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domenica 27 novembre 2011

UN FILO PER I BAMBINI DI ROCCHETTA VARA


Apparizioni di Golosastre come stelle cadenti nelle terse notti estive.
Passano, lasciano una scia e scompaiono nel nulla.
Ma si sa, quando si avvista una stella cadente si può esprimere un desiderio.

Posso esprimerne uno anch'io?
Leggete qui

(immagini di Patrizia)

Cooperativa “Gulliver” di Borghetto Vara si occupa di assistenza domiciliare di anziani e disabili, e del sostegno educativo di minori. 
La zona in cui opera è stata gravemente colpita dall'alluvione dello 25 ottobre scorso e la Cooperativa ha subito pesantissimi danni alle due case famiglia che gestisce, che sono state completamente devastate da acqua e fango.
I bambini e ragazzi ospiti sono stati per fortuna messi in salvo e sono ospitati in situazioni provvisorie, ma non hanno più nulla: hanno perso tutto quello che avevano, esclusi i vestiti che indossavano al momento del disastro.
Inutile dirvi che serve praticamente TUTTO. Anche se,, nel frattempo grazie ad una straordinaria catena di solidarietà molte cose sono arrivate, c'è ancora molto, moltissimo da fare.


Quindi, coraggio, leggete il post (se bazzicate su Facebook guardate qui, è stato creato un evento ad hoc), e iniziate a pensare a cosa potete fare voi, pensateci benebene e poi AGITE, che di sicuro tutti possiamo fare qualcosa.

Ognuno di voi ha un contatto che ha un amico che ha un cugino che conosce benebene quel signore là che ha un'aziendina che produce qualcosa che potrebbe essere una delle tesserine del puzzle che pian pianino, giorno dopo giorno, andrà a ricomporre quell'immagine che tutte le bloggers che hanno aderito con entusiasmo al progetto "UN FILO PER I BAMBINI DI ROCCHETTA VARA", vogliono presto vedere: il sorriso dei bimbi di Rocchetta e di tutto lo staff della cooperativa Gulliver!

Basta poco.
Anche solo spammare con una e-mail tutti i vostri amici, che per una volta, ne sono certa, non saranno infastiditi (ahem... amici... non vi infastidite, vero? Vero? Ecco, bravi.).


Un grazie di CUORE a tutte coloro che con passione ed entusiasmo stanno facendo moltomoltissimo per alimentare di affetto e di azioni concrete questa meravigliosa energia.
Un grazie di CUORE anche per la più piccola cosa che potrete e vorrete fare per dare una mano.


Ah... quasi dimenticavo.
Visto che sono piombata qui a rompere un lungo silenzio, forse dovrei lasciare anche una ricettina.
Facile, molto facile. 
Che piace tanto ai bambini.
Ma anche ai grandi.
Con una foto terribile, perché la sera c'è buissimo, e una luce pessima in casa e non ho più la macchina fotografica, e faccio le fotine con il telefono e sono sempre di corsa, e... Ok, basta alibi.

Liberamente ispirata ad un piatto che ho condiviso (anche nel senso letterale del termine) con una persona speciale in un momento speciale, e che ho reinterpretato in chiave 'locale' con un prodotto del territorio veronese: il formaggio Monte Veronese, in questo caso d'Allevo Mezzano
La ricetta originale prevedeva l'utilizzo del formaggio Bagoss.
(ebbene sì, sono tuttora intollerante al lattosio, ma da brava bambina ogni tanto faccio qualche capriccio...)



GNOCCHETTI AI PORRI 
E MONTE VERONESE MEZZANO 

500 gr circa di gnocchi di patate
1 porro 
un paio di foglie di salvia
200 gr di Monte Veronese Mezzano 
sale&pepe
olio extravergine di oliva

Pulite il porro eliminando lo strato più esterno, la base con la barbetta e le foglie verdi. Tagliate a rondelle sottili il porro, e in un colapasta sciacquatelo bene sotto l'acqua corrente per eliminare ogni possibile residuo di terriccio.
Scaldate in una capiente padella una cucchiaiata generosa di olio extravergine di oliva, unite il porro a rondelle e le foglie di salvia, aggiungete un pizzico di sale, quindi abbassate la fiamma, lasciando stufare il porro fino a che diventa morbido (dipende dalla 'durezza' delle foglie).
Se necessario aggiungete una cucchiaiata di acqua (o meglio ancora una spruzzata di vino bianco secco).
A cottura ultimata rimuovete le foglie di salvia.
Preparate in una ciotola il formaggio (a temperatura ambiente, se possibile tiratelo fuori dal frigo con adeguato anticipo) a cubetti piccolissimi, oppure grattuggiatelo con la grattuggia a fori larghi.
Lessate gli gnocchi in abbondante acqua salata, scolateli con la schiumarola immediatamente quando iniziano a salire a galla e aggiungeteli ai porri, unite il formaggio sempre mescolando con delicatezza per non rompere gli gnocchi.
Servite con una grattuggiata di pepe nero (se gradita) e buon appetito!

note - il gusto vivace ma nello stesso tempo delicato delicato del porro è di solito molto gradito ai bambini e alle bambine. Ma qualcuno un po' più schizzinoso potrebbe non apprezzare la temibile verdurina. In questo caso prima di condire, passate con il minipimer i porri già cotti, aggiungendo eventualmente un filo d'olio per ottenere una saporita cremina.

mercoledì 10 novembre 2010

CREMA DI FINOCCHI

CREMA DI FINOCCHI


Oggi non servono molte parole, oggi voglio solo lanciare un segnale.
Qui non si tratta di politica, si tratta di RISPETTO.

Le blogger che aderiscono a questa iniziativa vogliono fortissimamente affermare ad alta voce che NO, non ci stanno. 

Noi PRETENDIAMO il rispetto da chi  "offende gli omosessuali, le loro famiglie e i loro amici insieme e, nella sua concezione utilitaristica, tutte le donne" (P.Patané- Presidente nazionale Arcigay).
Aderisco con vero gusto a questa inziziativa, perché i finocchi a casa mia sono sempre  molto molto graditi.

Metti un finocchio a cena
(Più finocchi per tutti!)

CREMA DI FINOCCHI
un grosso finocchio (300 gr circa)
1/2 lt circa di latte di soya
50 gr di fiocchi di 5 cereali
un cucchiaino di dado vegetale
un filo di olio extravergine di oliva
pepe nero (Sichuan, in questo caso)


Ricetta superfast, super easy, super coccolosa. Nel tempo di quei tanto citati "quattro salti" avrete un piatto gustoso, leggero, caldo, confortevole, sano e completo da gustare a cena  mentre fuori piove e fa freddo (obbligatorio: tv rigorosamente spenta affinché certe uscite poco indovinate non possano rendervi le pietanze indigeste).
Tagliate il finocchio sottilissimo (0.5 con la mandolina) sciacquatelo sotto l'acqua corrente e mettetelo in una pentola di dimesioni adeguate.
Coprite con il latte di soya, unite un cucchiaino di dado vegetale e portate ad ebollizione. Lasciate bollire a fuoco lento finché i finocchi saranno morbidi (10 minuti e sono pronti di sicuro), spegnete la fiamma e aggiungete i fiocchi di cereali. Lasciate riposare per 5 minuti, quindi passate tutto al minipimer. Servite con un filo d'olio e un'abbondante grattuggiata di pepe nero.
Dosi perfette per due persone affamate. Graditi anche i crostini ;)

Un grazie speciale a Gaia e a  Madama Bavareisa.

domenica 17 ottobre 2010

VEGAN KNÖDEL


Nonostante le mie migliori intenzioni quest'anno non sono riuscita ad arrivare puntuale all'appuntamento con la quinta edizione del World Bread Day 2010 promosso da Zorra. 



