mercoledì 31 dicembre 2008

Ci siamo!

Finalmente è arrivato il 31 dicembre.
No, no... non ho la smania di festeggiare il capodanno (diciamo che le feste comandate mi provocano un po' di orticaria), non sono impaziente di fare il conto alla rovescia e stappare una bottiglia di orrendo spumante.
Ho solo tanta voglia di lasciar andare questo 2008. Ho voglia di vedere un anno nuovo sereno, gioioso, ricco (e non parlo di euroni, anche se onestamente qualcuno in più non mi darebbe affatto fastidio). E soprattutto davvero NUOVO.
Voglio scartarlo come un regalo ben confezionato, con un fiocco di raso colorato che mi scivola tra le dita mentre ne sciolgo i nodi, con una bella carta croccante, di quelle che quando inizi a squarciarla tutto il mondo lo sa che stai aprendo il tuo regalo.
Voglio sbarrare gli occhi per la sorpresa, e poi impazzire dalla gioia e piangere dall'emozione.
E poi conservare questo dono in un posto speciale, caldo, morbido; voglio proteggerlo e coccolarlo e curarlo affinché duri nel tempo e accompagni a lungo le mie giornate.
E soprattutto vorrei fosse un dono da condividere con le persone a cui voglio bene, che sia fonte di felicità anche per gli altri.

Non ho mai amato particolarmente i "festoni" di San Silvestro: già da ottobre gli amici iniziano a chiederti "cosa si fa all'ultimo dell'anno?", che noia!
Ho amato di più le serate in poche persone, anche solo in due (Cinziettina, ricordi il capodanno pizza-party io e te nella casetta di Via Arsenale?) o in tre (Cri, Biba e Vero, ai tempi inseparabili). L'unico che ricordo con gioia in cui eravamo in un centinaio è stato in mezzo alle montagne innevate, in una "malga autogestita". Per raggiungerla abbiamo camminato con le torce in mezzo alla neve, si è cucinato, ballato, chiacchierato tutta la notte. E all'alba (eravamo rimasti solo in 6, gli altri di sopra a dormire) a giocare come gli scemi con gli slittini!
Stasera festeggeremo in tranquillità, con un non-conventional cenone, un mix di cucina mexicana, italiana, e un tocco di tradizione capodannesca che si dice porti fortuna.
E con i soliti miei esperimenti.
La sorte stavolta ha deciso per la "parmesan crust" una base per torta salata addocchiata da Serena e che mi ha ingolosita un bel po'. L'ho preparata con una farcia di porri e radicchio (gentilmente forniti dall'orto dei nonni).
Vi farò sapere al mio rientro (me ne vado qualche giorno in terra piemontese), anche se sarà tempo di pensare a quella cosa che si fa di solito dopo le feste (o prima dell'estate). Quella parola che qui non si può pronunciare, ricordate?

Non mi rimane che lasciare qui una scorta enormissima di abbracci e baci sotto il vischio, che chiunque passa di qui si può prendere.
AUGURI A TUTTI PER UNO STREPITOSO 2009!


ah... la ricetta.

TORTA SALATA CON PARMESAN CRUST
AI PORRI E RADICCHIO ROSSO DI CHIOGGIA

parmesan crust (base):
100 gr farina 00
90 gr di burro freddo a piccoli pezzetti
90 gr di parmigiano reggiano grattuggiato
3 cucchiai di acqua fredda
sale&pepe

ripieno:
1 cuoricino di radicchio rosso di Chioggia
1 piccolo porro
1 uovo
1 o 2 cucchiaiate di latte (facoltative)
olio e.v.o.
sale&pepe

Preparate la base "parmesan crust" amalgamando rapidamente gli ingredienti con le dita, come per la pasta frolla o brisé. Formate una pallotta, avvolgetela nella pellicola e lasciatela in frigo almeno una mezzoretta.
Nel frattempo mondate e lavate il porro e il radicchio, affettateli sottili e spadellateli rapidamente con un filo di olio extravergine, un pizzico di sale e una cucchiaiata di acqua affinché rimangano morbidi.

