliateli a cubetti. Regolate di sale&pepe, conditeli con un filo di olio extravergine.

Portate la temperatura del forno a 175°, nel frattempo preparate l'impasto (è simile a questo, ma preparato con farina 0) mescolando rapidamente gli ingredienti, stendete l'impasto in una teglia da forno (diametro 22 cm circa), versate i peperoni sulla superficie della pasta lasciando un cm di bordo che si gonfierà leggermente in cottura. Cuocete in forno per circa 30 minuti.

Una volta sfornata la crostata lasciatela intiepidire, quindi guarnitela con il pesto e servitela.
Buona anche fredda, consiglio di lasciare a disposizione dei commensali una ciotolina a parte con un po' di pesto per chi gradisce arricchirla ulteriormente.


RISERVATO AI VEGANI, INTOLLERANTI O ALLERGICI AI LATTICINI/FORMAGGI:

Finché la vostra bella crostata è nel forno, potete prepare il pesto vegan.
Ingredienti:
50g di foglie di basilico fresco
25g di noci
25g di pinoli
1/2 spicchio di aglio
4 cucchiai circa di olio extravergine di oliva
1 cucchiaio di lievito alimentare in fiocchi

Ovviamente potete prepararlo anche con anticipo. Per prima cosa pulite delicatamente le foglie di basilico con una pezzuola umida. Evitate di lavarle se possibile! Sapete cosa faccio io? Quando la piantina è abbastanza rigogliosa per essere sacrificata, bagno la sera prima il pesto con lo spiànsin (ahahah, concedetemi un veronesismo. Lo spiànsin sarebbe lo spruzzino! ) in modo che sia il più possibile pulito. Poi il mattino taglio le cimette che di solito sono ben pulite (ocìo agli insetti, vanno comunque ispezionate con cura, vero?).
Ok, ora prepariamo il pesto (vegan). Io utilizzo un banalissimo minipimer (nel passato mi sono cimentata anche nell'utilizzo del mortaio, ora lo lascio ai puristi. Tanto si è capito che sono un' impostora: fintopesto vegan fatto col minipimer!)
Trito gli ingredienti nell'apposito bicchiere, azionando il minipimer poco per volta in modo che le lame non lo scaldino troppo e rimanga di un bel colore verde brillante. Se necessario aggiungo altro olio, a filo, finché non ottengo la cremosità che voglio.

Buon appetito!

venerdì 12 giugno 2009

Tea&books time!

Ecco che è tornato il sole e il caldo. E noi ci ristoriamo con un buon Thé fresco.
Vabbé, per voi sarà anche normale, ma la Golosastra non è mai stata una grande amante del Thé. Quello "normale" (non parliamo poi delle varie miscele aromatizzate a chissachè: limone, pesca, frutti di bosco...). Solo a sentirne l'odore mi viene un po' di nausea. Sarà che le suore a scuola me lo rifilavano quando avevo mal di pancia?

Per fortuna negli ultimi anni anche sullo scaffale del più sfornito supermercato si trovano differenti varietà di thé e laGolosastra ha imparato ad apprezzare il thé verde e altre amenità.

Di recente con Marta abbiamo seguito un incontro sulle spezie, e ho avuto modo di degustare un thé aromatizzato alle spezie, che in questi giorni caldi non mi faccio mai mancare. Poi ve ne offro un bicchiere, finché vi parlo di questa iniziativa che mi piace un bel po'.
Dal blog di misskappa apprendo che è possibile donare dei libri da destinare ad una biblioteca stanziale ed ad sorta di "bibliobus" che distribuiranno libri nelle tendopoli de L'Aquila.
I riferimenti li trovate qui.

E, sempre a proposito di libri, sto partecipando ad un'iniziativa grazie a Fra: il booksharing.
Le regole da seguire sono queste: chi ha voglia di partecipare mi pu mandare il suo nome, cognome indirizzo per e-mail.
Io vi spedirò una lettera con le istruzioni (nel post di Fra potete già evincere come funziona il giochino) e dopo un po' dovreste ricevere 36 libri! Se va tutto come descritto, presto dovrò andare all'Ikea e scegliere una nuova libreria!

No, non mi sono dimenticata di offrirvi il thé. Accomodatevi...

THE NERO ALLA VANIGLIA&CARDAMOMO

4 tazze di acqua
4 cucchiaini di the nero
12 baccelli di cardamomo
1/2 baccello di vaniglia
zucchero o miele q.b.


Portare ad ebollizione l'acqua con il cardamomo e il baccello di vaniglia.
Dopo 10 minuti aggiungere il the nero. Tenete in infusione per altri 3/4 minuti, dolcificate a vostro gusto (io metto circa 2 cucchiaini di mascobado).
Filtrate e lasciate raffreddare in frigorifero, servite ben fresco (con una fettina di limone se vi piace).

mercoledì 1 aprile 2009

Play the game!

"Elena... sei davvero tu? Io..." sospirò Eugenio cercando una luce nel suo sguardo. Ma Elena sembrava non ricordare, nei suoi occhi non riusciva a trovare neppure un frammento della gioia che la faceva splendere di luce propria.
Eppure ne era certo, era sicuro che fosse la stessa Elena che dieci anni prima aveva visto, per l'ultima volta, in quella baita. Un ultimo indimenticabile abbraccio. E poi il buio.
Un bambino da Pietro. Aspettava un bambino. Da Pietro.