Oggi ho pensato comunque di 'festeggiare' questo appuntamento in una maniera un po' insolita. Cosa si fa con il pane che avanza? Perché per quanto io sia golosa di pane&affini, mi capita ogni tanto di 'sbagliare i conti' e ritrovarmi con del pane di troppo. Una delle ricette della tradizione che mi fa impazzire sono i Canerderli o Knödel, piatto tipico della tradizione trentina, altoatesina e tirolese, anzi credo proprio che anche nella zona delle Dolomiti bellunesi sia diffuso. Esistono infinite varianti di questo grosso, saporito gnocco a base di pane: salate con speck, formaggi, verdure. Si servono in brodo o asciutti conditi con abbondante burro fuso e formaggio. Pochi sanno che esiste anche la versione dolce.  Fino a questa mattina non credevo però che fosse possibile gustarne una 'traduzione' vegan.
Ero infatti strastraconvinta che senza l'uovo tutta sta mappazza di pane raffermo non potesse in alcun modo stare assieme senza disintegrarsi durante la cottura.
Sbagliato.
Funziona.

SONO UNA GOLOSASTRA FELICE!


Vegan Knödel

VEGAN KNÖDEL
(per una persona)
100 gr di pane raffermo
50 gr di spinaci lessati e tritati
1 cucchiaio di cipolla tritata
1 cucchiaio di amido di mais
1/2 bicchiere di latte di soya
un pizzico di sale
un filino di olio extravergine di oliva

per condire: 
1 cucchiaio di burro di soya
1 cucchiaino di mandorle tritate
lievito in scaglie
erba cipollina fresca tritata
un pizzico di sale

Tagliare il pane a cubettini, inumidirlo con mezzo bicchiere di latte di soya tiepido e lasciar riposare. Potrebbe essere necessario aggiungere poco latte se il pane è troppo asciutto. Io in genere utilizzo pane del giorno prima, non secchissimo, purché con crosta sottile.
In una padella soffriggere la cipolla tritata in pochissimo olio e passare velocemente gli spinaci tritati per asciugarli il più possibile. Regolate di sale.
Unire gli spinaci al pane ammollato, aggiungere un cucchiaio di amido di mais, otterrete un composto con il quale formerete con le mani due pallotte compatte. Se risulta troppo asciutto aggiungete un goccino ino ino di latte, se invece è troppo umido un po' di pangrattato.
Mettete a bollire abbondante acqua salata (meglio ancora brodo vegetale) e lessate i canederli per una decina di minuti.
Scolateli, conditeli con il burro-veg-fuso (di solito non uso questa specie di margarina per condire, ma in questo caso l'ho fortissimamente voluta perché l'olio sui canederli proprio non ci sta, a mio avviso. Questa è quella che preferisco), con il parmigiano vegan (un cucchiaino di mandorle tritate finissime, 1/2 cucchiaino di lievito, un pizzichino di sale) e con erba cipollina tritata.
NOTE - Mi sono impegnata a misurare quel che ho usato per poter scrivere un post-apposta, ma in generale con i canederli 'regolamentari' (così come avviene con le polpette e con molte altre ricette, anche con il pane!) ho sempre fatto 'ad occhio', perché secondo l'umidità del pane, degli spinaci o altra verdura, può variare la quantità di latte da usare o può essere necessario aggiungere un pizzico di amido o una cucchiaiata di pangrattato per asciugare un po' il composto.
Provate, prendete confidenza con la consistenza dell'impasto e poi dimenticatevi la bilancia!

Piccola, facoltativa ma ASSAI interessante variante golosa: nelle foto (scattate in frettissima con una fame pazzesca!) potete forse notare che c'è un 'qualcosa' di bianco al centro del canederlo tagliato a metà. Ho provato ad 'inserire' un nucleo morbidoso, fatto di No-Muh Melty, una geniale idea mozzarellosa vegan. Per chi non vuole/non può mangiare latticini, esistono personcine deliziose come quelle di Vegusto che producono interessanti alternative al formaggio (simili a questa che avevo sperimentato) e ad altri prodotti di origine animale. Ho avuto l'occasione di degustarli ieri in occasione di questa festa, dove ho anche acquistato una confezione di No-Muh Melty da testare. Questo è il primo esperimento, decisamente approvato.
Stasera temo che sacrificherò il resto della confezione sulla pizza!

P.S. - Ho trovato su Veganblog un'altra versione vegan dei canederli (mmmh, ai funghi!... guardate qui) che la prossima volta proverò!

martedì 5 ottobre 2010

PACCHERI ALLA CREMA DI ZUCCA


C'era una missione per la Golosastra: testare una pasta su richiesta di un amico che ha aperto un negozio bio in centro storico a Verona. Nei soliti negozi non la trovavo, ma dopo tanto peregrinare l'ho scovata per caso in un negozietto in una zona che, in effetti, non è il mio territorio di caccia abituale.
Comprata, infilata nella sportina e portata a casa. E mò che ci preparo? Il tempo scarseggia, l'appetito no.
Eureka! C'è la scorta di zucca già pronta!

Chi mi legge da tempo conosce il mio rapporto conflittuale con la zucca, così quando la mia mamota  va dal contadino a fare shopping e mi porta in dono dei pezzi di artiglieria pesante (questa zucca pesava più di 4 kg) passo allegramente il pomeriggio a trucidarla.
La sbuccio, la taglio, la affetto, la cucino al vapore in piccoli pezzi e passo il tutto al minipimer.  
Senza condimento né sale, così posso utilizzarla per qualsiasi cosa.
La sera posso scollegare mano, polso, tutto l'arto fino alla spalla compresa e mandarlo in rottamazione, ma in compenso ho un sacco di ciotoline nel freezer con la  crema di zucca "prêt-à-porter".


Quindi, anche questa ricetta potrebbe essere rapida ed indolore se avete della zucca già pronta. Altrimenti tenete conto del tempo necessario a pulirla e cuocerla al vapore.
paccheri alla crema di zucca

PACCHERI CON CREMA DI ZUCCA
(e semi di zucca tostati allo shoyu)

per 4 persone
250 gr di paccheri rigati di grano duro
1 ciotola di crema di zucca cotta al vapore (circa 500 gr)
1 manciata di semi di zucca
2 cucchiaiate di shoyu
1/2 scalogno
olio extravergine di oliva
brodo vegetale q.b.
qualche pizzico di alghe miste
sale

In una padella dal fondo spesso tostate una manciata di semi di zucca sgusciati (per la serie: della zucca non si butta via quasi niente), lasciateli sfrigolare e giusto al termine della tostatura irrorateli con un paio di cucchiaiate di shoyu e lasciatelo asciugare.
Stufate in padella lo scalogno tritato finissimo con un filo di olio extravergine di oliva e aggiungete quindi la crema di zucca. Se troppo densa, aggiungete un paio di cucchiai di brodo vegetale per renderla bella fluida. Regolate di sale (non esagerate, i semi di zucca tostati con lo shoyu sono ben sapidi!).
Lessate la pasta in abbondante acqua salata, scolatela e conditela con la crema di zucca, un pizzico di alghe miste e una cucchiaiata di semi di zucca tostati.
Buon appetito!
AVVERTENZE: LaGolosastra non si assume alcuna responsabilità per eventuali danni derivanti dall'abuso di semi di zucca tostati. Sappiate fin d'ora che possono causare pericolosissime dipendenze. Idem per i semi di girasole, qualora vi venisse la malsana idea di provarli tostati con lo shoyu.
Si sconsiglia vivamente anche l'utilizzo di mandorle tostate con lo shoyu e aromatizzate con il curry. La vostra vita non sarà più la stessa.

sabato 3 aprile 2010

RISOTTO COI BRUSCANSI

Cosa può far felice una Golosastra? Un mazzo di rose rosse a stelo lungo? Nooooo...
L'omaggio floreale perfetto è un mazzo di... Bruscansi!
I Bruscansi (o bruscandoli, a seconda della nonna e/o zietta che te li ha fatti conoscere per la prima volta) non sono altro che le estremità tenere tenere del luppolo selvatico (Humulus Luppulus). che insieme a sparasine, candeline e altre golosità si possono trovare in giro per i boschi in primavera.
Anzi, devo segnare in agenda che a fine mese c'è la Sagra della Sparasina a Pigozzo!
Non è facile trovarli, se non si ha la possibilità e il tempo di poterseli procacciare grazie ad una bella passeggiata.
A volte capita che un'amica abbia la fortuna di avere sotto casa un fruttivendolo ben fornito e la Golosastra passi da lei un pomeriggio di ciacole accompagnate da una deliziosa merenda (a proposito, la ricetta?) e porti poi a casa in omaggio un mazzetto di questi preziosi germogli.
Ovviamente non ho perso tempo, e li ho subito sacrificati in uno degli abbinamenti più azzeccati: il risottino!
Grazie, Azabel!

