domenica 30 marzo 2008

Finalmente domenica...




...finalmente un corno, chiusa in casa con una così splendida giornata fuori. Che rabbia.
Abbiamo pasticciato un po' in cucina, io e la ex febbricitante (oggi pare vada meglio. Zitti tutti per scaramanzia), e tanto per cominciare abbiamo giocato a fare i taralli senza semi di finocchio (te l'avevo detto che avrei provato, Ciboulette!).
Diciamo pure che sono stati molto ma molto graditi, la prossima volta devo raddoppiare le dosi e sperimentare aggiunte: oltre ai semi di finocchio che a me piacciono, ma in casa non sono molto amati, vorrei provare le olive, i capperi, erbe aromatiche (origano per esempio) e quelli con la cipolla...
Dopo questa scorpacciata di taralli&vino per aperitivo, ho improvvisato un risottino agli asparagi bianchi anche per i miei (passavano di qui e si sono fermati a pranzo... portando anche un vassoio di mignon di Tomasi, slurp).
Si ringrazia la mia collega&amica e il suo maritino per l'omaggio (floreale): uno splendido mazzo di asparagi bianchi.




RISOTTO AGLI ASPARAGI BIANCHI




300 g di riso vialone nano Veronese
1 mazzo di asparagi bianchi della Mambrotta
1 scalogno
brodo vegetale
sale&pepe q.b.
un paio di cucchiai di panna
un bicchiere di vino bianco secco
olio extravergine di oliva
parmigiano reggiano grattuggiato
erba cipollina

Pulite gli asparagi con un coltellino o con il pelapatate, eliminate la parte bassa (un paio di cm) e tagliateli a rondelle, tenendo da parte le punte (io le conservo per fare una frittatina o una torta salata...). Fate appassire brevemente lo scalogno tritato fine in un paio di cucchiai di olio evo, unite gli asparagi e fateli andare a fuoco basso finchè saranno diventati teneri.
Aggiungete il riso, sfumare con il vino bianco e cominciare ad aggiungere mano a mano dei mestoli di brodo bollente.
Far cuocere il riso a fuoco lento mescolando costantemente, aggiustare di sale e pepe, e a cottura ultimata spegnete il fuoco, aggiungete la panna e il parmigiano grattuggiato e lasciare riposare per qualche minuto.
Servire con un trito di erba cipollina fresca.

venerdì 28 marzo 2008

La cena per la mia Principessa

Oggi Stefania ha espressamente richiesto le zucchine gratinate, et voilà... ogni suo desiderio è un ordine. No, dai, non proprio tutti. Ma se si tratta di zucchine, vale la pena di soddisfare la sua richiesta visto che ne vado pazza anch'io.
Ahimé, anche questa è una pietanza che preparo "a ocio" (e infatti ogni volta sono diverse).

Prendete un numero imprecisato di zucchine, possibilmente di dimensioni pressoché uguali.
Lavatele e asciugatele con cura, spuntatele e tagliatele esattamente (?) a metà per il lungo.
Quindi scavatele con un piccolo coltello, lasciandone uno strato di qualche millimetro.
Tritate finissimissimamente la polpa (potete usare il minipimer per velocizzare il tutto) e aggiungete la scamorza bianca, la scamorza affumicata, una presa di sale, una manciata di pangrattato, maggiorana (o erba cipollina, o altra erba aromatica di vostro gradimento) e un filino di olio evo.
Distribuite equamente il composto ottenuto all'interno delle cavità delle zucchine.
Infornate a 150° per 40/45 minuti, se necessario usate il grill per formare un'interessantissima crosticina (slurp!).

Work in progress:
in forno - una teglia di farinata che sta cuocendo... se riesco posto foto e ricetta, più probabile la ricetta senza foto perchè va mangiata bella calda e poi non ne avanza neppure una briciola
nella macchina del pane - una pagnottona alle noci, fra un quarto d'ora si sforna.

Buona cena a tutti!
note del giorno dopo (sabato 29.03.08) - la farinata alla fine è avanzata eccome, le zucchine idem. Stefania non aveva voglia di cenare (e dopo quasi 5 anni ho imparato a rispettare queste richieste). Infatti, ha la febbre.

mercoledì 26 marzo 2008

Metti un giorno a merenda...


...che ti viene voglia di Melitzanosalata, e hai nel frigo giusto due melanzane e la macchina del pane sta proprio per sfornare una pagnotta ai cereali...
C'è chi a merenda mangia pane e marmellata, chi un tegolino (esiste ancora???).
Io ho allegramente spalmato questa sfiziosissima salsina sul pane ancora tiepido.

La Melitzanosalata è un piatto, per la precisione viene servito come antipasto o mezé (Μεζέ), che in Grecia (e credo in quasi tutto il bacino del Mediterraneo) si trova in diverse varianti. Ne ho assaggiate con lo yogurt, con l'aceto, con i pomodori, con la maionese (orrore!).

