venerdì 31 luglio 2009

I Risallegri della Pepi!

Tutta colpa di Alex, che con il suo post di oggi mi ha fatto venire voglia di tirare fuori le mie stoffette. Vabbé, come primo esperimento non ho osato molto.
Colpa anche della Pepi, che ieri è andata in gita alla Riseria Ferron, dove hanno preparato i biscottini con la farina di riso.
Peccato che il biscotto che aveva portato a casa per souvenir si sia disintegrato in mille briciole, spiaccicato nello zainetto in mezzo alla bottiglietta d'acqua, l'ex succo di frutta, i fazzoletti di carta, etc.
Ovviamente la suddetta Pepi era disperata per le pessime condizioni del suo biscotto, e la mamma per consolarla le ha detto: "ma dai, non ti preoccupare. Li prepariamo anche noi!".
Sì, lo so. Sono pazza. Ho acceso il forno.
Ma sono riuscita a sopravvivere e vi lascio la ricettina.

I RISALLEGRI DELLA PEPI
(ricetta rivisitata, l'originale è della Riseria Ferron)
350 gr d farina di riso
200 gr di burro morbido
100 gr di zucchero
1 uovo
1 pizzico di sale

per guarnire: marmellata di more della nonna Gagia

Disponete la farina a fontana, mettete tutti gli altri ingredienti al centro e lavorate velocemente finché otterrete un composto omogeneo.
Avvolgete nella pellicola e lasciate riposare in frigorifero per almeno 20 minuti (io l'ho lasciato un'oretta).
Portate la temperatura del forno a 180°, tirate fuori dal frigo l'impasto e lavoratelo brevemente.
Formate delle palline grandi più o meno come una noce, disponetele distanziate sulla placca del forno.
Pendete un cucchiaio di legno da cucina e con il fondo del manico pigiate il cocuzzolo della pallina in modo da formare una conchetta al centro, dove sistemerete una puntina di marmellata (al corso di pasticceria abbiamo dato questa forma alla pasta di mandorle).
Infornate per 15/20 minuti.

note - non so che forma avessero in origine questi "Risallegri", dato che sono arrivate a casa solo briciole.

giovedì 30 luglio 2009

E pesto sia!

Che si sappia. Io AMO il pesto. Non da sempre, diciamo che è un amore nato in età matura (eh? Quale età matura?).
Da piccina mangiavo solo e rigorosamente pasta e riso in bianco, neanche il formaggio volevo. Solo con un filo di olio o una nocettina di burro. Guai a farmi vedere il pomodoro ("il sugo con le bucce") o peggio un minestrone ("la minestra con le bucce"). Ero schizzinosissima. Eppure sono cresciuta, e pian pianino ho imparato ad assaggiare e, ammettiamolo, ci ho preso pure gusto.
Da quando ho scoperto che quella salsina verde è così buona e profumata, nessuno mi ferma più. Ho provato il pesto quasi dappertutto (tranne che in torte, muffins & co.): pasta, pizza, torte salate, verdure. Confesso che quando lo preparo lo assaggio pure con il cucchiaino (devo controllare se è tutto a posto, no?).

Quando Sandra mi ha annunciato il contest (con deliziosi premi offerti da Palatifini) quasi saltellavo dalla gioia. E poi mi sono bloccata. Perché in questo periodo di astensione da formaggi non mi è concesso un pesto "vero". Con tutto il suo bel corredo di parmigiano e pecorino.


Oggi scade il termine e per celebrare l'iniziativa di Sandra le dedico questo post, anche se confesso che per cause di forza maggiore (ahimé) io ho utilizzato un fintopestovegan (che può essere sostituito naturlamente un pesto a tutti gli effetti!). Troverete la versione con e senza formaggi!