RISOTTO COI BRUSCANSI
un mazzo di bruscansi 
una tazzona di riso vialone nano
mezza cipolla rossa
un bicchiere di vino bianco
sale&pepe
brodo vegetale 
olio extravergine di oliva

Preparare il brodo vegetale (santa comodità, io lo preparo con il dado vegetale) e lasciatelo sobbollire in una pentola a parte.
Pulire i bruscansi, utilizzando solo le cimette tenere (guardate qui, sono le eccellenti indicazioni della mia omonima), tritate la cipolla e fatela saltare in pochissimo olio extravergine di oliva. Unite i bruscansi, dopo un paio di minuti aggiungete il riso lasciate tostare un minutino quindi sfumate con un bicchiere di vino bianco.
Aggiungete un mestolo per volta di brodo caldo, mescolando finché si sarà assorbito, quindi aggiungete man mano un mestolo per volta fino a cottura completata (una ventina di minuti, assaggiate per scrupolo). Spegnete la fiamma, aggiungete un filo di olio extravergine e mantecate.
A piacere potete aggiungere prezzemolo tritato oppure servire con parmigiano grattuggiato.

domenica 28 febbraio 2010

GNOCCHI CON CREMA DI CARCIOFI, TARTUFO NERO DELLA LESSINIA E TIMO FRESCO


Ieri pomeriggio ho fatto un po' di scorta pro-weekend dal mio pusher di frutta&verdura e la Pepi ha addocchiato i carciofi. Sono stata costretta a comprarli, come potevo non accontentarla? 
In effetti si tratta di un ortaggio che non acquisto di frequente, un po' per pigrizia, un po' perché mi sembra sempre di buttar via troppa 'materia', ma ne sono golosa per cui ogni tanto merita un piccolo sforzo! A dire il vero ne avevo proprio voglia, un po' per colpa della Cuoca Pasticciona!
Questa mattina, mentre pulivo i carciofi, è passata la mamota e l'ho pure invitata per un pranzo improvvisato. Guarda caso lei aveva un tartufino nostrano da 'sfruttare' per il pranzo: la quadratura del cerchio!
Ecco cosa siamo riusciti a papparci. Con queste dosi abbiamo mangiato in 5 (un piattino ma ben saziante, ad onor del vero), per 4  pax è un sostanzioso piatto unico.
Il piattino è dedicato al mio President.

GNOCCHI CON CREMA DI CARCIOFI,
TARTUFO NERO E TIMO FRESCO

500 gr circa di gnocchi di patate
5 carciofi
1 spicchio d'aglio
olio extravergine di oliva
mezzo bicchiere di vino bianco secco
un paio di cucchiaiate di panna vegetale
1 piccolo tartufo nero
timo fresco
sale&pepe

Pulite i carciofi (con i guanti, altrimenti vi macchierete le dita!) togliendo il gambo e tutte le foglie esterne dure. Tagliate a spicchi i cuoricini e spadellateli con un filo di olio extravergine e uno spicchietto di aglio. Aggiungete mezzo bicchiere di vino bianco, un pizzico di sale, abbassate la fiamma e lasciate ammorbidire i cuoricini.
Nel frattempo preparate gli gnocchi, disponeteli sulla spianatoia infarinata e portate a bollore abbondante acqua salata.
Riducete a crema nel mixer i carciofi con un paio di cucchiai di panna (d'avena, nel mio caso), conservando, se vi fa piacere, qualche spicchietto per decorare i piatti. Aggiungete le foglioline del timo fresco, regolate di sale.
Una volta scolati gli gnocchi, conditeli con la crema di carciofi, il tartufo a scaglie e pepe macinato.

sabato 6 febbraio 2010

PASTA ALLA CREMA DI MANDORLE


PASTA ALLA CREMA DI MANDORLE, inserito originariamente da LaGolosastra.
Sì, adoro le mandorle.

E dopo aver letto da Izn il nuovo post di Claudia Dallabona ho scoperto che (almeno in questo periodo) ho l'alibi perfetto per aggiungere le mie solite mandorle ai miei pasti... vabbé senza esagerare, giusto una  cucchiaiata di mandorle tritate nei cereali o qualche scaglia sui muffins salati!
Da un po' ripensavo ad una ricettina un po' datata, che un tempo preparavo spesso, che avevo trovato su una vecchia rivista.
Dovevo proprio ripescarla...

Ho aperto la mia cartelletta delle ricette (vabbé, uno si immagina una cartellina ordinata, con ricette archiviate con un senso logico e invece si trova davanti un marasma di fogli-foglietti-ritagli-librettini-opuscolini-note-tovagliolini-appunti) e... boh. Sparita. Non la trovo più.
In effetti c'è un bel caos di carta, dovrò decidermi a fare un repulisti.

Nel frattempo per risolvere un pranzetto veloce, ho cercato di ritrovare nella memoria quella ricetta.

Ingrediente fondamentale le mandorle.
Poi c'era della mollica di pane, del latte, e cos'altro?



PASTA ALLA CREMA DI MANDORLE
(monoporzione)
50 gr di pasta
3/4 mandorle
la mollica di mezzo panino
mezzo spicchio d'aglio
un cucchiaino di olio extravergine
un pizzico di sale
mezzo cucchaino di semi di papavero

Lessate la pasta (possibilmente corta, io ho scelto i radiatori Garofalo, finalmente assaggiati grazie ai suggerimenti di numerosi blog).
Nel frattempo tritate nel minipimer le mandorle con la mollica sbriciolata, lo spicchio d'aglio, il cucchiaino di olio, un pizzico di sale e un paio di cucchiai di acqua di cottura (nella ricetta originale era previsto il latte, io l'ho sostituito con l'acqua di cottura della pasta, più leggera e soprattutto compatibile con l'intolleranza al lattosio!).
Frullate fino ad ottenere una bella cremina, eventualmente aggiungete altra acqua per renderla meno densa (a vostro gusto).
Scolate la pasta al dente, conditela con la cremina e con i semi di papavero.

sabato 2 gennaio 2010

Riso Rosso Selvaggio al Radicchio di Verona





...e formaggio di mandorle, con erba cipollina, se vogliamo dirla tutta.
Sto sperimentando l'assortimento (disponibile nel punto vendita della Cooperativa LaPrimavera vicino a casa mia) di prodotti sfusi: cereali, semi, etc..
Ognuno si riempie il suo sacchettino di carta, se lo pesa e va alla cassa. In questo modo si può acquistare una minidose giusto per provare un prodotto (come in questo caso) senza ritrovarsi con sacchettini a metà di cereali strambi che non ti sono piaciuti e non sai come liberartene (cosa che onestamente non mi capita mai) o confezioni di legumi dimenticate in fondo alla dispensa, chissà quanto tempo fà.
Su, su, confessate: è capitato anche a voi!
Inoltre, giusto per confermare le buone intenzioni di ridurre i rifiuti, meglio un sacchettino di carta riciclabilissimo che un inutile e inquinante bustina di plastica. Ed è pure più carino!
Ho provato questo riso in uno dei miei pranzetti in solitaria, e devo ammettere che: sì mi è piaciuto, però attendendo che si cuocesse per bene sono morta di fame! Forse con la pentola a pressione non si rischia di azzannare il cucchiaio di legno dalla disperazione.
La cremina di mandorle è un'idea carinissima che ho copiato pari pari dal blog di Alice, di cui mi sono innamorata a prima vista (e a primo assaggio, perché questo pseudo formaggio delizioso lo utilizzo da quando l'ho addocchiato in questa ricetta). L'ho già provato sui cereali con le zucchine (voi già sapete quanto mi piace l'abbinamento mandorle-zucchine?), sulla pizza ma soprattutto su una focaccia radicchio rosso e patate croccanti (non l'ho fotografata ma è deliziosa!). Visto che pure l'abbinamento radicchio/mandorle ha riscosso un certo successo, perché non provarlo con un risottino?
Per il formaggio di mandorle questa volta ho adottato la variante dell'erba cipollina, visto che il mio timo ormai non produce più foglioline (in compenso l'origano è in gran forma, sopravvissuto alla nevicata e alla gelata... mistero!).


