venerdì 25 dicembre 2009

Crespelle Vegan... BUON NATALE!



crespelle vegan, inserito originariamente da LaGolosastra.

Davvero. Di cuore.

Anche se, sono sincera, non amo alla follia il Natale.
Mi piace tutto il 'prima'. Mi faccio contagiare dall'atmosfera che lo precede, dalle luci, dalle decorazioni brillantose, dal calore del rosso, dalla voglia di bontà, dalla confusione gioiosa di pacchi e pacchettini con nastri colorati.
Mi lancio a capofitto nei preparativi, invento e confeziono regali, sforno biscotti, mi scervello per trovare il pensierino perfetto per le persone che amo. Senza eccessi, solo gesti per trasmettere un semplice messaggio: "sei una persona importante".

Ma poi quando arriva il 25 ho la sensazione che tutto mi scivoli tra le dita come tiepida sabbia sottilissima. Mi succedeva anche da bambina. Il giorno di Natale atteso con tanta trepidazione, si 'sgonfiava' come un un bluff.

Vorrei stare vicina a troppe persone, vorrei non essere obbligata ad affrontare un 'pranzo' di Natale (anche se sarò con le persone a cui voglio bene), vorrei non ricevere sms a catena in cui si predica di amore e serenità (e poi? Sarà così anche domani?).

Forse arrivo troppo stanca al fatidico 25 dicembre, forse dovrei istituire una sorta di 'avvento egoista'* in cui mi riposo e penso a me stessa invece che correre come una matta per cercare di fare felici gli altri?
*Da appuntare sull'agenda 2010.

Nonostante tutto, se sono qui a scrivere il mattino di Natale è per dirvi che (anche se trascuro un po' il blog) vi penso, e non volevo mancare per lasciarvi i miei auguri. Sono auguri di non-natale, sono auguri che potete passare a prendervi in qualsiasi giorno dell'anno, perché ci meritiamo tutti di sorridere ed essere felici non solo a Natale.

Quindi se vi troverete a leggere queste parole il 19 febbraio, o il 25 giugno, sappiate che qui in mezzo alle righe c'è un pacchettino per voi. Sedetevi in un angolino tranquillo. Sciogliete il nastro, strappate la carta o sfilatela pian pianino con cura, come preferite. Poi aprite la scatolina, di legno, di latta, rivestita in morbido velluto, e godeteviquesta coccola con un gran sorriso stampato sul volto e i luccichini negli occhi.

Anche quest'anno, naturalmente, il mio pranzo di Natale sarà assai poco tradizionale. Per me e la mia sorellina (e per chi vorrà degustare qualcosa di differente dai tortellini di Valeggio in brodo) ho preparato le crespelle vegan. Interessante esperimento, per chi non può/vuole mangiare uova e/o latte. Il piatto che vi propongo qui sotto è il primo esperimento che risale a qualche settimana fa, la versione natalizia prevede una farcia di radicchio di Verona, porcini e una grattuggiatina di tartufo della Lessinia.

Buon Natale.



CRESPELLE VEGAN

Per le crespelle:
250 gr di farina 00
latte di soia
olio extravergine di oliva
un pizzico di sale

Versate in una ciotola la farina setacciata, aggiungete il latte di soia (o altro latte vegetale) sempre mescolando con la frusta, fino ad ottenere un composto non troppo denso (altrimenti faticherete ad ottenere crêpes sottili). Aggiungete un cucchiaio di olio extravergine di oliva e un pizzico di sale.
Scaldate bene una padella antiaderente (con fondo pesante e piattissimo), pennellate con un filino di olio, versate un mestolino di pastella e stendetelo con l'apposito attrezzino a forma di T (questa). Dopo una quindicina di secondi, girate la crêpe con l'aiuto di una spatola, completate la cottura. Trasferitela in un piatto e continuate a produrne fino ad esaurimento della pastella.

A questo punto potete farcire le vostre crespelle come più vi aggrada. Dolce o salato. In questo caso ci siamo gustati dei fagottini farciti con un misto di verdure saltate in padella, scaglie di mandorla e besciamella vegan (provata per la prima volta qui).
Vi serve dell'olio extravergine, latte vegetale, farina 00, sale&pepe a vs. gusto: iniziate scaldando un cucchiaio di olio in un pentolino. Togliete dal fuoco, aggiungete un cucchiaio abbondante di farina setacciata mescolando con un cucchiaio di legno fino ad amalgamarla competamente senza formare grumi. Aggiungete quindi a filo il latte a temperatura ambiente (due bicchieri abbondanti) mescolando di continuo. Riportate il tegamino sul fuoco basso, e continuando a mescolare portate ad ebollizione e lasciate bollire finché non si addensa.

Una volta farcite le crespelle, ho formato dei fagottini che ho scaldato velocemente in forno a 150°, coperte da carta stagnola per non farle asciguare troppo.

piesse - ho fatto il primo esperimento di inserimento foto da flickr, non vi racconterò che sono riuscita ad innervosirmi la mattina di Natale... vabbé. Imparerò.
Vi abbraccio forte.

martedì 1 dicembre 2009

Pagnotta al mais e semi di zucca



Quando entro in un panificio sono  incredibilmente attratta dalle svariate fogge in vendita ma in particolare dai diversi gusti. Farine differenti, olive, erbette, verdurine, semi e semini... non resisto.
E non resisto alla tentazione di riprodurre a casa!
Ebbene questo è uno dei miei preferiti, tuttavia non lo preparo spesso perché, ahimé, sono anche incredibilmente attratta dal testare personalmente il risultato. E mi divoro mezza pagnotta con la scusa di capire com'è venuta. Ok, è buona. Vi passo la ricetta? 
Come al solito il pane lo preparo molto 'a tentoni', solo da quando esiste il blog mi impegno a pesare gli ingredienti e a cercare di essere il più precisa possibile per condividere con voi i risultati (ed, egoisticamente parlando, per avere un posto sicuro dove lasciare un appunto. Spesso torno a rileggere dei post per sapere quanta farina ci va, perché nel marasma di foglietti in giro per casa non trovo la ricetta che mi serve!). L'unica cosa che stavolta non ho proprio pesato è stata l'acqua, che ho aggiunto fino ad ottenere la consistenza che volevo, ma poi ero troppo impegnata (affaticata?) ad impastare e non ho più pensato a segnare con precisione la quantità di liquido. Uff... porterete pazienza anche stavolta?






PAGNOTTA AL MAIS E SEMI DI ZUCCA
200 gr circa di pasta madre già rinfrescata*
acqua tiepida
300 gr di fioretto
300 gr di farina 0
50 gr di semi di zucca
1 cucchiaino di malto di mais
2 cucchiaini di sale
2 cucchiai di olio
acqua tiepida q.b. (circa 350 gr - puramente indicativo)
*(io di solito rinfresco la mattina, la sera la utilizzo, lascio lievitare durante la notte)

Sciogliete in una ciotola di vetro la pasta madre nell'acqua tiepida, aggiungete l'olio e il cucchiaino di malto.Miscelate le due farine con in sale e i semi di zucca, e aggiungetene poco per volta mescolando inizialmente con una spatola di legno, quindi continuate a mano impastando vigorosamente (l'avverbio  non si addice a chi dispone di uno di quei meravigliosi marcingegni che risparmiano alla purché volenterosa massaia questa fatica immane).
Se l'impasto è troppo asciutto e si sbriciola aggiungete un cucchiaino di acqua (viceversa se  troppo umido e si appiccica alle mani aggiungete farina) finché non otterrete una palla elastica.
Coprite la ciotola e lasciate riposare un paio di ore.
Riprendete l'impasto, lavoratelo brevemente, fate le tre pieghe, formate una palla, cospargetela di fioretto di mais e poggiatela sulla placca del forno anch'essa cosparsa di fioretto. Coprite con la ciotola di vetro rovesciata e lasciate riposare tutta la notte (io la lascio chiusa nel forno spento).
Al mattino, scoprite la pagnotta che sarà ben lievitata, praticate dei tagli 'a scacchiera' (o come li preferite!), infornate a forno freddo con un pentolino di acqua.
Accendete il forno a 200° (statico) e lasciate cuocere finché non sarà di un bel colore dorato (circa 40'). 
Una volta sfornata avvolgete in uno strofinaccio pulito finché si sarà ben raffreddata.