Portate il forno a 180°.
Stendete la pasta in una tortiera diametro 22 cm, disponete sulla base le verdure e l'uovo ben sbattuto con una o due cucchiaiate di latte e un pizzico di sale. Spolverizzate di pepe e infornate una ventina di minuti, finché i bordi saranno ben dorati e il ripieno ben sodo.

Il profumo è davvero stuzzichevole... mmmh... meno male che ce la papperemo come antipasto!

sabato 27 dicembre 2008

Come broccolare il broccolo.

Dopo gli eccessi eno-gastronomici di questi giorni, tutti i pasticci, gli intingoli, le creme&cremine... uuuff che pesantezza. Che ne dite di un bel pranzetto verduroso, ma senza rinunciare ad un piatto saporito e sfizioso?
Oggi ho fatto una minispesa bio di frutta&verdura in un negozietto vicino a casa, scoperto da poco. E nel cestino ho infilato anche due bei ciuffoni di broccoli.
Ammetto che cavoli, broccoli & compagnia bella non mi stanno particolarmente simpatici. Non sopporto proprio sentirne la puzza in giro per casa. Trucchi e trucchetti vari per il mio naso troppo sensibile non sono sufficienti.
Ma ho scoperto la gioia della cottura in microonde, 6 minuti e passa la paura.
C'è anche un condimento sfizioso (e velocissimo da preparare) che compie il piccolo miracolo di rendere appetibile il broccolo anche agli schizzinosi. Provate, provate. Broccolate anche voi!

BROCCOLI AL PATE' DI OLIVE & CAPPERI
mezzo kg circa di broccoli puliti
una tazzina di capperi di Pantelleria
un paio di cucchiai di paté di Olive Nere
olio extravergine di oliva
timo
aglio

Lessate o cuocete al vapore i broccoli (io li cucino nel microonde con un paio di cucchiai d'acqua, a 750w per 6 minuti + 2 minuti di riposo).
Lasciate per qualche minuto i capperi in ammollo per dissalarli, sciacquateli e asciugateli bene.
Passateli al mixer con il paté di olive, mezzo spicchio d'aglio (se gradito, io ne faccio volentieri a meno), timo o altre erbe aromatiche di vostro gradimento. Aggiungete a filo poco olio extravergine per arrivare alla cremosità desiderata.
Condite i broccoli con il paté, se necessario regolate di sale (io non ne ho mezzo neppure un granino) e buon appetito!

ECCHECCAVOLO visto che ci sono, partecipo lastminute, anzi lastsecond, alla raccolta di Antonella...

venerdì 26 dicembre 2008

Parlami di te.