CROSTATA AI PEPERONI&PESTO

per la base:
200 gr di farina 0
100 gr di acqua calda
40 gr di olio extravergine di oliva
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di cremor tartaro

per la farcitura:
2 peperoni rossi belli carnosi
sale&pepe
olio extravergine di oliva
un barattolino di pesto*

*potete utilizzare quello già pronto


Arrostite i peperoni sulla piastra/griglia o, come facco io (grazie alla dritta di Marta), nel microonde funzione crisp: lavate e asciugate bene i peperoni, sistemateli sul piatto crisp e girateli ogni 5 minuti in modo che si arrostiscano in modo uniforme. Una volta cotti, chiudeteli in un sacchetto di carta (quello del pane va benissimo) e lasciateli 10/15 minuti chiusi per bene.
La buccia si staccherà facilmente. Pulite bene i peperoni privandoli dei semi e dei filamenti bianchi, e tagliateli a cubetti. Regolate di sale&pepe, conditeli con un filo di olio extravergine.

Portate la temperatura del forno a 175°, nel frattempo preparate l'impasto (è simile a questo, ma preparato con farina 0) mescolando rapidamente gli ingredienti, stendete l'impasto in una teglia da forno (diametro 22 cm circa), versate i peperoni sulla superficie della pasta lasciando un cm di bordo che si gonfierà leggermente in cottura. Cuocete in forno per circa 30 minuti.

Una volta sfornata la crostata lasciatela intiepidire, quindi guarnitela con il pesto e servitela.
Buona anche fredda, consiglio di lasciare a disposizione dei commensali una ciotolina a parte con un po' di pesto per chi gradisce arricchirla ulteriormente.


RISERVATO AI VEGANI, INTOLLERANTI O ALLERGICI AI LATTICINI/FORMAGGI:

Finché la vostra bella crostata è nel forno, potete prepare il pesto vegan.
Ingredienti:
50g di foglie di basilico fresco
25g di noci
25g di pinoli
1/2 spicchio di aglio
4 cucchiai circa di olio extravergine di oliva
1 cucchiaio di lievito alimentare in fiocchi

Ovviamente potete prepararlo anche con anticipo. Per prima cosa pulite delicatamente le foglie di basilico con una pezzuola umida. Evitate di lavarle se possibile! Sapete cosa faccio io? Quando la piantina è abbastanza rigogliosa per essere sacrificata, bagno la sera prima il pesto con lo spiànsin (ahahah, concedetemi un veronesismo. Lo spiànsin sarebbe lo spruzzino! ) in modo che sia il più possibile pulito. Poi il mattino taglio le cimette che di solito sono ben pulite (ocìo agli insetti, vanno comunque ispezionate con cura, vero?).
Ok, ora prepariamo il pesto (vegan). Io utilizzo un banalissimo minipimer (nel passato mi sono cimentata anche nell'utilizzo del mortaio, ora lo lascio ai puristi. Tanto si è capito che sono un' impostora: fintopesto vegan fatto col minipimer!)
Trito gli ingredienti nell'apposito bicchiere, azionando il minipimer poco per volta in modo che le lame non lo scaldino troppo e rimanga di un bel colore verde brillante. Se necessario aggiungo altro olio, a filo, finché non ottengo la cremosità che voglio.

Buon appetito!

domenica 19 luglio 2009

Sapore di sale... sapore di mare... sapore di sfida!

"Attenzione, attenzione... Signore e Signori, Ladies and Gentlemen, Mesdames et Messieurs, Damas y Caballeros... laGolosastra partecipa ad una sfida!"


C'era una volta (anzi, c'è ancora) laGolosastra, che un bel giorno riceve una mail da Deborah di Giallozafferano che la invita a partecipare ad una sfida.
LaGolosastra non ama molto le sfide, perché sogna di vincere e invece perde sempre. LaGolosastra in verità non ama molto le sfide perché sottosotto è pigra e a forza di pensare alla sfida va a finire che si dimentica di partecipare.
LaGolosastra non ama molto le sfide, perché
è convinta che le sue ricette non siano niente di speciale, sono cosine semplici che ama condividere con i golosastri e le golosastre suoi simili.

Ma questa volta la sfida ha un gusto diverso perché sa di salsedine, di cartocci golosamente divorati sotto l'ombrellone, con le spalle spelacchiate, bruciate dal sole e i capelli ancora gocciolanti di acqua di mare.