BENE, ora prestatemi un filino ino ino di attenzione. Questo è lo spazio ringraziamenti, ho condiviso il pane ora condivido con voi delle piccole gioie!



IL GIVAWAY DI BLOGMAMMA! Devo ringraziare Marianna per la splendida occasione. Ora devo tenere le dita incrociate! Sì sì sì voglio proprio andare a fare un giro qui!

Invece MAMMAFELICE promuove un giveaway in vista del Natale! 


In giro ci sono tantissime iniziative carine, io davvero non ce la faccio a star dietro a tutte voi (ma come fate?)... c'era lo Swap 2009 di Marica, e ho perso il treno anche quest'anno... c'era la Danza delle scatole di latta di Daniela, idem. Sono negata per le scadenze! 

Ora vorrei segnalare l'iniziativa di Daphne (c'è ancora un po' di tempo chissà se ce la farò... dovrò di certo pasticciare un sacco prima di ottenere qualcosa di commestibile!)...


...e quella della mitica Susina! Che non poteva che essere a tema 'the'. C'è tempo fino al 31 gennaio 2010!





LO e BRII  che mi hanno invitata a partecipare attivamente alla European Waste Week Reduction*. E io che faccio? Arrivo in ritardo. Intanto GRAZIE per aver pensato a me.
*Ho un dubbio: perché il sito http://www.ewwr.eu non ha l'opzione 'italiano'?
 
Facciamo che invece di impegnarmi per una settimana io cerco di impegnarmi un pochino tutti i giorni? Poi, si sa, nessuno è perfetto (e qualcuno è pure un po' pigro... ahem... per esempio stasera avevo  taaaanto freddo, c'erano già tutte le tapparelle chiuse e... ho buttato la buccia della clementina nel secco. Adesso vado di mia spontanea volontà in castigo nell'angolino).

Facciamo che invito tutti a leggere qui o qui.  Non si finisce mai di imparare qualche piccolo trucco quotidiano per non-contribuire ad arricchire il nostro splendido pianeta del nostro pattume.
 
Facciamo che vi 'omaggio' di uno dei gioielli creati da me e dalla Pepi tutti di riciclo? L'anima è un cerchio ricavato da una bottiglia di plastica, rivestito con stoffe e stoffette di recupero e gingillini vari raccattati in giro, bottoni, nastrini... ri-usati per creare chiccosissimi gioielli per le bambine (e perché no, per qualche mamma estrosa!).

MENO RUSCO PER TUTTI!
(e più gioielli eco-chic per tutte!)

martedì 24 novembre 2009

Fake Cheese


Qualche fedelissimo e attento frequentatore di questi spazi avrà notato che dalla scorsa primavera sono drasticamente calate le ricette con uova e latticini tra gli ingredienti. Ehhh, che nooooia, 'sta Golosastra. Già era vegetariana, vabbé, niente carne, niente pesce. Se mi elimina pure le uova e i latticini, che se magna ora?
Inizialmente l'astensione forzata (e di conseguenza un orientamento alla cucina vegan e una ricerca di fonti proteiche alternative ma soprattutto golose) era dovuta ad un momentaneo... ahem, chiamiamolo 'momento di defaillance' (tecnicamente definibile calcolosi biliare, poi risolta chirurgicamente) che mi ha costretta ad eliminare le uova e a lasciare in pace il mio povero fegato eliminando i fritti (vabbé, non che facessero parte della mia dieta abituale) e riducendo drasticamente i formaggi, salvo qualche rara concessione a formaggi estremamente magri.
Ora, qual'è la cosa peggiore che si può augurare ad una vegetariana amante dei formaggi? Un'intolleranza al lattosio! Ma sì! Eccola qui, la Golosastra che se ne va a spasso con un deficit di lattasi!
Sinceramente, visto il prolungato periodo di dieta quasi vegan, l'ho presa bene. Sì può tranquillamente sopravvivere anche da vegane, sapete? Chi mi conosce sa che non sono affatto deperita, anzi... e le analisi confermano.
Il problema è che i formaggi mi piacciono un sacco, e mi mancheranno (tuttavia, pian pianino, sto usando la tecnica del trial & error per testare quali sono i miei limiti di tolleranza).
Sono e sarò sempre infinitamente grata alla favolosa Azabel (sfido chiunque a guardare le sue foto senza farsi venire l'acquolina in bocca!), a siti come Veganblog (fonte quasi inesauribile di ispirazione), a Yari (che testa pure ristoranti, gelaterie, etc. con un'attenzione speciale),  TippiTappi (amo le sue t-shirt) e tanti altri... grazie a voi non solo sono riuscita ad assecondare la mia golosità, ma anche a  far provare la cucina vegan agli onnivori diffidenti!

L'ultima sperimentazione in cucina è stato il Fake Cheese. Su Veganblog c'è un assortimento di ricette, io ne ho sperimentate due. La scamorzina veg (che ho preparato alla piastra e divorata con l'aiuto della Pepi che ha dichiarato 'mamma, da ora in poi non compriamo più formaggi così lasciamo in pace le mucche!' Piano, fermi, stop: non commuovetevi di cotanta dolcezza. Quella piccola delinquente non rinuncerà MAI alla bistecca, ai formaggi e compagnia bella. Fidatevi di me.)
Il secondo esperimento è questo. Partendo da questa ricetta ho voluto rielaborarla ispirandomi ad uno dei miei formaggi (veri) preferiti, il Mediterraneo della Cà Verde.
Ovviamente, inutile raccontare frottole, NON è la stessa cosa. Il formaggio è formaggio.
Questo è una saporita alternativa, ma rimane un fake!





FAKE CHEESE - MEDITERRANEO

50 gr. di tahin chiaro
3 cucchiai colmi di lievito in scaglie
1 cucchiaio colmo di panna di soia
1 cucchiaino di sale
200 ml di latte di soia naturale
2 cucchiaini rasi di agar agar in polvere
1 cucchiaio di timo secco
1 cucchiaino di peperoncino secco

Mescolate in una ciotola il tahin con la panna, il lievito in scaglie ed il sale metteteli da parte.
Sciogliete in un pentolino l’agar agar con poco latte di soia, quindi aggiungete il resto del latte mettete sul fuoco e portate e portate ad ebollizione. Lasciate bollire per un minuto circa, quindi  togliete dal fuoco e lasciate intiepidire per un minuto circa.
Versate quindi questo composto sugli altri ingredienti mescolati in precedenza e frullate tutto.
Se utilizzerete un frullatore ad immersione il composto incamererà più aria e otterrete un fake cheese con le 'bollicine'.
Una volta che gli ingredienti saranno amalgamati perfettamente, aggiungere timo e peperoncino, mescolare rapidamente, e versare il tutto in un contenitore o uno stampino precedentemente oliato, lasciate raffreddare finché non si sarà addensato (io l'ho lasciato tutta la notte in frigo e sformato il giorno dopo).

mercoledì 11 novembre 2009

L'estate di San Martino!