Lo, mia dolce, deliziosa gallinella.
Il tuo invito è qui acccanto a me: la mia immaginazione lo vede su carta a mano scritto con una bel tratto di stilografica, con il sigillo di ceralacca delicatamente violato per poterlo leggere.
Giace sulla mia scrivania (che in realtà è poco più di una mensolina), accanto al notebook, con tutte le mie preziosissime cartaccie, i post-it con i numeri di telefono, gli appunti su fogliettini volanti, i disegnini della mia Pepi e le matitine dell'Ikea.
L'ho lasciato decantare come si fa con il buon vino, quello che deve invecchiare bene per essere gustato nel pieno del suo sapore. Senza fretta. Non l'ho dimenticato.
Solo che, come ti sarai accorta da quanto frequenti questa mia seconda casa, non brava come te a raccontare me stessa e il mio mondo nel mio blog.
Mantengo ancora una certa timidezza, forse un po' di pudore, nello scrivere di cose molto intime e molto personali.
Solo qualche rapida pennellata, qualche accenno di vita quotidiana.
Nella vita "vera" chi mi frequenta e mi conosce sa che sono una valanga di parole ambulante, ma bastano poche frasi per aprire il mio cuore e le riservo a poche persone.
Sono una logorroica, anche con la penna in mano (beh, in questo momento con la tastiera).
Tempo fa il diario, quello delle confessioni serali alla fioca luce del faretto vicino al mio lettino, era per me una sorta di cisterna (dal greco kistê, contenitore) in cui raccogliere il fluire dei miei pensieri, il mio vissuto, le mie emozioni.
E proprio come avviene nei periodi di siccità, talvolta sentivo la necessità di abbeverarmi del prezioso contenuto della cisterna. Nei periodi in cui il paesaggio intorno a me sembrava arido, le parole conservate nel diario abbeveravano il mio giardino. Poi arrivavano periodi pieni e floridi e misteriosamente il diario veniva abbandonato. Non mi semrbrava di avere più tempo per raccogliere l'acqua. Troppo impegnata a vivere intensamente ogni istante della mia giornata.
Da tempo non scrivevo più, fatta eccezione per un periodo della mia vita in cui partecipavo ad un laboratorio esperienziale psicopedagogico, condotto dalla splendida Barbara Cei (che spero possa leggere queste parole, perché non ne ho mai abbastanza per esprimerle la mia gratitudine per il cammino speciale fatto insieme).
Il blog (che di fatto viene considerato un diario-in-rete) è nato per caso: il mio adorato Presidente aveva da qualche mese aperto il suo blog, e mi stuzzicava inviandomi link di deliziosi foodblog con foto spettacolari, ricette meravigliose, racconti particolarissimi e parole seducenti.
In effetti ci avevo già messo il naso in qualche blog. Non sapevo neppure che esistessero, fino a quando, cercando la ricetta di un dolce greco, ho googlato "Baklava" e sono entrata nel dolcissimo mondo dell' Apemaia. E da lì un link tira l'altro e ho visto blog di ogni sorta.
Internet mi piace, mi attira, mi diverte e mi sorprende. Una finestra (infinita?) sul mondo, che apri a tuo piacimento per vedere cosa c'è di bello (e di brutto, ahimé) là fuori.
Navigo in internet da... ohmammamia, chi se lo ricorda? Credo più o meno da 10 anni.
Nel periodo in cui sono stata fuori Italia è stata la mia voce (tramite messenger) con i miei amici a casa. Vabbé, solo con quelli tecnologicamente più evoluti...
Ho imparato tutto da sola, smacchinando (e smadonnando) finché non riuscivo a fare quel che mi serviva.
Ebbene, un po' per noia e un po' per gioco in un freddo sabato pomeriggio di febbraio ho azzardato il passo e sono entrata in blogger.com.
Che paura. E se poi non sono capace di fare un post? E se poi mi incasino tutta come al solito? E se poi abbandono la baracca, visto che sono così brava ad iniziare grandi opere che poi mi annoio a portare a termine?
Vabbé ci ho provato. E sono ancora qui.
Il mio blog non voglio considerarlo come il diario di un tempo: è una sorta di quaderno degli appunti golosi, un quadernino di ricette da condividere, da consultare (vi giuro che mi autoconsulto spesso e volentieri). Una casa dove c'è un divano comodo e un grande tavolo di legno, un tappeto con i cuscinoni, dove bere un caffé insieme e scambiarci opinioni, consigli, dritte (senza di voi come avrei fatto a risolvere il mio annoso conflitto con la zucca?).
Il blog è un percorso, un cammino che non so dove mi porterà.
So per certo, però, che strada facendo ho avuto la fortuna di conoscere "virtualmente" persone speciali. Poi, diciamocela tutta, queste persone speciali non sono solo un link, un post, un commento.
Sono PERSONE VERE in carne ed ossa, con una voce, un profumo, una risata che ti apre il cuore.
Ed io ho avuto l'immensa fortuna di conoscerne alcune, abbracciarle, condividere piacevoli momenti, immense chiacchiere, far parte per qualche ora della loro vita.
Capire che alla fine questo mondo non è poi tanto virtuale è semplicemente meraviglioso.

Non so se è una mia stranezza o capita anche ad altri.
Inizialmente ho detto a pochissimissime persone (che si potevano tranquillamente contare sulle dita di una sola mano!) che esisteva il blog. Era ed è uno spazio "mio".
Aperto a tutti, ma non pubblicizzato agli amici.
Non ho mai cercato la pubblicità per avere più visite, più commenti, più "fans".
Ancora oggi sono titubante nel "confessare" la mia seconda vita da Golosastra. Forse anche arrossisco un po' quando qualcuno annuncia a gran voce, indicandomi: "Sai, lei ha un blog di ricette, vai a vederlo, cerca La Golosastra su google!".