RISO ROSSO SELVAGGIO 
CON RADICCHIO ROSSO DI VERONA
FORMAGGIO DI MANDORLE
ED ERBA CIPOLLINA

(dosi per una Golosastra affamata)

80 gr di riso rosso selvaggio
1/2 scalogno piccolo
1 piccolo ciuffo di Radicchio Rosso di Verona
olio extravergine di oliva
brodo vegetale q.b.
sale&pepe

(quantità per circa una tazza da the di ‘formaggio’)
1/2 tazza di mandorle lasciate in ammollo in acqua fredda per almeno 2 ore (in frigorifero)
un cucchiaio di succo di limone
un pizzico di sale marino integrale
un cucchiaino di crema di mandorle bianca
erba cipollina

Preparate con un certo anticipo il formaggio: mettete in ammollo le mandorle spellate in acqua fredda, lasciandole in frigorifero. Dopo l'ammollo, sciacquatele e passatele al mixer, aggiungete il succo di limone, un pizzico di sale ed infine la crema di mandorle (io ho usato questa che trovo da NaturaSì). Coprite e mettete a riposare in frigorifero per mezza giornata.
(io ho messo in ammollo le mandorle la sera, preparato il formaggio il mattino presto e poi lasciato riposare tutta la mattina in frigo).

Preparate il riso:  tritate lo scalogno e stufatelo brevemente con un cucchiaio scarso di olio extravergine di oliva, aggiungete il radicchio mondato e tritato e poco brodo vegetale. Lasciatelo ammorbidire un paio di minuti, quindi unite il riso rosso, tostatelo brevemente e aggiungete gradualmente  il brodo vegetale (che lascerete sobbollire in una pentola a parte, prendendo mestolo per mestolo e aggiungendolo poco per volta al riso fino a cottura ultimata).
A fuoco spento, aggiungere un filino ino ino di olio extravergine a crudo, regolate di sale&pepe, impiattare e condire con la cremina di mandorle e una spolverata di erba cipollina tritata.

note: in rete ho trovato come indicazioni di cottura 34/40 minuti. Secondo me ci vogliono almeno 10 minuti in più. 
Le dosi del formaggio sono decisamente abbondanti, anche se ho ridotto le dosi rispetto a quelle indicate da Alice, Tuttavia non ne è avanzata neanche una briciolina...

venerdì 25 dicembre 2009

Crespelle Vegan... BUON NATALE!



crespelle vegan, inserito originariamente da LaGolosastra.

Davvero. Di cuore.

Anche se, sono sincera, non amo alla follia il Natale.
Mi piace tutto il 'prima'. Mi faccio contagiare dall'atmosfera che lo precede, dalle luci, dalle decorazioni brillantose, dal calore del rosso, dalla voglia di bontà, dalla confusione gioiosa di pacchi e pacchettini con nastri colorati.
Mi lancio a capofitto nei preparativi, invento e confeziono regali, sforno biscotti, mi scervello per trovare il pensierino perfetto per le persone che amo. Senza eccessi, solo gesti per trasmettere un semplice messaggio: "sei una persona importante".

Ma poi quando arriva il 25 ho la sensazione che tutto mi scivoli tra le dita come tiepida sabbia sottilissima. Mi succedeva anche da bambina. Il giorno di Natale atteso con tanta trepidazione, si 'sgonfiava' come un un bluff.

Vorrei stare vicina a troppe persone, vorrei non essere obbligata ad affrontare un 'pranzo' di Natale (anche se sarò con le persone a cui voglio bene), vorrei non ricevere sms a catena in cui si predica di amore e serenità (e poi? Sarà così anche domani?).

Forse arrivo troppo stanca al fatidico 25 dicembre, forse dovrei istituire una sorta di 'avvento egoista'* in cui mi riposo e penso a me stessa invece che correre come una matta per cercare di fare felici gli altri?
*Da appuntare sull'agenda 2010.

Nonostante tutto, se sono qui a scrivere il mattino di Natale è per dirvi che (anche se trascuro un po' il blog) vi penso, e non volevo mancare per lasciarvi i miei auguri. Sono auguri di non-natale, sono auguri che potete passare a prendervi in qualsiasi giorno dell'anno, perché ci meritiamo tutti di sorridere ed essere felici non solo a Natale.

Quindi se vi troverete a leggere queste parole il 19 febbraio, o il 25 giugno, sappiate che qui in mezzo alle righe c'è un pacchettino per voi. Sedetevi in un angolino tranquillo. Sciogliete il nastro, strappate la carta o sfilatela pian pianino con cura, come preferite. Poi aprite la scatolina, di legno, di latta, rivestita in morbido velluto, e godeteviquesta coccola con un gran sorriso stampato sul volto e i luccichini negli occhi.

Anche quest'anno, naturalmente, il mio pranzo di Natale sarà assai poco tradizionale. Per me e la mia sorellina (e per chi vorrà degustare qualcosa di differente dai tortellini di Valeggio in brodo) ho preparato le crespelle vegan. Interessante esperimento, per chi non può/vuole mangiare uova e/o latte. Il piatto che vi propongo qui sotto è il primo esperimento che risale a qualche settimana fa, la versione natalizia prevede una farcia di radicchio di Verona, porcini e una grattuggiatina di tartufo della Lessinia.

Buon Natale.



CRESPELLE VEGAN

Per le crespelle:
250 gr di farina 00
latte di soia
olio extravergine di oliva
un pizzico di sale

Versate in una ciotola la farina setacciata, aggiungete il latte di soia (o altro latte vegetale) sempre mescolando con la frusta, fino ad ottenere un composto non troppo denso (altrimenti faticherete ad ottenere crêpes sottili). Aggiungete un cucchiaio di olio extravergine di oliva e un pizzico di sale.
Scaldate bene una padella antiaderente (con fondo pesante e piattissimo), pennellate con un filino di olio, versate un mestolino di pastella e stendetelo con l'apposito attrezzino a forma di T (questa). Dopo una quindicina di secondi, girate la crêpe con l'aiuto di una spatola, completate la cottura. Trasferitela in un piatto e continuate a produrne fino ad esaurimento della pastella.

A questo punto potete farcire le vostre crespelle come più vi aggrada. Dolce o salato. In questo caso ci siamo gustati dei fagottini farciti con un misto di verdure saltate in padella, scaglie di mandorla e besciamella vegan (provata per la prima volta qui).
Vi serve dell'olio extravergine, latte vegetale, farina 00, sale&pepe a vs. gusto: iniziate scaldando un cucchiaio di olio in un pentolino. Togliete dal fuoco, aggiungete un cucchiaio abbondante di farina setacciata mescolando con un cucchiaio di legno fino ad amalgamarla competamente senza formare grumi. Aggiungete quindi a filo il latte a temperatura ambiente (due bicchieri abbondanti) mescolando di continuo. Riportate il tegamino sul fuoco basso, e continuando a mescolare portate ad ebollizione e lasciate bollire finché non si addensa.