Pura trasgressione autunnale: non ho saputo resistere all'acquisto di un paio di belle melanzane (in offerta, 1 euro al kg!) al rinnovato punto vendita della Cooperativa La Primavera, e tutta fiera e senza sensi di colpa me le sono portate a casa con il sorriso sulle labbra pregustandone il sapore.
Quale migliore occasione per celebrare questo pezzettino d'estate tardiva? Ad essere sincera oggi mi sembrava ci fosse un bel freddino, nonostante il bel tempo, e un piattino così ha il potere di portare la mia fantasia a spasso: mi ritrovo come per incanto seduta su uno scoglio a guardare il mare di Pantelleria sotto il sole di un tiepido novembre.
Vabbé, purtroppo io a Pantelleria non ci sono mai stata, ma la mia sorellina ci va ormai da qualche anno a in vacanza e non manca di portare a casa saporiti souvenirs:  delizioso passito, profumatissimo origano, minuscoli capperi sotto sale, frutti del cappero paciocconi e... favolosi pistacchi al naturale!
Quindi, riassumendo: una bella melanzanina, tagliata a cubettini e cotta nel mitico piatto Crisp (ok,  ok, lo so che sarebbe molto più invitante fritta, ma chi si contenta gode), qualche pomodorino secco (nella nostra dispensa abbondano grazie ai suoceri), una manciatina di pistacchi e qualche foglia di origano miracolosamente sopravvissuto. E il boulgur. E cosa sarà mai? Il boulgur (o boulghoul, boulgour, bulghur o bulghul e chissà cos'altro) è nient'altro che grano duro spezzato. Nutriente, saporito e, soprattutto, comodo e veloce da preparare (né più né meno di un qualsiasi formato di pasta).
Si presta a fresche insalatone estive, mescolato a verdure e legumi, ma è ottimo consumato anche tiepido come in questa preparazione.
Si può lessare come si fa con la pasta o con il riso (controllate sulla confezione, di solito ci sono indicazioni per la cottura) ma esiste anche un metodo di cottura che prevede di lasciarlo reidratare e gonfiare  chiuso in un contenitore (thermos?) con acqua bollente, ma dovrei andare a recuperare qualche libro per fornirvi indicazioni precise in merito (forse qui nella mia bibbia dello svezzamento veggie, ma l'ho prestato e deve ancora tornare a casina!).




BOULGUR 
CON MELANZANE, POMODORINI SECCHI 
E PISTACCHI DI BRONTE

(dosi per un super piatto unico per una persona affamata
dopo una mattinata di lavoro e un'ora e mezza di yoga)
50 gr di boulgur
1 piccola melanzana
2 pomodorini secchi
1 cucchiaiata di pistacchi di Bronte
1/2 spicchio di aglio
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
1 ramettino di origano fresco

Sbucciate la melanzanina, tagliatela a cubettini piccini picciò (meno di un cm di lato). Scaldate il piatto crisp per 2 minuti, pennellatelo con un cucchiaino di olio extravergine di oliva e versate le melanzane, cuocetele quindi con la funzione crisp per una decina di minuti. Salatele (poco) e tenetele da parte.
In alternativa potete friggerle (yummi!) o spadellarle con pochissimo olio, oppure grigliarle (in questo caso tagliatele a fette!).
Risciacquate rapidamente il boulgur sotto l'acqua corrente e lessatelo in acqua bollente salata per 15 minuti circa (io lo scolo qualche minuto prima per spadellarlo con il condimento).
Tostate  rapidamente una cucchiaiata di pistacchi in una padella antiaderente calda, aggiungetevi le melanzane,  il mezzo spicchio di aglio e due pomodorini secchi tagliati a striscioline.
Scolate il boulgur, aggiungetelo al condimento e fatelo brevemente saltare in padella a fuoco vivace. Servite con un filo di olio di oliva a crudo e l'origano fresco.

domenica 8 novembre 2009

LA CROSTATA DI MELE E MANDORLE È DI ADRIANO CONTINISIO! Ovvero pane al pane...

...e crostate alle crostate, torte alle torte, a Cesare quel che è di Cesare.
E, naturalmente ad Adriano e Lydia quel che a loro appartiene.
Molte delle persone che in questo momento leggono questo post conoscono le recenti vicende che hanno visto protagonisti Adriano e Lydia.
Per questo oggi, 8 novembre 2009 molti foodblog pubblicheranno in contemporanea un post a loro dedicato. Per questo anche LaGolosastra aderisce (in modo un po' anomalo, mi si perdoni) a questa iniziativa.

Per chi invece non conosce le vicende, può trovare un 'riassunto' in questo post di sfogo di Adriano.


Vogliamo ricordare che la Crostata di Mele e Mandorle è di Adriano.
E la Caprese bianca è di Lydia.
Ma, se vogliamo, sono di tutti e di tutte, sarebbe sufficiente un po' di umiltà nel riconoscere il merito a chi quotidianamente mette a disposizione del resto del mondo il frutto del proprio lavoro, della propria passione, del proprio tempo. Sarebbe sufficiente condividere e non copiare di sana pianta, senza prendersi la briga di cambiare nemmeno una virgola.
Soprattutto quando il frutto del lavoro di qualcun'altro viene utilizzato a scopo di lucro.

Io utilizzo quotidianamente ricette 'rubate' in giro per la rete. E pure le pubblico, riconoscendo con immenso piacere e davvero infinita gratitudine il merito a chi l'ha pubblicata o a chi mi ha anche solo ispirata.
Ed oggi quindi, tripla dedica per questo post, in virtù del fatto che, a causa delle restrizioni a cui sono sottoposta in questi ultimi mesi, non posso plagiare a modino la ricetta di Adriano o quella di Lydia.
Ma posso scopiazzare di gusto (e fidatevi, DAVVERO di gusto) la ricetta di Alex visto che finalmente ho trovato il latticello!

Il latticello (o buttermilch o buttermilk... insomma il 'latte del burro') non è altro ciò che rimane in seguiro alla burrificazione della panna. In pratica è un siero un po' più acido del latte, ricco di sali minerali basici (potassio e calcio, ad esempio), pochi grassi e lattosio, ma soprattutto ha la caratteristica di rendere torte e focacce meravigliosamente soffici!

Provare per credere!


IL PANE PER LA COLAZIONE 
 

450 gr di farina
2 cucchiai di zucchero di canna
3 cucchiaini di lievito per dolci
1 cucchiaio di scorza d'arancia grattugiata (o 1-2 cucchiaini di polvere d'arancia)
2 cucchiai di semi di papavero
2 cucchiai di semi di sesamo o di lino
2 cucchiai di semi di girasole o di zucca
1 cucchiaino di sale
500 ml di latticello
burro per lo stampo

Preparazione: riscaldare il forno a 200°C. 
Setacciare la farina in una terrina capiente, aggiungere gli altri ingredienti secchi e mescolare il tutto. Versare pian piano il latticello mescolando fino ad ottenere un impasto morbido. Imburrare uno stampo da cake, mettere l'impasto nello stampo. Infornare per 30 minuti, abbassare poi la temperatura del forno a 150°C e cuocere ancora per 30 minuti. Fare la prova dello stecchino prima di estrarre il pane dal forno. Togliere il pane dallo stampo e lasciarlo raffredare su una griglia.

la mia variante: ho utilizzato 2 cucchiai di semi di papavero, 1 cucchiaio di semi di sesamo, 2 cucchiai di semi di lino, 1 cucchiaio di mandorle tritate. E ho pure cosparso la superficie di scaglie di mandorle prima di infornare. Ho utilizzato olio di oliva extravergine per ungere la teglia.

piesse - sì lo so, sono latitante. Ma vi giuro che ci sono. Sono davvero impigrita dall'arrivo del freddo. Non ho smesso di cucinare (e nemmeno di  plagiare!) ma per lo più la sera, per lo più ricette già straviste (zuppe&co. sono il mio hobby preferito) e in mancanza di luce naturale la mia macchinetta a pedali non ce la fa a fotografare. Stamani per scattare ste due misere fotine al 'mio' pane per la colazione ho rischiato la broncopolmonite (sono rabbreddatizziba e fuori c'è un tempaccio)! 
Ma ci sono!

venerdì 16 ottobre 2009

WORLD BREAD DAY 2009 - yes, we bake!



Ho deciso di partecipare a questa gustosa iniziativa soprattutto perché gli ingredienti fondamentali per ottenere un delizioso risultato sono due: StellaDiSale e ComidaDeMama.
No, non sono impazzita. Adesso vi spiego.
Il primo prezioso ingrediente è la Pasta Madre, la base da cui nascono le idee. Stella mi ha donato un pezzettino della sua pasta Pasta Madre che io gelosamente custodisco e amorevolmente curo. E con molto, molto orgoglio regalo a chi vuole avvicinarsi a questo magico mondo.
Magico, davvero, perchè ogni volta avviene un piccolo miracolo, la pasta madre ha un fascino che ti cattura.
Avevo già sperimentato la Pasta Madre preparandola da me, poi purtroppo una serie di complicate vicissitudini personali mi hanno tenuta lontana dalla cucina per un periodo e ho trascurato il mio barattolino con le immaginabili conseguenze. Un giorno di inizio estate Stella chiede se qualcuno voleva un pezzettino della sua e io non mi sono fatta sfuggire l'occasione.
Stella, precisa e professionale, ha confezionato il pezzettino di pasta madre come il più prezioso dei cristalli e l'ha affidato ad un corriere che l'ha recapitato alla Golosastra.
Forse sono un po'suonata e pure un'inguaribile romantica, ma adoro l'idea di  curare la sua pasta madre e portare avanti la sua tradizione: ogni impasto per me è speciale perché porta il profumo di Stella.