Elena continuava a guardare negli occhi Eugenio, nella luce surreale del neon la sensazione era di trovarsi nel bel mezzo di una assurdo viaggio onirico.
Cercava quello sguardo nell'archivio delle emozioni sopite.
Lo conosceva quello sguardo. Ma l'aveva chiuso a doppia mandata nell'ultimo cassetto della sua memoria, quello dove conservava una ricca e preziosa collezione di ricordi di cui non si curava più. La polvere li ha resi così insignificanti.
La stessa polvere che copre di grigia malinconia anche il suo sguardo e il suo esile corpo, un tempo pervaso da una bellezza disarmante.
Oggi la sua vita è dedicata agli altri. Ai suoi bimbi. A sua madre. Al suo lavoro.

Eppure, lo sguardo di Eugenio stava lentamente passando una mano sulla polvere dei suoi ricordi. Ecco, un lieve bagliore...

"Tu sei..." disse con un filo di voce Elena.
"Eugenio." rispose.
"Eugenio... non è possibile!"

Elena ricordava. Sì, ricordava con estrema chiarezza Eugenio, ricordava l'inverno di ormai dieci anni fa, ricordava perfettamente quell'inverno che segnò indelebilmente la sua vita.
Ricordava con immensa gioia e profondo dolore quell'inverno.

Il fidanzamento con Pietro, il "povero" Pietro, il fidanzato che tutte le mamme sognano per la propria figlia: bel ragazzo, ottima famiglia, intelligente, educato. Semplicemente perfetto.

La storia con Eugenio, la bruciante e inconfessabile passione.

La vacanza in montagna, quando scoprì di aspettare un bambino.

L'annuncio, durante la festa in baita, accolto con entusiasmo da tutti gli amici.

L'ultimo emozionante abbraccio con Eugenio.

Il bambino, che quando nacque portava impresso nello sguardo il nome di Eugenio.


"No, Eugenio, non posso!" Elena scostò con un gesto deciso la mano di Eugenio. Aveva paura.
No. Ora che la sua vita si era assestata e navigava fluida in un sorta di calma piatta, non poteva lasciarla sconvolgere da questa onda anomala di emozioni.
Doveva proteggere la fragile cinta muraria che negli anni aveva eretto a difesa del suo piccolo regno, aveva il preciso dovere di tutelare la serenità dei suoi figli che tanto aveva faticato a conquistare. Il suo rassicurante trantran quotidiano, la casa, la scuola, il lavoro, il supermercato, il parco giochi nei pomeriggi liberi, prendersi cura dei bambini e della povera madre... non doveva in alcun modo essere sconvolto.
No. Dieci anni in cui aveva imparato a lenire il dolore silenzioso che abitava nella sua anima.
Non potevano svanire così, nel corso di una sola notte.


Questo è il mio piccolo contributo al progetto di Luca e Sabrina.
Il pennino-testimone mi è stato passato dalla mia gallinella Lo, che l'ha ricevuto da Anna, che a sua volta l'ha avuto da Luana, e lei da Germana, e lei da Caty...
Insomma, siete o no curiosi di capire dove andremo a finire?

Io passo il testimone a Marta! So che non ci deluderà!

giovedì 19 marzo 2009

Grissini al Radicchio di Verona




Ieri pomeriggio ho tentato di plagiare i mitici grissinotti del mio panificio di fiducia, uno dei pochi  forni di Verona che fa un pane "come una volta", naturalmente buonissimo.
Non solo pane e pagnotte per tutti i gusti e in tutte le fogge, ogni giorno si sfornano anche focacce sublimi: non perdetevi la focaccia pomodoro e origano!
Tra i prodotti del Forno Volpato che provocano dipendenza, ci sono i grissinotti: semplici, al sesamo, all'erba cipollina e, di tanto in tanto, al radicchio. Uno tira l'altro e la bilancia NON ringrazia!

Tentiamo di farli nel forno di casa?


300 gr di farina 0
200 gr di farina Manitoba
8 gr di lievito di birra
300 gr d’acqua
4 cucchiai d’olio extravergine d'oliva
1 cucchiaio di sale
1 cucchiaino di zucchero
1 tazza circa di radicchio rosso tritato fine
(semola di grano duro per formarli e olio extravergine di oliva per la placca)

Ho sfruttato la funzione "impasto" della macchina del pane, seguendo la sequenza acqua, olio, sale e zucchero, farine, lievito di birra sbriciolato. Dopo qualche minuto ho unito il radicchio (ovviamente non è indispensabile, si possono impastare a mano).
Al termine del programma ho preso la pasta lievitata e con l'aiuto della semola ho formato dei grissotti corti e tozzi, piuttosto "rustici". Li ho disposti sulla placca del forno (2 teglie) abbondantemente oliata, infornato a 200° per un quarto d'ora circa, fino a che li ho visti ben dorati.

NOTA - ho utilizzato sicuramente un quantitativo di olio inferiore a quello della ricetta originale, il risultato è probabilmente più leggero ma comunque buonissimo!

domenica 15 febbraio 2009

Baci a lume di candela...