Questa è la MIA variante (veronesissima, elaborata da me medesima a mio personale gusto) ispirata alla salsina greca.


μελιτζανοσαλάτα (A MODO MIO)

2 Melanzane
1 manciata di erbe aromatiche (timo, basilico, origano)
Olio extravergine di oliva
1 Cucchiaio di capperi sotto sale
1 spicchio d'aglio (se vi piace)
Sale&pepe quanto basta

Lavate e asciugate le melanzane, ponetele intere in una teglia e punzecchiate la parte superiore della buccia con una forchetta. Infornate a 180° per circa 45 (anche un'ora se le melanzane sono di grosse dimensioni, in ogni caso finché la buccia non si "arriccia" per bene, verificate che infilzandole con la forchetta la polpa sia, come dire... floscia?).

Stavolta ho provato con il microonde (ho accoltellato le povere melanzane, lascando incisioni profonde su tutta la lunghezza e o dato il colpo di grazia per mezzo del piatto crisp: 20 minuti, ed erano pronte!).

Quindi si svuota la melanzana con un cucchiaio, si aggiunge il sale e si lascia in un colino per un quarto d'ora a sgocciolare.
Passare la polpa con il minipimer aggiungendo le erbe aromatiche, i capperi dissalati (regolate di sale e pepe a vostro gusto) ed infine aggiungete dell'ottimo olio evo.

Spalmate allegramente sul pane, o su quello che più vi garba.
Buona (se ve ne avanza...) anche per condire una pasta!

sabato 22 marzo 2008

Pronti per la Pasqua?

Quest'anno, per il Pranzo di Pasqua, mi è stato affidato l'incarico di preparare stuzzicherie per l'aperitivo/antipasto. Quale migliore occasione per attingere dal meraviglioso regalo che Cavoletto, in occasione del suo 3° blog compleanno, ha tirato fuori dal suo inesauribile "cilindro delle idee buone davvero": la finger food collection!
Ci sono sempre quelle due tre mille ricette che hai voglia di provare ma non trovi l'occasione. Ecco, l'aperitivo di Pasqua è quella perfetta.


Solo un paio di piccole anteprime, giusto perchè mi sono presa una pausa e mi sono allontanata per cinque minuti dalla mia cucinetta...


Per la prima ricetta, i Biscotti al parmigiano e semi di papavero mi sono fedelmente attenuta alla ricetta di Cavoletto.

Per i Mini cheesecake, invece, ho solo fatto una piccola variante: ho utilizzato la Gelatina di Recioto della Valpolicella, perchè mi sembrava una buona idea (speriamo...).

(si ringraziano Osvaldo e Cristina per la missione a caccia dei minibicchierini).
Per i Tartufini caprino e pistacchi ho trovato un caprino primo sale moooolto appetitoso (l'ho trovato da NaturaSì), che si lavora bene e non si spalma e non ha la crosta, come da indicazioni di Sigrid.
La polvere d'arancia è un dettaglio davvero sfizioso.
Sorvoliamo sul metodo felino che ho usato per pulirmi le zampette dopo aver finito (è bene sottolinearlo) di fare tutte le pallottoline e averle rotolate copiosamente nei pistacchi tritati. SLURP!
Colgo qui l'occasione per ringraziare la mia amica C. per il bellissimo regalo (i piattini, che si intravedono nella foto dei tartufini pistacchiosi, e la mia tazzina personale del caffé, il tutto di Thun).
Poi c'è un ultima cosina, ma non l'ho fotografata (caspita, mi manca il tempo e la luce, visto che sta arrivando la maledettissima perturbazione...).

Magari domani ci scappano un altro paio di fotine meno frettolose.

BUONA PASQUA A TUTTI!

martedì 18 marzo 2008

Il mio primo meme...

Bene, è giunto anche per me il battesimo del meme, invitata da Ely.
Spero di fare tutto a modino.

Le regole sono queste:
- indicare il link di chi vi ha coinvolti
- inserire il regolamento del gioco sul blog
- citare sei cose che vi piace fare
- coinvolgere altre sei persone
- comunicare l'invito sul loro blog