Per me questa sfida ha il suono ruspante della mazurka di periferia, di balere affollate di zanzare la sera mentre la mamma volteggia in pista con l'orchestra che suona musiche allegre e le bambine guardano con gli occhioni spalancati la cantante di lustrini vestita, di gettoni della sala giochi sprecati nella speranza che la maledetta ruspa finalmente mi restituisse una cascata di monetine tintinnanti (ovviamente non è mai successo e il titolare della sala giochi probabilmente ora viaggia su una fiammante Ferrari).

Quante estati di lunghe camminate sulla spiaggia al mattino quando c'è la secca, di piedi scottati dalla sabbia rovente di mezzogiorno per raggiungere l'ombrellone, di partitone di calcetto al baretto della spiaggia, di gelati mangiati dopo il bagno delle 4 del pomeriggio (vietatissimo entrare in acqua per tre ore dopo il pranzo neanche avessi mangiato cotechino e puré), di quintali di conchiglie raccolte dopo le giornate di maroso, di gite al largo con il pedalò, e sveglie prima dell'alba per andare in spiaggia con la felpa a vedere il sole sorgere sul mare, di amici con mille accenti diversi, di chiacchierate infinite sotto le stelle distesa sui lettini della spiaggia umidi, di litri di lacrime versate al rientro a casa, dell'emozione nell'attesa di sviluppare i rullini una volta tornata in città e poi le letterine scritte sulla carta da lettere di Snoopy, affrancate e spedite e le telefonate interurbane con i gettoni che scendono inesorabilmente.

E poi tornare l'anno dopo, stessa spiaggia stesso mare, e rivedere gli stessi amici, un po' cresciuti, un po' cambiati.


Sì, a questa sfida devo proprio partecipare. Questa sfida per me ha il sapore del crescione.

Il crescione è una specialità romagnola (in alcuni luoghi della Romagna è conosciuto come cassone) e non è altro che l'impasto della piadina che prima di essere cotto sul testo viene farcito a piacere e ripiegato a mò di calzone.
La similitudine con il nome dell'erba non è casuale. Pare infatti che in origine venisse farcito proprio con il crescione.

La Riviera Romagnola ha ospitato le mie vacanze fino alla maggiore età e il crescione è stato per anni IL pranzo sotto l'ombrellone (sostituito talvolta da un ruspante "panéto co la bòndola").

Anche ora che sono grandicella, sento la nostalgia delle spiagge romagnole e ogni anno cerco di concedermi un weekend di autentico amarcord.

A m’aracmand: non perdete mai occasione per parlare (e se possibile anche cucinare) con le donne romagnole. Ci sono sempre piccoli ma preziosi segreti da apprendere! Per esempio: è possibile anche gustarsi un'ottima piadina senza strutto (non me ne vogliano le azdore più attaccate alla tradizione).
Già da diversi anni a casa mia si prepara la piada all'olio, e quest'estate ho pure rinunciato al crescione pomodoro e mozzarella (il mio preferito) adeguando il ripieno alle mie nuove esigenze alimentari.
Il risultato è altrettanto goloso, ma più leggero!

PIADINA VEGAN

500 gr di farina
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva
1 pizzico di sale
1 pizzico di bicarbonato
1/2 cucchiaio di scorza di limone grattuggiata
acqua tiepida q. b.


Formate sul piano di lavoro una fontana con la farina setacciata con il bicarbonato e il sale, aggiungete l'olio e la scorza di limone grattuggiata. Mescolate insieme tutti gli ingredienti aggiungendo pian pianino l'acqua e lavorate con le mani rapidamente, fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico.
Lasciatelo riposare per un oretta in una ciotola coperta da un canovaccio umido.
Dividete l'impasto in otto palline.
Utilizzate per la cottura un'ottima padella di ghisa (meglio ancora un testo) mettendola a scaldare per benino sul fuoco. Tenete a portata di mano una forchetta e una paletta per girare la piada in cottura.
Stendete con il mattarello una pallina per volta formando un disco sottile, ponetela a cuocere sul testo rovente forando le bolle che si formeranno con i rebbi della forchetta. Dopo un minutino scarso (tenete d'occhio la superficie inferiore alzandola con la paletta, almeno finché non "prendete la mano") giratela e completate la cottura sull'altro lato.
La piadina si può farcire a piacere (basta usare la fantasia).
Tra le più diffuse golosità: squacquerone e rucola (oddio che buono!) o il classico prosciutto crudo.