...ah, che Golosastra romantica! In effetti il contesto poteva essere davvero quello di un intimo idillio da cronaca rosa. E invece si è rivelato un pasticciosissimo momento di complicità con la mia peponzola (che ad onor del vero dopo un'ora e quaranta di luce ondeggiante delle mie candele ha supplicato di poter accendere almeno una luce vera, perché le sembrava un fuMerale!).
Così la (poco) paziente mamma si è rassegnata ad accendere la luce della cucina, per fortuna con lampadina a risparmio energetico, e a spegnere (quasi) tutte le candele.
In quel lasso di tempo siamo riuscite a preparare insieme questi dolcetti che non hanno bisogno di cottura, sono buonissimi (o almeno a me sembrano deliziosi anche perché mi ricordano gli anni del Liceo: erano i "dolcetti ufficiali" di quasi tutte le occasioni, la ricetta originale credo fosse della mia amica e compagna di classe Lally).
Ve la lascio, preparatela a lume di candela perchè è facilissima, anche per una bambina!

BACI AL COCCO

370 gr di confettura di marroni
75 gr di cacao amaro
250 gr di cocco rapé
3 cucchiai di zucchero
1 uovo

Mescolate insieme tutti gli ingredienti (tranne una manciatona di cocco) fino ad amalgamarli perfettamente.
Formate con le mani tante palline della dimensione di una piccola noce, che rotolerete nel cocco.
Tutto qui, facile vero?


C'è qualcos'altro che bolle in pentola. O meglio, ha già bollito a lungo.
Finalmente, si tratta della ricetta per svuotare la dispensa di legumi di Mikamarlez!



Signore e signori, la prima raccolta di Mikamarlez!


Questa è una zuppa supernutriente e ricca di proteine vegetali, perfetta per le vegetariane come me, perfetta per chi nelle fredde serate invernali ama scaldarsi l'anima con una fumante zuppa, perfetta per chi ha mille avanzi nei barattolini dei cereali e dei legumi. Non è adatta invece a chi non ha tempo, perché richiede un po' di pazienza nel "programmare" la cena già dalla sera prima!
Però ne vale la pena, e soprattutto potete adattarla a quello che c'è in dispensa... sì quel sacchettino o barattolino che vi guarda male perché l'avete abbandonato!

LA ZUPPA DI MIKAMARLEZ

200 gr di riso integrale
100 gr di soya verde
100 gr di lenticchie di Brii
50 gr di fagioli rossi Azuki
1 porro
sale o dado vegetale
olio extravergine di oliva
erbe aromatiche (timo, alloro, salvia, erba cipollina)

Mescolate i legumi e lasciateli in ammollo per una notte in una capiente ciotola con abbondante acqua, che cambierete almeno due/tre volte. Ricordatevi di usare una ciotola grande perché i legumi durante l'ammollo aumentano di volume e soprattutto gettate l'acqua quando la cambiate, non utilizzatela, ed eliminate eventuali legumi che vengono a galla.

Quando i vostri legumi saranno pronti, scolateli e sciacquateli.
Mettete in ammollo per qualche minuto anche il riso, per eliminare eventuali chicchi galleggianti, quindi con l'aiuto di in un colino sciacquatelo sotto l'acqua corrente.
Prendete la parte bianca del porro lavatela e affettatela sottile, quindi stufatela brevemente con un paio di cucchiaiate di olio extravergine di oliva.
Uniteli il riso e i legumi al porro e aggiungete almeno il doppio del volume di acqua fredda. A piacere insaporite con erbe aromatiche (timo, alloro, salvia... quel che vi garba e che avete a disposizione!).
Portate ad ebollizione, abbassate la fiamma e lasciate andare a fuoco lento per almeno un paio d'ore. Aggiungete il sale (o il dado vegetale, se lo preferite) solo a cottura ultimata affinché la buccia dei legumi non indurisca.
Servite con un filo di olio extravergine di oliva.

note - Se avete un pezzettino di alga Kombu, aggiungetela ai legumi in ammollo: utilissima per rendere più digeribili i legumi, per facilitarne la cottura e se non sbaglio li arricchisce anche di preziosissimi sali minerali.
note bis - Questa zuppa è ogni volta diversa. Una volta c'è il farro decorticato, un'altra volta l'orzo. Ci si può sbizzarrire con le varietà di legumi, si può aggiungere la carota o il sedano o la cipolla... in più un pizzico di peperoncino, o spezie diverse (curry & co.) se vi piacciono.
Insomma, liberate la vostra fantasia e libererete la vostra dispensa!).

venerdì 13 febbraio 2009

cinque... quattro... tre... due... uno...




ZERO!


Ora spegniamo le luci (e pure il pc) e ci illuminiamo di meno anche io e la peponzola.
Prepareremo dei dolcetti e canticchieremo a lume di candela.
Io ci provo, e voi?

Clic...



piesse - anche loro ci sono!
F.A.N.
Fra
Fiordisale
Lo e Marco
Mikamarlez
Stelladisale
...e tanti tanti altre amiche e amici luminosissimi!

domenica 1 febbraio 2009

Buon compleanno!


se vuoi anche tu una scritta glitter clicca qui

Oggi LaGolosastra compie 1 anno!
Sì sì sì, è già passato un anno dal primo, titubante post biscottoso. Sinceramente non credevo che un anno di blog volasse così velocemente.
Un primo momento di riflessione l'avevo fatto per la Gallinella, quindi ora quindi pensiamo solo a festeggiare. E per festeggiare ci faremo due risate con le infinite curiosità che si scoprono consultando i report di ShinyStats (ihihi era da una vita che volevo farlo!).