e le cose che AMO fare sono queste:
1. Amo cucinare. Amo impastare, pastrocciare, sperimentare e a volte anche sbagliare. Sono felice di preparare qualcosa di buono per nutrire le persone a cui voglio bene.
2. Amo anche mangiare. Potrei aggiungere ahimé, visto che è controproducente per la mia linea! Amo in particolare mangiare il cioccolato, possibilmente al latte e con nocciole intere, amo la pizza, le focacce, il pane, i formaggi e tante altre cose...
3. Amo usare tutti i miei sensi. Non solo il gusto (vedi punto 2) ma anche il mio olfatto.
Mi piace annusare a pieni polmoni il profumo dell'erba appena tagliata, odorare le mie erbe aromatiche, sentire l'aroma del pane che cuoce nel forno e invade tutta la casa... mi piacciono le essenze, le creme profumate (più dei profumi che non amo particolarmente. Mi piacciono le persone che non si profumano, ma comunque "sanno di buono"). Mi piace l'odore della pioggia e il profumo delle pagine dei libri.
Mi piace toccare. Da piccola conservavo tutti i nastri di raso e i pezzettini di tessuto (ehem... lo faccio anche adesso...). Adoro indossare il mio maglioncino di cachemire preferito: è uno dei pochi veri lussi "materiali" che mi concedo.
Mi piace guardare. Gli occhi della gente, le nuvole che passano nel cielo, le foglie che cadono.
Mi piace ascoltare. La voce della gente, la risata di mia figlia, il vento che sibila tra gli alberi. E la musica, naturalmente.
4. Amo viaggiare (amerei, è il caso di dire, un tempo ero un po' più nomade). Amo in particolare andare al mare, mi rigenera. Probabilmente se abitassi in un posto di mare sarei una persona molto diversa. Mi piace camminare a lungo in riva al mare, con i piedi nudi sulla sabbia, mi piace nuotare nel mare o anche solo “pocciare” i piedi nell’acqua, adoro guardare il mare. Il mare calmo e il mare arrabbiatissimo, respirare il vento umido di salsedine che viene dal mare, respirare l’odore del mare.
Amo viaggiare in tutti i sensi, anche virtualmente, vale a dire che amo internet. È una finestra sul mondo, una fonte infinita di informazioni. È grazie ad internet che vi sto raccontando queste cose di me.
5. Amo camminare. Ovunque: per le vie della città, per la campagna, al mare (già detto, lo so). In alternativa amo andare in bicicletta, ora per scopi puramente logistici (leggasi trasporto di me medesima e della Pepi), in un tempo che fù macinavo anche qualche km fuori città con la mia vetusta bici da corsa.
6. Amo leggere qualsiasi cosa: libri per grandi e per bambini, ma anche i depliant con le promozioni dei supermercati e le etichette del detersivo. Sono una lettrice vorace (qualche volta anche frettolosa, lo confesso. Ma se ne vale la pena torno sui miei passi e ri-ri-leggo).
Per me è anche questo un modo di viaggiare...

(Non mi bastano 6 punti… caspita!)

ed ora, come da indicazioni, devo passare la palla ad altre 6 persone, io ci provo... voilà, in ordine rigorosamente alfabetico:
  • Annamaria
  • Cannelle
  • Ciboulette
  • Comida
  • Monique
  • Mirco

P.S.- ringrazio *Dome* per la segnalazione. Avevo dimenticato un punto e mi lamentavo pure che 6 non bastavano. La lamentela la lascio lo stesso, perché comunque non mi bastano!

domenica 16 marzo 2008

BENVENUTA, CHIARA

Alle 16.12 è nata Chiara!

Complimenti a mamma e papà,
un abbraccio di solidarietà alla neo-sorella maggiore!

E tanti baci a tutti e 4!

Amarcord - parte III^

Sempre ricordi della trattoria "La Busa"... i ravioli fatti in casa...

Stamattina, visto il tempo un po' così, visto che la mamota ha pensato, in onore dei non-vegetariani di preparare un pranzo tipico della domenica a base di tortellini in brodo, lesso con la pearà e la salsa verde etc. etc., io ho deciso di autoprodurre il mio primo sfizioso, tutto per me.

Ho riesumato la cosiddetta "nonnapapera" (aka la macchinetta Imperia) e ho impastato il mio ovetto con un etto di semola rimacinata.

Stefania giocava tranquilla in cameretta, ma quando ha sentito il cigolio della manovella è arrivata in picchiata come un piccolo rapace: "la faccio io la pastaaaaaaaa!".
Ho preprato nel frattempo il ripieno: ho lavato e asciugato una grossa zucchina, tagliata a piccoli pezzi con la grattuggia a fori larghi, spadellata a fiamma vivace con un cucchiaio di olio extravergine e un pizzico di sale d'erbe. Ho lasciato che asciugasse bene, ho aggiungo mezza robiolina della Ca' Verde, una manciatina di pangrattato e ho lasciato raffreddare.

Abbiamo steso bene la pasta, e una e due e tre e mille volte, fino ad ottenere una sfoglia sottile sottile. Abbiamo diviso la sfoglia in due parti uguali, e disposto (con l'aiuto di un cucchiaino) dei mucchietti di ripieno ad uguale distanza l'uno dall'altro.
Abbiamo sigillato i ravioli e lasciati ad asciugare sulla tovaglia a quadrettini bianchi e celesti.