Se invece volete provare l'emozione di papparvi un fantastico crescione, procedete in questo modo: una volta steso l'impasto, farcitelo a piacere. Piegate a metà, sigillate i bordi con una rotella o i rebbi della forchetta, quindi ponetelo a cuocere sulla piastra ben calda.
Girate dopo un minutino (anche per la cottura del crescione controllate, sollevandolo delicatamente con la paletta) e cuocete per benino anche l'altro lato. Infine mettetelo "in piedi", ovvero con il lato dritto appoggiato alla piastra (immaginate il sole che sorge all'orizzonte, visto dalle spiagge romagnole) e terminate la cottura.
Potete farcirlo con pomodoro e mozzarella (preparate il pomodoro scottato e pelato con anticipo, mescolatelo con la mozzarella a pezzetti, conditelo con sale, pepe e basilico e lasciatelo sgocciolare per benino, anche per tutto il pomeriggio. Prima di farcire il crescione aggiungete un filino ino ino di olio extravergine), con melanzane e funghi, ricotta e spianci, con la salsiccia... insomma usate la fantasia e assecondate il vostro istinto goloso.
Il mio ripieno vegan: un pugnetto di erbette miste (spinaci & bietole, in questo caso, lessate e ripassate in padella con un filo di olio extravergine di oliva e mezzo spicchietto d'aglio), un cucchiaio di mandorle tritate, un cucchiaio di lievito alimentare in fiocchi.

NOTE - Attenzione! Potrebbero aprirsi in cottura: ci vuole un po' di allenamento per farcirli con il giusto quantitativo di ripieno, che non sia troppo umido, serve un po' di attenzione nel momento della chiusura (cacciate fuori tutta l'aria in modo che non si creino bolle all'interno) e cautela nel girarli durante la cottura. E non preoccupatevi, anche qui vale la buona regola: sbagliando si impara!


piesse - credo sia il post più lungo della storia del blog! Spero nessuno si sia abbioccato...


giovedì 16 luglio 2009

VMS ovvero: Vegan Muffins Salati

Ok, ok. Ci sono, non sono sparita.
O meglio, in effetti per una settimanina ina ina ho tagliato la corda e mi sono rifugiata in un posticino delizioso che vi consiglio di cuore.
Poi il caldo, la nonvoglia di stare davanti al pc, qualche camminata serale con la mia sorellina, un po' di bagoli assortiti e l'adesione allo sciopero... ecco che un mese se ne vola in un attimo.
Nel frattempo ho continuato le mie vegansperimentazioni (nelle serate più fresche) e oggi vi parlo di una delle mie favorite. Avevo già tentato di mettere insieme qualche sfizio salato con il cake alle ortiche, che però non si era gonfiato come avrei voluto. Ebbene stavolta ho ottenuto qualcosa di "meglio riuscito" tanto che la mamota, che guarda con sospetto la cucina vegan, se ne è divorata 3 su 6! La prossima volta dosi doppie, yessss!

MUFFINS POMODORINI & ERBETTE AROMATICHE

300 gr di yogurt di soya
250 gr farina semintegrale
1/2 di cremor tartaro
1 cucchiaio di amido di mais
2 cucchiai di fiocchi di cereali
30 gr di olio extavergine
8 pomodorini secchi
una manciata di erbe aromatiche fresche (basilico, erba cipollina, origano, timo, menta)
sale&pepe

Mescolate come da "regolamento muffins" gli ingredienti secchi in una ciotola e quelli umidi in un'altra.
Io ho fatto eccezione con i fiocchi di 6 cereali (geniali, li avevo usati anche qui e qui) che ho lasciato ammorbidire nello yogurt, aggiungendo poi l'olio.
Nell'altra ciotola miscelate farina semintegrale, cremor tartaro, amido di mais, un pizzico di sale, un pizzico di pepe.
Amalgamate i due preparati rapidamente e aggiungete i pomdorini e le erbette aromatiche tritati grossolanamente.
Riempite lo stampino da 6 muffins (ho usato quello in silicone, senza ungere) e infornate a 180° per 20' circa.
Buon appetito!