La sezione MOST REQUESTED
Le chiavi di ricerca più quotate sono "La Golosastra" (e qui non ci voleva tanta tanta fantasia) e "pane fatto in casa" (e questo lo dico con molto orgoglio e con un certo appetito) e poi, anche se ancora non capisco perchè ci si ostini con questa richiesta "buon compleanno sorellina" (tutti i mesi nella top ten, giuro!).
Frequenti anche le richieste di informazioni per "colazioni bologna mattina presto" (qualcuno sa darmi questa info così il/la disperato/a che si aggira all'alba per Bologna con una fame atroce risolverà le sue pene.).
Seguono le svariate interpellanze in merito ai picnic "come si fa un picknick" (senza la kappa, forse?) o anche "dove fare un pic nic a prato" (ma... A prato o NEL prato?).
Mi preme però rispondere a chi ha chiesto "come fare un picnic in casa". Dunque, vai in cucina, rovista nella dispensa e prepara un ricco cestino. Ora piglia il tuo bel cestino e dirigiti verso il salotto, quindi stendi la tradizioale tovaglia a quadretti sul pavimento (non vale accendere la tv) ed ecco fatto! Alla fine del picnic ricordati di non lasciare briciole e cartaccie per terra!

La sezione CUCINA&CO.
E siccome siamo qui per parlare di qualsiasi cosa commestibile e possibilmente goloso, è lecito informarsi su "la differenza dell'impasto della pizza nella teglia e quella a terra" (io non lo so, ma credo che preferirei mangiare la prima) o il "mojito allo zenzero ricetta" (Boh. Io parteggio per il partito conservatore del mojito, niente zenzero). Oppure, dato che è carnevale mi si chiede "hai delle frittelle collaudate"? Sì, ma me le sono magnate tutte! E che dire delle "torte ridicole" (sei nel posto giusto, baby!) e delle comunicazioni tipo "faccio la pizza con il bicarbonato invece del lievito" (brava/o, poi ci fai sapere com'è venuta?).
Alla faccia della globalizzazione, ci chiedono "que es el farro en argentina" (es lo mismo que en otro pais?)


La sezione STRANO MA VERO
C'è chi cerca googlando disperatamente:
"gioco per bmbini gratis per pc farcire i panini" (i tuoi BMBINI non desiderano nient'altro?)
"nano; puzza; fossa biologica" (noooooooo, vi prego! puzzachepuzzachepuzza!)
"per svegliarsi la mattina presto" (mettere la sveglia pare sconveniente?)
"vendita furoshiki"(ti darei volentieri un consiglio, tesoro, ma prima spiegami cosa sono)
"del maiale non si butta via niente" (io non uso manco niente del maiale, porello!)
"della donna non si butta mai niente" (?)
"gita scolastica iii a" (io sono stata in 3F e in 3H, mai in sez. A)
"donne anni venti" (eh no, spiace ma sono un po' più ggggiovane!)
"percè va di moda lo zebrato" (cè ne so io?)
"maltempo e cervicale"(uhmmmm, è una gufata?)


La sezione XXX (vietato ai minori di anni 18)
"incontri speciali" e "www.incontri speciali" (caspita, una voce che è presente tutti i mesi nelle statistiche. Devo preoccuparmi?)
"con la zia non è peccato" (ohssignur, non voglio sapere di cosa si parla...)
"donne con frustino" (anvedi, pure il frustino)
"donna padova uhhhh"(... aaaahhhh!)
"veronica treviso alta bionda" (forse con qualche altro indizio riesci pure a rintracciarla!)
e, direttamente da Sex&The City... "carrie golosastra"!!!

La sezione VARIE ED EVENTUALI
"appena accendo il forno, salta il salvavita" (come ti capisco. Il mio è passato a miglior vita.)
"lupo bianco abetone commenti" (uuuuh, che bei ricordi... altro che Bologna!)
"la mia amica mi ha detto una bugia" (mi spiace tanto tanto, tesoro)
"mai più confesserò..." (appostocosì)
"piscina salata vegetariana" (???)
"ebay aiuolik" (la trattoria Muvara vende golosità su eBay?)
"bonus 4 bambini" (citofonare Tremonti, please)
"flaccopesci" (ora so cos'è, o meglio chi è, e la ringrazio per attirare visite al blog!)


Qualcuno voleva sapere "che cosa significa divertiti un sacco"? Mah, c'è chi si diverte un sacco anche con poco, per esempio leggendo le statistiche d'accesso al blog! Ad oggi, il blog conta 19.380 visite (e 35.192 pagine viste, il che credo significhi che chi arriva qui non se ne va subitosubito ma si ferma a curiosare). Io non so se questi numeri sono degni di nota. Io ne sono comunque fiera e "con gioia ti dico grazie". Altra chiave di ricerca, perfetta per ringraziare chi, come te che stai leggendo, passa di qui e talvolta lascia un segno, un commento, un saluto. O anche niente. Scivola via silente ma a ShinyStats non è sfuggito!

Infine, vi informo che se io sapessi "com'è fatta la dieta ferrea" probabilmente non avrei passato un anno a spignattare, fotografare e postare (beh, e pure a magnare de gusto!).
Tanti auguri LaGolosastra!

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attenzione attenzione, aggiornamento ANSA ore 15.20!
La sezione LASTMINUTE, ovvero in una sola mattinata cosa può succedere:
"cercasi cuochi pizzaioli all'abetone" (preparo i bagagli e la tavola da snowboard?)
"broccolare" (possiamo metterla nella sezione XXX?)
"macchinetta per fare polpette" (esiste?)
"polpetta più grande al mondo" (ecco a cosa serve la macchinetta!)
"misciumeret" (sarà un'amica di Flaccopesci?)

Infine, un caro saluto all'ASL VARESE che è passata a far visita alle ore 13.19!

domenica 18 gennaio 2009

Farina del mio sacco!