A casa della mamota, ho lessato i miei ravioloni "privati" (a dire il vero, in uno slancio di generosità ho concesso anche una degustazione ai carnivori) e conditi con burro fuso e scaglie di tartufo nero della Lessinia.

Buon appetito!

p.s.- AIUTOOOO!... ma che fatica faccio a fotografare i primi piatti???

sabato 15 marzo 2008

Torta cacao e anacardi

Quella che io chiamo "torta americana" è un dolce che faccio da ormai 20 anni (venti??? Ohmioddioooo!!!) di cui mi passò la ricetta, ai tempi del liceo, una signora che portava il mio stesso nome.

Effettivamente, sono passati proprio 20 anni, non devo neppure usare la calcolatrice per controllare se ho fatto bene il conto: la assaggiai per la prima volta quando avevo 17 anni e mi feci passare subito la ricetta, fra pocopochissimo ne compio 37 e se la matematica non è un'opinione devo proprio constatare che faccio questa torta da così tanto tempo.

Credo che sia stata battezzata (da ignoti) "americana" perchè in qualche modo ricorda i brownies, infatti si può anche tagliare a quadrotti e conservare in una scatola di latta (cosa che, in verità, a casa mia non è mai successa: né quando abitavo con i miei, né durante i miei anni da single, né ora con la little family. Non ne avanza mai una briciola da conservare in ipotetiche scatole di qualsivoglia materiale).

Oggi ho addocchiato in dispensa una pericolosissima confezione di anacardi che, se non li avessi utilizzati per il dolce, mi sarei fatta fuori in una sola volta così... sgranocchiandoli uno dopo l'altro e poi uno ancora e poi tutto il barattolino. La torta comunque si può fare con le noci, le nocciole, le mandorle (anche un misto di tutte e 3), i pinoli (che a me non garbano particolarmente)... una volta ho provato a farla anche con le arachidi caramellate (quelle dei banchetti di S.Lucia, per intendersi): niente niente male...

Oggi tentiamo questo cashew-esperimento. Vediamo un po' che ne viene fuori... tra l'altro ci ha messo lo zampino Stefania: ha impastato tutto lei, ha persino sgusciato le uova!

TORTA CACAO E ANACARDI

90 gr di burro a temperatura ambiente
375 gr di zucchero di canna
3 uova intere
180 gr di farina 00
6 cucchiai di cacao amaro
150 gr di anacardi (o altra frutta secca, possibilmente tostata)
1 pizzico di sale

Sbattere le uova intere con lo zucchero, aggiungere il burro ormai sciolto e di seguito la farina setacciata insieme al cacao amaro.Per ultimi amalgamare gli anacardi tritati grossolanamente.Versare il composto in una pirofila e infornare a 180° per 20/25 minuti.Una volta sfornata, rovesciare su una griglia e lasciare raffreddare.

note: si può, appena sfornata, tagliare la torta a quadrotti e, quando è appena tiepida, metterla in un vaso o una scatola per biscotti, ponendo tra uno strato e l'altro un foglio di carta da cucina).

Souvenir di Sardegna


...evviva, è tornata la mia sorellina dalla trasferta cagliaritana.

E con lei è arrivata (oltre ad una fornitura di seadas che non vedo l'ora di eliminare personalmente) una bella (e buona) confezione di delizioso Pane Fresa del Panificio Serrailighes di Sorradile (OR).

Riporto fedelmente quanto trovato googlando: "Il panificio Serrailighes è un piccolo laboratorio artigianale, produttore di pane tipico della Sardegna: il Pane Fresa, o meglio conosciuto come Pane Carasau, il Pane Modde (focaccia di semola di grano duro) e Pane Pintau (pane di semola di grano duro con particolari decorazioni fatte solo ed esclusivamente a mano). Nata nel 2000 come piccola cooperativa l’attiità è stata indirizzata sin dall’inizio soprattutto sulla qualità del prodotto piuttosto che sulla quantità. La materia prima (la farina) è, infatti, prodotta da grano duro coltivato solo ed esclusivamente in Sardegna da agricoltura biologica. Per quanto riguarda la macinazione avviene, come anticamente, con l’utilizzo di macine in pietra. Questo procedimento consente di conservare le proprietà organolettiche del grano e di ottenere quelle caratteristiche che collocano il Pane Fresa fra gli alimenti di maggior pregio, inoltre la bassissima percentuale di umidità ne consente la conservazione per un periodo di tempo molto lungo sino a 5/7 mesi, senza l’aggiunta di alcun conservante, così come vuole la tradizione.".

