sabato 3 aprile 2010

RISOTTO COI BRUSCANSI

Cosa può far felice una Golosastra? Un mazzo di rose rosse a stelo lungo? Nooooo...
L'omaggio floreale perfetto è un mazzo di... Bruscansi!
I Bruscansi (o bruscandoli, a seconda della nonna e/o zietta che te li ha fatti conoscere per la prima volta) non sono altro che le estremità tenere tenere del luppolo selvatico (Humulus Luppulus). che insieme a sparasine, candeline e altre golosità si possono trovare in giro per i boschi in primavera.
Anzi, devo segnare in agenda che a fine mese c'è la Sagra della Sparasina a Pigozzo!
Non è facile trovarli, se non si ha la possibilità e il tempo di poterseli procacciare grazie ad una bella passeggiata.
A volte capita che un'amica abbia la fortuna di avere sotto casa un fruttivendolo ben fornito e la Golosastra passi da lei un pomeriggio di ciacole accompagnate da una deliziosa merenda (a proposito, la ricetta?) e porti poi a casa in omaggio un mazzetto di questi preziosi germogli.
Ovviamente non ho perso tempo, e li ho subito sacrificati in uno degli abbinamenti più azzeccati: il risottino!
Grazie, Azabel!

RISOTTO COI BRUSCANSI
un mazzo di bruscansi 
una tazzona di riso vialone nano
mezza cipolla rossa
un bicchiere di vino bianco
sale&pepe
brodo vegetale 
olio extravergine di oliva

Preparare il brodo vegetale (santa comodità, io lo preparo con il dado vegetale) e lasciatelo sobbollire in una pentola a parte.
Pulire i bruscansi, utilizzando solo le cimette tenere (guardate qui, sono le eccellenti indicazioni della mia omonima), tritate la cipolla e fatela saltare in pochissimo olio extravergine di oliva. Unite i bruscansi, dopo un paio di minuti aggiungete il riso lasciate tostare un minutino quindi sfumate con un bicchiere di vino bianco.
Aggiungete un mestolo per volta di brodo caldo, mescolando finché si sarà assorbito, quindi aggiungete man mano un mestolo per volta fino a cottura completata (una ventina di minuti, assaggiate per scrupolo). Spegnete la fiamma, aggiungete un filo di olio extravergine e mantecate.
A piacere potete aggiungere prezzemolo tritato oppure servire con parmigiano grattuggiato.

venerdì 2 aprile 2010

COLOMBA PASQUALE VEGAN


Caspita, ma quanto mi sono impigrita?
Ora sento il tepore sulle spalle illuminate dal sole che entra dalla mia finestra, fuori tira un pò di vento e il mio windchime cinguetta allegro e balla al ritmo della primavera.
Dai, Golosastra, è ora di svegliarsi. Stiracchiati per benino e inzia ad uscire dal letargo.
Fra tre giorni è Pasqua, ho persino compiuto 39 (trentanove!) anni e quasi manco me ne accorgevo, se non fosse stato per gli auguri affettuosi e i meravigliosi regali ricevuti (grazie ancora, di cuore).

Avrei un paio di ricettine in serbo per voi, ma siccome il tempo stringe pubblico per prima questa 'colomba sperimentale' così sarete ancora in tempo se vorrete farmi compagnia e provare questa alternativa 'sana' per la vostra Pasqua.


COLOMBA VEGAN


ricetta (leggermente rivisitata) 
di Pasquale Boscarello
Terra Nuova Edizioni

500 g di farina Manitoba
150 g di lievito madre
300 g d’acqua
150 g di malto di mais
100 g di olio di mais spremuto a freddo
100 g di mandorle  tostate e tritate

2 arance (la buccia grattugiata e il succo)
1 cucchiaio di crema di mandorle
5 g di sale
5 g di cannella

per decorare la superficie:
malto di mais
mandorle intere
una cucchiaiata di granella di zucchero (facoltativa)

Sciogliete 150 g di lievito madre a temperatura ambiente (il mio è bello arzillo, rinfrescato quotidianamente per 2 giorni di fila per allenarlo) in 300 g d’acqua anche questa a temperatura ambiente e aggiungete 500 g di farina. Impastate e lasciate riposare in una ciotola coperta in ambiente riparato da sbalzi di temperatura (io l'ho messa nel forno spento come faccio di solito con il pane) per 4 ore, o comunque finché nell'impasto non si sono formate delle bollicine,  segno che la fermentazione è in piena attività. Io l'ho impastata a pausa pranzo e sono andata al lavoro, e ho ripreso l'impasto ad ora di cena.
A questo punto potete aggiungere il sale, la cannella, 1 cucchiaio di  crema di mandorle (la ricetta originala prevedeva la pasta di nocciole , indicandola come "facoltativa"), il succo e la buccia (solo la parte arancione) delle 2 arance, le mandorle tostate e tritate, l’olio di mais e il malto di mais. Si amalgama bene l’impasto fino ad arrivare a una consistenza morbida appiccicosa.
Se siete così fortunate/i da possedere un'impastatrice, non esitate ad utilizzarla. Altimenti consiglio di sporcarsi allegramente le mani, perché con un cucchiaio di legno ho trovato un po' di difficoltà ad amalgamare la pasta già lievitata al liquido.
La ricetta suggerisce, se dovesse essere troppo duro o troppo morbido di aggiungere, a seconda dei casi, un po’ d’acqua o di farina, senza esagerare nelle quantità per non alterare le proporzioni iniziali.
A questo punto si cola l’impasto nella forma della colomba (io ho utilizzato una queste) e si lascia riposare per due ore circa, sino a quando l’impasto non raddoppia il suo volume.
(Prima di infornare io ho cosparso la superficie con le mandorle, appoggiandole con una leggera pressione).
Infornate quindi a 190° C per circa un’ora (io ho utilizzato forno elettrico ventilato abbassando la temperatura a 175°).
Durante la cottura, sbirciate per verificare se la superficie superiore della colomba ha preso già troppo colore,  in caso proteggetela con un foglio di carta stagnola.
Poco prima della fine della cottura, ho spalmato la superficie (utilizzando un pennellino di silicone)  con una miscela di malto e acqua (3 a 1) e cosparso con una cucchiaiata di zucchero in granella (da evitare se si desidera mantenere la ricetta 'macrobiotica' (giusto Cobrizo e Valentina?).
Prima di servire, fare raffreddare.

Il profumo è ottimo, l'aspetto un po' meno... il sapore come sarà? La consistenza? Pubblico per la prima volta una ricetta 'a scatola chiusa', speriamo bene...

Ah, già... quasi dimenticavo: BUONA PASQUA!

PIESSE - Andate ad 'assaggiare' questa versione micro-macro di Cobrizo!