Il secondo misterioso ingrediente è questo profumato semino che viene da lontano. Si chiama Ajwain e lo assaggiai anni fa in Egitto (1993?), su piccoli deliziosi panini che ci venivano offerti a colazione. Erano dei bocconcini morbidi, alcuni decorati con miele e pistacchi, altri con il sesamo o con il cumino e... e poi c'erano questi semini che somigliavano un po' al cumino o al finocchio, ma erano più "bassi e cicciotti" e con un sapore più amarognolo e pungente e un profumo che mi ricordava timo, origano...
Li ho cercati in Italia per anni. Tentando a descriverne le caratteristiche, ma ...nulla. Chiunque finiva con il propormi del cumino.
Dopo tutti questi anni il post di Elena mi ha illuminata, lo commento immediatamente con entusiasmo e ringranziandola per avermi finalmente rivelato il mistero!
Chi conosce Elena tramite il suo blog può intuire che è una persona luminosa, entusiasta, contagiosa. E ora vi rivelerò che è pure generosa: secondo voi chi mi ha spedito a casa una bella busta con dentro un sacchettino pieno di semini di Ajwain?


world bread day 2009 - yes we bake.(last day of sumbission october 17)

Passiamo alla ricetta e all'inziativa, che avevo già visto da quando bazzico in giro per blog ma alla quale non ho mai partecipato.

Come si fa a partecipare: leggete attentamente questo post di Zorra.

  • Preparate o acquistate il pane, fate delle foto (se possibile) e pubblicate un post venerdì 16 Ottobre 2009 (Il post può essere scritto anche in italiano)
  • Il post dovrà essere nuovo e dedicato unicamente a questo evento, quindi non potrà partecipare ad altri eventi promossi nel mondo dei food blog.
  • Compilate questo formulario e la propria ricetta verrà inserita nella raccolta finale.
  • Nel post aggiungete un link a questo post e possibilmente anche al roundup quando quest'ultimo sarà pubblicato.
  • Le ricette saranno accettate fino a sabato 17 Ottobre.
Bene... io ci sono e voi? Vorrei condividere con voi dei bocconcini che hanno il sapore dei deliziosi intrecci che si possono creare tra foodblogger. Anche se realmente non ci conosciamo.
Ma può sempre accadere, ed è bello scoprire che dietro una ricetta, una foto, un nickname c'è una persona vera, con uno sguardo, un sorriso, una voce, un abbraccio.
Grazie a tutt* per essere presenti ogni giorno.



BOCCONCINI ALL'AJWAIN

200 gr di pasta madre rinfrescata la sera prima
400 gr di farina 0

300 gr circa di acqua tiepida*
un cucchiaino di malto
un cucchiaino di sale
4 cucchiai di olio evo

una manciata di semi di ajwain


Sciogliete la pasta madre in un bicchiere abbondante di acqua tiepida. Aggiungete il malto, l'olio e poco a poco la farina, e per ultimo il sale. Impastare tutti gli ingredienti per una decina minuti  fino ad ottenere una palla morbida ed elastica.
Coprite con uno strofinaccio pulito ed umido e lasciate lievitare mezza giornata almeno in un luogo protetto da correnti e sbalzi di temperatura (perfetta una madia o il forno spento con lo sportello ben chiuso).
Riprendete l'impasto, formate delle palline e disponetele sulla placca del forno, spennellateli con  acqua tiepida in cui avrete sciolto poco malto e cospargete di semini.
Lasciate riposare un'altra oretta posizionando la placca nella parte bassa del forno spento (mettete nel forno una ciotolina o un pentolino interamente in acciaio riempito a metà di acqua calda).
Senza estrarre la placca portate la temperatura del forno a 200° (statico),   cuocete per 15/20 minuti  dal raggiungimento della temperatura, finchè avrete ottenuto una bella doratura.
Lasciate raffreddare i panini su una griglia (se preferite la crosticina più croccante) o avvolti in un canovaccio pulito (non lavato con detersivi!) se gradite la crosticina un pochino più morbida.


* la quantità dell'acqua è indicativa, può variare secondo la tipologia di farina che utilizzerete. Aggiungetene poco per volta, fino ad ottenere un impasto elastico e poco umido.


AGGIORNAMENTO: SIGNORE E SIGNORI (ed è il caso di dire pure ladies and gentlemen, mesdames et messieurs, damas y caballeros!)... è PRONTO IL ROUNDUP 2009

World Bread Day 2009 - Yes we baked. - Roundup

giovedì 15 ottobre 2009

la tortina per Valentina


 


Molte di noi si ritrovano anche su Facebook che è diventato una specie di salottino (adiacente alla cucina) dove si conversa allegramente del più e del meno, dove si parla spesso e molto volentieri di cose buone da mangiare: cosa preparo per pranzo/cena, cosa sto sfornando, mmmhhh che profumino, porcaloca che disastro... Insomma, l'abbiamo trasformato in un social-gnam-network!

Proprio oggi, al termine di una mattinata in giro per commissioni assai noiose ma doverose, mi intrattengo in due chat-ciacole con una cuoca pasticciona che mi fa venire lo sghiribizzo di lanciarmi in cucina a preparare una torta salata da condividere.
Detto fatto!

Una torta salata preparata in tempo record con quel che c'era in casa *, sfornata al volo e fotografata ancora bollente prima di scappare di corsissimissima al lavoro.
Una ricetta anche un po' banale, nulla di innovativo (anche se in verità ho pure sperimentato una cosa che non avevo ancora provato), ma preparata con il cuore.
Questa è la tortina per Valentina!

*(grazie di cuore al  nonno Lallo per la fornitura di porri... è iniziata la produzione invernale dell'orto! A proposito: buon compleanno, nonno!)




TORTA SALATA PORRI & MANDORLE IN SFOGLIA ALLA SALVIA

per la base:
120 gr di farina 0
3 cucchiai di olio
1 cucchiaio di salvia secca tritata
1 pizzico di sale
1 pizzico di cremor tartaro
vino bianco secco q.b.

per la farcitura:

2 cucchiai di farina 00
1 tazza di latte di soia
3 piccoli porri (o 1 grande)
salvia fresca
sale&pepe
olio extravergine di oliva
1 manciata di mandorle tritate grossolanamente

Preparate la sfoglia (una variante della fantastica, versatilissima ricetta di Stelladisale) mescolando la farina con un pizzico di sale e un pizzico di cremor tartaro (o di lievito non vanigliato!), la salvia secca tritata. Aggiungete l'olio e pian pianino il vino bianco quanto basta a creare un impasto elastico. Coprite e lasciate riposare.
Pulite e mondate i porri, tagliateli a rondelle e fateli saltare in padella con un filo di olio, un paio di foglie di salvia e un pizzico di sale. Abbassate la fiamma e lasciate ammorbidire qualche minuto.
Preparate la besciamella vegan scaldando l'olio in un pentolino. Togliete dal fuoco, aggiungete la farina setacciata mescolando con un cucchiaio di legno fino ad amalgamarla competamente senza formare grumi. Aggiungete quindi a filo il latte (io l'ho aggiunto a temperatura ambiente) mescolando di continuo. Riportate il tegamino sul fuoco basso, e continuando a mescolare portate ad ebollizione e lasciate bollire finché non si addensa.
Una volta pronta, aggiungete i porri, regolate di sale e di pepe.
Portate la temperatura del forno a  180°. Stendete la pasta con il mattarello su un foglio di carta da forno, fino ad uno spessore di 2/3 mm, quindi adagiatela in una tortiera da 22 cm lasciando fuoriuscire i bordi. Farcite la base, spolverizzate con le mandorle tritate grossolanamete, e ripiegate i bordi della pasta verso il centro.
Infornate per una ventina di minuti, finché non sarà ben dorata.