In onore di questo gradito souvenir, ho recuperato nella memoria una ricetta molto estiva da un numero di "Sale&Pepe", variando però alcuni ingredienti (giusto perchè i peperoni li ho appena proposti... ). Trattasi di ricetta rapida e per nulla difficotosa, ma molto sfiziosa.


SFOGLIATA CON MELANZANE, BUFALA E POMODORINI
Tagliate una mozzarella di bufala di 400 gr a fettine sottili e lasciatela sgocciolare in uno scolapasta.
Grigliate due melanzane (per i più golosi: potete anche friggerle!) e conditele con uno spicchio d'aglio, ottimo olio extravergine di oliva e sale. Lavate e asciugate bene una dozzina di pomodorini, e tagliateli a piccoli spicchi.
Disponete due sfoglie di Pane Fresa su un ampio foglio di alluminio, conditele con metà della mozzarella di Bufala, metà delle melanzane e dei pomodorini, condite con un pizzico di sale e un filo di olio e basilico fresco. Copritele quini con altre due sfoglie, completate con gli ingredienti rimasti.
Chiudete bene a cartoccio con il foglio di alluminio e infornate a 200° per circa 15 minuti.
Tagliate le sfogliate e servitele (le dosi sono indicate per circa 4 pax, noi le mangiamo in 2 come piatto unico accompagnato al massimo da una bella insalata verde.)
note: Per dovere di cronaca, la ricetta originale prevede, al posto delle melanzane, 4 peperoni rossi e gialli grigliati, e al posto dei pomodorini olive verdi+olive kalamata. Vale la pena di provarlo!

giovedì 13 marzo 2008

La mia amica Grazia


Le dedico questo post, e se lo merita tutto.

Lei sostiene (e io mi sento un zinzino pigliata per i fondelli) che io sono la donna perfetta.
Sappiamo tutti che è una bugia, ma gliela perdono perchè le voglio tantotantotanto bene.

Grazia è un'ottima cuoca. La sua pastafrolla per me è inimitabile, ma soprattutto lei è l'artista dei peperoni.
Ogni volta che li cucina sono una delizia. Riesce a cucinare una peperonata digeribile!
Quelli che ho cucinato oggi sono quelli che mi sono piaciuti di più e che (ovviamente) ho scopiazzato e propinato ai miei ospiti in diverse occasioni.
Lei li cucina al forno, e va benissimissimo, ma oggi dovevo inaugurare il mio nuovo pseudowok e l'ho fatto con una superpadellata di peperoni rossi e gialli.



I PEPERONI DI GRAZIA


3 peperoni gialli
3 peperoni rossi
un paio di cucchiaiate di olio evo
una manciata di capperi sotto sale
una manciata di olive nere e/o verdi
una manciata di pangrattato
sale&pepe


Lavate i peperoni, privateli del gambo, dei semini e della parte bianca interna. Tagliateli a falde (circa due cm) e poi a pezzi più o meno quadrati.
Scaldate brevemente l'olio in una padella antiaderente (se vi piace anche con uno spicchio di aglio) e cuocete i peperoni a fiamma vivace per un paio di minuti.
Abbassate la fiamma, aggiungete i capperi (precedentemente lavati per privarli del sale) e le olive. Regolate di sale se necessario e lasciate cuocere il tutto a fiamma bassa finchè i peperoni non sono morbidi (e comunque a vostro gusto). Prima di togliere dal fuoco, versare il pangrattato mescolando bene, spadellare un altro paio di minutini a fiamma vivace e servite.
Oggi ho aggiunto basilico fresco, visto che ho comprato una nuova piantina, dove vive ora il mio nano da giardino (a dire il vero è un minimininanetto da "vaso"...)


note: Sono buoni anche tiepidini, sono buoni anche il giorno dopo, sono buoni anche cucinati al forno.... insomma, sono buoni.

DEDICATO A GRAZIA E ALL'ESSERINO (SICURAMENTE MERAVIGLIOSO COME LA SUA MAMMA ) CHE STIAMO TUTTI ASPETTANDO...

sabato 8 marzo 2008

Le golosità di Cavoletto



Sigrid aka Cavoletto. O viceversa.

Comunque sia, un mito.

Se cercate una ricetta buona davvero, originale, mai scontata, di sicuro effetto o anche solo se volete farvi venire una super acquolina in bocca guardando le sue meravigliose foto, allora fate un giretto sul suo blog.

(NDR - è pure una bellissima donna: su youtube si trova il video della puntata che Gambero Rosso le ha dedicato).

Era da un po' che l'occhio mi cascava con troppa frequenza su questi biscottini dall'aria davvero molto ma molto ma molto golosa. E finalmente ci ho provato.

(ecco, non aspettatevi foto all'altezza di Cavoletto... accontentatevi, vi prego...)!


la ricetta QUI!