Ah, non ho mai spiegato perché si chiama LaGolosastra.
Vi ricordate la pubblicità delle Girelle? Il Golosastro se le voleva mangiare tutte!



mercoledì 24 dicembre 2008

Mele Kalikimaka

Eh, sì ho un debole per questa canzone nella versione cantata da Bing Crosby!

E mentre nella stanza risuonano le note allegre di questa atipica canzone natalizia, il profumo di cannella si spande nell'aria, e ti accorgi che è proprio arrivato il Natale.
Nella frenesia di pacchetti e pacchettini (come mi diverto a confezionare!) dovevo trovare assolutamente il tempo per farvi gli auguri, ed eccomi qui.
Mi presento con un po' di biscottini natalizi, da condividere con chi passa di qui ad assaggiare un boccone, a lasciare un messaggio, con chi legge silente senza lasciare traccia di passaggio.
Anche con tutti quelli che non hanno l'abitudine di curiosare tra i blog, ma che gogglando strane stringhe di ricerca capitano qui per caso... siete i benvenuti!

BISCOTTINI NATALIZI ALLA CANNELLA E MIELE D'ARANCIA
(liberamente ispirata a questa ricettina)

125 gr di burro freddo a tocchetti
1/2 tazza di zucchero a velo
1 tuorlo d'uovo
1/4 di tazza di miele all'arancia
2 tazze di farina
1 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaio di cannella in polvere
1 pizzico di sale

Fate una fontana con la farina setacciata insieme a cannella e zucchero, bicarbonato e il pizzichino di sale, mettete al centro il burro freddo a tocchetti piccolissimi e amalgamate "sbriciolando" come si fa per la frolla.
Aggiungete il tuorlo ed il miele e lavorate velocemente (io la trovavo troppo appiccicosa e ho aggiunto a poco a poco altra farina, alla fine era circa un'altra tazza).
Avvolgere nella pellicola e lasciare riposare tutta la notte in frigo.
Accendere il forno a 170°, stendere la pasta all'altezza di 3/4 mm e ritagliarla con le formine per biscotti. Disponete i biscotti piuttosto distanziati sulla placca rivestita di carta forno (tendono ad allargarsi, la prima sfornata infatti non l'ho usata per i regali, ce la siamo pappata noi!).
Infornare per 7/8 minuti circa (controllate che i bordi siano appena dorati e sfornate).
Lasciate raffreddare su una griglia prima di consumare o confezionare.

Io ho fatto dei sacchettini con la cartaforno, confezionati con la rafia e una minidecorazione con fettina di arancia esiccata e un pezzettino stecca di cannella.
Questi che vedete nella foto verranno abbinati ad una bottiglia di liquore al cioccolato fondente (liberamente ispirato alle ricette di Brii, ma preparato con cioccolato fondente e non con il cacao).
Tra gli altri spignattamenti natalizi, oltre al sale d'erbe e il dado vegetale
(che ho fotografato solo per inaugurare il meraviglioso set di cucchiaini - 6 pz a 1 €!!! - acquistati in una scorribanda in centro con Astrofiammante), ho iniziato a spignattare cosine sfiziose per il corpo... sali da bagno e scrub, acque profumate e deodoranti cremini. Perfino un tonico dopobarba per i maschietti!
Ma di questo racconterò con più calma...
Lascio (su richiesta, anche se in giro ce ne sono più di mille) la ricetta del mio dado vegetale: è facilissimo, prendete un misto di verdure che vi piacciono, e calcolate una quantità di sale pari ad 1/3 del peso totale della verdura (un kg di verdura con circa 330 gr di sale marino integrale).
Tritate finemente tutte le verdure (io per la fretta uso il robot!) aggiungete erbe aromatiche a vostro gusto, e mettete tutto in una pentola a fondo spesso con il sale. Non aggiungete acqua, lasciate bollire a fuoco leeeeeeeeeeentissimo fino a che si sarà asciugata tutta l'acqua.
Quindi se lo desiderate passate le verdure al mixer (io lo faccio perché mi piace così!) e se necessario riposizionate sul fuoco per lasciar asciugare ulteriormente.
Invasate in barattoli sterilizzati, conservate in frigorifero.