PER FAVORE.
ASPETTATE UN ATTIMO PRIMA DI ASSAGGIARE!

C'è un messaggio importante, Fra ha detto tutto e io vi rimando al suo post.

OGGI 15 OTTOBRE - BLOG ACTION DAY


domenica 11 ottobre 2009

Evviva lo strudel!


Al solito. Arriva la Golosastra a stravolgere le tradizioni. Non contenta di proporre una versione vegan (e pure light, se vogliamo), mò vi stravolgo anche il ripieno.
Io amo lo strudel. Con le mele, l'uvetta, la cannella. Accetto anche i pinoli, pur non amandoli particolarmente (infatti spesso a casa li sostituisco con le noci). Ma questo ripieno, lasciatemelo dire, è una bomba!
Che l'abbinata pere+cioccolato sia favolosa si era già detto (tra l'altro andando a ripescare questo vecchio post mi sono accorta che a) non riesco a visualizzare la foto della zuppa... ahahahh chi se l'è mangiata? b) anche l'abbinamento zucca, ricotta del Cansiglio e semi di papavero mi piace un bel po'!) e ogni volta che vedo in giro per i blog ricettine con questi due ingredienti la mia acquolina aumenta in maniera esponenziale. Così come avvenne il giorno in cui scoprii l'esistenza di questo strudel (in una versione squisitamente altoatesina). Fu durante un weekend in questo posticino qui dove un tempo andavo anche piuttosto spesso e in qualsiasi stagione.
Arrivai e subito una locandina colpì la mia (golosa) attenzione: "La settimana del buongustaio" (o qualcosa che suonava altrettanto appetitoso). Una settimana durante la quale il già succulento menu del ristorante veniva arricchito da proposte ad hoc.
Che dire? Me lo ricordo ancora questo strudel!
Volete provarlo?
Poi, non vorrei insistere, ma con una giornatina uggiosa come quella che l'autunno ci ha regalato ieri, cosa c'è di meglio di un buon the caldo con una fetta di strudel?

piesse - per i golosissimi, per i tolleranti, per quelli che non stanno mai a dieta: provatelo anche con la sfoglia classica. Per i pigri: vi concedo pure la pasta sfoglia già pronta, non vi pentirete del risultato!


Per la pasta:
200 gr di farina 00
4 cucchiai di olio di semi di mais


un pizzico di sale
un pizzico di cremor tartaro
latte di riso q.b.

Per il ripieno:
3 pere
50 gr di cioccolato fondente
1 manciata di noci tritate
2 biscotti secchi sbriciolati

1 cucchiaino di malto
zucchero a velo per la decorazione


Mettete la farina sulla spianatoia o in una ciotola abbastanza capiente, aggiungete il cremor tartaro, un pizzico di sale e l'olio. Iniziate ad impastare e aggiungete latte di riso quanto basta per ottenere una pallotta liscia ed elastica. Avvolgetela nella pellicola e lasciatela riposare una mezzoretta.
Nel frattempo preparate il ripieno: sbucciate le pere e tagliatele a piccoli pezzi, mettetele in una ciotola e mescolatele con delicatezza con la cioccolata tritata molto grossolanamente e le noci.
Stendete la pasta sottile su uno strofinaccio pulitissimo e infarinato, prima con il mattarello poi aiutandovi con le mani. Ritagliate con la rotella la pasta in eccesso fino a formare un  rettangolo e  disponete prima i biscotti sbriciolati su circa 2/3 della superficie e quindi il ripieno.
Con  l'aiuto di uno strofinaccio (questo video può aiutarvi a capire come) arrotolate la pasta fino a formare un cilindro e disponetelo sulla placca rivestita con carta forno.
Spennellate con poco latte di riso la superficie e infornate a 180° (io uso il forno non ventilato perché mi sembra che altrimenti si secchi troppo, essendo una versione a ridottissimo utilizzo di grassi) per 15 minuti circa (se vedete che tende a scurire troppo, coprite con carta stagnola) .
Tirate fuori dal forno, spennellate la superficie con un cucchiaino di malto (io ho barbaramente intinto il pennello in silicone e passato sulla superficie calda dello strudel!) e infornate nuovamente per una decina di minuti.

Una volta sfornato, lasciate raffreddare e spolverizzate di zucchero a velo prima di servire.

lunedì 5 ottobre 2009

LaGolosastra e la zucca del contadino.


C'era una volta un contadino gentile che regalò alla mamota (la genitrice della Golosastra, n.d.r.) una bella Zucca.
Bella? Insomma, mica tanto. La Zucca, se vogliamo essere sinceri sinceri, era un pochino bruttarella: aveva qualche bozzo fuori posto e certo non avrebbe potuto partecipare a Miss-Zucca-Italia 2009. Ma si sa, qui badiamo solo fino ad un certo punto all'apparenza. Quel che conta è che sia "bella dentro".
E così LaGolosastra si armò di santa pazienza e (letteralmente) di un coltellaccio affilato e sacrificò la Zucca bruttarella in una sera di quest'autunno che si traveste d'estate.
Il suo cuore si rivelò intatto, e fu barbaramente affettato e infornato senza pietà per deliziare i palati dei commensali.
Ma già alla prima forchettata, la Golosastra si rese conto che la Zucca stava perpetrando la sua subdola vendetta, presentandosi con un sapore sinceramente un po' insulso.
Che delusione. E che faccio butto via tutto 'sto bendidio? No. Eh, no. Se vuoi la guerra, Zucca, la guerra avrai.


(mumble... mumble...)

Che ci posso fare con una zucca già cotta in forno? Gnocchi? No, non ne ho voglia. Polpette? Mah, potrebbe essere un'idea. Niente uova, però. E se provassi con i magici fiocchi di cereali? Proviamo?
Sì!

BOCCONCINI ALLA ZUCCA&RICOTTA AFFUMICATA

1 zucca
1 tazza di fiocchi di farro
1 tazza di ricotta affumicata grattuggiata (del Cansiglio)
latte di riso
sale&pepe
1/2 cipolla
semi di papavero
olio extravergine di oliva

Truc... ahem... aprite la zucca, privatela dei semi e della scorza e disponetela sulla placca foderata di carta forno. Infornate a 180/200° per 15/20'.
Sfornate, lasciandola intiepidire.
Fullate la zucca insieme ai fiocchi di farro (precedentemente ammollati in una tazza con poco latte di riso tiepido e strizzati), la ricotta grattuggiata e mezza cipolla, quindi aggiustate di sale e pepe.
Sulla placca del forno (foderata con la solita carta), pennellate poco olio extravergine e con due cucchiai formate delle quenelle a distanza regolare. Cospargetele di semi di papavero, infornate a 180' per un quarto d'ora circa.


piesse - perfetto come contorno, ma niente male anche come aperitivo o antipasto, anche per un buffet visto che si può servire tiepido e mangiare con le mani senza fare un macello!

piesse bis -  Alla fine ha vinto la Golosastra. La Zucca "nientediche" è diventata proprio buona!

giovedì 1 ottobre 2009

Amarcord - parte IV (mi pare. Ho perso il conto)



Colpa di Alessandro. E dei suoi meravigliosi Rigatoni alle Melanzane.
Vabbé, vi devo confessare una cosa. Io di solito nella pausa pranzo non cucino. In verità non dispongo di una vera pausa pranzo perché i miei orari lavorativi sono un zinzino anomali, però ci tengo a pranzare (anche perché già al termine della mattinata, nonostante la merendina, ho già un certo languorino). Cerco sempre di avere a disposizione qualcosa di pronto, magari due verdurine grigliate che preparo in abbondanza, o una porzione di cereali già conditi che posso pure portarmi in ufficio, oppure mi preparo dei frullatoni di frutta (ultima dipendenza: banana, latte di riso e farina di carrube!).
Ma è praticamente impossibile che io accenda il fornello.
Oggi è avvenuto il miracolo.
L'antefatto: su Facebook è nato un simpatico botta e risposta nei commenti alla sopra citata ricetta di Alessandro, che prevede l'uso della pancetta di cui la sottoscritta vegetariana cronica non vuole proprio sapere. E così Claudia suggerisce prima le zucchine, poi la ricotta affumicata e io, davanti al monitor con un'acquolina in bocca che non vi posso spiegare... *PUFF* improvvisamente ricordo. Mi torna alla mente uno dei miei piatti preferiti della già celebrata "Trattoria la Busa" (quella che c'era una volta ma ora non c'è più).
Mi sono resa conto che non l'ho mai proposta qui, ed è un vero peccato perché (secondo me) è meravigliosa. Dovevo assolutamente approfittare di questo strascico d'estate per raccontarvi di questi stuzzicanti sapori.
Quindi ho fatto una corsa a comprare le verdure, mi sono precipitata a casa e via, ho incredibilmente preparato il pranzo.
Ultima confessione: ho tentato di emulare Alessandro e le sue splendide immagini, ma con l'alibi della "macchinetta a pedali" che non scatta certamente foto ho fatto dei rapidi scatti e poi, vinta dalla fame, ho abbandonato la fedele macchinetta per divorare con grande appetito questo piattino!