NOTE: ho visto che gli ingredienti somigliano molto a quelli dei biscotti al cioccolato già postati. La differenza sostanziale è nel lasciar riposare l'impasto nel frigo per un paio d'ore, così si rassoda ben bene e si possono fare le palline da rotolare nello zucchero a velo.

venerdì 7 marzo 2008

Tentativo di plagio.


Confesso.
Quando assaggio qualcosa che mi piace, provo un irrefrenabile impulso: COPIARE!
Naturalmente se la leccornia in questione è home-made, basta chiedere cortesemente la ricetta.
Il problema è quando è prodotto dalle abili mani di un cuoco che non svelerebbe i segreti della perfetta alchimia neppure sotto tortura.
O, come nel caso dell'esperimento odierno, una piccola delizia prodotta da uno dei panifici storici di Verona: De Rossi.
Oltre alle mitiche mantovanine al malto (Domeeeee...) e mille altri formati di sfiziosi paninetti mignon, trecce all'erba cipollina, focaccine al pomodoro, al formaggio, sesamini, etc. etc. nelle fornite vetrinette di questo panificio potete trovare le "Pupille": delle deliziose "pallottoline" di pasta di pane, grandi poco più di una noce, che riservano una succulenta sorpresa alle olive (esiste anche la versione, mi pare, alla mortadella. Da diligente vegetariana non l'ho mai considerata). O forse sarebbe meglio descriverle come una saporita farcia alle olive con attorno la pasta di pane.
In ogni modo... oggi ci ho provato, pur consapevole che non sarei mai riuscita a produrre qualcosa di così piccolo, consapevole che 2/3 degli esemplari sarebbero probabilmente esplosi nel forno. C'è da aggiustare il tiro, è comunque un buon segno che Stefania, assaggiandole, abbia detto "Che buone, sembrano le pupille di De Rossi, solo che sono delle PUPILLONE!".
Siccome le ho preparate "a ocio" non sono in grado di fornire una ricetta come si deve, ma solo alcune indicazioni per tentare l'esperimento.
Premesso che questa mattina al mio risveglio ho impastato il consueto mezzochiletto di farina (per il pane della sera o per qualsiasi altro pastrocchio che mi fosse balenato in testa nel corso della giornata), circa metà dell'impasto è stato sacrificato per l'esperimento.
Ho preparato un "pesto" tritando finissimissimamente una tazza da thé di olive verdi denocciolate (prima di affrontarle con la mezzaluna le ho sciaquate dalla salamoia e asciugate con cura), aggiunto due tre cucchai di salsa di pomodoro, due tre cucchiai di grana padano grattuggiato, un pizzichino ino ino di sale d'erbe e un pizzicone di origano.
Una volta preparato l'intruglio, ho steso bene con il mattarello la pasta di pane, ritagliato in circa 9 quadrati (non proprio regolari...). Ho posizionato al centro di ciascun quadrato un cucchiaino di intruglio olivoso, e chiuso con la max cura il fagottino.
Una volta chiusi tutti i fagottini... ho tentato con tutte le mie energie di trasformarli in pallottoline, rotolandoli di qua e di là con le mani infarinate.
(Sicuramente è il metodo di farcitura che non va. Forse usano una sorta di sac a poche? Non ho mai "iniettato" del ripieno nella pasta da pane. Cosa potrebbe mai accadere? Esplosione? Mah!)


Ho lasciato riposare un'altra oretta, ho infornato a 250° per (giuro*) non so quanto tempo, finchè non hanno preso un bel colorito da vacanza ai caraibi. Alcuni sono esplosi, ovviamente.
Ma sono buonini, dai...

*Stavo facendo i biscotti (domani se ne avanzano posto la foto) e davo un'occhiata ogni tanto al forno....



giovedì 6 marzo 2008

Non ho resistito...


...come avevo anticipato ad Annamaria, la "pusher" di questa ricettina (che ringrazio pubblicamente), ho provato anch'io ad imitare Mr. Ferrero, uno dei miei idoli fin dall'infanzia (cit.:"Essere l'uomo più ricco d'Italia è una dolce soddisfazione").
Qualcuno ha la ricetta dei Ferrero Rocher? GNAM!



martedì 4 marzo 2008

Hanno organizzato un picnic...

...e io A-D-O-R-O i picnic.

E, per una combinazione di eventi, avevo già impastato un mezzochiletto di farina per preparare una focaccia per stasera.
Poi in mattinata ho curiosato sul blog di ComidaDeMama e... cosa ho visto??? Un picnic virtuale, una deliziosa iniziativa di Cannelle! E una sua frittata di asparagi selvatici che è semplicemente una meraviglia!

Ma... posso venire anch'io?