PER IL MOMENTO... AUGURI DI CUORE <3, PASSATE UN NATALE SERENO E RILASSANTE!


domenica 14 dicembre 2008

Come ti rigiro la frittata...

...anche se di frittata non si tratta.
In vista dei vari regalini e regalucci natalizi home-made, avevo addocchiato una (credevo) sfiziosissima crema da spalmare alle mandorle e cioccolato bianco, che tanto mi ricordava la fantasmagorica Mennulusa (che con la Frastucusa è una di quelle delizie che non dimentichi facilmente dopo averle assaggiate).
La ricetta l'avevo trovata in rete e segnata su un post-it (e mi perdoni ogni eventuale autore se non mi sono segnata chi l'ha pubblicata) e ieri ho provato a farla: 300 gr di cioccolato bianco, 150 gr di latte condensato, 2 cucchiai di olio di semi, 50 gr di mandorle tritate finissime. Il tutto da mescolare con cura dopo aver sciolto a bagnomaria il cioccolato bianco.
Risultato? Una cremina buona buona ma di consistenza impresentabile.
Siccome buttar via 300 gr di fantastico cioccolato bianco mi innervosisce non poco, stamattina mi sono svegliata con lo sghiribizzo di riciclare questa pseudo-mennulusa in qualche ricetta.
Eh, che cosa??? Un dolce, per forza. Googlando qua e là alla fine ho trovato una possibile soluzione. Tentar non nuoce.

CAPRESE BIANCA

la cremina pseudo-Mennulusa sopra descritta (1 barattolone preparato con gli ingredienti indicati)
100 gr di zucchero
100 gr di burro
150 gr di mandorle
5 uova

Portare il forno a 170°. In una capiente ciotola versare 1 uovo e lo zucchero ed iniziare a montare finché non diventa bianco e spumoso. Aggiungere un secondo uovo e montare a lungo, aggiungere il 3° uovo e così via, uno dopo l'altro, montandoli con la frusta (elettrica!) fino a farli diventare spumosissimi. Aggiungere a filo il burro sciolto (non caldo) e la cremina pseudo-Mennulusa e 150 gr di mandorle tritate finissimissime.
Versate il composto in una pirofila imburrata (ho usato la tanto amata siliconata diametro 24, ma per sicurezza l'ho comunque imburrata poco poco) e infornate per 40/45' circa (la classica prova stecchino in questo caso non vale, perché uscirà comunque umido: infatti la torta avrà comunque il cuore morbido).

Giudizio: buona, davvero sfiziosa, soprattutto considerando che è il risultato di un "recupero".
Tuttavia io preferisco di graaaan lunga la vera caprese, preparata con il cioccolato fondente (e qui il mio pensiero va a Gigi, detto anche Ciccio Pasticcio, che da napoletano DOC la preparava in modo divino...).

Ah, notizie dalla gabbia di matti: è arrivata Santa Lucia, e ha lasciato un Cicciobello Pipì che non abbiamo ancora capito come caspita si fa a fargli bagnare il pannolino (non so se ringraziare il cielo perché non mi combina macelli in giro per casa o se lamentarmi con S.Lucia per il prodotto difettoso) e altre amenità di cui non mi prolungherò con la descrizione. Ah, ovviamente un sacco di dolcetti sfiziosi.
Inoltre, oggi è caduto il secondo dentino. O meglio, è sparito con il pranzo (mmmhhh, a proposito ho preparato i tomini con il vestitino di StelladiSale... che delizia, provateli!).

Santa Apollonia dovrà lasciare un soldino così, sulla fiducia!

giovedì 11 dicembre 2008

Santa Lussia la vien de note...