GIRANDOLE ALLE VERDURE FRESCHE
(per due persone)
160 gr di Girandole
1 zucchina
1 melanzana
1 carota
1 spicchio d'aglio
1 pomodoro
erba cipollina fresca
ricotta affumicata del Cansiglio
olio extravergine di oliva

Pulite con cura le verdure e tagliatele a cubettini.
In un'ampia padella versate un filo d'olio extravergine e imbiondite leggermente lo spicchio d'aglio spellato ma non tritato (io preferisco lasciarlo intero, affinché lasci l'aroma senza appesantire la pietanza. Pratico qualche incisione sulla sua "pancia" perché rilasci l'umore). Unite le verdure (tranne i pomodori) e saltatele in padella per qualche minuto. Abbassate la fiamma e cuocete per 10' circa mescolando spessisimo.
Portate a bollore l'acqua salata e cuocete la pasta (per questo formato bastano 6'), scolatela, conditela con le verdure saltate in padella, il pomodoro crudo a cubetti, erba cipollina e la ricotta affumicata a scaglie.


note - il piatto originale proposto dalla trattoria erano le "casereccie", un formato di pasta all'uovo. In questo caso io ho utilizzato pasta di grano duro perché devo evitare l'uovo.
Le dosi sono puramente indicative: oggi per esempio ho utilizzato una grossa melanzana, una grossa zucchina e una carota gigante e ne è uscito condimento anche per 4 porzioni (tuttavia, per misteriosi motivi che non approfondirò, non è avanzato condimento per 3 porzioni...).

martedì 29 settembre 2009

L'apparenza inganna...


Per esempio potrebbe sembrare che io sia sparita. Invece no. Ci sono, anche se, vinta dalla pigrizia, non sto volentieri davanti al pc se non per motivi lavorativi o per dei rapidi passaggi.
Le giornate sono ancora soleggiate e si sta volentieri in giro (anche per una bella passeggiata per conoscere carinissime e giovanissime blogger) e, complice il caldo, le maledette zanzatigre sono ancora iperattive ed affamate e non appena mi accomodo alla mia postazione con il buon proposito di postare qualcosa... eccole, arrivano all'attacco. Proprio mentre scrivo uno di questi simpatici quanto utili insettini ha ben pensato di banchettare sul mio zigomo sinistro.
Penso che per andare a lavorare oggi dovrò indossare recuperare un sacco di carta con i buchi per gli occhi (avete presente Charlie Brown?).
Niente scuse, sono qui per lasciare una ricettina (molto easy, come di abitudine) per dei dolcetti vegan, che sono dei muffins ma senza uova, senza latte. E senza cioccolato.
Sono stati infatti preparati con la farina di carruba al posto del cacao.
La farina di carruba ha un alto contenuto di proteine, vitamine, minerali come calcio, magnesio, potassio: è un alimento nutriente a tutti gli effetti, povera di grassi e di sodio e soprattutto di sostanze eccitanti come il cacao.
Ora, a me il cioccolato piace in un modo indescrivibile. Ma in teoria dovrei evitarlo (eh, bravo chi ce la fa!). Ho acquistato questa confezione di polvere di carruba Rapunzel (approfittando di un'offerta) e ho timidamente fatto il primo esperimento semplicemente sostituendo il cacao con la carruba.
Siccome ho letto pure che questa polvere magica è pure un ottimo addensante, stabilizzante ed emulsionante, non potevo che pensare a Manuela e ai suoi esperimenti. E prima o poi ci provo anch'io. Anzi, chi passa di qui e ha qualche suggerimento per l'utilizzo della farina di carruba è naturalmente il benvenuto!

Intanto godetevi questa ricettina "a basso rischio"!

MUFFINS COCCO E CARRUBA (12 muffins)
3 tazze di farina 00
1 tazza di cocco rapé
1 tazza di zucchero di canna
2 cucchiai di farina di carruba
2 tazze di latte di riso
1/2 tazza di olio di semi
1 bustina di cremor tartaro

Accendete il forno a 180° (ventilato anche qualche grado meno) e predisponete già le apposite pirrottine di carta nello stampo per muffins.
Quindi seguite la procedura tradizionale per i muffins (è facile, detta e ri-detta ma la ripeto per i dummies).
Preparate due ciotole, una con gli ingredienti "secchi" ben miscelati e l'altra con gli ingredienti "umidi" anche questi bene amalgamati.
Unite il contenuto della due ciotole mescolando rapidamente, non lavorate troppo.
Disponete un'abbondante cucchiaiata di preparato per ogni stampino, quindi infornate per 15-20'.
Lasciate intiepidire e quindi estraete dallo stampo e lasciate raffreddare su una griglia.
Questi muffins vegan, contenendo meno grassi, sono un po' più asciutti: si conservano qualche giorno, avendo l'accortezza di chiuderli in un contenitore ermetico.







giovedì 17 settembre 2009

Couscous... sano!