Beh, oggi non sarebbe (almeno qui a Verona) la giornata ideale per stendere la tovaglia a quadretti sul prato, ma mi piace un sacco l'idea di partecipare ad un picnic virtuale, dove (proprio come in quelli veri) ognuno porta qualcosa.

Io ho la mia personale Focaccia da picnic che spesso e volentieri propongo in occasione di piacevoli scampagnate... e non solo, nel senso che quando ne ho voglia la cucino anche senza la scusa del pic-nic.
L'ho appena sfornata, c'è un profumino per la casa... (ok, sono sincera... mentre la tagliavo per fare le foto, orrende come sempre, ne ho mangiato un pezzettino, non ho resistito).
Le dosi sono puramente indicative, nel senso che di solito la farcisco "a ocio"...


LA FOCACCIA DELLA CRI

500 gr di farina (oggi ho usato questa che contiene già lievito di pasta madre)
300 cc circa di acqua
olio extravergine di oliva
2 "palle" di spinaci (o erbette) già lessati
200 gr circa di Monte Veronese
sale

Questa mattina alle ore 7.30, prima di andare al lavoro, ho impastato la farina con l'acqua, un cucchiaino di sale e un paio di cucchiai di olio.
Ho lasciato la pasta in un ciotolone, ben coperta con un canovaccio leggermente umido e al calduccio sotto una coperta, a lievitare fino alle 14.30 circa.
Ho ripreso la pasta lievitata e poi l'ho stesa piuttosto sottile con l'aiuto del mattarello, ampia circa il doppio della misura della placca del mio forno.
Ho saltato in padella gli spinaci con un filino di olio e uno spicchio d'aglio (poi rimosso) e ho tagliato a tocchetti il Monte Veronese.
Ho farcito la focaccia distribuendo su metà della pasta gli spinaci e il Monte, ho aggiunto un filo d'olio e ho chiuso la focaccia, sigillando bene i bordi. L'ho rimessa al calduccio coperta con il canovaccio per lasciarla lievitare un'altra oretta.
Ho acceso il forno a 250°.
Prima di infornare ho spennellato la superficie con poco olio extravergine, e una volta infornata ho portato la temperatura a 220° gradi circa, lasciandola cuocere per circa 20/25'.
Una volta sfornata, l'ho lasciata raffreddare sulla griglia, coperta con il fedele canovaccio.

note: credo che andrò a mangiarne un altro pezzettino...

lunedì 3 marzo 2008

Amarcord - parte II^

Sempre per la serie "piatti del (buon) ricordo", ecco una primo che avevo spesso il piacere di gustare nella mia trattoria preferita, "La Busa" del Chievo, che ora non c'è più.
A parte la cucina che ADORAVO, ricordo con immenso affetto le persone che la gestivano.
Peccato, cosa pagherei per un pranzettino da loro!
Uno dei primi che sceglievo spesso sono questo piatto, mi pare sia tipico del Cadore,
gli "Gnoc da Cadìn", che ho preparato oggi al volo per pranzo (sono davvero rapidi da fare!).


GNOC DA CADIN x 4 PAX
per gli gnocchi:
500 gr di farina
2 uova
latte q.b.
sale q.b.
per condire:
ricotta affumicata (del Cansiglio)
semi di papavero
burro

Mettete in una terrina la farina, le uova, il sale ed il latte necessario ad ottenere un impasto morbido e senza grumi. Versatelo a questo punto a piccole cucchiaiate in abbondante acqua bollente salata. Mescolare spesso lasciandoli bollire per circa 5 minuti; quando gli gnocchi vengono a galla, scolateli con il mestolo forato e impiattateli. Condite con (abbondante) burro fuso, cospargeteli con ricotta affumicata grattuggiata e semi di papavero.


domenica 2 marzo 2008

il pranzo della domenica

Sono un po' stanchina.
Anche se non ho corso in lungo e in largo per tutti gli U.S.A. come Forrest Gump.
Forse è per questo che oggi ho le mani di puina (vedere il significato alla voce "verghe le mane de puina") e ho tentato con tutte le mie forze di combinare più pasticci del solito.

Nonostante tutto, alla fine della mattinata sono riuscita a nutrire i miei ospiti, in occasione del pranzo-con-i-nonni-al-gran-completo, grazie alla rassicurante preparazione di piatti supercollaudati.
Anche con il dolce, nonostante mi sia impegnata al massimo per farne una schifezza.