Una volta farcite le crespelle, ho formato dei fagottini che ho scaldato velocemente in forno a 150°, coperte da carta stagnola per non farle asciguare troppo.

piesse - ho fatto il primo esperimento di inserimento foto da flickr, non vi racconterò che sono riuscita ad innervosirmi la mattina di Natale... vabbé. Imparerò.
Vi abbraccio forte.

mercoledì 11 novembre 2009

L'estate di San Martino!


Pura trasgressione autunnale: non ho saputo resistere all'acquisto di un paio di belle melanzane (in offerta, 1 euro al kg!) al rinnovato punto vendita della Cooperativa La Primavera, e tutta fiera e senza sensi di colpa me le sono portate a casa con il sorriso sulle labbra pregustandone il sapore.
Quale migliore occasione per celebrare questo pezzettino d'estate tardiva? Ad essere sincera oggi mi sembrava ci fosse un bel freddino, nonostante il bel tempo, e un piattino così ha il potere di portare la mia fantasia a spasso: mi ritrovo come per incanto seduta su uno scoglio a guardare il mare di Pantelleria sotto il sole di un tiepido novembre.
Vabbé, purtroppo io a Pantelleria non ci sono mai stata, ma la mia sorellina ci va ormai da qualche anno a in vacanza e non manca di portare a casa saporiti souvenirs:  delizioso passito, profumatissimo origano, minuscoli capperi sotto sale, frutti del cappero paciocconi e... favolosi pistacchi al naturale!
Quindi, riassumendo: una bella melanzanina, tagliata a cubettini e cotta nel mitico piatto Crisp (ok,  ok, lo so che sarebbe molto più invitante fritta, ma chi si contenta gode), qualche pomodorino secco (nella nostra dispensa abbondano grazie ai suoceri), una manciatina di pistacchi e qualche foglia di origano miracolosamente sopravvissuto. E il boulgur. E cosa sarà mai? Il boulgur (o boulghoul, boulgour, bulghur o bulghul e chissà cos'altro) è nient'altro che grano duro spezzato. Nutriente, saporito e, soprattutto, comodo e veloce da preparare (né più né meno di un qualsiasi formato di pasta).
Si presta a fresche insalatone estive, mescolato a verdure e legumi, ma è ottimo consumato anche tiepido come in questa preparazione.
Si può lessare come si fa con la pasta o con il riso (controllate sulla confezione, di solito ci sono indicazioni per la cottura) ma esiste anche un metodo di cottura che prevede di lasciarlo reidratare e gonfiare  chiuso in un contenitore (thermos?) con acqua bollente, ma dovrei andare a recuperare qualche libro per fornirvi indicazioni precise in merito (forse qui nella mia bibbia dello svezzamento veggie, ma l'ho prestato e deve ancora tornare a casina!).




BOULGUR 
CON MELANZANE, POMODORINI SECCHI 
E PISTACCHI DI BRONTE

(dosi per un super piatto unico per una persona affamata
dopo una mattinata di lavoro e un'ora e mezza di yoga)
50 gr di boulgur
1 piccola melanzana
2 pomodorini secchi
1 cucchiaiata di pistacchi di Bronte
1/2 spicchio di aglio
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
1 ramettino di origano fresco

Sbucciate la melanzanina, tagliatela a cubettini piccini picciò (meno di un cm di lato). Scaldate il piatto crisp per 2 minuti, pennellatelo con un cucchiaino di olio extravergine di oliva e versate le melanzane, cuocetele quindi con la funzione crisp per una decina di minuti. Salatele (poco) e tenetele da parte.
In alternativa potete friggerle (yummi!) o spadellarle con pochissimo olio, oppure grigliarle (in questo caso tagliatele a fette!).
Risciacquate rapidamente il boulgur sotto l'acqua corrente e lessatelo in acqua bollente salata per 15 minuti circa (io lo scolo qualche minuto prima per spadellarlo con il condimento).
Tostate  rapidamente una cucchiaiata di pistacchi in una padella antiaderente calda, aggiungetevi le melanzane,  il mezzo spicchio di aglio e due pomodorini secchi tagliati a striscioline.
Scolate il boulgur, aggiungetelo al condimento e fatelo brevemente saltare in padella a fuoco vivace. Servite con un filo di olio di oliva a crudo e l'origano fresco.

giovedì 17 settembre 2009

Couscous... sano!

 
Guardate un po' l'orario di questo post, e sappiate che mi sono alzata di buon ora per poter pubblicare qualcosina prima di andare al lavoro!
Già da quasi due settimane sono tornata ad occupare la mia scrivania dopo la convalescenza e il ritmo è davvero incessante. Aggiungete l'inizio della scuola (anzi, il debutto in prima della mia Pepi), l'autunno che ci è piombato addosso senza preavviso e capirete perché alla sera sono da buttar via!
Già da qualche giorno sono entrata in quella languida fase della stagione in cui indugio sotto le coperte prima di alzarmi. Suona la sveglia e, invece di scattare, tiro un po' più su le lenzuola fino a coprirmi anche il naso...
Bando alle ciance (ciancie?), sono qui per raccontarvi che lo scorso sabato sono andata in gita a Bologna per visitare il Sana! Vi racconto anche che qualche settimana fà mi arriva una mail di Letizia di Ecor con l'invito a partecipare alla presentazione della nuova rivista Valore Alimentare. Ho accolto l'invito con entusiasmo e sabato 12 settembre è arrivato in un batter d'occhio: sveglia presto, sono salita sul mio bel trenino in direzione Bologna Centrale, dove avevo appuntamento con la socia Giò.
Siamo arrivate prestissimo in fiera, ancora dovevano aprire le biglietterie! 
Dopo una passeggiata tra gli stands alla scoperta di interessanti bio-novità da degustare (di cui andrò presto a caccia e vi racconterò), alle 12 ci siamo presentate al palcoscenico di "A Sana con Gusto" dove Letizia (grazie!) ci ha accolte con la sua sorridente dolcezza. Che emozione, ho avuto il piacere di conoscere Camomilla/Fiordifrolla, Izn/Il pasto nudo, ed Ester/Kosenrufu mama
Dopo un breve aperitivo, ci siamo accomodate sul palcoscenico appositamente allestito, ed è iniziata la presentazione della rivista. O dovrei dire la ri-presentazione? Infatti Valore Alimentare qualcuno di voi probabilmente ha già avuto modo di sfogliarla, perché veniva distribuita gratuitamente in alcuni punti vendita di alimenti biologici. Ora si presenta in una veste nuova, ricca di contenuti curati da uno staff professionale e appassionato.
E sottolineo appassionato. Perché durante la presentazione sono rimasta piacevolmente contagiata dall'entusiasmo con cui ogni singolo componente dello staff ha dato voce alle proprie competenze con la passione che a mio parere sarà l'ingrediente fondamentale di questa "ricetta" rinnovata
La rivista sarà disponibile presso numerosi punti vendita di alimenti biologici ma è possibile anche riceverla comodamente a casa in abbonamento (per informazioni o per scrivere alla rivista: info@valorealimentare.it).
E a proposito di ricette, la domenica mattina dopo una giornata al Sana, non può che venir voglia di un piattino "sano". Rovistando nella dispensa mi sono resa conto che contiente più prodotti Ecor di quanti avrei mai creduto di avere! E quindi, voilà una ricetta molto Sana e abbastanza Ecor!
COUS COUS CON LENTICCHIE ROSSE E CAROTE
una tazza di lenticchie rosse
2 carote
1/2 cipolla
2 cucchiai di tahin
2 cucchiai di semi di girasole
erba cipollina fresca
olio extravergine di oliva
sale&pepe
Cucinate il cous cous secondo le indicazioni che trovate sulla confezione (io ho messo a bollire 200 gr di acqua con un cucchiaino di sale e un cucchiaio di olio, una volta portata ad ebollizione ho spento, versato il couscous, mescolato con un cucchiaio di legno e coperto per 5 minuti).
Tritate fine la cipolla, soffriggetela in una padella antiaderente con un filino di olio, aggiungete le lenticchie e le carote grattuggiate, coprite con una tazza di acqua. Abbassate la fiamma e lasciate stufare per un quarto d'ora circa (controllate la cottura e verificate che rimangano umide).
Sgranate il cous cous con la forchetta, aggiungete le carote e le lenticchie, un paio di cucchiai di tahin (facoltativo... io ne sono golosa...), una cucchiaiata di erba cipollina fresca tritata fine, regolate di sale&pepe e aggiungete un filo di olio extravergine se vi sembra troppo asciutto.
Servite guarnendo con semi di girasole.
Facile, veloce e sano!
note - Non lo so se il fatto di curare un blog goloso renda le persone più belle (sottoscritta esclusa), ma sino ad oggi le blogger che ho avuto modo di conoscere "live" non mi hanno mai delusa!