 
Guardate un po' l'orario di questo post, e sappiate che mi sono alzata di buon ora per poter pubblicare qualcosina prima di andare al lavoro!
Già da quasi due settimane sono tornata ad occupare la mia scrivania dopo la convalescenza e il ritmo è davvero incessante. Aggiungete l'inizio della scuola (anzi, il debutto in prima della mia Pepi), l'autunno che ci è piombato addosso senza preavviso e capirete perché alla sera sono da buttar via!
Già da qualche giorno sono entrata in quella languida fase della stagione in cui indugio sotto le coperte prima di alzarmi. Suona la sveglia e, invece di scattare, tiro un po' più su le lenzuola fino a coprirmi anche il naso...
Bando alle ciance (ciancie?), sono qui per raccontarvi che lo scorso sabato sono andata in gita a Bologna per visitare il Sana! Vi racconto anche che qualche settimana fà mi arriva una mail di Letizia di Ecor con l'invito a partecipare alla presentazione della nuova rivista Valore Alimentare. Ho accolto l'invito con entusiasmo e sabato 12 settembre è arrivato in un batter d'occhio: sveglia presto, sono salita sul mio bel trenino in direzione Bologna Centrale, dove avevo appuntamento con la socia Giò.
Siamo arrivate prestissimo in fiera, ancora dovevano aprire le biglietterie! 
Dopo una passeggiata tra gli stands alla scoperta di interessanti bio-novità da degustare (di cui andrò presto a caccia e vi racconterò), alle 12 ci siamo presentate al palcoscenico di "A Sana con Gusto" dove Letizia (grazie!) ci ha accolte con la sua sorridente dolcezza. Che emozione, ho avuto il piacere di conoscere Camomilla/Fiordifrolla, Izn/Il pasto nudo, ed Ester/Kosenrufu mama
Dopo un breve aperitivo, ci siamo accomodate sul palcoscenico appositamente allestito, ed è iniziata la presentazione della rivista. O dovrei dire la ri-presentazione? Infatti Valore Alimentare qualcuno di voi probabilmente ha già avuto modo di sfogliarla, perché veniva distribuita gratuitamente in alcuni punti vendita di alimenti biologici. Ora si presenta in una veste nuova, ricca di contenuti curati da uno staff professionale e appassionato.
E sottolineo appassionato. Perché durante la presentazione sono rimasta piacevolmente contagiata dall'entusiasmo con cui ogni singolo componente dello staff ha dato voce alle proprie competenze con la passione che a mio parere sarà l'ingrediente fondamentale di questa "ricetta" rinnovata
La rivista sarà disponibile presso numerosi punti vendita di alimenti biologici ma è possibile anche riceverla comodamente a casa in abbonamento (per informazioni o per scrivere alla rivista: info@valorealimentare.it).
E a proposito di ricette, la domenica mattina dopo una giornata al Sana, non può che venir voglia di un piattino "sano". Rovistando nella dispensa mi sono resa conto che contiente più prodotti Ecor di quanti avrei mai creduto di avere! E quindi, voilà una ricetta molto Sana e abbastanza Ecor!
COUS COUS CON LENTICCHIE ROSSE E CAROTE
una tazza di lenticchie rosse
2 carote
1/2 cipolla
2 cucchiai di tahin
2 cucchiai di semi di girasole
erba cipollina fresca
olio extravergine di oliva
sale&pepe
Cucinate il cous cous secondo le indicazioni che trovate sulla confezione (io ho messo a bollire 200 gr di acqua con un cucchiaino di sale e un cucchiaio di olio, una volta portata ad ebollizione ho spento, versato il couscous, mescolato con un cucchiaio di legno e coperto per 5 minuti).
Tritate fine la cipolla, soffriggetela in una padella antiaderente con un filino di olio, aggiungete le lenticchie e le carote grattuggiate, coprite con una tazza di acqua. Abbassate la fiamma e lasciate stufare per un quarto d'ora circa (controllate la cottura e verificate che rimangano umide).
Sgranate il cous cous con la forchetta, aggiungete le carote e le lenticchie, un paio di cucchiai di tahin (facoltativo... io ne sono golosa...), una cucchiaiata di erba cipollina fresca tritata fine, regolate di sale&pepe e aggiungete un filo di olio extravergine se vi sembra troppo asciutto.
Servite guarnendo con semi di girasole.
Facile, veloce e sano!
note - Non lo so se il fatto di curare un blog goloso renda le persone più belle (sottoscritta esclusa), ma sino ad oggi le blogger che ho avuto modo di conoscere "live" non mi hanno mai delusa!

mercoledì 2 settembre 2009

Un ángel en mi mesa

 
Dopo il tofu, è atterrato sul pianeta Golosastra un altro marziano: il seitan.
Altro alimento spesso snobbato dagli onnivori, guardato spesso con sospetto. Eh, non avete tutti i torti: la prima volta che mi sono avvicinata al seitan, nei primi esperimenti da vegetariana (ormai più di 20 anni fa) devo ammettere che non fu un'esperienza da leccarsi i baffi. 
Beh, sappiate che ci sono diversi modi di gustarlo, alcuni anche molto gustosi, e oggi ve ne svelerò uno.
L'idea di postare una ricetta a base di Seitan è merito di un Angelo vegetariano (da qui il titolo del post, in spagnolo perché... suona bene, come le canzoni di Jarabe de Palo), che mi ha chiesto qualche suggerimento per cucinarlo. Gli ho prontamente mandato mail con una serie di varianti, ora gli dedico pure un post-apposta con una delle mie versioni preferite ispirata ad una ricetta di pseudo-cucina-cinese (l'altra è quella con la panatura del tofu già proposto).
La ricetta non presenta particolari difficoltà anche per chi non ha una grande confidenza con pentole&fornelli, quindi non ci sono scuse: procuratevi una seria padella antiaderente e provateci!
In cambio l'Angelo vegetariano sono certa che ci coccolerà con la ricetta di una delle sue confortevoli zuppe di legumi. Niente male come scambio, no?


SEITAN AGLI ANACARDI
300 gr di seitan al naturale
1/2 cipolla
una manciata di anacardi
olio extravergine di oliva
1 bicchiere di vino bianco secco
sale&pepe
shoyu
prezzemolo

Tritate grossolanamente gli anacardi (conservandone qualcuno per decorazione) e tostateli in una padella antiaderente. Teneteli da parte.
Potete utilizzare anche gli anacardi già tostati e salati, forse più facili da reperire. In questo caso evitate il primo passaggio, e aggiungeteli al seitan senza farli tostare (prestando attenzione alla salatura).
Tritate finemente la cipolla fine, fatela rosolare con poco olio, aggiungete il seitan a tocchetti (il mio preferito in assoluto è questo) e lasciatelo saltare qualche minuto. Quando inizia a colorire, aggiungete gli anacardi tritati, un pizzico di sale, quindi bagnate con un bicchiere di vino bianco secco e una spruzzata di shoyu.
Lasciate evaporare il liquido a fiamma bassa, mescolando di tanto intanto fino a completare la cottura. Servite decorando con qualche anacardo intero e qualche foglia di prezzemolo tritato (ahaha, io ho fatto le foto dimenticandomi il prezzemolo!).
Con lo stesso procedimento potete preparare uno stuzzichevole Seitan alle Mandorle, semplicemente sostituendo gli anacardi con queste ultime. 
note - Per trovare il seitan (e il tofu), potete fare una capatina in uno dei negozi NaturaSì (presenti sul tutto il territorio italiano). A Verona lo trovo anche all' Emporio Bio o al Biologico di via Pieve di Cadore.
Ma la prossima sfida sarà preparare il seitan in casa... non appena mi ripiglio per benino e passa anche un po' di questo opprimente caldone (non sidiceva un tempo che " La prima acqua di agosto rinfresca il bosco"?).

venerdì 28 agosto 2009

Preparatevi ad una serata... piccante!

"Dio ha creato l'alimento, il diavolo il condimento" - J. Joyce

Non dalla Calabria ma dall'orto della Val de l'Oco è arrivata questa mini fornitura di peperoncini very very hot! Che farne? Nella maggior parte delle ricette li troviamo farciti di tonno e/o acciughe, o raramente con del caprino (sono deliziosi). La prima opzione è stata scartata a priori, la seconda pure perché il caprino Tommasino me lo sono pappato tutto io (e che dovevo fare,è uno dei pochi latticini di cui mi è consentito deliziarmi).
Avevo letto da qualche parte una ricetta che prevedeva un ripieno di pangrattato e pasta di acciughe, e mi ha dato un'idea per un ripieno alternativo e, soprattutto, vegetariano.
Ho curiosato nel frigo e in dispensa, ho saccheggiato la mia pianta di origano, e pasticciando un po' in una ciotola ho finalmente ottenuto quella che mi è sembrata la consistenza giusta ed ora vi svelo cosa celano questi piccantissimi scrigni. Le dosi sono un po' a occhio ma ho cercato di stare attenta alle quantità per poter riportare delle proporzioni sensate.

PEPERONCINI ROSSI PICCANTISSIMI
una dozzina di peperoncini rossi tondi
una tazza di pangrattato
una tazza formaggio di capra grattuggiato
3 cucchiai di paté di olive nere
1 cucchiaio di capperi dissalati + una dozzina di capperi per decorare
un mazzetto di origano fresco
1 spicchio di aglio
olio extravergine di oliva

(aceto per sbollentare i peperoni)

ATTENZIONE - Procuratevi immediatamente un paio di guanti per maneggiare i diabolici peperoncini. Non è un'indicazione, è un ordine!
Lavate ed asciugate i peperoncini.
Con un coltellino tagliate tutt'intorno al picciolo e asportatelo. Pulite con cura anche l'interno eliminando tutti i semini.
Portate ad ebollizione in una pentola capiente metà acqua e metà aceto bianco, regolate di sale.
Tuffatevi i peperoncini e sbollentateli per un paio di minuti.
Scolateli e metteteli ad asciugare per bene con il foro rivolto in basso.
Tritate con la mezzaluna lo spicchio d'aglio, i capperi e l'origano e metteteli in una ciotola. Unite il pangrattato e il formaggio*, il paté di olive e aggiungete un filo d'olio per amalgamare, fino ad ottenere un impasto morbido.
Farcite con cura ogni peperoncino con l'impasto (i guanti, non dimenticateli) pigiandolo con delicatezza nella cavità fino a riempirli completamente. Decorate ogni peperoncino con un cappero intero, condite con olio extravergine e servite.
Non siate avari di abbeveraggi per i vostri commensali!