"Farina del mio sacco" è una qualità di farina che ho addocchiato al mio (e di Marta) primo incontro del corso di Pasticceria e che mi ha fatto morire dal ridere. Non è uno scherzo, hanno dato davvero un nome del genere ad una farina!
Eh, sì, avete capito bene: Corso di Pasticceria! Io e Marta ci siamo lanciate in questa miniavventura (sono solo due incontri) nella speranza di carpire i segreti e i trucchetti di mille golosità. Ai post(eri) che verranno l'ardua sentenza.
Intanto posso dire di essermi divertita, nonostante il mio pancino sia stato in tumulto per tutta la settimana (maledette influenze!) e di conseguenza la prospettiva di assaggini di cremine&co. non mi entusiasmasse particolarmente. Pasticciare in compagnia, devo ammettere, mi è piaciuto molto. Ho usato anche il Kitchen Aid: sì sììì sììììììììì, era bellissimo, biancobianco come gli albumi montati a neve!
PSSST... Qualora vi fosse un benefattore in ascolto (vabbé, in lettura) : OK, mi piace anche bianco. Di più verde, ma anche arancione. Non è male anche alluminio e il rosso è molto ciliegioso.
Dopo le doverose presentazioni, una premessa sulle tipologie di farina e la descrizione di ciò che avremmo preparato durante il primo incontro, poi ci siamo lanciate in cucina a pastrocciare, con i nostri bei grembiulini bordeaux e la cuffietta bianca (!!!).
Prima di andare a casa, brindisi con un bicchierino di Durello e poi pizza e focaccia per tutti con un bicchiere di birra (ovviamente io non ho mangiato e ho bevuto acqua... sgrunt!).
Mercoledì prossimo il secondo e ultimo incontro, che spero di affrontare nel pieno delle mie energie perchè voglio preparare la pasta sfoglia, e soprattutto voglio godermelo un po' di più!

Dopo una settimana di patate al vapore & riso bollito, innaffiati da un aromatico finocchietto DOCG, oggi mi sono un po' più lasciata andare e a pranzo... pizza per tutti!
Oltre alla "solita" pizza al piatto che non è farina del mio sacco (ricetta di Adriano, as usual) ma ormai è diventata un must con obbligatoria cadenza settimanale, sta entrando nelle abitudini anche la focaccia croccante di Adriano, che dopo un primo incerto tentativo e un seguito più incoraggiante, è entrata a far parte delle abitudini di casa ed è sempre molto molto apprezzata anche nella variante alle patate che vi illustrerò di seguito. La sperimentazione con le patate (so che la patatara per antonomasia apprezzerà) è nata dal tentativo di imitare la schiaccia di Marina di Grosseto, che golosamente divoravo quasi ogni giorno durante le mie vacanze al mare!

FOCACCIA CROCCANTE ALLE PATATE

per l'impasto (una placca da forno):
175 gr farina Manitoba
175 gr farina di semola rimacinata
280 gr acqua
13 gr olio extravergine di oliva
8 gr sale
4 gr lievito fresco

per il condimento:
3 patate medie
sale di Cervia (o fiordisale)
olio extravergine di oliva
erba cipollina (o rosmarino)

Se disponete di un'impastatrice, seguite le indicazioni di Adriano
Io (visto che Babbo Natale non ha ricevuto la mia letteria, maledetti servizi postali!) ho provato a sfruttare le potenzialità della funzione "solo impasto" della macchina del pane. Vi spiego di seguito come procedo.
Primo step: sciolgo il lievito in 125 gr di acqua tiepida, aggiungo 125 gr di farina manitoba, mescolo e lascio riposare per un'oretta e mezza (deve raddoppiare di volume).
Quindi metto il primo impasto nella ciotola della macchina del pane, aggiungo l’acqua rimanente e poco più della metà delle farine, miscelate, che restano e avvio il programma "solo impasto".
Dopo un paio di minuti apro il coperchio (nella mia si può fare, non so se tutte le mdp sia assomigliano) aggiungo il sale, poi di seguito il resto delle farine e quando si è tutto amalgamato aggiungo l'olio a filo. Quando la macchina ha finito di impastare (e si prepara per far lievitare l'impasto) io la spengo, mi piglio il mio impasto e lo metto in una pirofila leggermente infarinata con la semola e copro con una ciotolona di vetro.
Dopo un'oretta, prendo l'impasto e dò la piegatura a 3 (spiegata qui da Adriano), copro di nuovo con il ciotolone per un altro quarto d'ora (a volte anche di più perchè me la dimentico...) .
Nel frattempo preparo la placca del forno ben oliata e quando è il momento stendo la pasta tirandola con delicatezza per non schiacciare le bollicine (no mattarello, no schiacciare con le dita... sperimentate e troverete la vostra strada! Io subito non avevo capito come fare, ora è una passeggiata!).
Oggi ho saltato a pié pari il passaggio in frigo, ho solo coperto la teglia con uno strofinaccio un po' umido e l'ho lasciata sopra al piano cottura mentre portavo il forno sottostante alla massima temperatura.
Ho pulito, pelato, lavato e asciugato tre patate di medie dimensioni, le ho affettate sottilissimissime con la mandolina e le ho messe in ammollo in acqua calda salata.
Al momento di infornare, ho steso le patate (senza asciugarle così rimangono più umide e non si seccano troppo nel forno) in modo uniforme sulla superficie della focaccia.
Un filo di olio e poco sale (io non ho fior di sale, uso il sale di Cervia), un pizzico di erba cipollina (di solito metto il rosmarino, ma oggi pioveva e non mi andava di andare fuori al freddo a tagliarlo...) e via nel forno, una decina di minuti nella parte bassissima, poi in nella parte alta così si dorano per benino le patate.