Shhhh... silenzio... sta per arrivare...
“Santa Lussia, mama mia
porta conse in scarpa mia,
se la mama no gh’in mete
reste ude le scarpete
s’el bupà no’ghe ne porta
resta ‘uda anca la sporta”
(B.Barbarani)

A Verona è tradizione festeggiare Santa Lucia. Ogni bambina e bambino veronese aspetta con grande emozione la notte tra il 12 e il 13 dicembre perché mentre dormono nel loro lettino, sicuramente (se sono stati bravi!) passerà Santa Lucia, con il suo asinello e il suo aiutante Gastaldo, e lascerà dei meravigliosi doni che troveranno al loro risveglio la mattina del 13 dicembre.
I doni sono on-demand: appena nell'aria si inizia a sentire l'aria natalizia, ogni bambino e bambina scrive la sua brava letterina chiedendo a Santa Lucia quello che desiderano (es. Cicciobello Pipì, il DVD di Barbie Mariposa e un libro a scelta... vabbé, lasciamo perdere...) garantendo possibilmente per iscritto che sono stati davvero bravi ed obbedienti e lo saranno ancora di più (???).
Questa simpatica e magica combriccola, naturalmente, ha un faticoso lavoro da portare a termine in una sola notte. Quindi è doveroso, prima di andare a nanna, lasciare sulla tavola un piatto con generi di ristoro: qualche biscotto, un bicchiere di vino per il Gastaldo, le carotine per l'asinello.
Sicuramente loro gradiranno, spazzoleranno via tutto ma non lasceranno il piatto vuoto: lo riempiranno con un sacco di dolcetti per la gioia delle bambine e dei bambini (e delle mamme golosastre!).
La tradizione vuole che Santa Lucia lasci nel piatto anche le conse, ovvero le pastafrolle che in questo periodo ogni pasticceria, forno, etc. del territorio veronese fornisce belle e pronte.
Siccome ci piace tanto pasticciare, non potevamo mancare a questo appuntamento, io e la Pepi invitiamo tutte le mamme a prepararle insieme alle vostre bambine e bambini.

PASTAFROLLINE DI SANTA LUCIA
350 gr di farina 00
150 gr di zucchero a velo
170 gr di burro
3 tuorli d'uovo
1 cucchiaino di cremor tartaro
1 pizzico di sale
1 stecca di vaniglia

In un ampia ciotola setacciate insieme la farina, il cremor tartaro (eventualmente va bene anche 1 cucchiaino di lievito per dolci), lo zucchero a velo e il pizzico di sale, tagliate a metà per il lungo la stecca di vaniglia e raschiate i semini in essa contenuti e aggiungeteli nella ciotola.
Se non avete la vaniglia sono ottime anche con la scorza di un limone grattuggiata.
Tagliate a tocchetti piccoli il burro freddo da frigo e amalgamatelo velocemente con le dita alla farina&co. quindi aggiungete uno ad uno i tuorli ed impastate rapidamente fino a formare una pallotta liscia e compatta.
Avvolgetela con la pellicola trasparente e lasciatela in frigo per una notte (se proprio avete fretta, almeno un paio d'ore).
Prima di riesumare dal frigo la pallotta, preparate il forno a 160° (possibilmente ventilato, ma vi assicuro che vengono bene lo stesso... il forno ventilato lo uso solo da qualche mese!).
Infarinate leggermente il piano di lavoro e stendete la pastafrolla in uno strato sottile (poco meno di 1/2 cm), tagliate le formine con gli appositi stampini per biscotti, disponete le frolline sulla placca ed infornate per una decina di minuti. Non devono dorarsi troppo, e non vi preoccupate se vi sembrano ancora troppo teneri, raffreddandosi raggiungeranno la giusta consistenza.
A piacere spolverizzate di zucchero a velo (sono buone anche senza, ma la Pepi ha un'autentica passione per lo zucchero a velo).
Se non vanno a ruba in pochi minuti (ah, con queste dosi ne escono circa 600 gr, considerate che in pasticceria le vendono ad un prezzo che va dai 20 ai 25 euro al Kg!), conservatele in un contenitore di latta.
Che ne dite di una bella cioccolata calda da gustare insieme alle pastafrolline?

martedì 9 dicembre 2008

Finché la barca va...

La lascio andare. In questo periodo ho trascurato parecchio il blog, un po' per pigrizia, un po' per mancanza di tempo, un po' perché odio fotografare con la luce artificiale (mi vengono certi orrori... anche peggio del solito!) e anche se continuo a cucinare lo faccio soprattutto per la cena e ergo non fotografo, ergo non posto le ricette. E poi sono tutta presa dalla preparazione di regalini di Natale home-made, che portano via un bel po' di tempo.