domenica 9 agosto 2009

La zuppa di Carote di Alex - reloaded

Con la pancia piena, mentre mi lecco ancora i baffi, sono qui solo per accompagnarvi per manina in un blog dell'altro mondo.
Oggi Alex ha postato questa ricettina sfiziosa che merita la vostra attenzione. Semplice da preparare (e chi ha voglia di stare davanti ai fornelli con queste temperature infernali?) e vitaminica!
Le dosi indicate nel post originale sono per 4 persone, io l'ho preparata (con alcune varianti) per me sola e mi sono divertita a perdere tempo per fotografarla con diversi sfondi (sempre colpa di Alex!) tanto è più buona tiepidina e comunque nessuno aspettava che la servissi in tavola!
Secondo me questa ricettina è perfetta anche per i single, per dedicarsi una sana coccola, con un piatto facile e veloce da preparare. Ed è anche light!

ZUPPA DI PATATE DI ALEX - reloaded
dosi per una persona!

100 gr di carote
1/2 scalogno tritato
1/4 di litro di brodo vegetale
1 cucchiaio di tahin chiaro
1 cucchiao di lievito alimentare in fiocchi
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
sale&pepe
erba cipollina

Tritate lo scalogno fine, pulite le carote e grattuggiatele, mettete il tutto a saltare velocemente in un tegamino, quindi coprite con il brodo vegetale e lasciate cuocere finché le carote non si ammorbidiscono (un quarto d'ora è sufficiente).
Togliere dal fuoco, lasciate intiepidire.
Aggiungete un cucchiaio di tahin chiaro, un cucchiaio di lievito alimentare e passate il tutto al minipimer. Potete guarnire con un pizzico di semini di sesamo e qualche filo di erba cipollina tagliuzzato.

sabato 20 giugno 2009

Ricetta (facilissima) on demand.

Davvero, super super facile. Posso dichiarare che sono ufficialmente e follemente innamorata di questo abbinamento, da quando l'ho provato per caso in un momento di raptus svuota-frigo-e-dispensa non l'ho più lasciato.
Non ho mai pensato di pubblicare la ricetta perché mi sembrava abbastanza banale, ma mi è stata richiesta e volentieri provvedo (e colgo l'occasione per salutare e ringraziare i lettori silenti).

Ho già detto che preferisco di gran lunga i cereali alla pasta, e questa ne è un'ulteriore conferma. Un piattino senza tante raffinatezze, l'orzo banalmente lessato, le zucchine grattuggiate senza ritegno e le mandorle triturate con viuuulenza con il robot.
Ma l'equilibrio di sapori, al mio palato, è paradisiaco!

ORZO CON ZUCCHINE E MANDORLE (E TIMO FRESCO)

250 gr di orzo perlato
4 grosse zucchine
100 gr di mandorle
1 spicchio di aglio
olio extravergine di oliva
qualche rametto di timo fresco
sale&pepe

Lessate l'orzo in acqua poco salata, scolatelo e lasciatelo raffreddare.
Nel frattempo pulite e asciugate le zucchine e grattuggiatele con la grattuggia a fori larghi. Saltatele in padella con un filo di olio extravergine e uno spicchio di aglio, abbassate la fiamma e lasciatele andare per qualche minuto. Prima di togliere dal fuoco, aggiungete le mandorle tritate grossolanamente, alzate la fiamma e completate la cottura.
Condite l'orzo con le zucchine e mandorle, regolate di sale&pepe (aggiungete un filo di olio se vi sembra troppo asciutto) ed infine completate il tutto con le foglioline del timo (a me piace abbondante!).

note - le dosi sono puramente indicative, io tendo ad esagerare con zucchine, mandorle e timo a discapito del povero orzo.
Oserei dire che il giorno dopo è molto più buono!
Ho letto or ora la ricetta di Azabel (ho un momento di dipendenza da mandorle... è grave?) e sono tentatissima di aggiungere al prossimo piattino un po' di semi di papavero, per vedere/sentire l'effetto che fa...

Ciaaao, vado a bermi un caffettino in centro con la mia amica Marta! E cerco di convincerla a prepararmi , quando potò mangiare latticini, un semifreddo tutto per me!

sabato 13 giugno 2009

Cereali, che passione!

Davvero! Alla pasta ho quasi rinunciato del tutto, mi ha annoiata. Preferisco di gran lunga dei piattoni di cereali, d'inverno nelle comodissime, nutrientissime e confortevolissime zuppe.
Quando arriva il caldo, i cereali si presentano nel loro abito estivo, in fresche e coloratissime insalate. Sono versatili quanto la pasta, forse un po' meno comodi da cuocere (richiedono tempi di solito più lunghi) ma secondo me molto più saporiti. E indubbiamente molto molto più ricchi di sostanze nutritive e più digeribili.
Ieri tra le grinfie della Golosastra sono capitate due povere (ma belle!) melanzanone. Non avevo proprio voglia di scaldare la piastra di ghisa per grigliarle (aaah, che caldo!) quindi le ho bucherellate con la forchetta e schiaffate nel microonde. A voi il risultato: un piatto unico fresco e saporito!

piesse - ricordo a tutti l'iniziativa di BOOKSHARING! Aspetto le vostre adesioni!!!



FARRO MEDITERRANEO

250 gr di farro
2 melanzane
1 cucchiaio di capperi dissalati
1 spicchio di aglio
1 manciata di erbe aromatiche (basilico, origano, timo, aneto, menta, maggiorana)
olio extravergine di oliva
una dozzina di pomodorini
formaggio di capra

Cuocete il farro (o altro cereale che vi piace) secondo le indicazioni sulla busta (in mancanza di istruzioni sulla confezione, date una sbirciatina qui). Preparate una melitzanosalada come spiegato qui. (psssst... se il caldo vi opprime e disponete di un forno a microonde, potete infilarle in un contenitore adeguato, bucherellarle con la forchetta e cuocere alla massima potenza per 10-12 minuti, finché la polpa diventa tenera).
In una grande ciotola, mescolate il farro con la melitzanosalada, aggiungete i pomodorini (lavati e asciugati e tagliati a spicchi) e il formaggio sbriciolato.
Ah, per la cronaca: io ho usato del formaggio di capra sardo di cui ignoro il nome (l'ho trovato al mercato del venerdì vicino a casa, dove c'è il banchettino di un ragazzo sardo con ottimi formaggi pecorini. E questo formaggio di capra, una bianchissima caciotta non stagionata... alla prima occasione mi informerò e vi farò sapere di che formaggio si tratta). Trattasi di una delle mie rare concessioni ai latticini... rigorosamente di capra.
Eventualmente sostituite con ricotta dura a scaglie o con la feta (o con formaggio a vs. gusto!).
Guarnire con basilico fresco, se vi garba!

domenica 22 febbraio 2009

ridi, ridi...