Il suddetto povero dolce, che per la cronaca doveva essere una semplicissima torta coccolosa in nuova release (ovvero con il cioccolato a scaglie nell'impasto), ha ben pensato, prima di accogliere i 100 gr di cioccolato al latte pazientemente ridotto a scaglie, di volare per terra senza pietà.
Per fortuna la ciotola non era in vetro.
Per fortuna la ciotola (come i gatti) è caduta in piedi.
Per sfortuna un terzo dell'impasto già ben amalgamato è finito sul pavimento della cucina, e con lui tutti i 100 gr di minute scagliette di cioccolato al latte.
Mi veniva da piangere.
Ma non mi sono persa d'animo, ho cambiato pirofila (ne ho scelta una a forma di graziosissima stella, di dimensioni più piccole) ho tagliato a scaglie altro cioccolato (fondente) e ho infornato affidandomi alla buona sorte, dal momento che le proporzioni impasto/cioccolato a scaglie erano del tutto ignote.
Infatti non si rapprendeva più, e alla fine si sono cotte troppo le punte della stella. Fa niente, l'ho sfornata e l'ho lasciata riposare. Forse, ad essere del tutto sincera, volevo abbandonarla e andare da Tomasi a prendere il mio dolce preferito, la torta Langhe.
Ma rincuorata dalla mia piccina che ha esclamato "mamma, che bella!", ho cercato di salvare il salvabile: l'ho rifinita, eliminando il primo strato un po' troppo cotto, l'ho sistemata sulla mia alzatina Ikea e con l'aiuto di Stefania l'ho spolverizzata di zucchero a velo (per coprire le miserie).

Spazzolata, tutta. Evviva.

Il resto del menu è qui sotto...



sabato 1 marzo 2008

Shakespeariana


In onore del mio Presidente e di Maurobelizzimo, voilà il mio contributo per il momento enogastronomico della serata.

A dire il vero ieri, per coccolare il mio povero Presidente febbricitante, gli avevo msn-chiesto se desiderava qualcosa in particolare per questa sera. Non avendo nulla espresso, ho proposto io questi minicakes, ispirati al Cake erbe e feta di Apemaia, ma prodotti in versione acchiappami-al-volo.

Poi lui ha informato la blogosfera di questo mio contributo e non più ho potuto cambiare idea... inoltre all'Esselunga ho trovato queste deliziose pirottine colorate e non ho resistito.

Ci sarà anche una sorpresa per il mio Presidente, che potrà scegliere se condividere con gli ospiti o portarsela a casa...


MINICAKES FETA ED ERBETTE AROMATICHE

200 gr di farina
1 bustina di lievito
3 uova
60 gr di parmigiano grattuggiato
6 cucchiai di olio extra vergine di oliva
6 cucchiai di latte
200 gr di feta un paio di manciate di erbe aromatiche (timo, origano, basilico, erba cipollina, menta, maggiorana)
sale e pepe

Preparate il forno a 180°, nel frattempo sbattete le uova intere con l’olio di oliva, aggiungete il latte e sale e pepe a Vs. gusto. Setacciate insieme mischiate farina e lievito ed amalgamate con il composto di uova, infine aggiungete la feta tagliata a dadini, il formaggio grattuggiato e le erbe tritate. Sistemate le pirottine sulla placca dal forno e versate il composto aiutandovi con due cucchiaini, senza riempirli completamente ma solo per circa 2/3 dell'altezza.
Cuocete in forno per 15/20 minuti circa.

note: potete cuocere un unico cake, versando il composto in uno stampo rettangolare da plumcake e cuocendo in forno per 45 minuti circa.

Couscous tricolore...

...oggi, nella necessità di produrre un piatto superfast, ho tirato fuori dal cilindro questa ricettina che, vi sembrerà un controsenso, ho appreso da Claudia, altoatesina D.O.C.G.!
Il cous cous (o couscous tuttoattaccato... che si trova sugli scaffali di qualsiasi supermercato) è estremamente comodo perchè in cinque-minuti-cinque è pronto e, come la nostrana pasta, si può condire con quasi tutto quello che vi suggerisce la fantasia.
Ho sempre preparato il couscous con verdure miste, a seconda dei gusti (dei commensali)... ma l'abbinamento con il pesto, i pomodorini e la mozzarella di bufala proprio non mi era mai passato per la testa.
In un pranzetto di fine estate nell'oasi della Val del'Oco, Claudia ci ha proposto questa deliziosa combinazione che tutti, bambine comprese, hanno davvero apprezzato.

COUSCOUS PESTO, POMODORINI E BUFALA

300 gr di couscous
una mozzarella di bufala
una dozzina di pomodorini di Pachino
150 gr di pesto di basilico

Cuocete il couscous secondo le indicazioni che troverete sulla confezione.
Lavate e asciugate i pomodorini, tagliateli a pezzetti, sgocciolate la mozzarella e tagliatela a cubetti.
Una volta pronto il couscous, sgranatelo con la forchetta e aggiungete il pesto, mescolate bene, infine aggiungete i pomodori a pezzetti. Se necessario regolate di olio e scaldatelo brevemente in padella mescolando continuamente.
Per ultima aggiungete la mozzarella di bufala e... buon appetito!