domenica 19 luglio 2009

Sapore di sale... sapore di mare... sapore di sfida!

"Attenzione, attenzione... Signore e Signori, Ladies and Gentlemen, Mesdames et Messieurs, Damas y Caballeros... laGolosastra partecipa ad una sfida!"


C'era una volta (anzi, c'è ancora) laGolosastra, che un bel giorno riceve una mail da Deborah di Giallozafferano che la invita a partecipare ad una sfida.
LaGolosastra non ama molto le sfide, perché sogna di vincere e invece perde sempre. LaGolosastra in verità non ama molto le sfide perché sottosotto è pigra e a forza di pensare alla sfida va a finire che si dimentica di partecipare.
LaGolosastra non ama molto le sfide, perché
è convinta che le sue ricette non siano niente di speciale, sono cosine semplici che ama condividere con i golosastri e le golosastre suoi simili.

Ma questa volta la sfida ha un gusto diverso perché sa di salsedine, di cartocci golosamente divorati sotto l'ombrellone, con le spalle spelacchiate, bruciate dal sole e i capelli ancora gocciolanti di acqua di mare.

Per me questa sfida ha il suono ruspante della mazurka di periferia, di balere affollate di zanzare la sera mentre la mamma volteggia in pista con l'orchestra che suona musiche allegre e le bambine guardano con gli occhioni spalancati la cantante di lustrini vestita, di gettoni della sala giochi sprecati nella speranza che la maledetta ruspa finalmente mi restituisse una cascata di monetine tintinnanti (ovviamente non è mai successo e il titolare della sala giochi probabilmente ora viaggia su una fiammante Ferrari).

Quante estati di lunghe camminate sulla spiaggia al mattino quando c'è la secca, di piedi scottati dalla sabbia rovente di mezzogiorno per raggiungere l'ombrellone, di partitone di calcetto al baretto della spiaggia, di gelati mangiati dopo il bagno delle 4 del pomeriggio (vietatissimo entrare in acqua per tre ore dopo il pranzo neanche avessi mangiato cotechino e puré), di quintali di conchiglie raccolte dopo le giornate di maroso, di gite al largo con il pedalò, e sveglie prima dell'alba per andare in spiaggia con la felpa a vedere il sole sorgere sul mare, di amici con mille accenti diversi, di chiacchierate infinite sotto le stelle distesa sui lettini della spiaggia umidi, di litri di lacrime versate al rientro a casa, dell'emozione nell'attesa di sviluppare i rullini una volta tornata in città e poi le letterine scritte sulla carta da lettere di Snoopy, affrancate e spedite e le telefonate interurbane con i gettoni che scendono inesorabilmente.

E poi tornare l'anno dopo, stessa spiaggia stesso mare, e rivedere gli stessi amici, un po' cresciuti, un po' cambiati.


Sì, a questa sfida devo proprio partecipare. Questa sfida per me ha il sapore del crescione.

Il crescione è una specialità romagnola (in alcuni luoghi della Romagna è conosciuto come cassone) e non è altro che l'impasto della piadina che prima di essere cotto sul testo viene farcito a piacere e ripiegato a mò di calzone.
La similitudine con il nome dell'erba non è casuale. Pare infatti che in origine venisse farcito proprio con il crescione.

La Riviera Romagnola ha ospitato le mie vacanze fino alla maggiore età e il crescione è stato per anni IL pranzo sotto l'ombrellone (sostituito talvolta da un ruspante "panéto co la bòndola").

Anche ora che sono grandicella, sento la nostalgia delle spiagge romagnole e ogni anno cerco di concedermi un weekend di autentico amarcord.

A m’aracmand: non perdete mai occasione per parlare (e se possibile anche cucinare) con le donne romagnole. Ci sono sempre piccoli ma preziosi segreti da apprendere! Per esempio: è possibile anche gustarsi un'ottima piadina senza strutto (non me ne vogliano le azdore più attaccate alla tradizione).
Già da diversi anni a casa mia si prepara la piada all'olio, e quest'estate ho pure rinunciato al crescione pomodoro e mozzarella (il mio preferito) adeguando il ripieno alle mie nuove esigenze alimentari.
Il risultato è altrettanto goloso, ma più leggero!

PIADINA VEGAN

500 gr di farina
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva
1 pizzico di sale
1 pizzico di bicarbonato
1/2 cucchiaio di scorza di limone grattuggiata
acqua tiepida q. b.


Formate sul piano di lavoro una fontana con la farina setacciata con il bicarbonato e il sale, aggiungete l'olio e la scorza di limone grattuggiata. Mescolate insieme tutti gli ingredienti aggiungendo pian pianino l'acqua e lavorate con le mani rapidamente, fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico.
Lasciatelo riposare per un oretta in una ciotola coperta da un canovaccio umido.
Dividete l'impasto in otto palline.
Utilizzate per la cottura un'ottima padella di ghisa (meglio ancora un testo) mettendola a scaldare per benino sul fuoco. Tenete a portata di mano una forchetta e una paletta per girare la piada in cottura.
Stendete con il mattarello una pallina per volta formando un disco sottile, ponetela a cuocere sul testo rovente forando le bolle che si formeranno con i rebbi della forchetta. Dopo un minutino scarso (tenete d'occhio la superficie inferiore alzandola con la paletta, almeno finché non "prendete la mano") giratela e completate la cottura sull'altro lato.
La piadina si può farcire a piacere (basta usare la fantasia).
Tra le più diffuse golosità: squacquerone e rucola (oddio che buono!) o il classico prosciutto crudo.

Se invece volete provare l'emozione di papparvi un fantastico crescione, procedete in questo modo: una volta steso l'impasto, farcitelo a piacere. Piegate a metà, sigillate i bordi con una rotella o i rebbi della forchetta, quindi ponetelo a cuocere sulla piastra ben calda.
Girate dopo un minutino (anche per la cottura del crescione controllate, sollevandolo delicatamente con la paletta) e cuocete per benino anche l'altro lato. Infine mettetelo "in piedi", ovvero con il lato dritto appoggiato alla piastra (immaginate il sole che sorge all'orizzonte, visto dalle spiagge romagnole) e terminate la cottura.
Potete farcirlo con pomodoro e mozzarella (preparate il pomodoro scottato e pelato con anticipo, mescolatelo con la mozzarella a pezzetti, conditelo con sale, pepe e basilico e lasciatelo sgocciolare per benino, anche per tutto il pomeriggio. Prima di farcire il crescione aggiungete un filino ino ino di olio extravergine), con melanzane e funghi, ricotta e spianci, con la salsiccia... insomma usate la fantasia e assecondate il vostro istinto goloso.
Il mio ripieno vegan: un pugnetto di erbette miste (spinaci & bietole, in questo caso, lessate e ripassate in padella con un filo di olio extravergine di oliva e mezzo spicchietto d'aglio), un cucchiaio di mandorle tritate, un cucchiaio di lievito alimentare in fiocchi.

NOTE - Attenzione! Potrebbero aprirsi in cottura: ci vuole un po' di allenamento per farcirli con il giusto quantitativo di ripieno, che non sia troppo umido, serve un po' di attenzione nel momento della chiusura (cacciate fuori tutta l'aria in modo che non si creino bolle all'interno) e cautela nel girarli durante la cottura. E non preoccupatevi, anche qui vale la buona regola: sbagliando si impara!


piesse - credo sia il post più lungo della storia del blog! Spero nessuno si sia abbioccato...