...che la mama l'ha fato i gnochi!
Sì, lo so che c'è poco da ridere perché sono in ritardissimo, ma è comunque ancora Carnevale! E, ricordate, vi avevo già raccontato del nostro venardi gnocolar! Quest'anno la mamota ci ha preparato gnocchi e fritole giovedì, sapendo che io e la Peponzola il venerdì non abbiamo un secondo di tempo: dobbiamo correre a vedere la sfilata dei carri! Quest'anno abbiamo fatto tardissimo, siamo tornate a casa quasi alle 21, dopo aver ballato e cantato e lanciato stelle filanti e coriandoli e preso al volo un sacco di caramelle! Giusto un toast al volo e a nanna subito... e niente gnocchi del venerdì.
Pazienza. Ci siamo rifatte sabato a pranzo. E senza tanti scrupoli, ogni giorno è buono per papparsi un bel piattone di gnocchi fumanti!

GNOCCHI DI PATATE
500 gr di patate farinose
farina 00 q.b.
un pizzico di sale

Il segreto per fare ottimi gnocchi sono solo le patate. Devono essere quelle farinose e vecie (no patate nuove, troppo acquose) che sono perfette. Tanto per fare un esempio, questa volta su 500 gr di patate (pesate ancora crude e con la buccia) ho usato circa 90 gr di farina, sufficienti per preparare un primo piatto per tre persone morigerate o per due pesone golose.
La Nonna Bruna non metteva l'uovo, e io seguo la sua tradizione: lessare le patate con la buccia (attenzione, segnalo il metodo Berso... rapidissimo con il microonde e devo dire che funziona!), provo la cottura infilzando le patate con la forchetta, quindi le scolo e procedo con l'ustionante pelatura!
Una volta pelate le patate e private di eventuali imperfezioni con un coltellino, le "schiso" (schiaccio) in un ciotolone con l'apposito attrezzo (schiacciapatate) e le lascio raffreddare.
Quando le patate hanno raggiunto una temperatura ragionevole, aggiungo un pizzico di sale e poi la farina un cucchiaio per volta, finché "ne prendono" (traduco letteralmente dal "fin che le ghe ne ciàpa" o "quela che le tòl" della nonna).
Questa volta le patate erano favolose e ho usato solo 80 gr circa di farina per 500 gr di patate (ho pesato la farina apposta per voi, per farmi perdonare di tutte le volte che non sono precisa con i tempi di cottura o le dosi, visto che cucino "a ocio"!).
Una volta impastato per bene, preparare sul piano leggermente infarinato dei rotolini del diametro di circa un cm e mezzo, tagliateli a tocchetti con il coltello e fateli "rugolàr col dielon" (rotolare, con l'ausilio del polpastrello del pollice) sul "dedrìo del pìron" (sui rebbi della forchetta rovesciata) per creare le "righette" sul dorso degli gnocchi, oppure sul "dedrìo" della grattuggia, in questo caso i vostri gnocchi avranno dei simpatici quadrettini (a me piacciono di più con i quadretti, ma la Pepi ritiene che con le righette siano "così eleganti"!).
In una pentola portate ad ebollizione abbondante acqua salata, quando ha raggiunto il bollore tuffate gli gnocchi: quando vengono a galla "càteli su con la schiumarola" (per anni ho pensato che "schiumarola" fosse un termine dialettale per definire il mestolo forato).
Passiamo al condimento, e qui c'è l'imbarazzo della scelta.
I veronesi DOC (carnivori) li apprezzano conditi con la Pastisada de caval.
Un buon piatto di gnocchi fatti in casa è delizioso anche solo con burro fuso con una foglia di salvia e spolverizzati di abbondante parmigiano.
In molti li amano con il sugo di pomodoro, altri con il gorgonzola (abbinato alle noci o alla rucola). Io questa volta ho provato a condirli (oltre che con il sugo di pomodoro) con una fondutina di formaggio Monte. STRASRLURP!

EVIVA EL PAPA DEL GNOCO!

domenica 15 febbraio 2009

Baci a lume di candela...

...ah, che Golosastra romantica! In effetti il contesto poteva essere davvero quello di un intimo idillio da cronaca rosa. E invece si è rivelato un pasticciosissimo momento di complicità con la mia peponzola (che ad onor del vero dopo un'ora e quaranta di luce ondeggiante delle mie candele ha supplicato di poter accendere almeno una luce vera, perché le sembrava un fuMerale!).
Così la (poco) paziente mamma si è rassegnata ad accendere la luce della cucina, per fortuna con lampadina a risparmio energetico, e a spegnere (quasi) tutte le candele.
In quel lasso di tempo siamo riuscite a preparare insieme questi dolcetti che non hanno bisogno di cottura, sono buonissimi (o almeno a me sembrano deliziosi anche perché mi ricordano gli anni del Liceo: erano i "dolcetti ufficiali" di quasi tutte le occasioni, la ricetta originale credo fosse della mia amica e compagna di classe Lally).
Ve la lascio, preparatela a lume di candela perchè è facilissima, anche per una bambina!

BACI AL COCCO

370 gr di confettura di marroni
75 gr di cacao amaro
250 gr di cocco rapé
3 cucchiai di zucchero
1 uovo

Mescolate insieme tutti gli ingredienti (tranne una manciatona di cocco) fino ad amalgamarli perfettamente.
Formate con le mani tante palline della dimensione di una piccola noce, che rotolerete nel cocco.
Tutto qui, facile vero?


C'è qualcos'altro che bolle in pentola. O meglio, ha già bollito a lungo.
Finalmente, si tratta della ricetta per svuotare la dispensa di legumi di Mikamarlez!



Signore e signori, la prima raccolta di Mikamarlez!


Questa è una zuppa supernutriente e ricca di proteine vegetali, perfetta per le vegetariane come me, perfetta per chi nelle fredde serate invernali ama scaldarsi l'anima con una fumante zuppa, perfetta per chi ha mille avanzi nei barattolini dei cereali e dei legumi. Non è adatta invece a chi non ha tempo, perché richiede un po' di pazienza nel "programmare" la cena già dalla sera prima!
Però ne vale la pena, e soprattutto potete adattarla a quello che c'è in dispensa... sì quel sacchettino o barattolino che vi guarda male perché l'avete abbandonato!

LA ZUPPA DI MIKAMARLEZ

200 gr di riso integrale
100 gr di soya verde
100 gr di lenticchie di Brii
50 gr di fagioli rossi Azuki
1 porro
sale o dado vegetale
olio extravergine di oliva
erbe aromatiche (timo, alloro, salvia, erba cipollina)

Mescolate i legumi e lasciateli in ammollo per una notte in una capiente ciotola con abbondante acqua, che cambierete almeno due/tre volte. Ricordatevi di usare una ciotola grande perché i legumi durante l'ammollo aumentano di volume e soprattutto gettate l'acqua quando la cambiate, non utilizzatela, ed eliminate eventuali legumi che vengono a galla.

Quando i vostri legumi saranno pronti, scolateli e sciacquateli.
Mettete in ammollo per qualche minuto anche il riso, per eliminare eventuali chicchi galleggianti, quindi con l'aiuto di in un colino sciacquatelo sotto l'acqua corrente.
Prendete la parte bianca del porro lavatela e affettatela sottile, quindi stufatela brevemente con un paio di cucchiaiate di olio extravergine di oliva.
Uniteli il riso e i legumi al porro e aggiungete almeno il doppio del volume di acqua fredda. A piacere insaporite con erbe aromatiche (timo, alloro, salvia... quel che vi garba e che avete a disposizione!).
Portate ad ebollizione, abbassate la fiamma e lasciate andare a fuoco lento per almeno un paio d'ore. Aggiungete il sale (o il dado vegetale, se lo preferite) solo a cottura ultimata affinché la buccia dei legumi non indurisca.
Servite con un filo di olio extravergine di oliva.

note - Se avete un pezzettino di alga Kombu, aggiungetela ai legumi in ammollo: utilissima per rendere più digeribili i legumi, per facilitarne la cottura e se non sbaglio li arricchisce anche di preziosissimi sali minerali.
note bis - Questa zuppa è ogni volta diversa. Una volta c'è il farro decorticato, un'altra volta l'orzo. Ci si può sbizzarrire con le varietà di legumi, si può aggiungere la carota o il sedano o la cipolla... in più un pizzico di peperoncino, o spezie diverse (curry & co.) se vi piacciono.
Insomma, liberate la vostra fantasia e libererete la vostra dispensa!).

martedì 11 novembre 2008

è arrivato il freddo?