Ma in questo caso ho fatto un'eccezione, tutta dedicata alla raccolta di Viviana.

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(nota dell'ultim'ora - mi sono accorta adesso, dopo aver preparato il piatto, fotografato, scritto il post e pubblicato, che Viviana aveva nel suo archivio una ricetta praticamente identica. Uffi!)

Devo ammettere che normalmente sono un tantino pigra anche con le raccolte. Benché ce ne siano parecchie di interessanti e stimolanti, mi riprometto sempre di preparare una cosina ad hoc, e finisce che mi perdo nelle mie giornate e lascio passare la scadenza (con pentimento a profusione quando me ne rendo conto).
Ma questa volta mi sono impegnata. Anche perché, diciamo la verità, le patate mi piacciono un sacchissimo in tutte le salse. Sono versatilissime, comodissime e non mancano mai mai mai nella mia dispensa.
Questa è una delle mie ricette preferite, versatile come il suo ingrediente principale, perché si adattano a miriadi di varianti a seconda della stagione e dei gusti personali.
Le adoro con ripieno di melanzane, zucchine e peperoni, ma visto che siamo in autunno (eh, sì, nonostante il gelo lasci pensare che l'inverno sia già arrivato...) per l'occasione vi propongo la versione un po' autunnale.
Vi confesserò che di queste barchette ne potrei divorare una barca (scusate il gioco di parole, ma quando ce vò, ce vò!) anzi, un transatlantico. La ricetta è della mamota, che quando le prepara piazza la pirofila davanti al mio posto e io da autentico despota, divento padrona del malloppo. Guai a chi le tocca!
Vi confesserò anche che stamattina, quando le impiattavo per la fotografia, ne ho mangiate due tre... alle 10.30 di mattina! Non resisto, giuro!

BARCHETTE DI PATATE
una decina di patate
una decina di champignons
100 gr circa di Monte Veronese
olio extravergine di oliva
sale&pepe
erba cipollina

Innanzitutto è fondamentale scegliere patate che siano il più possibile di simile dimensione e forma. Pelatele con cura, tagliatele a metà per il lungo e scavatele con un coltellino per ottenere una sorta di "vaschetta" concava. La barchetta, appunto.
Pulite con cura i funghi, privateli della prima parte del gambo e tritateli a mezzaluna insieme alla parte interna delle patate che avete asportato per creare la base, aggiungete poco sale&pepe, l'erba cipollina sminuzzata e il formaggio grattuggiato (con la grattuggia a fori larghi) e amalgamate con cura la farcitura.
Accendete il forno a 150° circa, ungete una pirofila di dimensioni adeguate. Riempite ogni barchetta con un po' di farcitura, disponetele nella pirofila, coprite con la stagnola ed infornate per una mezzora. Toglietele dal forno, eliminate la stagnola, aggiungete sulla superficie un filino di olio extravergine, infornate di nuovo per un'altra mezzora (controllate la cottura con uno stecchino, alla fine potete dare un colpettino di grill prima di sfornare).

note - la ricetta sopra descritta, le cui dosi possono variare secondo le vostre esigenze, è quella che utilizzo di solito. Oggi ho provato la versione superfast, e pure monoporzione, con il microonde. La medesima procedura ma con tempi di cottura notevolmente ridotti: ho sistemato le barchette (8 in totale, ovvero 4 patate) già farcite in una pirofila adatta al microonde, le ho coperte con l'apposita campana e le ho cucinate per 10' alla massima potenza, e per altri 5' con microonde 650w+grill.
Non avevo mai provato ed il risultato è stato soddisfacente!

Altri suggerimenti di stagione per la farcitura: radicchio+funghi+porri, garantisco che sono deliziosissime.
Potete prepararle senza formaggio (in caso di intolleranze o se le servite per accompagnare carne o pesce) anche se sono davvero più sfiziose con il formaggio che si fonde e fa la crosticina!
Io ho utilizzato il Monte Veronese, sono ottime con il parmigiano e le adoro (nella versione più estiva con melanzane+zucchine+peperoni) con la scamorza affumicata.
Provatele nella versione de luxe, utilizzando porcini o finferli e se vogliamo esagerare, con una grattatina di tartufo nero.