Attenzione, è pericolosissima. Io soffro di una preoccupante dipendenza da focaccia alle patate.

venerdì 26 dicembre 2008

Parlami di te.


Lo, mia dolce, deliziosa gallinella.
Il tuo invito è qui acccanto a me: la mia immaginazione lo vede su carta a mano scritto con una bel tratto di stilografica, con il sigillo di ceralacca delicatamente violato per poterlo leggere.
Giace sulla mia scrivania (che in realtà è poco più di una mensolina), accanto al notebook, con tutte le mie preziosissime cartaccie, i post-it con i numeri di telefono, gli appunti su fogliettini volanti, i disegnini della mia Pepi e le matitine dell'Ikea.
L'ho lasciato decantare come si fa con il buon vino, quello che deve invecchiare bene per essere gustato nel pieno del suo sapore. Senza fretta. Non l'ho dimenticato.
Solo che, come ti sarai accorta da quanto frequenti questa mia seconda casa, non brava come te a raccontare me stessa e il mio mondo nel mio blog.
Mantengo ancora una certa timidezza, forse un po' di pudore, nello scrivere di cose molto intime e molto personali.
Solo qualche rapida pennellata, qualche accenno di vita quotidiana.
Nella vita "vera" chi mi frequenta e mi conosce sa che sono una valanga di parole ambulante, ma bastano poche frasi per aprire il mio cuore e le riservo a poche persone.
Sono una logorroica, anche con la penna in mano (beh, in questo momento con la tastiera).
Tempo fa il diario, quello delle confessioni serali alla fioca luce del faretto vicino al mio lettino, era per me una sorta di cisterna (dal greco kistê, contenitore) in cui raccogliere il fluire dei miei pensieri, il mio vissuto, le mie emozioni.
E proprio come avviene nei periodi di siccità, talvolta sentivo la necessità di abbeverarmi del prezioso contenuto della cisterna. Nei periodi in cui il paesaggio intorno a me sembrava arido, le parole conservate nel diario abbeveravano il mio giardino. Poi arrivavano periodi pieni e floridi e misteriosamente il diario veniva abbandonato. Non mi semrbrava di avere più tempo per raccogliere l'acqua. Troppo impegnata a vivere intensamente ogni istante della mia giornata.
Da tempo non scrivevo più, fatta eccezione per un periodo della mia vita in cui partecipavo ad un laboratorio esperienziale psicopedagogico, condotto dalla splendida Barbara Cei (che spero possa leggere queste parole, perché non ne ho mai abbastanza per esprimerle la mia gratitudine per il cammino speciale fatto insieme).
Il blog (che di fatto viene considerato un diario-in-rete) è nato per caso: il mio adorato Presidente aveva da qualche mese aperto il suo blog, e mi stuzzicava inviandomi link di deliziosi foodblog con foto spettacolari, ricette meravigliose, racconti particolarissimi e parole seducenti.
In effetti ci avevo già messo il naso in qualche blog. Non sapevo neppure che esistessero, fino a quando, cercando la ricetta di un dolce greco, ho googlato "Baklava" e sono entrata nel dolcissimo mondo dell' Apemaia. E da lì un link tira l'altro e ho visto blog di ogni sorta.
Internet mi piace, mi attira, mi diverte e mi sorprende. Una finestra (infinita?) sul mondo, che apri a tuo piacimento per vedere cosa c'è di bello (e di brutto, ahimé) là fuori.
Navigo in internet da... ohmammamia, chi se lo ricorda? Credo più o meno da 10 anni.
Nel periodo in cui sono stata fuori Italia è stata la mia voce (tramite messenger) con i miei amici a casa. Vabbé, solo con quelli tecnologicamente più evoluti...
Ho imparato tutto da sola, smacchinando (e smadonnando) finché non riuscivo a fare quel che mi serviva.
Ebbene, un po' per noia e un po' per gioco in un freddo sabato pomeriggio di febbraio ho azzardato il passo e sono entrata in blogger.com.
Che paura. E se poi non sono capace di fare un post? E se poi mi incasino tutta come al solito? E se poi abbandono la baracca, visto che sono così brava ad iniziare grandi opere che poi mi annoio a portare a termine?
Vabbé ci ho provato. E sono ancora qui.
Il mio blog non voglio considerarlo come il diario di un tempo: è una sorta di quaderno degli appunti golosi, un quadernino di ricette da condividere, da consultare (vi giuro che mi autoconsulto spesso e volentieri). Una casa dove c'è un divano comodo e un grande tavolo di legno, un tappeto con i cuscinoni, dove bere un caffé insieme e scambiarci opinioni, consigli, dritte (senza di voi come avrei fatto a risolvere il mio annoso conflitto con la zucca?).
Il blog è un percorso, un cammino che non so dove mi porterà.
So per certo, però, che strada facendo ho avuto la fortuna di conoscere "virtualmente" persone speciali. Poi, diciamocela tutta, queste persone speciali non sono solo un link, un post, un commento.
Sono PERSONE VERE in carne ed ossa, con una voce, un profumo, una risata che ti apre il cuore.
Ed io ho avuto l'immensa fortuna di conoscerne alcune, abbracciarle, condividere piacevoli momenti, immense chiacchiere, far parte per qualche ora della loro vita.
Capire che alla fine questo mondo non è poi tanto virtuale è semplicemente meraviglioso.