Bene, è arrivato il momento di concedersi quei piatti sostanziosi (e, vabbé, anche un po' più calorici!) che ci scaldano l'anima.
Per la serie "Amarcord", dedicata in gran parte alla trattoria "La Busa", da tempo ho in mente di provare a riprodurre una cosina che tanto mi piaceva. Un pasticcio fatto con la sfoglia di farina di castagne e ripieno di taleggio e noci. Lo adoravo!
Tante volte mi sono ripromessa di provare a fare la sfoglia per la pasta con la farina di castagne, ma non ho mai trovato il momento adatto. Forse per questo motivo la mia sorellina mi ha omaggiata di una confezione di tagliatelle alle castagne prodotte da Sala Cereali.
Et voilà, pronta l'idea per il condimento. Il taleggio c'è, i frutti che lo splendido noce della Val de l'Oco ci regala sono lì che mi guardano dalla cesta... basta giusto il tempo di lessare la pasta ed è tutto pronto per servirla!
In questo periodo un tantino complicato, ho cercato di coccolare la mia mamota invitandola a pranzo o a cena il più spesso possibile, a patto di riuscire a combinare (tra le mille corse) un pasto grazie a ricettine superveloci ma comunque sfiziose.
Raccolgo il carinissimo invito di Chocolat (dolcissima di nome e di fatto... deve esserlo per forza per essersi inventata un premio così buono!) di Cookinginrome che in occasione del suo 100° post lancia la sfida "Il premio della buona azione".
(Però, ad essere sincera, la mia mamota me la sarei coccolata lo stesso. Quindi chiedo a Chocolat di partecipare non per il premio, ma per il gusto di partecipare ad un'iniziativa così carina!)

TAGLIATELLE ALLE CASTAGNE
CON FONDUTA DI TALEGGIO E NOCI DELLA VAL DE L'OCO

250 gr di tagliatelle alle castagne
200 gr di taleggio
qualche cucchiaio di latte
una noce di burro
una manciata di noci
sale&pepe

Finché aspettate che l'acqua dove cuocerete le tagliatelle inizi a bollire, tagliate a tocchetti il taleggio (a temperatura ambiente), mettetelo in un tegamino con qualche cucchiaiata di latte e fondetelo a fiamma bassissima, continuando a mescolare fino ad ottenere una cremina.
Lessate le tagliatelle in abbondante acqua poco salata (attenzione, il taleggio è molto saporito!), scolatela lasciando giusto un paio di cucchiaiate di acqua di cottura, condite il tutto con una noce di burro, la fondutina e cospargete con le noci tritate grossolanamente e una bella grattuggiata di pepe, se lo gradite.


Attenzione, bonus extra. Sempre in onore della mia mamota (e anche per voi che, visti i commenti alla ricettina della crema di radicchio, sembrate gradire le "golosità spalmabili") una salsina sfiziosa e veloce che tanto piace a casa mia. La salsa di funghi champignons! Spalmatela senza ritegno sul pane tostato, non ve ne pentirete!


SALSA AI FUNGHI CHAMPIGNONS
250 gr di champignons bianchi
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
3 cucchiai di parmigiano reggiano grattuggiato
1 cucchiaio di maionese
1 cucchiaio di erba cipollina fresca tritata
sale&pepe

Scegliete dei funghi freschissimi, sodi e ben chiusi. Puliteli accuratamente con una pezzuola umida e asciugateli bene con un panno asciutto. Tritateli finissimi con la mezzaluna, metteteli in una ciotola e aggiungete l'olio, la maionese (se non gradita si può evitare), il parmigiano, l'erba cipollina e (per ultimo, appena prima di servire) regolate di sale e pepe.

Tutto molto facile&veloce, vero?
Ora scappo via altrettanto velocemente e me ne vado a nanna.
Se riesco nei prossimi giorni vi racconto del mio goloso intermezzo pomeridiano...

lunedì 13 ottobre 2008

Evviva la sucabaruca...


Annuncio specialissimo: da stasera è risolto il mio rapporto conflittuale con la zucca.
Qualche giorno fa (uh, quasi due settimane a dire il vero) vi avevo parlato del mio amore/odio per questo magnifico dono dell'orto. Ecco, da stasera dichiaro ufficialmente conclusa la guerra.
L'armistizio, grazie a Saretta, è stato firmato alle ore 19.00 circa in presenza del fidato microonde.
Infatti, dopo il suggerimento di Saretta nei commenti, questa sera ho giocato il jolly: ho infilato la zucca, tagliata a pezzi grossi, nel microonde (in apposito contenitore coperto) e ho lasciato andare per una decina di minuti.
Risultato? La polpa (cotta alla perfezione) che si stacca automagicamente e senza fatica alcuna dal'antipaticissima e durissima scorza!
Gridando al miracolo, mi sono dilettata nella preparazione di questi gnocchetti supersupersuperveloci e moltomoltomolto sfiziosi.
GNOCCHETTI DI ZUCCA CON SCAGLIE DI MANDORLA
per gli gnocchetti (per due persone)
1/2 zucca (circa 700 gr, con la famigerata scorza e i semi tutti)
sale
farina q.b.
per condire
burro fuso
salvia
mandorle a scaglie
Pulire la zucca privandola dei semi e cuocerla con il metodo superveloce al microonde (vedi sopra) o nel forno (i metodi utilizzati sono diversi, io la metto in una pirofila coperta nel forno a 180° per una mezzora, controllando di tanto in tanto con la forchetta il grado di cottura).
Una volta cotta la zucca, privarla della buccia (ihihihi) e schiacciarla con lo schiacciapatate (che in questo caso è anche uno schiacciazucca) riducendola in poltiglia (io non la frullo perché secondo me diventa troppo liquida).
Lasciatela intiepidire, quindi aggingete un pizzico di sale e iniziate ad amalgamare con la farina, mettetene poca per volta, "finché ne prende" (questa era la regola della nonna Bruna per preparare gli gnocchi di patate, rigorosamente senza uova. Io l'ho applicata anche agli gnocchi di zucca).
Quando l'impasto ha ricevuto abbastanza farina da non appiccicarsi troppo alle dita, formate dei "biscioni" che taglierete con il coltello a tocchetti (o ne farete tante palline a seconda delle vostre preferenze).
Ponete una pentola di acqua a bollire, quindi aggiungete il sale e tuffate gli gnocchi poco per volta.
Sono pronti quando salgono a galla. Scolate con una schiumarola e condite con burro (che avrete fuso con una foglia di salvia) e scaglie di mandorle.
Note - Per rendere ancora più sfizioso il piatto, servite gli gnocchi in una cialda di Grana Padano preparata in questo modo: preparato nel modo seguente: oliate leggermente una padellina antiaderente, scaldatela per bene e versatevi uno strato di grana grattugiato (deve coprire completamente il fondo) lasciandolo fondere. Con l'aiuto di una paletta antiaderente o di legno sollevate la sfoglia che si sta formando e versatela con rapidità su di un piatto fondo o in una ciotola, modellandola con le mani per farle prendere la forma di un cestino. Così ci mangiamo tutto, anche il piatto!