Io ho utilizzato un formaggio di capra (di cui non sono ancora riuscita a carpire il nome, sempre che abbia un nome) che trovo al mercato da un simpatico signore Sardo. si tratta di un formaggio magro con una consistenza simile alla ricotta dura. Nulla toglie che si possa utilizzare un qualsiasi formaggio di vostro gradimento. Secondo me potrebbe essere moooolto sfiziosa la feta, per esempio.

note - probabilmente possono essere conservati come si fa per per quelli ripieni di tonno o formaggio, ma non so se gli ingredienti della farcitura siano adatti alla conservazione. Se qualcuno passa di qui e ha consigli in merito, sarà il benvenuto/a!

mercoledì 26 agosto 2009

Honest scrap

La cuochetta più carina che c'è mi ha dato un "compitino per le vacanze" e io da brava bambina eseguo.
Ci sono poche semplici regole da seguire:

1. dire 10 cose di se, che i lettori possono sapere o meno, ma che siano verissime
2. passare il premio a 10 meritevoli blog (ahem...)
3. segnalare il blogger che ha donato il premio

Pare facile? Vabbé, io ci provo.

1- adoro i gatti. Li amo tanto tanto, fin da piccolissima, e vorrei tanto avere un quattrozampefelinopelosomiagolante che si aggira per casa. Lo metto al primo posto non per importanza, ma semplicemente perché oggi Nerina, la micia della mia vicina, è entrata in casa a farmi visita e in questo momento è accoccolata vicino a me sul divano a farmi una ronfosa compagnia.
2- sono una casinista e vorrei essere più ordinata. O meglio,vorrei essere capace di eliminare il superfluo.*
3- sono terribilmente legata ai ricordi (e questo si riallaccia al punto 2) e conservo oggetti apparentemente stupidi ma che per me sono legati al ricordo anche solo di un istante. Per esempio ho un mattoncino di porfido rubato in una sera di primavera con un'amica che ora non vedo più ma ogni volta che poso gli occhi su questa pietra ricordo le emozioni di quella serata. Sono tuttavia consapevole che i ricordi sono dentro il nostro cuore, pertanto potrei anche evitare di conservare un biglietto del cinema di quasi 2o anni fà... mi sento un po' come Jonathan Safran Foer.
4- adoro scrivere, mi piace giocare con le parole, sono formule magiche che tirano fuori dal cilindro un assortimento variegato di emozioni. Mi piace anche gustarmi ciò che scrivono altre persone (e non parlo solo di libri, voi blogger che leggete in questo momento sappiate che sono golosa dei vostri post! Possedete un talento che spesso nemmeno vi immaginate!).
5- sono una chiacchierona. Sì! Mi piace chiacchierare, per ore e ore, fino ad avere la gola secca. Di qualsiasi cosa. Vabbé, se parliamo della moda del momento non sono tanto ferrata e preferisco ascoltare. Se si parla di calcio invece, posso anche abbandonare la stanza.
Ci sono persone con cui ho passato intere nottate a parlareparlareparlare. Ovunque. In auto, in spiaggia, in montagna, sul divano, a letto, sul tappeto. Anche camminando per ore sul bagnasciuga, percorrendo chilometri, mentre in spiaggia ci aspettavano preoccupati che fosse successo qualcosa!
6- mi piace anche stare zitta, incredibile ma vero. Ci sono momenti in cui mi godo anche il silenzio della casa, non accendo nemmeno la musica.
7- sono poco femminile. Sì, mi si rimprovera spesso per questo. Niente trucco, niente tacchi, niente gonne (se non qualche sporadica gonna di jeans con gli stivali e le calzettone a righe, per sdrammatizzare o qualche fresco vestitino d'estate). Ho promesso alla mia Pepi che mi prenderò un paio di scarpe con il tacco (che lei ovviamente adooooooora). A patto che non siano né fucsia né con i brillantini.
8- sono un'autodidatta in svariatissimi ambiti. Non ho mai studiato inglese ma ci provo a ciacolare con il mio linguaggio maccheronico, non ho mai fatto un corso di taglio&cucito e mi cimento con forbici e macchina da cucire, pure in cucina ho un approccio empirico, risolvo rogne di vario genere senza saper spiegare come sono arrivata alla soluzione. Insomma, sono una fedelissima seguace dell'arte di arrangiarsi.
9- sono una sapientona. Ahahhaha, non è vero. Questo lo dicono gli altri. Diciamo che sono una curiosona, e quindi a forza di curiosare assimilo una serie di informazioni che rendo disponibili su richiesta. Del tipo: "Cri, tu che sai tutto, dove posso trovare la tal cosa?". Spesso lo so. Non sempre. Quando non ho la risposta la cerco (internet, grazie di esistere!).
10- ho una fortissima tendenza a sottovalutarmi. Me lo dicono in parecchissimi, ma a quanto pare è una mia tara incancellabile. E sono altrettanto negata nell'accettare i complimenti, a rischio di sembrare cafona. Mi imbarazzano a tal punto che spesso non riesco nemmeno a ringraziare.

E siccome un pochino mi piace trasgredire, non me ne vogliano gli inventori e i promotori dell'inziativa se tralascio di indicare dieci blog da coinvolgere: preferisco lasciare libera scelta a chi passa di qui di impossessarsi del testimone e preparare un post con i propri personalissimi dieci punti!
Ringrazio Valentina di avermi coinvolta!

*AGGIORNAMENTO - in merito al punto 2 dedico a chi condivide con me questo punto una frase letta oggi: "Solo chi non sa più che diavolo fare della propria vita si preoccupa di riorganizzare da cima a fondo l'armadio, non potendo mettersi a riassettare il mondo" - Fred Vargas (Io sono il tenebroso)"


Ecco, ho terminato di tediarvi con le dieci-cose-su-di-me-che-forse-sapete-o-anche-no... è altamente probabile che prima di questa illuminante lettura la vostra giornata fosse più radiosa. Ebbene, per consolarvi vi lascio una sfiziosa ricettina tiramisù. Perfetta per intolleranti/allergici ai latticini ma anche per offrire una golosa e sana alternativa alla arcinota crema da spalmare, senza la quale tanti golosastri come me non avrebbero potuto sopravvivere e giungere alla maggiore età.


VEGAN NUTELLA - variante golosastra con granella di nocciola

50 gr di nocciole sgusciate
100 gr di zucchero di canna
80 gr di cioccolato fondente
1 cucchiaio di olio di semi
50 gr di latte di riso

Tostate le nocciole in forno a 170° per 10/15 minuti. Una volta tolte dal forno avvolgetele in uno strofinaccio pulito e sfregatele così asporterete le pellicine. Frullate finemente le nocciole con lo zucchero e il cioccolato.
Mettete quindi il composto in una pentolina a bagnomaria (io ho usato un marchingegno per fondere il cioccolato) aggiungere l'olio e il latte e lasciar fondere il tutto insieme continuando a mescolare dolcemente, finché avrete ottenuto una crema senza grumi.
Travasare in un vasetto già sterilizzato e lasciare a testa in giù per una mezzoretta.
Per i non intolleranti: potete prepararla anche con latte di mucca. In merito invece alla durata della crema non ho trovato notizie certe in rete. L'unica certezza è che verrà spazzolata prima di una possibile scadenza
Io ho mixato un po' di ricettine che ho raccattato in giro per la rete (la maggior parte prevedevano l'uso del Bimby che a quanto pare produce una crema goduriosissima) .
Da provare anche la ricetta di Azabel!

note - in questo caso io ho tentato di emulare La Granella, una goduriosissima cremina spalmabile bio che ha una marcia in più: come si evince dal nome è arricchita anche da granella di nocciola.
Nel tentativo di copiarla, ho frullato finemente solo 40 gr di nocciole e 10 gr le ho tritate più grossolanamente. Sluuuurp!