Non so se è una mia stranezza o capita anche ad altri.
Inizialmente ho detto a pochissimissime persone (che si potevano tranquillamente contare sulle dita di una sola mano!) che esisteva il blog. Era ed è uno spazio "mio".
Aperto a tutti, ma non pubblicizzato agli amici.
Non ho mai cercato la pubblicità per avere più visite, più commenti, più "fans".
Ancora oggi sono titubante nel "confessare" la mia seconda vita da Golosastra. Forse anche arrossisco un po' quando qualcuno annuncia a gran voce, indicandomi: "Sai, lei ha un blog di ricette, vai a vederlo, cerca La Golosastra su google!".


Ah, non ho mai spiegato perché si chiama LaGolosastra.
Vi ricordate la pubblicità delle Girelle? Il Golosastro se le voleva mangiare tutte!



sabato 15 novembre 2008

Send a salami to your friend in USA!

Il titolo è liberamente ispirato da una tovaglietta del ristorante Katz's Delicatessen di New York, che è incorniciata ed appesa nella mia cucina (souvenir di cui ringrazio il Dome), a ricordo di uno dei miei film preferiti (in questo ristorante è stata girata una delle scene storiche del film).
Veniamo al sodo: una persona deliziosa che vive oltreoceano (con il suo bel maritino e due splendide creature), mi ha chiesto una ricetta per il salame di cioccolata. Siccome io le voglio tanto tanto bene (anche se per ovvi motivi logistici non ci vediamo mai) e mi fa tantissimo piacere poter fare qualcosa per lei, ieri ho preso due piccioni con una fava e ho fatto preparare alla mia Pepi, che me lo chiedeva da almeno un mese, il mitico salame di cioccolata.
Uno dei miei dolci preferiti da sempre, forse perché per me è una sorta di "madeleine," un sapore che mi fa ritornare bambina.
Facilissimo da fare (infatti si è felicemente cimentata a pasticciare la Pepi, con grande orgoglio), negli anni credo di aver provato dozzine di ricette (la base è sempre più o meno la stessa, cambiano soprattutto le dosi) e questa è quella che mi soddisfa maggiormente, anche se ogni tanto aggiusto il tiro aggiungendo o togliendo qualcosa.
Dedicata alla mia Bibi!

SALAME DI CIOCCOLATA

100 gr di burro a temperatura ambiente
250 gr di biscotti secchi
2 uova
100 gr di zucchero
55 gr di cacao amaro in polere
zucchero a velo

Spezzettare i biscotti in una ciotola. Aggiungere lo zucchero, il cacao, le uova, il burro morbidissimo e amalgamare con cura tutti gli ingredienti.
Quando saranno perfettamente amalgamati, distendete un foglio di pellicola da cucina e versate il composto, richiudendo la pellicola per dare la forma di un salame. Avvolgete la forma nella carta stagnola e lasciate in frigorifero per una notte intera.
Prima di tagliare, cospargete l'esterno del salame di cioccolata con lo zucchero a velo.

(Una delle mie debolezze? Un paio di fette di cioccolato servite con crema inglese... oppure sostituire parte dei biscotti con delle nocciole tostate!).


In tema di dolcezze, come promesso farò un (breve) report del mio pomeriggio goloso dello scorso martedì.
Era da un po' che tenevo d'occhio questo evento, ma ad essere sincera visto il periodo un po' movimentato mi era totalmente sfuggito di mente. Ma dal cielo è arrivato l'invito per andare a festeggiare (con l'occasione) anche il 40° compleanno della mia pasticceria preferita, Tomasi.
Il destino vuole che, visto che di solito il martedì pomeriggio avrei dovuto essere operativa al lavoro, la mia collega mi chieda un cambio di turno. E vai, martedì pomeriggio libero!
Sistemati un altro paio di intoppi logistici, ero moralmente pronta a portare alle stelle il mio tasso glicemico! Per magia è arrivato un altro invito, e la mia Pepi ha (ehem, volontariamente) acconsentito ad accompagnarmi.
La cornice di Palazzo della Ragione (nello splendore del recente restauro) ha ospitato il XV° simposio dell'Accademia Maestri Pasticceri Italiani, un tripudio di dolci opere d'arte, un'occasione unica per deliziare gli occhi e il palato con le creazioni di 50 pasticceri provenienti da tutta Italia.
Unica nota negativa: l'educazione (scarsa) del pubblico. Affamati come se provenissero da un secolo di carestia, afferravano qualsiasi oggetto commestibile a portata di mano. Anche ciò che era dedicato solo all'esposizione (e vi assicuro che si degustava abbondantemente senza necessità di affannarsi e di devastare le composizioni e le decorazioni). Si narra di eleganti signore con il filo di perle che con la propria forchetta massacravano splendide pieces, di egregi signori in giacca e cravatta, dall'aria distinta, che uscivano dalle sale con sottobraccio un mandorlato gigante, sottratto all'esposizione.
Sorvoliamo.
Io ho avuto l'onore di stringere la mano ad uno dei miei miti, Luca Mannori. Purtroppo non ho potuto degustare l'opera d'arte della pasticceria italiana, la sua Setteveli (darei l'anima per un bocconcino di Setteveli!). Ma mi sono consolata con qualche assaggino. Non molti per la verità, dopo un po' iniziavo a non apprezzare bene i sapori.
Ricordo con piacere una deliziosa torta alla Malvasia di Antonino Accardi, e un mignon, una sorta di "sfogliatella scomposta" di Salvatore de Riso. Avrei voluto assaggiare di tutto e di più, ma davvero non ce l'ho fatta!
Devo dire una cosa: i Pasticceri sono una categoria eccezionale, di una cortesia sorprendente (anche di fronte ai già citati cafoni) e di una proverbiale dolcezza!
Stefania (facendo gli occhi dolci a tutti) ha ricevuto deliziosi omaggi da portare a casa: un cofanettino con 8 tavolette di cioccolata Valrhona assortite, cioccolatini al pistacchio, una confezione di mandorle "Primitive Collection" di Pasquale Marigliano... etc.
E per tutti i partecipanti un mini Nadalin di Tomasi, che credo sparirà domani a merenda con una bella cioccolata calda...


lunedì 4 agosto 2008

Mojito Social Club

Sabato scorso, in quel della Val de l'Oco, si è celebrato il tanto atteso MojitoParty!
L'idea è stata generata da menti pericolose che, considerando la grandissima quantità di menta che cresce spontanea et infestante intorno all'orto, hanno ben pensato di dare vita a questa iniziativa.
E così ci siamo ritrovati già nel pomeriggio a predisporre la mente alla serata, mentre le bambine ed i bambini giocavano nella babypiscina (e i bambini grandi si lanciavano gavettoni), a piantar tende in mezzo alle vigne, a preparare manicaretti di vario genere per allettare i palati di coloro che hanno presenziato (mio contributo, da casa, 4 focacce pugliesi e 2 cakes salati che hanno suscitato la perplessità di qualcuno, che sosteneva che per "cake" si intende solo una preparazione dolce...).
Grande grigliata di carne per i non-vegetariani, preziosi contributi di gastronomia pugliese (nodini di fiordilatte, taralli, frise e spettacolari olive nere) da amici appena rientrati dalle vacanze in Puglia) frutta e verdura in abbondanza dal fornitore ufficiale di lime... e tanto altro ancora (giuro, non ricordo tutto quel che c'era!)
Doveroso ringraziare il capo dei Mojiteros (chissà se si può dire?) nonché coordinatore della serata e mente creativa del gruppo (suo il contributo grafico del flyer che potete vedere qui sopra), i padroni di casa che hanno accolto questa invasione di territorio, i grigliatori ufficiali e tutti, ma proprio tutti, quelli che sono stati presenti e si sono impegnati anche il giorno dopo a sistemare tutto.

Se volete prepararvi un buon Mojito, procuratevi ron blanco, lime, menta, soda, zucchero di canna e ghiaccio. Qui trovate una ricetta con le proporzioni e le modalità per prepararlo, le teorie in merito alla preparazione sono moltissime. Alla Bodeguita del Medio lo fanno così.

Io ho scoperto che non ho più l'età per strapazzarmi in siffatte serate mondane... ancora devo ripigliarmi dal sonno!
E per tirarmi su il morale, oggi pome ho riprovato la focaccia croccante di Adriano. Buona la seconda! Oppure: mooolto meglio del primo tentativo (il prezioso suggerimento di Adriano sul metodo per tirare la pasta senza schiacciarla è stato fondamentale ma posso ancora migliorare), anche oggi ho patito un bel caldone ma ero talmente presa dall'ansia da prestazione che ho superato l'ostacolo dell'opprimente calura veronese che avrebbe dovuto, piuttosto, farmi passare completamente l'ambizione di emulare il Guru dell'impasto lievitato!
Per accompagnare la focaccia (o viceversa) una bella insalatona di pomodori "cuore di bue" raccolti oggi nell'orto dei nonni, con olive Kalamata e capperi di Pantelleria e olietto de quel bon e....
LA TORTILLA DE PATATAS
(detta anche la tortilla con rito abbreviato)
la ricetta di partenza qui!
la mia versione:
5 patate di media dimensione
1 cipolla bianca non troppo grande
5 uova
3/4 cucchiai di olio extravergine
sale&pepe

Per evitare di friggere a lungo e in un mare di olio le patate, come si conviene ad un'autentica gustosissima tortilla catalana, ho sfruttato le peculiarità del piatto crisp del microonde.
Ho pelato le patate nuove e buonissime del contadino, le ho tagliate a cubetti di 1 cm circa di lato e le ho cucinate con 2 cucchiai circa di olio e mezza tazzina di acqua per circa 15 minuti (girandole frequentemente affinché non si seccassero: devono rimanere morbide). Nel frattempo ho affettato fine la cipolla e l'ho aggiunta alle patate e mescolate con cura, lasciandole andare nel Crisp per altri 5/6 minuti.
Ho quindi amalgamato le uova con il tenedor (sì dai, la forchetta... ero un po' presa dall'idioma), regolate di sale e ho preparato una padella antiaderente con due cucchiai circa di olio, sul fuoco più grande tenuto però al minimo.
Ho versato le uova, atteso che si formasse appena appena la pellicina sul fondo e ho aggiunto le patate e le cipolle distribuendole con cura per tutta l'ampiezza della padella.
Ho coperto e lasciato andare (sempre a fuoco bassissimo) finché la frittatona non si è addensata, quindi con un gesto abile (e un piatto piano!) l'ho girata per farla leggermente dorare anche sull'altro lato.
Ho lasciato intiepidire e ho servito a cubetti con la focaccia e l'insalata di pomodori.